…MA È INFORMAZIONE QUESTA?

RAI-TELEVISIONE-ITALIANA-ANNI-60

Gentile segreteria del Forum,
non so se sia la procedura corretta quella di scrivere a voi, nel caso ditemi a chi dovrei rivolgermi.

Volevo segnalare un inquietante episodio di disinformazione cui ho assistito questa mattina, facendo zapping in TV e fermandomi per caso su RAI1 alle 9 dove stava andando in onda Unomattina.

Si parlava del recente omicidio con decapitazione della donna a Roma ad opera di una persona verosimilmente molto gravemente ammalata, in una villa dell’EUR.

Ho sentito testualmente rispondere da una delle invitate (che non so chi fosse nè a quale titolo parlasse), alla richiesta: “Ma se una persona è malata di mente, è mai possibile che non si possa fare qualcosa per prevenire gesti simili, soprattutto se c’erano tutta una serie di avvisaglie?”. La risposta dunque è stata, perentoria, senza se e senza ma: “La legge 180 non consente di ricoverare una persona se non è motivata alle cure. Neanche se la famiglia lo chiede”. Giustamente uno dei due conduttori replica: “Ma non esiste il TSO?” Risposta: “Sì, ma deve passare per i servizi sociali (SIC), ed è una decisione che spetta al sindaco…”

E poi il nulla, argomento liquidato.

Incredibile che nel 2014 si debbano ancora sentire cose così superficiali e inesatte, con la conferma delle stereotipo che la psichiatria avrebbe le mani legate (colpevolmente, a causa di una legge ritenuta aprioristicamente sbagliata) e che il problema non sia sanitario, con precise responsabilità dei Servizi, ma genericamente “sociale” (come se poi anche il Sindaco non operasse come massimo garante della salute dei cittadini). Il tutto condito dalle solite più o meno latenti accuse di abbandono dei pazienti alle famiglie, con relativa fatalistica alzata di spalle… ma è informazione questa?

Sinceramente, credo che un intervento del genere vada stigmatizzato nelle sedi opportune e con i mezzi più consoni.
Rimango in attesa di un vostro gentile feedback in merito.
Grazie e cordiali saluti,

Giovanni Austoni
psichiatra, operante nel servizio pubblico, ULSS 15 “Alta Padovana”

(A questo link: http://www.guardatele.it/rai-1/unomattina-estate/episodio-di-28-agosto-2014-63368, a 1:01 è possibile rivedere quanto riferito.)

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Un Commento a “…MA È INFORMAZIONE QUESTA?”

  1. A me hanno fatto un ricovero coatto alla faccia della legge 180 vi allego l’esposto che ho inviato in procura

    Al procuratore della Repubblica della città di Firenze.

