Ravanusa e l’uso deviato del TSO, il ricovero a forza

ricoveroforzaDi Francesca de Carolis

[articolo uscito su remocontro.it]

«La pandemia non esiste, uscite di casa…» e viene fermato, atterrato, sedato. Non solo a Ravanusa. Il T.S.O. usato come strumento d’ordine pubblico e non strumento di garanzia, come invece è stato concepito. L’arretramento della cultura psichiatrica e tanta povertà, di mezzi e culturale, da cui nasce l’assurda violenza contro una persona inerme. Armata di nulla, se non dei suoi pensieri disturbanti…

Ravanusa e l’uso deviato del TSO

Alla fine mi sono fatta coraggio e l’ho ascoltata… La registrazione della brevissima telefonata fra Dario Musso, il giovane arrestato e sottoposto a trattamento sanitario obbligatorio a Ravanusa, paese dell’agrigentino, e il fratello…

In un pugno di secondi, che colgono un momento di intensissima sofferenza, appena si percepisce, proveniente da chissà quali lontananze, la voce impastata, la fatica, l’afasia, quasi…«non posso muovere le mani, le braccia…come sta la mamma…». Non ti preoccupare, abbiamo scritto al tribunale, ti tireremo fuori di lì…

Hanno fatto il giro del web, come si dice, le immagini dell’arresto di Dario, fermato perché girava in auto per le strade del paese, e con un megafono incitava i cittadini a uscire in strada… che «la pandemia non esiste».

Arrivano i carabinieri, poi i medici. Dario è messo a terra, bloccato e…«mammamia, lo stanno sedando, lo stanno sedando» la voce spaventata di chi ha visto e ripreso dal balcone quel che accadeva giù in strada. Dario viene sottoposto a Trattamento Sanitario Obbligatorio.

E così è finito legato a un letto di contenzione un disturbatore della quiete pubblica, un attivista, già per qualche atto di intemperanza e qualche altro problema…

Le polemiche sull’episodio si intrecciano con tutto quel che si può cucire intorno alla realtà e alle tensioni di un piccolo paese…Ma c’è una domanda che su tutto preme: cosa può mai giustificare il supplizio di tanta violenza? Gratuita e stupida…

E per cercare un confronto ho chiamato Peppe Dell’Acqua, ché, allievo di Basaglia, fra le varie cose già direttore del Dipartimento di salute mentale di Trieste, parlare con lui è sempre come sfogliare le pagine del diario di quasi mezzo secolo di storia della psichiatria, dove trovare risposte…

«I modi…come non pensare che sono gli stessi della vicenda, finita, quella, tragicamente, di Francesco Mastrogiovanni». Ricordate? «Una sera d’estate ad Acciaroli…anche lui era noto per le sue idee, anarchiche quelle del maestro…qualche ricovero in diagnosi e cura per disturbi dell’umore…». Mi ha poi ricordato, Peppe, di Giuseppe Casu, fruttivendolo, sardo di Quartu, qualche passato ricovero…che protesta contro l’ordinanza del sindaco che intende collocare altrove il mercatino rionale, non sposterà il suo banco lo devono portare via con la forza, minaccia…va in escandescenze…Mastrogiovanni e Casu, entrambi morti dopo atroci giorni di contenzione e massicce dosi di psicofarmaci. E poi ricordate Andrea Soldi? Fermato mentre era seduto sulla panchina dove di solito sedeva in una piazza di Torino, soffocato mentre i vigili, il medico e gli infermieri eseguivano un’ordinanza di TSO…

È vero, le dinamiche sono sempre le stesse, e purtroppo di episodi simili è piena la cronaca degli ultimi tempi, molti rimasti acquattati nelle pieghe delle pagine locali (mentre leggo che in questo momento, di ansia per tutti ma che più colpisce chi ha già fragilità, chi vive dolori, solitudini, i TSO sono in aumento, e di tutti bisognerebbe andare a vedere i perché e i percome).

Ma cosa può giustificare il supplizio di tanta violenza?

Non certo la norma, né lo spirito del TSO, la risposta è netta: «…perché il TSO non è un mandato di cattura».

