Oh manicomio, io ti bramo, ti voglio, ti esigo.

Sono uno psicopatico, psicolabile, un alienato, un deficiente, un cretino, un matto, un malato, un matto, un pazzo, un folle, ho bisogno di igiene mentale e solo tu puoi igienizzarmi, contenermi tra le tue calde e soffici mura di gomma.

Oh manicomio del futuro, io lo so. Tu non sarai più quello di una volta, tu non sarai cattivo, tu sarai umano, sociale, produttivo, creativo.

Dentro di te finalmente noi matti potremo essere noi stessi e la società potrà essere se stessa, senza interferenze.

Dentro te edificheremo il nostro mondo anarchico sotto la supervisione divertita dei custodi delle norme.

I nostri pensieri rimbalzeranno contro le tue mura di gomma, i nostri disagi esploderanno luminescenti nelle nostre incomprese coscienze.

Oh manicomio del futuro, finalmente le famiglie saranno assistite dallo stato, ci sarà giustizia e pace sociale.

E’ vero, non ci capiamo, non vogliamo capirci, comprenderci, accettarci. Non vogliamo arricchirci, confrontarci, aiutarci.

Ma sono uno psicolabile, un alienato cosa mai potrò offrire al potere? Cosa mai potrò offrire a chi vive per cose che a me paiono futili, a chi non è abbastanza folle da pensare che questo mondo sia da riformare? Cosa mai potrò offrire se non una dura verità difficile da digerire?

E allora ecco che arrivi tu in mio soccorso, caro manicomio.

Ho bisogno di te, ho bisogno di contenzione psichica, ho bisogno di droghe e protezione perchè qua, da questa parte della barricata, sono solo, isolato nei miei psicotici deliri.

Oh manicomio, pensa tu per me, ti prego.

Oh manicomio, decidi tu per me.

Oh manicomio, respira per me.

Oh manicomio, salvami.

Oh manicomio, chiedo redenzione, la repressione di una pacifica ribellione.

Oh manicomio, vengo in pace e chiedo pace.

Oh manicomio, ti prego, ascoltami, sei sicuro che non ci sia un’altra via?

Fede

(liberamente in risposta all’articolo “Il dottor Hester la signora Anna e l’ elogio della follia” apparso su La Repubblica il 31.12.2009)

articolo de La Repubblica

1 Comment

  1. E’ proprio così, è molto lucido e libero ciò che hai scritto, lo condivido fino in fondo.
    Se mai ce ne fosse bisogno, la signora Anna , nella sua ansia di far del bene alle persone malate ed improduttive, ha alzato un muro di cemento armato alto fino al cielo.

    E nell’esprimere un intento di grande umanità per “tale persone”, non si è accorta di essersi scissa dalla vita reale, mostrando a chi legge, il mondo inventato in cui lei vive -e purtroppo non è la sola –

    Quando si guarda , come fa la signora Anna , ciò che ci circonda, con gli occhi piuttosto che attraverso gli occhi, le persone che lo popolano diventano ALTRO. Appunto aliens, alieno, alienato, ma è un suo problema.

    Nel sottolineare positivamente il fatto che gli ospizi dello stato , naqquero con un nobile scopo via via perduto, dimentica che nessuno può arrogarsi il diritto di decidere cosa è bene per un altro essere umano e che il confine tra protezione e isolamento è sempre molto labile.

    Dimentica anche che, un tempo, la gente dei paesi viveva in modo del tutto naturale il proprio matto.Ogni paese aveva il suo. Era parte e non da un’altra parte, era considerato malato nel senso più solidale, che in qualche misura costringeva i membri di quella società ad imparare a sintonizzarsi con il matto ,non a costringere questi a relazioni e comportamenti aprioristicamente e astrattamente decisi come criteri di normalità. C’era, esisteva, la cosa era inapugnabile , si trattava di trovare una chiave di linguaggio per includere e non per escludere un altro sè al corpo della comunità.

    Della sofferenza mentale , non dico niente perchè chi può dire e scrivere è solo chi ne soffre, come del resto ognuno di noi può tentare di comnicare il proprio soggettivo dolore di qualsiasi natura e colore esso sia.

    Complimenti per ciò e per come hai scritto.

    Marina

Write A Comment