Pericolosità o allarme sociale?

banksy-codici-a-barredi Roberto Morsucci (*).

Ora basta. Veramente non se ne può più. E’ mai possibile che qualunque persona che commetta un’azione violenta sia da iscrivere di diritto fra i malati psichiatrici?

E cosa mai sarà questa “pericolosità sociale” che ci viene condita in tutte le salse e sta stravolgendo tutta la nostra civiltà giuridica?

Ed ancora, fino a quando durerà questa equazione tra malattia psichiatrica e pericolosità fondata solo su pregiudizio ed ignoranza?

Mi riferisco alla vicenda della scarcerazione di Luigi Chiatti che, dopo aver scontato la pena che il tribunale gli ha comminato, siccome sarebbe “socialmente pericoloso” dovrà passare tre anni in una Rems. Si addossa così di nuovo alla psichiatria il ruolo di “sorvegliare e punire”.

Ma torniamo alla vicenda. In un’estate scarna di notizie qualche pennivendolo ha scoperto che il signor Chiatti, scontata la pena, sarebbe ritornato in libertà. E così ha pensato bene di dare in pasto questo succulento bocconcino ai suoi lettori, imitato in tutta fretta dai suoi colleghi un po’ sciacalli.

Apriti cielo! E’ sorto tutto un florilegio di interviste ai parenti delle vittime (quando impareremo a non farci sfruttare) e ai cosiddetti esperti, sempre pronti a sentenziare su qualsiasi argomento. Il rumore è talmente cresciuto che qualche giudice, con una decisione pilatesca, ha pensato bene di metterlo in una Rems, che va tanto di moda.

Ma i giudici non dovrebbero agire solo sulla base delle verità processuali? Luigi Chiatti ha avuto un processo regolare durante il quale non è emersa alcuna patologia psichiatrica. E allora perché la Rems?

Chi e sulla base di cosa stabilisce che Luigi Chiatti è ancora socialmente pericoloso? Chi mai potrebbe assumersi la responsabilità di escludere che tale persona possa commettere di nuovo delitti simili a quelli già commessi? Ma questo è uno stravolgimento di tutta la nostra cultura giuridica. Neppure un processo alle intenzioni, ma alle predisposizioni. Roba da regimi totalitari.

Io credo che in questa vicenda, se esaminata da un punto di vista giuridico, emerga qualcosa che effettivamente ha a che vedere con un reato. Non certo la pericolosità sociale, ché nessuno può onestamente neppure definire, ma il “procurato allarme sociale” commesso dai mass media ci sta. Forse non sarà rilevabile penalmente ma nella coscienza c’è e in misura anche elevata.

(*) Presidente Associazione familiari “Noiinsieme”, aderente all’Unasam

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Un Commento a “Pericolosità o allarme sociale?”

  1. Impazza questi giorni sui giornali la notizia della “scarcerazione di Luigi Chiatti, ora sembra rinchiuso nella rems di Volterra dopo trasferimenti vari da carcere a opg di Cagliari.
    C’è stato chi specie tra i difensori dei familiari delle vittime e parte dell’opinione pubblica ha espresso in maniera allarmata la scarsa fiducia nelle misure di sicurezza delle nuove strutture che hanno o devono ancora sostituire i vecchi disumani Ospedali psichiatrici giudiziari sparsi in tutta Italia.
    Ci sono stati e cii sono ancora le polemiche intorno alla questione degli OPG , della loro chiusura ritardata di anni, del mancato interesse delle istituzioni prima dell’inchiesta Marino riguardo le condizioni allucinanti e crudeli cui versavano e versavano tutt’ora. Ci si è interrogati sul futuro e funzionamento di queste nuove rems e sulla loro capacità di difesa e sicurezza . Una paura e un timore alimentati eccessivamente dai media, istituzioni e una piccola parte dell’ opinione pubblica perché la restante se ne frega , o non sa nemmeno cosa siano le rems .
    Tanta eccitazione e fermento per persone come Chiatti che oltre a essersi confessato da solo colpevole ha chiesto espressamente di essere rinchiuso nuovamente . Più una vittima che un vero killer spietato.
    Chiatti è stato definito un “soggetto socialmente pericoloso” , un killer, un pazzo assassino, e sta ancora pagando la sua pena , ma non si parla quasi mai della pericolosità di certa gente, in parte scarcerata che ha massacrato giudici, politici, famiglie intere, o tanta, di quella gente che cammina a piede libero e tutta tranquillità per le strade , tutti i giorni, sotto la parvenza di bravi normali cittadini che vanno al lavoro o ai loro impegni , gente che troviamo dentro le istituzioni pubbliche, nella Chiesa, nella politica, nell’amministrazione, nelle Questure , negli ospedali o dentro le nostre famiglie, dentro le case.
    Chiatti ricorda un poco la storia di Jurgen Bartsch, che a soli 16 anni uccise 4 bambini e si consegnò alla polizia. Si lasciò sottoporre alla castrazione e vi morì per una intossicazione letale di anestetico . Aveva appena trent’ anni , si era sposato, voleva ricominciare una vita diversa, era consapevole dei crimini che aveva commesso , voleva pagare e aveva già pagato. Bartsch aveva alle spalle una storia personale simile a quella di Chiatti , fatta di abbandoni, continui abusi sessuali e psicologici, ( a 7 anni quando i genitori andavano a lavorare veniva lasciato solo chiuso nello scantinato di casa con le finestre a sbarra) violenze da parte della famiglia adottiva( la madre aveva una macelleria e molti problemi psichici ). Storie di infanzia rubata, violata, danneggiata per sempre. Storie che pochi o quasi nessuno conosce , perché è più facile puntare il dito e trincerarsi dietro la chiusura del pregiudizio e dell’ignoranza e dell’ipocrisia o chiudere gli occhi per non vedere che magari quelle storie in parte le ritroviamo anche nelle nostre.
    Per non chiedersi “ perché questi ragazzi , una volta bambini violati , ora criminali, non sono stati aiutati e ascoltati? Perché i servizi preposti non sono intervenuti in loro tutela?” domande che ci si pone ancora adesso nel 2015, davanti al ripetersi delle stesse dinamiche di tante situazioni : gli infanticidi a opera di madri disturbate , gli omicidi familiari collettivi come il caso Scazzi, i padri pedofili che vendono i loro figli , i continui abusi e violenze taciute e nascoste che si consumano dentro le famiglie apparentemente più normali.
    Dietro questo orrore il colpevole non è mai un singolo , dietro di lui c’è una società intera; una società e collettività ipocrita, forse anche poco preparata e incredula dinnanzi a certe dinamiche ; una società che uccide e lascia uccidere i suoi stessi membri specie quelli più indifesi e innocenti.

    Eleonora favaroni

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