    Io sottoscritto Orazio Urzi nato a Crotone il 02/04/1957,residente in v. di Rocca Tedalda 131,invalido civile per disturbo schizotipico inoltro a questa procura il presente esposto giudiziario per informare la magistratura di una serie di eventi in cui ritengo di essere stato vittima di comportamenti che potrebbero costituire altrettanti reati penali ai miei danni,procedo quindi con l’esposizione dei fatti.In data 28/3/2014 intorno alle ore 8 sento bussare alla porta ma ritenendo che possa essere un vicino che è uso a tutte le ore suonare alla mia porta con richieste moleste non mi alzo nemmeno per chiedere chi è,dopo circa venti minuti,senza che nessuno dietro la porta acclami la presenza della forza pubblica e senza che mi si cerchi al telefono seppure il csm è in possesso del mio recapito telefonico,sento l’elevatore dei vigili del fuoco fuori dalla finestra e affacciandomi accerto la loro presenza e mi precipito ad aprire agli operatori sanitari e di polizia municipale.La polizia municipale mi comunica che sono oggetto di una procedura di aso(accertamento sanitario obbligatorio) e quindi mi metto nell’ordine d’idee di seguirli al csm com’era successo circa un’anno prima quando io ero ancora in cura al Csm di v.L.il Magnifico dalle cui cure mi sono svincolato nel maggio del 2013 per ricorrere alle cure di una psichiatra privata (la dott.essa G.Magherini)invece scopro che il luogo dove l’accertamento sarà svolto è il reparto psichiatrico dell’ospedale S.M.Nuova.A questo punto voglio subito aprire una parentesi su alcune irregolarità che si presentano da subito:l’aso è un provvedimento che si applica quando una persona soggetta a disturbi psichici si sottrae al necessario controllo medico,noto quindi che per potere accertare la presenza degli estremi per l’azione coercitiva gli operatori psichiatrici avrebbero dovuto informare e coinvolgere nell’accertamento la mia psichiatra(il cui nominativo e la cui presa in carico della mia patologia era stata tempestivamente comunicata al responsabile del Csm Q.2 dott.Saraò) cosa che non è avvenuta e nonché prima di operare con l’uso della forza pubblica informarmi della volontà dello psichiatra richiedente l’Aso di procedere all’accertamento per constatare se fosse o meno presente la mia volonta a collaborare col servizio d’igiene mentale,niente di tutto questo è avvenuto e credo quindi che si configuri il reato di abuso di potere ai miei danni inoltre l’Aso non prevede il ricovero coatto cosa che invece è avvenuta per la qual cosa è da chiamare in causa l’amministrazione del S.M.Nuova nella persona del dr.sanitario che non ha garantito il rispetto delle mie libertà personali nell’ambito dell’ospedale.Lascio il mio domicilio convinto di tornare entro poche ore e quindi non portando quanto necessario per l’assenza a cui invece sarò costretto.Arrivato in ambulanza al pronto soccorso dove si procede al ricovero io faccio presente agli agenti municipali che quella non appare essere la procedura dell’Aso ma bensì quella del Tso(trattamento sanitario obbligatorio)ma gli agenti mi confermano di essere in presenza di Aso.Finite le procedure di ricovero vengo consegnato alla dott.essa F:Gori(psichiatra in forza al csm di v. L.il Magnifico e quindi direttamente alle dipendenze del dott.G.Saraò che è anche primario del reparto psichiatrico,spdc,del S.M.Nuova)che però invece di svolgere nei locali del pronto soccorso l’accertamento continua a svolgere le procedure di ricovero(analisi ed elettrocardiogramma)da cui si evince che sin dall’inizio c’è stata la volontà di procedere ad un Tso senza ricorrere alle procedure di legge.Al colmo della scorrettezza deontologica la dott.essa senza avermi minimamente ascoltato e preso in esame la mia versione dei fatti e il mio stato psichico mi dichiara che ci sono stati reclami dai vicini e quindi hanno deciso il ricovero se io l’accetto e collaboro bene altrimenti si procederà al tso io rispondo che non intendo collaborare e che mi riservo di affermare il mio diritto soggettivo alla tutela delle mie libertà personali attraverso un’esposto giudiziario.Nella documentazione che allego c’è una lettera degli abitanti dell’edificio dove risiedo in cui sono scritte tutta una serie d’inesattezze che non sono documentabili e dimostrabili:che io andrei su e giù di notte per le scale cosa che può essere accaduta incidentalmente qualche volta nel giro di anni e non si capisce che tipo di pericolo presenti al vicinato se verso mezzanotte dopo essere rientrati si torna giu a controllare se si è chiuso bene il portone,che avrei fatto oggetto di lancio di lumini dalla mia finestra chi passa nel cortile,in realta era il guscio di un light tea che dal davanzale della finestra una volta vuoto spinto dal vento è scivolato fuori per la strada,che conviverei con i piccioni cosa che loro non possono sostenere perchè non ho nessun rapporto che permetta a queste persone di entrare in casa mia a verificarlo,che avrei rotto il cilindro della serratura del portone ma come non è dato saperlo,che ostacolerei le persone che entrano forse per il semplice motivo che m’incrociano fermo per motivi miei davanti al portone di casa,che offenderei i vicini questo è in parte vero ma solo nei confronti di una persona,Gruosi Patrizia,che a suo volta ha in più occasioni offeso me e che solo per un diverbio è disposta ad armarsi contro una ipotetica quanto fantasiosa aggressione fisica da parte mia.La lettera petizione è scritta come se io a più riprese abbia sostenuto le loro rimostranze collettive mentre io ho sostenuto una