Pubblicata la relazione conclusiva sui servizi di salute mentale

(im)possibileCSM 24ore, Budget di Salute e abitare assistito le buone parole della Commissione.

Una relazione finale che apre auna nuova stagione di politiche per la salute mentale.

La Commissione parlamentare d’inchiesta sul SSN ha approvato in data 30 gennaio la relazione conclusiva frutto di un ampio percorso fatto di sopralluoghi, di verifiche, di audizioni, di testimonianze raccolte in molte Regioni italiane.

L’immagine messa a fuoco conferma quanto il Forum nel suo Documento di fondazione nel 2003 aveva avvertito l’urgenza di dire.

La dissociazione che denunciammo allora, tra i grandi cambiamenti culturali, legislativi, istituzionali e organizzativi e la diseguale disposizione dei servizi e la loro inefficacia, la commissione ha voluto toccarla con mano, vederla, ascoltarla. Dieci anni dopo quella dissociazione si è allargata fino a diventare una voragine. Disperatamente incolmabile se non fosse per le puntuali proposte d’intervento sulle quali il forum deve sentire l’obbligo di discutere e di riprendere a lavorare con entusiasmo .

Già in premessa la Commissione dichiara che le inefficienze, i ritardi, gli abbandoni, le miserie organizzative non hanno nulla a che vedere con la legge 180. Un respiro di sollievo dopo decenni di banalità mediatiche e di cicciolismo parlamentare. Vogliamo sperare che anche gli amici trentini ritrovino le parole per chiudere la confusiva vicenda della 181!

L’offerta di possibilità che la legge di riforma e i Progetti Obiettivi pongono nelle mani delle Regioni, delle università e delle aziende sanitarie sono più che sufficienti per avviare e sostenere processi virtuosi.

La critica ai Servizi psichiatrici di diagnosi e cura (SPDC), alle strutture residenziali e alla fragilità estrema dei CSM non può che trovarci in totale sintonia.

Le proposte d’intervento vanno tutte nella direzione di promuovere sistemi coerenti di salute mentale territoriale: rafforzare e vigilare sugli indirizzi generali che le regioni si danno (autonomia non può significare 20 sistemi sanitari differenti); valorizzare le “buone pratiche” e i sistemi di servizi di eccellenza presenti, dai CSM aperti 24 ore alle forme innovative di gestione di progetti terapeutici riabilitativi individuali; dalla partecipazione di familiari e utenti nelle forme dell’associazione, dell’auto-aiuto, dell’esperienza acquisita, agli SPCD a porte aperte e no restraint, alla partecipazione della cooperazione sociale nei progetti riabilitativi. Dal coinvolgimento delle associazioni di familiari e di persone con il disturbo mentale ai tavoli di coordinamento dei DSM, alla gestione diretta ed economicamente sostenuta di attività abitative, ricreative, di socializzazione. Alla critica, senza più indugio, alla perversione delle strutture residenziali, sempre più inutili, dannose  e costose in ragione di percorsi individuali di abilitazione e inclusione. Si dice in pratica percorsi e non strutture, budget di salute personalizzati e non prestazioni e posti letto. Queste sensate riflessioni dovranno far ripensare alle strutture regionali in sostituzione degli OPG. La logica e le pratiche da attivare non potranno che assomigliarsi.

A proposito della contenzione fisica ci saremmo aspettato, senza deroga alcuna, la messa al bando di cinghie, fasce e corpetti. È l’articolo 13 della Costituzione più bella del mondo! Ha un effetto paradosso affermare da un lato l’illiceità e, dall’altro, invocarne una regolamentazione.

Un piccolo passo avanti anche sull’ECT. Che il nostro paese non diventi il primo a liberarsi di questo inutile sedicente strumento terapeutico!

Una bella sorpresa, comunque, questa relazione. E un po’ di amarezza: il CSM 24ore (ma soprattutto il paradigma che questo sottende) trova posto in un documento governativo più di 30 anni dopo. Ma va bene così.

Le Linee d’Indirizzo per la salute mentale, pubblicate qualche giorno fa (vedi il testo), redatte dagli psichiatri della Conferenza Stato Regioni, al confronto con la relazione senatoriale scoloriscono. E tuttavia, nella cornice del sistema di servizi di salute mentale (forti?) che la commissione ci invita a immaginare, possono trovare una loro collocazione anche attente competenze psichiatriche.

Discuteremo la relazione a Roma. Ci piacerebbe molto che le indicazioni e i suggerimenti finalmente così chiari, maturati sul campo e non sui luoghi comuni, le ignoranze e le banalità che ci hanno perseguitati per anni, diventino linee programmatiche, agenda come oggi si dice, di quel governo che stiamo immaginando capace di occuparsi non solo di banche e di mercati.

Peppe Dell’Acqua

(vedi il testo della relazione)

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