Perché partecipo all’incontro di Trieste? (1/2)

LUCA ERRICHIELLO

Salve a tutti,

mi chiamo Luca Errichiello, sono uno specializzando in psichiatria della Federico II di Napoli, ma attualmente mi trovo in Francia, poco distante da Parigi, per un progetto di formazione all’estero di un anno che, dopo numerose difficoltà, sono riuscito ad effettuare.

Pur con tutte le sue contraddizioni, la Francia mi sta offrendo la possibilità di lavorare in un contesto assolutamente differente da quello italiano. Sono ancora all’inizio, ma sto riflettendo molto sulle differenze che ho trovato qui. Ciò che in particolare sto apprezzando non è solo lo schema organizzativo con la sua funzionalità e duttilità, ma soprattutto la possibilità di agire. Vi sembrerà strano forse, ma non mi spaventano tanto le terribili pratiche che in questi anni ho potuto conoscere in Italia, quanto l’assoluta assenza di apertura al cambiamento. Qui ci sono dei limiti, ma noto che c’è volontà, almeno nel servizio in cui lavoro, di “rischiare”, cioè di rilanciare sempre di più nella partita dell’interazione tra servizi psichiatrici e società.

LUCA ERRICHIELLO 2

Trieste è sempre stata per me un posto lontano. Lontano geograficamente, ma soprattutto per l’organizzazione e le pratiche della psichiatria. A Napoli, per quei pochi che non aderiscono al contesto universitario dominante, Trieste è una sorta di leggenda, un luogo in cui è accaduto qualcosa ormai dimenticato, tramandato in libri da leggere privatamente, di cui tuttavia conserva il solco. Per questo partecipare, anche se per poco, a un’audioconferenza con i colleghi di Trieste mi ha fatto pensare. Ho notato molte voci giovani. E mi sono accorto che ho sempre parlato di psichiatria (almeno per come la intendo io) solo con persone di una certa età. Come una sorta di racconto tramandato perpendicolarmente attraverso le generazioni, ma mai in maniera trasversale. E’ forse anche per questo che ho sempre inteso la nostra epoca come un passaggio di un modello sociale/economico/medico/scientifico deviato attraverso dei corpi/generazioni più o meno precari, fragili, passeggeri. Come se la storia potesse solo attraversarci e mai essere attraversata. Come se dovesse spandersi in una generazione quasi a suo discapito. Forse è anche questo il marchio della mia generazione, o almeno il mio. Quindi spero di risentirvi presto e di iniziare ad avere una percezione diversa delle possibilità di azione in psichiatria e in Italia.
un saluto a tutti
Luca

DUCCIO PAPANTI

Ciao Luca,

Noi specializzandi di Trieste siamo ancora giovani, se Trieste e’ viva significa che da qualche parte ancora la salute (mentale) sopravvive alla psichiatria, fortunatamente. Trieste viene raccontata in maniera leggendaria ma il suo essere mitica e’ in parte purtroppo dovuta alle pratiche (pessime) di tanta psichiatria in Italia.

Ma Trieste (e non solo Trieste) può sopravvivere solo se persone come te continuano a occuparsi di una psichiatria che promuova la salute mentale. Altrimenti resta solo psichiatria per far campare gli psichiatri .

Ciao, Duccio

GIULIO MASTROVITO

Ciao Luca,
come specializzando di psichiatria di Trieste accolgo con piacere, quasi con orgoglio, la tua sensazione positiva sull’incontro di lunedì.
Devo dire anche che il tuo commento mi permette di chiarirmi le idee sull’anima di questo forum.
Un forum che possa diventare un collettore di confronti, di scambi, di discussione, di condivisione sui temi fondanti della Salute Mentale in Italia e nel Mondo.
Lo vedo come un’occasione per stemperare quella dimensione di “leggendarietà lontana” dell’esperienza basagliana di cui tu parli (che ti assicuro esistere in piccola parte anche all’interno dei Servizi triestini) e ri-incominciare a sporcarsi un po’ le mani. Intendo dire ri-incominciare dai contenuti, sicuramente all’interno di un terreno culturale condiviso, ma con l’attualità che noi giovani operatori riusciremo a cogliere e a condividere.
E’ proprio in quest’ottica che mi sento di dire che la cosa che mi è piaciuta di più dell’incontro di lunedì è stata la vostra presenza (tua, di Ilaria e di Valentina), anche se virtuale, perchè come gruppo triestino ci ha permesso di sentire questa possibilità di condivisione e di confronto!
Volevo ringraziarvi per questo e invitarvi ad esprimervi più liberamente anche in termini di proposte e opinioni nelle prossime occasioni.
A presto.
Giulio

FRANCESCO BROLLO

Spero anch’io di partecipare la prossima volta.

