Politiche sociali: Napoli, prosegue l’occupazione a Palazzo San Giacomo

I rappresentanti del comitato Il welfare non è un lusso passeranno un’altra notte nella stanza dell’assessore Saggese, in attesa di risposte concrete dalle istituzioni. Domani la conferenza stampa del sindaco e della giunta chiarirà la posizione delle parti in causa 

NAPOLI, 14 GENNAIO 2011 – Si apprestano a trascorrere un’altra notte a Palazzo San Giacomo i quattro rappresentanti del comitato Il welfare non è un lusso: il portavoce Sergio D’Angelo, Fedele Salvatore, Tania Castellaccio e Gianni Manzo che da ieri pomeriggio occupano la stanza dell’assessore al Bilancio Michele Saggese e sono in sciopero della fame. Da ieri è in piedi, in contemporanea negli spazi antistanti la sede comunale, anche un presidio permanente di qualche centinaio di operatori sociali, mentre all’ex ospedale psichiatrico Leonardo Bianchi prosegue l’occupazione. Non è ancora arrivata, infatti, alcuna risposta concreta alle richieste dei rappresentanti delle associazioni e delle cooperative sociali riunite nel comitato, che da mesi ormai si stanno mobilitando a causa dei mancati pagamenti da parte del Comune di Napoli dei servizi sociali e socio-assistenziali per anziani, disabili, minori, tossicodipendenti, immigrati, donne vittime di violenza e altre categorie fragili della popolazione napoletana.

In attesa di una conferenza stampa che il sindaco Iervolino ha indetto per domani alle 13.00, cui parteciperà tutta la giunta, gli operatori del comitato Il welfare non è un lusso hanno presentato al primo cittadino le richieste principali della vertenza.

Le organizzazioni sociali chiedono che il sindaco, con gli assessori competenti, riconosca le responsabilità del Comune sull’attuale situazione delle politiche sociali a Napoli e indichi il 31 gennaio 2011 come termine ultimo per la risoluzione reale e concreta dei problemi posti dal comitato o, in alternativa, di dichiarare lo stato di crisi delle politiche sociali a Napoli.

Cooperative e associazioni chiedono anche che il Comune paghi i restanti 2,7 milioni e mezzo dei cosiddetti “progetti finanziati” (dalla Regione o dai progetti europei, che non gravano sul bilancio comunale) per i quali il Comune ha elargito solo una parte dei fondi, su un totale di 4milioni e mezzo di euro previsti.

Al Comune le organizzazioni sociali chiedono anche l’erogazione del pagamento di almeno un bimestre dei progetti “indispensabili”, quelli per le case famiglia, non inseriti nel meccanismo del cronologico.

Un’ulteriore richiesta al Comune è di avere maggiore chiarezza sulle azioni intraprese per la cessione del credito alle banche, che finora non hanno avuto alcun risultato.

«Confidiamo nel senso di responsabilità di tutte le istituzioni – afferma il portavoce del comitato Sergio D’Angelo – affinché il Comune di Napoli, la Regione Campania e il Governo nazionale tornino a riconoscere con la dovuta attenzione il valore del sistema dei servizi sociali, socio-sanitari ed educativi, dando risposte concrete alle richieste, più che ragionevoli, avanzate dal comitato».

I rappresentanti delle organizzazioni sociali hanno chiesto al sindaco di fare appello alla Regione Campania e al Governo nazionale affinché, riconoscendo lo stato di crisi drammatico in cui versano le politiche sociali, si adoperino per disporre l’immediato trasferimento dei fondi per il sociale previsti per l’annualità 2010 dalla legge 328 e per lo sblocco delle risorse europee previste nell’ambito del protocollo sul welfare (circa 50milioni di euro).

«Occorrerebbe – prosegue Sergio D’Angelo – che il Comune di Napoli provvedesse, così come previsto dalla legge11, alla costituzione del Fondo dedicato alle politiche sociali e che il Governo, dal canto suo, stanziasse risorse aggiuntive a quelle previste dal Fondo sociale nazionale, pesantemente ridimensionato».

Ufficio stampa

Ida Palisi

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