lunga querelle con una persona che è abituata a comandare nella scala come se fosse tutta di sua proprietà e a imporre delle spese in beni e servizi spesso senza altra motivazione (secondo la mia opinione) che trarre facili introiti dallo svolgere la mediazione con chi compie il lavoro ordinato.Chiusa la parentesi sui rapporti con gli altri abitanti dell’edifico di Casa Spa dove abito continuo la narrazione dei fatti del ricovero.Nella stanza delle visite del reparto psichiatrico con la dott.essa F.Gori c’è il primario il dott.G:Saraò che io conosco per i suoi modi sbigativi e secondo me poco ortodossi(il malato mentale è sempre incapace di valutare alcunchè quindi è inutile perdere tempo per convincerlo della bontà delle scelte terapeutiche)il quale mi comunica sostanzialmente che la ricreazione è finita (il mio periodo di cura da uno psichiatra privato)perchè”lei non si cura”e comunque “la dott.essa Magherini non è in grado di seguirla adeguatamente”(sospetto che alluda all’anzianità della dottoressa) e dulcis in fundo che “lei è invalido e quindi incapace di badare se stesso”.Di fronte a tanta dichiarata disistima mi rendo conto che niente di quanto posso dire può essere adeguatamente valutato,che il malato di mente per questa persona non è solo un’incapace ma un potenziale pericolo sociale e in quanto ciò per lui non si può provare non dico simpatia ma nemmeno fiducia e a cui non si può concedere nessuna credibilità e quindi scelgo la linea della minima resistenza al fine di ridurre i danni che possono derivare da quanto sta succedendo a parte questo faccio presente che sono lesi i miei diritti costituzionali alla liberta personale e di cura e che di questo mi premurerò d’informare appena posso la mia psichiatra(purtroppo non ho con me il cellulare e quindi dovrò aspettare le dimissioni e il ritorno a casa) e le autorità competenti(come con la presente faccio)e che comunque non accetto volontariamente alcun provvedimento terapeutico(la versione dei fatti che si attesta nei resoconti ospedalieri non è veritiera) è a questo punto che il dott.Saraò dà il meglio di se dicendo”Io dico che è un ricovero volontario e poi si vedrà” comunque io non ho mai firmato niente che attesti il mio consenso alla procedura terapeutica operata e comunque io sono entrato in ospedale coercitivamente e non si capisce da quando la permanenza sarebbe diventata volontaria visto che nel reparto si è in stato di segregazione permanente.In conclusione il dott.Saraò mi prospetta un ricovero della durata di tre giorni che senza alcuna comunicazione o motivazione diventeranno 5 questo per dimostrare la considerazione pressochè nulla del malato e della sua condizione morale.A questo punto avvengono le procedure di accettazione mi si tolgono le scarpe,le chiavi di casa e la cintura , mi si dice l’ora del pranzo e io rimango perplesso per il rigore carcerario del reparto:non c’è televisione,non cè macchina del caffe non si esce mai nemmeno per andare in giardino una vera reclusione,non ci si può lavare le mani se non si è portato l’occorente da casa e anche con i cestini della spazzatura e la carta igienica nei bagni si soffre una certa mancanza sembra che niente debba fare sentire il paziente come a casa sua ma bensi come in un posto da cui prima ci si leva e meglio è.Anche le scadenze giornaliere(essenzialmente i pasti e le visite) hanno un’orario approssimativo che l’ultimo arrivato che faccia la voce grossa può ritardare(succede spesso con la colazione) o fare saltare(succede ancora più spesso con la merenda).Il personale del reparto è chiaramente demotivato e poco amichevole ogni richiesta dei paziente è vissuta come una fonte di disturbo e in fondo ci si sente sempre trattati come dei semidementi.La notte tutto viene chiuso a chiave:le finestre delle stanze seppure dotate d’inferriate,la sala di soggiorno e vengono perfino tolti i sedili nel corridoio se qualcuno la notte vorrebbe restare sveglio è servito.Tutto è soggetto al rimprovero degli infermieri anche prendere un raggio di sole se accade nella stanza vicina magari meglio esposta.A parte questo il dott.Saraò condiziona le dimissioni all’accetazione del piano terapeutico che è essenzialmente un’ipoteca pesante della psichiatria sulla mia vita privata.Sono costretto a fare ricorso ad uno psichiatra del Csm di via L Il magnifico (dott.P:Fusi) e al trattamento depot una volta al mese nonché alla visita domiciliare del personale del Csm.La cosa più avvilente è la chiara sensazione che tutto questo proietta sul mio stato psichico quella di essere inchiodati a un giudizio di evidente sfiducia nei miei confronti che non può che ingenerare una mancanza di autostima.Allego alla presente sia la cartella clinica che una serie di email con cui informo il responsabile regionale (dott.essa M.Fratti) della salute mentale di ciò che accade per quanto mi è noto nella salute mentale del Q.2 di Firenze.Vorrei aggiungere delle note legali nei limiti delle mie capacità di persona profana del mondo giudiziario avrei preferito che a scrivere queste note fosse uno dei legali che ho contattato(ben 4) senza che io sia riuscito ad ottenere un serio ascolto da parte loro che evidentemente la pensano come il dott.Saraò che chi ha un’invalidità mentale è di fatto un’inabile una persona che “non sa stare al mondo” e quindi non degna di considerazione.Mi fa rifllettere maggiormente la mancanza d’interesse della mia psichiatra a difendere il suo ruolo e la sua autonomia terapeutica che di concerto al disinteresse mostratto dagli avvocati mi fa pensare che il