Circa le parole di Luca, dico che c’è una notevole distanza rispetto a Trieste anche dalle mie parti nel Veneto. Siamo nel Nord-est d’Italia, ma parlare di Trieste è come guardare a qualcosa di differente e separato dal resto. Eppure le distanze geografiche sono molto più ridotte rispetto a Napoli. Parlare di Milano (o Padova) e di Trieste equivale a citare due poli opposti.
Nonostante nei luoghi in cui abito io sia nato e abbia studiato Franco Basaglia, parlare di lui nei servizi psichiatrici o presso gli specialisti è quasi proibito. Semmai alcune persone molto sensibili si sono interessate proprio per capire la psichiatria data la negatività del modello che anche qui è seguito. Perdonatemi per l’espressione, ma l’impostazione di molti servizi di salute mentale è manicomiale, per non parlare di alcune case di cura, cliniche private e magari convenzionate con il sistema sanitario nazionale. Qui in Veneto, ad esempio, il servizio pubblico è temuto e, chi può, si rivolge presso lo studio di un privato. Addirittura alcuni specialisti, pur essendo talvolta i medesimi nel pubblico e nel privato, si comportano nei due posti in modo diverso: nel primo sono conservatori, nel secondo sono più disponibili e aperti a percorsi alternativi.

Quando parlai di Trieste, un servizio di mia conoscenza si ritorse contro. Lo dico per dare un’idea concreta.
Francesco

ANTONIO LUCHETTI

Carissimi,
finalmente rubo un pò di tempo al quotidiano per scrivere due parole.

Dico “carissimi” perchè, nonostante non abbia avuto il piacere di conoscervi tutti, sento che fate parte di una grande famiglia, quella da cui (e mediante la quale), è partito ciò che negli ultimi anni ho tanto desiderato: il seme del cambiamento diffuso.

“Diffuso” significa un cambiamento che ha il coraggio di varcare confini, perchè una persona che soffre è uguale in ogni luogo, qualsiasi strada percorre nel suo quotidiano, qualsiasi servizio (se di “servizio” si parla nel migliore delle ipotesi) si trova ad attraversare, qualsiasi persona incontra (se la incontra) con la speranza che questa (e l’istituzione che anima) abbia una risposta adeguata alla sua domanda di aiuto.

Ebbene si parte da qui.
Per quanto mi è possibile ci sono.
Ci sono ad ascoltare (e leggere) le vostre parole, a seguire i vostri movimenti e, per quanto possibile, a contribuire alla costruzione di linguaggi condivisi.

Poco tempo fa ho avuto il “piacere” di passare due giornate intere assieme a colleghi che si trovavano a Roma per una formazione: operatori di Salute Mentale provenienti da tutta Italia per confrontarsi su temi collegati alle buone pratiche nei Servizi.

Il vissuto che ho raccolto è stato amaramente di “straniero nella propria casa”: lontano nei linguaggi e nelle pratiche.

Allora il mio piccolo contributo iniziale è questo: sottolineare le parole “linguaggi” e “buone pratiche”.
Cerchiamo di confrontarci per costruire (e condividere con forza) linguaggi comuni (perchè quando dico CSM io intendo una cosa, ma non verrò compreso da tanti colleghi) e legare questi indiscindibilmente alle pratiche di salute mentale.

Inoltre, non abbandoniamo mai la posizione di autocritica. Si sbaglia sempre anche nei migliori servizi e, parafrasando chi a tanti è caro, quando si costruisce un’istituzione allora è arrivato il momento di distruggerla. Questo sempre nell’interesse, e solo per questo, delle persone che nei “nostri” (loro) servizi cercano una risposta alla sofferenza vissuta.

Buon cammino e buon lavoro!
Antonio

DAVIDE MONTI

Salve a tutti/e! Mi presento: mi chiamo Davide Monti, vivo a Limbiate e più precisamente a Mombello (a due passi dall’ex manicomio), ho 35 anni. Disoccupato (attualmente). Sono uno studioso “autodidatta” della materia trattata. Per merito indiretto di Franco Basaglia mi chiedo: come posso essere utile pur non avendo un titolo di studio specifico in materia?
Mi piacerebbe poter lavorare in questo campo/ambito, anche se non ho né esperienze né tantomeno conoscenze, purtroppo.
Quindi, lancio un appello personale: se qualcuno potesse e/o volesse aiutarmi.
Grazie.

