Marco Cavallo all’OPG di Castiglione delle Stiviere

di Silvia D’Autilia.

1454551_10151887792879177_1853229686_nIl sensore è quello dell’assemblea goriziana. Rappresentata nel film C’era una volta la città dei matti. La diffidenza iniziale, la paura di esprimersi, l’incognito dell’interlocutore. Chi è l’altro? È davvero disposto ad ascoltarmi? È in grado di capire profondamente le contraddizioni del mio status sociale?

E poi, la distensione. La prima confidenza. La riunione prende vita. Le sedie in cerchio iniziano a parlare. A confrontarsi. Ognuno vuole dire qualcosa. Ognuno avrebbe bisogno di più tempo per raccontare la sua storia. Dire tutto.

“Sono qui dentro da dieci anni ormai, come fanno a dire che sono ancora pericoloso?”

“Sono qui dall’Aprile di quest’anno. Mi hanno detto che ci devo restare solo per un anno. Volevo avere un permesso e tornare a casa i primi di Novembre, ma il giudice ha risposto che non era nemmeno pervenuto il mio fascicolo.”

“Ma io sono malato di cosa?”

“Ho ricevuto una perizia di 5 minuti e in quei 5 minuti ho sentito su di me 5 diagnosi diverse: bipolare, accelerazione del pensiero, paranoico…”

“E’ 13 anni che senza motivo mi prorogano la misura di sicurezza. Non so neanche più perché sono qui.”

A raffica le mani alzate per poter esprimersi.

Per dire l’indicibile. Quel che i giorni di reclusione non possono dire.

Di chi è la colpa? Di nessuno. Eppure un sistema, un qualche sistema ne è responsabile. “La burocrazia” dice uno di loro “per me è la vera follia.” I tempi, le pratiche, le carte. E intanto si rimane chiusi. In un posto che ha ringhiere alte, con degli spuntoni obliqui all’estremità, alleati di una parola: pericolosità.

Marco Cavallo ma che orrore antico è mai questo?

Il cavallo azzurro ci aspetta fuori dalla sala della riunione. Lo guardano. Tutti lo guardano. Su quel camion è ancora più possente. E, dopo essere stato in tutti i manicomi criminali della penisola, è arrivato finalmente in Lombardia. Forse è sfiancato da tutte le cose viste e sentite. Ma di certo non si scoraggia. Ha una missione. I grazie, le mani tese, gli occhi eloquenti e le storie infinite hanno reso il galoppo più vigoroso di prima. E con questo vigore nelle vene cerulee ha imboccato l’autostrada alla volta di Milano. Domani e Lunedì nuovi volti lo attendono nella sua ultima tappa del capoluogo lombardo!

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