Sanità e nomine a Bari

di NICOLA PEPE

Ufficialmente si tratta di un atto di riorganizzazione in attesa del nuovo organigramma aziendale. Ma dietro l’azzeramento dei Dipartimenti ospedalieri (strutture di coordinamento che legano più «reparti») deciso dall’Asl Bari potrebbe nascondersi un nuovo giro di valzer di poltrone mascherato, per ora, dalla necessità di procedere a un risparmio di risorse. Gli indizi che confermano tale disegno sembrerebbero essere più di uno. 

Cominciamo con il primo: l’Asl si accorge solo adesso, due anni dopo l’accorpamento delle vecchie Asl baresi in una sola azienda, della presenza di più dipartimenti omogeni (struttura che riconosce ai primari un’indennità di poco più di mille euro al mese) che in qualche caso hanno prodotto un beneficio economico senza alcuna contropartita organizzativa. 

Altro indizio, il periodo: il fatto che che tale azzeramento di funzioni avvenga proprio alla vigilia delle elezioni regionali, fa sorgere più di un dubbio che dietro tutto ciò si nasconda un rimescolamento di incarichi a pochi mesi dall’insediamento del nuovo governo regionale. 

Terzo indizio, la motivazione di tale decisione: i dipartimenti sarebbero stati in parte scarsamente attivi, dunque sono cessati. 

Che in parte tale «lettura» venga addirittura condivisa dai sindacati, ciò non significa che il colpo d’accetta debba abbattersi anche su quelle organizzazioni che comunque hanno dato risultati. E non è un caso che ci sia stata una levata di scudi da chi ritiene di avere le carte in regola per difendere la sua posizione. Da qualche settimana, l’Asl – dopo un incontro con i rappresentanti sindacali – ha attivato una procedura amministrativa già sfociata in una fase di precontenzioso che approderà nelle aule del Tar. Il provvedimento di azzeramento porta la firma del direttore generale facente funzioni, Alessandro Calasso, dal 1° novembre confermato alla direzione sanitaria della Asl (incarico retribuito) ora guidata da Nicola Pansini: Calasso, il 31 ottobre scorso, ha tagliato il nastro della pensione (su sua richiesta) dopo aver ricoperto l’incarico di direttore responsabile della direzione medica del Di Venere. 

Detto per inciso: anche Calasso, da direttore di presidio, percepiva una indennità di Dipartimento. E ha deciso di azzerarle tutte dopo essere andato in pensione. Ma veniamo alla decisione di «chiudere» i dipartimenti. Leggendo gli atti si tratta di una scelta obbligata visto che sin dalla nascita dell’Asl unica, i vari dipartimenti un tempo distribuiti nelle cinque aziende sanitarie della provincia di Bari avrebbero dovuto essere ridotti a uno per ciascuna specialità. L’Asl, ha così deciso di lasciare in vita solo quattro Dipartimenti territoriali: Prevenzione, Salute mentale, Farmaceutico e Dipendenze patolog iche. Tale procedura produrrà polemiche e ricorsi. Ci si chiede, infatti, perché tale scelta non sia stata adottata dopo l’approvazione del Pal (Piano attuativo locale) da parte della Regione, consentendo così di dare vita alla nuova organizzazione: allo stato, infatti, quello dell’Asl è stato solo adottato dall’azienda ma non ratificato dalla Regione. Risultato, un generalizzato «vuoto». Se per i dipartimenti improduttivi, tale situazione non determinerà alcun effetto se non quello di «riduzione» dello stipendio di alcuni primari, per quelli efficienti – al contrario – i problemi organizzativi non mancheranno. La naturale conseguenza sarà un assoluto esilio da parte degli ex responsabili dei Dipartimenti nei loro singoli reparti, mandando in fumo quel coordinamento finalizzato a una ottimizzazione dell’assistenza da un lato, e a un risparmio di risorse dall’altro.

tratto da: http://www.lagazzettadelmezzogiorno.it 30/11/2009

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