Risultati al termine della seconda Conferenza nazionale per una salute di comunità.

schermata-2021-07-16-alle-09-06-37di Nerina Dirindin
tratto da “Per una salute mentale di comunità: possibili esiti della Conferenza (governativa) 2021 “

Il primo risultato è racchiuso nell’impegno di ben tre ministri (della Salute, delle Politiche Sociali e della Giustizia) a lavorare attivamente e in modo collaborativo sulla salute mentale. Un impegno inedito, al quale dovranno far seguito provvedimenti concreti che si intravvedono già in alcuni specifici ambiti (dal documento per il superamento della contenzione nei luoghi di cura della salute mentale – in attesa di essere discusso e approvato in Conferenza Stato Regioni – alle iniziative in corso con il Ministero della Giustizia per la presa in carico delle persone con disturbi mentali autori di reato) ma che dovrà essere mantenuto nel tempo, favorendo una diffusa crescita culturale dell’intera società sulla salute mentale di comunità e assegnando ai servizi risorse adeguate alle vecchie e nuove esigenze della popolazione.

Un secondo risultato è l’ampia condivisione sulla “salute mentale di comunità”, in coerenza con lo spirito innovatore che dopo la pandemia si sta proponendo a tutti i livelli della sanità pubblica e in armonia con quanto previsto dal Piano Nazionale per la Ripresa e Resilienza. La parola chiave, non nuova ma rinnovata nelle sue potenzialità, è comunità. Perché il disagio mentale nasce nei luoghi di vita e di lavoro delle persone, si cura nelle comunità in cui vivono le persone e grazie all’apporto delle comunità stesse. Questo il senso dello sviluppo che dovrà essere garantito ai servizi per l’assistenza territoriale, avendo ben chiaro il contesto sociale in cui si producono i disturbi mentali ed evitando la logica centrata solo sui posti letto (ospedalieri o residenziali) o sui farmaci.

Il terzo risultato è l’intenzione del ministro a non fare più ricorso alla usuale formula “a parità di risorse” e ad affrontare il tema delle risorse culturali, economiche e strutturali necessarie per rafforzare i servizi per la salute mentale. E anche se “il denaro non dovrebbe essere il valore più alto nei dibattiti sulla salute mentale” (come ha detto il segretario generale dell’ONU Antonio Guterres) perché “c’è un valore intrinseco e universale nel sostenere la dignità e il benessere: è un imperativo dei diritti umani”, siamo tutti consapevoli che le sfide che abbiamo di fronte richiedono anche una maggiore dotazione di risorse: nella formazione, nella disponibilità di personale, nella qualità dei luoghi di cura, nei servizi territoriali. In tal senso è opportuno che anche le Regioni si attivino per condividere le proposte del ministro nella attribuzione di risorse vincolate alla salute mentale.

Il quarto risultato è l’attenzione riservata alla salute mentale nei minori, negli adolescenti e nei giovani adulti. Un settore di grande rilevanza, a maggior ragione dopo la pandemia, ma spesso trascurato anche da chi, dalla società civile, si occupa di salute mentale. Un tema sul quale il dibattito deve essere ulteriormente sviluppato e che richiede una vera collaborazione interistituzionale, a partire dagli Enti Locali.

In conclusione, si è aperto un cantiere, atteso da tanti anni e mai attivato. Le dichiarazioni non bastano, ma le prime mosse sembrano promettere una stagione difficile ma sicuramente incoraggiante, che richiede la partecipazione e il contributo di tutti, con lo spirito con il quale le forze politiche, il mondo scientifico e la società civile arrivarono all’approvazione della legge 180.

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