Opg. Per Antonio è il terzo Natale.

12369084_1000659753314045_5526485611605061433_nDi Francesca De Carolis.

Un pensiero, in questi momenti di stralunato andare, ad Antonio e ai suoi giorni chiusi.

Come non pensare, oggi, al suo tempo fermo, che non conosce domeniche e feste e anni nuovi… Perché dopo le denunce, lo stupore, le interpellanze, la visita, persino, della Commissione del Senato per i Diritti Umani, Antonio è ancora isolato in una stanza dell’Ospedale Psichiatrico Giudiziario di Reggio Emilia.

Quale avvento, quale speranza…

Venti anni appena, un carico enorme di violenza subita fin da bambino, fra contenzione del corpo e della mente, e ora inchiodato dalla  “presunzione di pericolosità sociale”, orrore lombrosiano che ancora ci portiamo dietro.

Riusciamo a immaginarlo, Antonio, questo Natale, per lui giorno buio come tutti gli altri, dietro le grate di una cella, che non capisce, lui che non ha mai fatto nulla di male a nessuno, perché si trova lì. E la solitudine dei suoi genitori, che in qualche modo, pure, avrebbero voluto riavvicinarlo.

Quale stridore… lui dentro e solo… e tutto il resto fuori.

Quali luci, quale avvento…

E pensare che Antonio un Natale come il nostro avrebbe potuto averlo anche lui.

Un progetto alternativo è pronto da tempo, con persone pronte ad accoglierlo e a seguirlo e accompagnarlo nel suo ancora possibile ritorno alla vita. Eppure il suo giudice ha rifiutato il progetto alternativo. Antonio è stato lasciato a marcire da un sistema che non vuole vedere oltre la gabbia di norme che sopravvivono a un codice feroce e vecchio e ci fanno dubitare della nostra democrazia.

C’è poco da festeggiare, in questi giorni, pensando alla sofferenza dei più indifesi. E Antonio, per noi, li rappresenta tutti. Gli indifesi prigionieri di istituzioni totali come quella che lo ingabbia e che ancora fanno fatica a morire. Anche perché forse, prima, dobbiamo far morire le nostre stolte paure, e l’indifferenza del nostro ingordo egoismo.

Ed è quello che ci auguriamo accada, magari riflettendo un po’ davanti a uno dei tanti presepi che spuntano in giro… ricordando che è nato, il presepe, come  rappresentazione della discesa in un mondo dove, superata l’angoscia del buio, sarà possibile partecipare all’avvento della nuova luce.

Epifania alla quale tutti, ma proprio tutti, sono chiamati a partecipare.

Pensando ad Antonio, e a chi per lui può sciogliere catene…

(di lui e della sua storia si può leggere sul forum che da sempre segue questa storia insensata:

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