TSO non è mandato di cattura

E allora ripetiamola la lezione, che troppi hanno dimenticato. «Il TSO è uno strumento di garanzia. Il TSO dice che una persona ha bisogno di cura e, se non è consapevole e rifiuta le cure, lo Stato se ne fa carico. L’obbligatorietà è a curare non a contenere. Il TSO, come la cura psichiatrica, non possono essere intesi come sospensione del diritto e legittimazione della prepotenza delle istituzioni, delle psichiatrie, degli psichiatri. Perché l’altro esiste…C’è una fase, fondamentale, prevista dal TSO, che è quella della negoziazione con la persona alla quale il medico è tenuto…». Le persone…avrebbero bisogno innanzitutto di essere ascoltate, accolte nei loro pensieri, nelle loro paure…ma non è certo quello che è accaduto a Dario Musso, che con quel suo megafono ha semplicemente messo in scena, col suo pensiero, qualcosa che viene dalle paure e dalle solitudini suo mondo interno…né a Francesco Mastrogiovanni, né a Giuseppe Casu o ad Andrea Soldi…né a tanti altri di cui neppure conosciamo i nomi.

E allora come è possibile? La risposta è in motivi che scivolano come grani di un rosario…

La risposta è «nell’arretramento della cultura psichiatrica, nella cattiva pratica delle psichiatrie dominanti, dove di nuovo scompare la persona e rimane un oggetto…la risposta è nel sistema per la salute mentale ridotto al lumicino…ed entra in gioco un meccanismo fatto di disorganizzazione, pochissime persone che lavorano, protocolli d’intervento giocati sulla miseria di risorse e delle culture…

Cura mentale addio

Mentre si sta distruggendo una generazione di operatori che vorrebbero fare ma che non possono che fare quello che chiedono loro le politiche e le direzioni regionali e aziendali distanti anni luce dalla quotidianità delle persone che vivono a volte drammaticamente l’esperienza del disturbo mentale, quello che insegnano le accademie psichiatriche ostili e incapaci di riconoscersi nella relazione con l’altro e con gli infermieri, i riabilitatori, i cooperatori sociali, gli psicologi, e gli psichiatri e gli assistenti sociali, e le associazioni dei cittadini ..».

Leggo che la spesa sanitaria per la cura mentale è tra le più basse in Europa, e mi sembra un buon indicatore di tanta disattenzione che si traduce in spregio per la persona. Così, in un sistema sempre più sgangherato, il TSO viene spesso inteso dai sindaci e dagli psichiatri come «un’inutile complicazione dell’antico ricovero coatto». Esattamente il contrario di quello che prevede la norma, e il TSO, che è provvedimento sanitario, diventa un provvedimento di ordine pubblico. Ripercorrerne le cronache è come fare un viaggio nella periferia dei diritti…

Da tanta povertà, di mezzi e di culture, nasce l’assurda violenza contro persone inermi. Armate di nulla, se non dei propri pensieri disturbanti…

La verità è che «davanti a episodi come quello di Ravanusa sembra che scopriamo un mondo, ma questo mondo, sta lì». Già, presente per molti nel tormento di tutti i giorni.

«Non posso muovere le mani, le braccia…».

Ravanusa non è l’eccezione

Purtroppo quello che accade a Ravanusa non è l’eccezione. Purtroppo, ci ricorda Peppe, le persone legate sono tante. In otto su dieci dei servizi ospedalieri di diagnosi e cura, dal Niguarda di Milano, agli ospedali romani, dalla Valle d’Aosta a Reggio Calabria e a tutta la Sicilia. C’è una campagna in corso, per l’abolizione della contenzione, E tu slegalo subito… (se volete date un’occhiata qui). Perché la contenzione non è un atto sanitario, non è terapeutica (lo ha sancito anche la Cassazione a proposito del caso Mastrogiovanni). Non dovremmo mai dimenticarlo…come non dovremmo mai dimenticare che anche la violenza dei luoghi di contenzione (tutti), molto parla di noi, della società che siamo…

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