Sassari: Sanità mentale allo sbando con il nuovo dipartimento

Il personale è stato quasi dimezzato, mentre i pazienti ora subiscono un trattamento lontano dai principi della «180»

di Sergio Scavio *

Ripetere giova, recita il motto. Ripetere giova e a volte scoraggia, aggiungerei. Scoraggia se, dopo avere posto l’accento sullo smantellamento di un intero settore, quello della Salute Mentale, si ricevono poche e granitiche risposte, tutte incapaci di offrire soddisfazione o, almeno, di capire il senso reale delle scelte. Occorre rimettere in favore di luce la faccenda, comunque, dato la preoccupante immobilità che l’Asl di Sassari mostra sul tema. Circa 6 mesi fa presentai una mozione sul tema, firmata da altri colleghi della maggioranza e condivisa in aula dal Consiglio intero.

Si denunciava lo spostamento del Dipartimento di Salute Mentale dalla palazzina H dell’ex manicomio di Rizzeddu, luogo discreto, adeguato e simbolicamente rilevante, tra l’altro sede dell’Archivio Storico dell’Ospedale Psichiatrico e di laboratori riabilitativi, in favore di uno dei servizi afferenti al Dipartimento di Prevenzione. Tale trasferimento ha portato disservizi e malumori, degli utenti e delle loro famiglie. Si aggiungeva, nella mozione, che il personale era scarso di numero e che il servizio offerto disattendeva completamente il Piano Sanitario Regionale prodotto dall’ex Assessore Dirindin e, nello specifico, da Peppe Dell’Acqua, direttore del Dsm di Trieste, modello riconosciuto dall’O rganizzazione Mondiale della Sanità.

Il disegno è stato cancellato dalla nuova gestione dell’Asl di Sassari, che ha evitato con cura di raggiungere almeno uno degli obiettivi prefissati dal Piano Regionale.

Il neonato Dipartimento di Salute Mentale, evidentemente orientato ad una medicalizzazione del servizio, è stato depauperato di un gran numero di operatori, da 233 all’allarmante numero di 125. Un ulteriore esempio è dato dagli educatori che lavorano presso i Centri di Salute Mentale di Sassari (strutture che nel territorio passano da una previsione di apertura 24 ore su 24 ad una di 12 ore in 3 giorni alla settimana e per 6 ore nei restanti 3 giorni) operatori precari da tempo che rischiano seriamente di non vedersi rinnovato il contratto di lavoro, che scadrà ad ottobre. Dieci posti di lavoro che rischiano di sparire, peggiorando la qualità della vita degli utenti del Csm, che con loro portano avanti progetti riabilitativi finalizzati al recupero del loro diritto di cittadinanza. Il rapporto d’interazione tra associazioni di utenti e loro familiari con i Servizi di Salute Mentale, auspicati dal Piano Regionale, si è involuto in uno scontro che sfociò, mesi fa, in una protesta pubblica e oggi in una relazione inesistente.

Era prevista una “riqualificazione degli spazi, luoghi e arredi dove le persone con disturbo mentale vivono e vengono curate”: è avvenuto a Cagliari e Quartu, ad Olbia come a Nuoro, di fatto a Sassari non è si è riqualificato un bel nulla. Si è deciso di non investire sul sistema della salute mentale, dunque, tagliando i fondi ordinari e non devolvendo un “tesoretto” destinato, tra le altre cose, ad attivazione di progetti terapeutici, riabilitazione ed inclusione sociale.

Alcuni di questi obiettivi erano stati raggiunti con la gestione Dirindin ed altri ci si apprestava a raggiungere sulla base di quanto stabilito dall’Atto Aziendale della stessa ASL; ora si è tornati indietro, ridimensionando orari, attività e organici. Non si è raggiunta, in sostanza, la concreta istituzione del Dipartimento di Salute Mentale (da mesi privo di direzione).

Cosa significa tutto ciò? Significa soffocare un miglioramento del servizio che era in atto da qualche anno, significa svilire il ruolo di professionisti che lavorano in eterna emergenza, significa non offrire neppure i servizi sanitari minimi agli utenti, vuol dire convertire il rapporto umano in rapporto farmacologico, quando va bene. Significa, in sintesi, ricostituire in forma privata i manicomi, costringendo molte persone al silenzio della propria casa, senza alcun sostegno psicologico, senza nessun rapporto sociale, avviliti dai farmaci. Dentro la vergogna e fuori dalla dignità.

* consigliere comunale del gruppo “Ora sì” a Sassari

(da La Nuova Sardegna)

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