potere medico psichiatrico induca un certo timore in chi ”sa stare al mondo”.Vorrei a questo punto affermare in prima istanza che è stato infranto il mio diritto alla libertà personale,considerato che gli psichiatri si considerano gli unici depositari del potere di discriminazione dei loro pazienti è evidente che a quel punto solo loro possono valutare le decisioni terapeutiche come un ricovero e al paziente è chiesto solo d’aderire dimostrando una responsabilità che è sostanzialmente ininfluente e che evita al medico spiacevoli trafile burocratiche insomma a me è stato chiesto di non essere sgradevole e io non lo sono sono stato attenendomi ad una condotta che riducesse al minimo i danni trovandomi in una chiara condizione di carenza di rispetto dei miei diritti.Il punto è se l’assenza di una condotta violenta da parte degli operatori di polizia riduce il sospetto di essere in presenza di un sequestro di persona e se l’essere in presenza di un ben più evidente abuso di potere è in contraddizione con tale ipotesi.Personalmente credo che nel momento in cui è stato evidente che non avevo con me il telefonino per chiedere il supporto di qualche persona all’esterno e che non ricevevo alcuna visita è sorta l’idea di potere prolungare la permanenza fino a quando non passavo a più miti consigli ma che poi la difficoltà ad ottenere l’autorizzazione al tso e la mia relativa calma e fermezza ha fatto capire che non era il caso d’insistere nel trattenermi nella mia condizione di ricoverato contro la propria volontà.Nel caso che il procuratore valuti di sostenere le ipotesi di reato che io ritengo plausibili ci sarebbe da valutare anche la figura del “dolo eventuale”in quanto di fronte alla mia scarsa propensione ad accettare il ricovero il primario ha affermato “io dico che è un ricovero volontario e poi vedremo”il che può significare “la mia parola vale più di quella di un matto qualunque” ma anche che io dopo qualche giorno in reparto avrei cambiato avviso il che comunque implica che si accettava la possibilità che il ricovero non fosse compiuto con i crismi di legge e quindi per lo meno con una violenza morale nei miei riguardi.Entriamo nel merito dell’abuso di potere che ci aiuta a capire meglio tutta la questione.Mettiamo che una lite di condominio sfoci sempre nella psichiatrizzazione di chi è indicato come il responsabile della lite sarebbe un’ipotesi di questo genere rispettosa della legge e del merito della disciplina medica?La lettera dice che Casa Spa e Carabinieri hanno suggerito di ricorrere alla psichiatria ma è sempre questa la soluzione che gli organi competenti adottano?Non mi piace ricordarlo,sono passati 17 anni ed ero in carico alla psichiatria di un’altro quartiere,però posso fare notare che io ho già avuto una esperienza del genere che risale ad un’altro domicilio in cui più o meno con le stesse caratteristiche legali è accaduto un fatto analogo che si è concluso con una condanna ad un mese per contumelia(chiaramente con i benefici di legge) e se non fosse stato per un mia mancata presenza all’appuntamento con il magistrato forse sarebbe stata evitabile anche la condanna la quale comunque non ha implicato le umiliazioni passate con un Tso fantasma.e se ciò è vero c’è da chiedersi se vi sia parità di garanzie tra un’utente di salute mentale e un normale cittadino della repubblica nelle stesse condizioni in cui si configura un reato.E poi c’è da considerare che il problema che la richiesta di un provvedimento di Tso avrebbe richiesto il consenso del mio medico curante che come ho detto non era nei ranghi della psichiatria pubblica e quindi sarebbe potuto essere “un’intralcio”infatti ci sarebbe dovuto essere anche il criterio d’urgenza ma tra la lettera e l’aso passano circa 19 gg.senza che sia avvenuta nessuna situazione di pericolo per il malato e per una persona con cui il malato si rapporta,poi ci doveva essere la preventiva attività informativa dell’ex medico curante per verificare la mia disponibilità a sottostare ad una verifica del mio stato mentale cosa che non c’è stata ed evidentemente non per neccessità terapeutica o alcuno tipo di stato di pericolo per alcuna persona.La sensazione è che la mia decisione di ricorrere alla psichiatria privata abbia irritato gli operatori psichiatrici del Q.2 che non aspettavano che una situazione di criticità per dimostrarmi tutto il loro potere di fronte a cui la mia pretesa di essere un soggetto di diritto è pura velleità.Vorrei infine ipotizzare dei risvolti che potrebbero configuarare il millantato credito per diversi dei soggeti in campo dalla Gruosi Patrizia che è una persona che in passato frequentava il Csm del Q.2 e che io conosco essere una poco di buono (litigiosa fino al turpiloquo,molto attaccata al denaro,che attua tattiche oblique velatamente intimidatorie e certamente intrusive) al dott.Giuseppe Saraò che sembra abbia interessi che vanno al di là dei doveri e delle funzioni che svolge nonché in ruolo subordinato a tutti i soggetti che sono itervenuti nella faccenda questo possibile reato potrebbe riguardare un traffico illegale di affitti nelle case in dotazione a Casa Spa in quanto presso questo n.civico e in quelli vicini e omologhi esiste un turn-over più frequente di quello che si attuava fino a qualche anno addietro tanto che sarebbe difficile distinguere affittuari legittimi e illeggittimi.Concludo offrendo i miei cordiali saluti sperando in un vostro riscontro

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    Fi 09/06/2014

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