Lettera di 112 pazienti in difesa della dr.a Calchi, psichiatra presso il Grossoni
 

 

 

Siamo un gruppo di cittadini affetti da disturbi o disagi psichici e/o psicologici o coinvolti direttamente come familiari di persone con tali disturbi e/o sofferenze. Molti di noi sono stati in cura anche per molti anni soprattutto con psicofarmaci aventi effetti collaterali assai sgradevoli, effetti che per qualcuno possono risultare addirittura insopportabili. Tale disagio in certi casi può condurre a rifiutare ostinatamente le cure farmacologiche o ad assumere la terapia irregolarmente.

Sappiamo inoltre che la sospensione o la scorretta somministrazione delle medicine può essere uno dei molti fattori responsabili della ricomparsa dei sintomi e dello sviluppo di un episodio acuto. In effetti nessuno di noi aveva ottenuto risultati positivi e pienamente soddisfacenti come esito dei trattamenti farmacologici isolati di cui sopra.

Tuttavia, ciascuno di noi era finalmente venuto a contatto, chi per essere stato ricoverato all’Ospedale di Niguarda Cà Granda di Milano magari un regime di TSO chi per altre motivazioni, con una dottoressa psichiatra che utilizza un metodo di cura un po’ diverso dal comune.

Si tratta della Dott.ssa Nicoletta Calchi, dirigente medico psichiatra presso il dipartimento di salute mentale dell’Ospedale di Niguarda Cà Granda di Milano, che si occupa della sofferenza psichica in piena ottemperanza alla Legge 180/1978 ed ai suoi principi ispiratori, con particolare ma non esclusivo riferimento alla responsabile riduzione delle terapie farmacologiche e del contenimento fisico ed all’instaurazione di rapporti umani con i malati, le persone sofferenti e i rispettivi familiari, nonché alla prevalente somministrazione di terapie psicoterapiche ai pazienti, nel pieno rispetto dei loro diritti umani e civili.

Lei stessa ha definito un programma terapeutico individuale per ogni paziente, basato sulla forte relazione di fiducia stabilitasi tra lei e i suoi pazienti, presupposto indispensabile per il buon esito della terapia, parlando con loro in modo da renderli consapevoli delle circostanze che portano alla scelta – se necessaria – di un determinato farmaco o trattamento farmacologico. Questo approccio ha portato in genere ad un uso piĂą corretto del farmaco stesso e ad un minor numero di rifiuti da parte dei suoi pazienti. Oltre a questo, la dottoressa Calchi sostiene regolarmente dei colloqui con i pazienti e con i parenti essendo i farmaci –sempre se necessari – solo una parte del progetto terapeutico.

In allegato la lettera completa

 

Lettera dei 112

Allegati

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