L’orto sociale di Zindis: etica ed estetica

schermata-2021-07-16-alle-23-43-36di Kevin Nicolini

Poco tempo fa ho accompagnato un gruppo di cittadine e cittadini di Zindis in agraria a Borgo San Sergio per selezionare ed acquistare una varietĂ  di ortaggi, fiori e terra.
La possibilità di procurarsi in autonomia questi elementi (grazie ad un fondo offerto da ATER e destinato alle Microaree) ed essere aiutati nel loro trasporto può sembrare cosa banale, ma per molte persone che affluiscono al mondo dello svantaggio non lo è affatto.

La Microarea Zindis, in seguito ad un attento esame dei bisogni emersi dai residenti e con il coinvolgimento degli stessi, ha attivato un prezioso percorso di crescita del rione. Tra le numerose attivitĂ  promosse dagli abitanti, spicca nelle stagioni calde la cura del verde comune. La scelta dei prodotti (fiori e ortaggi), così come la semina, la coltivazione e la raccolta sono condivise e diffuse tra i cittadini volontari. Gli impegni si distinguono tra la cura dei giardini del circondario con ricche decorazioni floreali e il mantenimento di un orto sociale completamente autogestito dalle cittadine volontarie e supportato dall’associazione Made in Zindis (associazione nata a sua volta su sollecitazione della Microarea). Un verziere che si contraddistingue non solo per il suo libero accesso, ma soprattutto per la peculiare reciprocitĂ  che intercorre tra i suoi protagonisti nel governarne i processi necessari al sostentamento. Una attivitĂ  che produce un clima partecipativo caratterizzato da una rara orizzontalitĂ , sia nella sfera della gestione dei processi organizzativi e decisionali sia nell’ambito della suddivisione dei compiti operativi.

Attraverso un plastico esercizio di condivisione dei saperi e una puntuale analisi delle diverse competenze presenti, le persone nel corso del tempo sono state in grado di generare un motore capace di autoalimentarsi. Un dispositivo dinamico, nato da un piccolo appezzamento, che ha innescato negli anni un’azione virtuosa di produzione di ricchezza dalle qualitĂ  trasversali.

Per molto tempo buona parte della politica ha ritenuto fosse troppo complesso ed oneroso tentare di coniugare l’etica con l’estetica. La gravosa sensazione di impotenza istituzionale nutrita dalle rigide e pressanti logiche di mercato, scadeva nella sistematica elusione di tale contraddizione.

I percorsi e i rispettivi risultati raggiunti dalle pratiche basagliane, anche e soprattutto quando declinati nelle piccole cose, dimostrano che l’unire queste due qualitĂ  e restituirle in maniera sinergica, non è un atto di reificazione, ma una concreta e doverosa opportunitĂ  sulla quale insistere con forza per poter migliorare la qualitĂ  di vita delle persone.

Ogni anno il raccolto dell’orto sociale viene distribuito in maniera gratuita ed equa tra le persone del rione.

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