Olocausto. L’odore del fumo deve ricordarci che la storia può tornare

di Luigi Colaianni.

Oggi é prescritta “l’informazione per il consenso” in ambito sanitario: é bene ricordare che tale prescrizione non é nata nell’ambito medico e professionale, ma dal processo di Norimberga, dall’ “odore del fumo” che ancora spesso si sente in tutte le situazioni in cui qualcuno é nel potere di qualcun altro, come nella contenzione meccanica nei SPDC e praticata alle persone anziane nelle RSA, negli OPG e in carcere.

Pertanto é necessario promuovere dappertutto la figura del Garante per i diritti delle persone limitate nella libertá.

L’ odore del fumo deve ricordarci che quanto avvenuto si puó ripresentare in forme differenti.

“Una volta trasferito il bambino, i periti del Comitato ne ordinavano la soppressione. I medici e tutto il personale dei reparti di eutanasia ricevevano un compenso extra per premiare un lavoro così

orribile: denaro in cambio del silenzio e dell’”efficienza”. La scelta dei metodi di uccisione fu lasciata ai medici dei reparti infantili.

Uno era la morte per inedia, che però non fu il metodo più diffuso; quello preferito fu l’uso di farmaci quali bromuro, morfina, veronal, luminal. Farmaci che erano usati regolarmente in una struttura sanitaria per cui i bambini non venivano uccisi con veleni estranei, ma con un’overdose di un farmaco comune. Inoltre l’overdose di barbiturici non procurava una morte immediata, ma dava luogo a complicazioni mediche, in particolare la polmonite, che nel giro di due o tre giorni provocavano il decesso. A quel punto i medici potevano constatare la “morte naturale”.

Sulle condizioni dei bambini in questi reparti di eutanasia abbiamo l’agghiacciante testimonianza di Ludwig Lehener relativa ad una delle visite guidate che venivano organizzate nel reparto di eutanasia della clinica di Eglfing-Haar alla quale lui aveva partecipato come studente di psicologia. Il dottor Hermann Pfannmuller, direttore della clinica, “tolse un bimbo da un lettino. Mentre lo mostrava ai visitatori, con sguardo da intenditore disse qualcosa come: – questo qui per esempio durerà ancora due o tre giorni -. Non dimenticherò mai la faccia di quell’uomo, che sogghignava tenendo nelle sue mani grasse quel mucchietto di ossa piagnucolante, circondato da altri bambini affamati”. Durante i processi alcuni medici ed infermieri testimoniarono sulle terribili condizioni in cui avvenivano i trasferimenti dei bambini. “La dott.ssa Weber ha descritto l’arrivo di uno di questi convogli, che era in viaggio da diversi giorni. I bambini erano ammucchiati l’uno sull’altro ed il puzzo che emanavano era insopportabile. Alcuni erano già morti, altri erano sul punto di morire… Il dott. Schmidt descrive il convoglio dei bambini più grandi, costretti in camicie di forza, di come si dimenassero, mordessero e graffiassero selvaggiamente”.

(Alice Ricciardi von Platen, Il nazismo e l’eutanasia dei malati di mente, Ed. Le Lettere, pp. 65/66).

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