Màt 2013 – Paola Relandini (video)

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“Da un po’ di tempo sono le persone che vivono l’esperienza del disturbo mentale che hanno cominciato ad associarsi, a riconoscersi e a parlare. Non più con un filo di voce né con urla di disperazione e dolore, ma con parole esperte che pretendono di essere ascoltate. Le persone sono finalmente consapevoli dei loro diritti e pretendono cure e trattamenti appropriati. Le persone che vivono questa esperienza parlano di futuro, di desideri, di lavoro, di amore, di protagonismo. Di guarigione.” Queste parole lette da Paola Relandini, presidente dell’Associazione Idee in Circolo di Modena, gestita da persone con disagio psichico, in cui utenti, familiari e operatori collaborano insieme ad attività e progetti di promozione, sensibilizzazione e informazione nell’ambito della salute mentale, sono tratte dal libro “Fuori come va? Famiglie e persone con schizofrenia. Manuale per un uso ottimistico delle cure e dei servizi” di Peppe Dell’Acqua e ben riassumono il pensiero della presidente.

“L’importanza di creare speranze di guarigione nelle persone che spesso sono chiuse a riccio nella loro malattia è enorme, nessuno deve essere lasciato solo”, dice Relandini. E le storie di guarigione di persone che hanno attraversato la malattia mentale e ne sono uscite, sono guarite, sono state il cuore di Màt 2013. Tra queste, il vissuto di Alice Banfi, di Magda Cervesato, di Flora Tommaseo, che hanno raccontato con emozione il loro percorso di malattia e di guarigione.

“È attraversando la guarigione, la consapevolezza e la responsabilizzazione che noi abbiamo fondato l’Associazione Idee in Circolo”, sottolinea Relandini. “Oltre a fornire occasione di inclusione sociale per i cittadini con disagio psichico, crea attività e opportunità per la cittadinanza ribaltando la logica di molti secondo cui siamo un peso passivo per il sistema. A tutto ciò si aggiunge il mettersi a disposizioni di utenti, familiari e operatori da parte dei cosiddetti utenti esperti, ossia persone che hanno un sapere esperenziale di malattia.”

di Anita Eusebi

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