ILARIA MISSAGLIA

Mi aggrego a quello che ha raccontato Luca.
dopo la laurea ho iniziato a gironzolare alla ricerca di un “luogo”, che riuscisse a darmi grinta. Una realtà che si facesse e cercasse di rispondere a quelle domande a cui io malamente so dar voce. quando quest’estate sono riuscita (finalmente) ad approdare a Trieste. Ricordo che la vista di quel cavallo blu a San Giovanni mi ha fatta sorridere, mi sembrava di essere entrata in un libro. Sì, perché leggere libri di chi ha fatto la psichiatria di Trieste è come estraniarsi dalla realtà e uno si stupisce a incontrarla. E’ stata una ventata di aria fresca e qualcosa di nuovo stare al dsm della maddalena e l’spdc: pulito, accogliente, VUOTO!
Mi è sembrato di trovato “quel luogo”. ora son contenta di aver la possibilità di tornare lì, di far parte di un progetto e non essere rinchiusa in una scuola con la paura di cadere, di rimanere assuefatta, di dover acconsentire silenziosamente a qualcosa che mi fa schifo e credere che “marco cavallo” sia solo una bella fiaba letta in un libro.
Al di là di questa immensa premessa anche da lontano (purtroppo dietro ad un pc) si apprezza e si vuole rimanere legati a chi si interroga, a chi non smette di credere che ci siano altre strade, a chi non vuole diventare un disilluso, a chi da più importanza al come che al dove si lavora.
Ora sono qui nel lecchese tra psichiatri che mi rispondono che non serve conoscere-visitare le strutture del territorio, ma parlare con qualche dottore che mi spieghi qual’è e cos’è il lavoro dello psichiatra (che magari mi faccia anche desistere dal sceglierlo); un CPS (Centro-psico-sociale) “sotto-sfratto” e un gruppo che si sta formando di familiari, sindacalisti, cittadini e matti, che sono curiosi, vogliono capire il perché qui si parli di biografie di Basaglia e si dicano tante belle parole, ma non si riesca a staccarsi da un camice bianco, da porte chiuse, da assenza di veri “piani terapeutici” e colloqui, se non da psicologhe private che vengono da fuori.
Lo stesso gruppo che mi ha chiesto di chiedervi se Marco Cavallo può fare una piccola deviazione a Lecco!
Un saluto!

Ilaria

VALENTINA BARBIERI
Buongiorno a tutti,
sono l’ultima, dei tre, che lunedì scorso ha preso parte alla riunione per via telematica. E’ bello poter usufruire delle tecnologia quando questa riesce a supportare l’incontro, lo scambio, il confronto e la crescita comune.
Sono una studentessa di Psicologia di Comunità, nata a Reggio Emilia e adottata, ormai da cinque anni, da Cesena, dove studio.
Come ho brevemente spiegato in riunione, è circa un anno che collaboro con la cooperativa “Insieme per crescere”, cooperativa che gestisce e gestirà i servizi offerti dalla neonata Fondazione Fornino-Valmori.
La Fondazione nasce dalla comune esigenza di due ricche famiglie contadine del territorio romagnolo che, prima o dopo lungo il percorso della loro vita, hanno incontrato, attraverso e grazie ai loro figli, la disabilità: la scoperta dell’autismo e quella della schizofrenia.
Essere genitori e scoprirsi assolutamente inadeguati, ignoranti, incapaci, spaventati nella e dalla disabilità dei figli.
Una vita che cambia e si trasforma e la necessità di cambiare con essa. La sfida della disabilità di un figlio che aiuta il genitore a crescere interiormente, che lo sollecita ad evolversi e a entrare maggiormente in contatto con la propria umanità.
Come fare?
Forse, investendo tutta la propria ricchezza economica: due famiglie, due percorsi di disabilità, 13 milioni di euro privati investiti e 22 ettari di terreno.
Ora vi invito a dare un occhio, anche velocissimo, al sito che ho condiviso per comprendere meglio cosa c’è, a livello fisico-valoriare-potenziale, in quei 22 ettari di campagna.
La Fondazione è stata da poco inaugurata. Entro un anno dovrebbe partire un servizio per rispondere a bisogni di persone con disturbi psichiatrici.
Sto realizzando la mia tesi magistrale proprio a tal fine: come progettare e realizzare un servizio di Salute Mentale orientato alla persona, alla guarigione e alla comunità? In particolare, il tema della recovery nei servizi di Salute Mentale.
Per questo motivo sono molto felice di avervi incontrato casualmente sul percorso: nella condivisione di conoscenze, esperienze e professionalità altre potreste aiutarmi, potremmo aiutarci, a crescere al fine di realizzare, attraverso la nostra vita, qualcosa di vero e utile per le persone, il benessere, la vita e la libertà.

Grazie.
A presto..Valentina

Articoli Correlati:

Share

Lascia un commento

Devi essere registrato per commentare l'articolo