logoA.A.A. Trieste cerca urgentemente persone che vivono l’esperienza del disagio mentale per costruire la seconda edizione del convegno “Impazzire si può”. Costituisce elemento preferenziale la determinazione a far valere i propri diritti. La richiesta riguarda tutti: associazioni e cani sciolti.

Anche ai perditempo chiediamo di non astenersi.

Obiettivo di Impazzire si può è quello di posizionare al centro di ogni percorso di cura le persone che vivono l’esperienza del disagio mentale con i loro bisogni ed i loro diritti, stimolando la tendenza aggregativa di tutte le realtà associative a costruire una grande rete che, passo dopo passo, arrivi a collegare tutto il territorio nazionale. Senza bandiere e senza egemonie. Una rete nella quale tutti hanno qualcosa da imparare dagli altri. Ma con un unico minimo comune denominatore: la difesa e l’ampliamento dei propri diritti.

Trieste ci mette di suo gli spazi, i risultati del precedente convegno (la Carta di Trieste, un codice deontologico per gli operatori dell’informazione che ha lo scopo di non creare ulteriore emarginazione con l’utilizzo di parole sbagliate), una metodologia che è quella del dibattito tra esperti “per professione” ed esperti “per esperienza”. Inoltre propone di affrontare un tema che è centrale nella questione dei diritti e di drammatica attualità: il lavoro.

Come nella precedente edizione l’evento sarà organizzato da associazioni e persone con l’esperienza. Confidiamo per la preparazione di temi e programmi dell’incontro nella collaborazione di associazioni e persone di altre realtà nazionali. Il lavorare insieme all’organizzazione del convegno sarà la base concreta per il consolidamento della Rete che noi proponiamo ma che vogliamo costruire insieme a tutti voi.

Contattateci subito. I nostri riferimenti sono:

e.mail: forumsegreteria@yahoo.it

telefono: 0403997353

4 Comments

  1. Sono disponibile a contattare tutti e propongo il tema, che sarà argomento di un mio intervento, Narrare come ascolto e possibilità di ricostruire la propria storia.

  2. Vi comunichiamo che Radio Ondattiva farà di tutto per esserci e sarà felice di collaborare alla realizzazione dell’evento!!

  3. Ora c’è un racconto molto simbolico, che vorrei narrare:
    Il racconto di un sogno vero

    Il cibo delle donne

    Un sogno:è mio ma c’è Deborah…
    Forse perché l’ho vista fare una torta…

    D. è con un amico a Napoli. Interno di una casa. Donne e bambini.
    Le donne stanno preparando una pizza rustica. La pizza è gigantesca, e la pasta lievita sotto le mani delle donne che la lavorano senza toccarla:si limitano ad avvicinare le mani alla pasta che cresce come per magia. Poi si mettono tutti a tavola e mangiano senza offrire,perché D.e l’amico sono invisibili.
    Ma l’amico vuol chiedere un po’ di pizza.
    D. invece se ne sta tranquilla, perché è sicura che gliel’offriranno.
    Lui deve chiedere. Lei no.

    La magia, l’incanto della pasta che non si tocca e che cresce da sé, sta accadendo nel corpo di D.:
    da quando è incinta vive un’allegria di fondo,qualcosa che la ricompatta con le sue origini, che le dà la certezza di essere entrata nel girotondo. Il sentimento di esclusione è finito.
    La madre-con qualche crisi depressiva- talvolta si rimetteva a cantare, a cucinare per gli amici che D. le portava a casa e che ,con ,lei si godevano la pizza rustica,che non era solo un cibo: era uno straordinario,ricchissimo modo d’essere.
    D. torna in sogno alla terra materna, alla madre archetipica che la rimetta in contatto con quella reale; è soprattutto quella pasta, che lievita senza essere toccata , a muovere poeticamente l’immagine di un fermento interiore che fa crescere senza manipolazione, di un materno positivo, presente come l’aria in cui si vive,

    E’ così che D. ritrova nel muoversi i gesti della madre, nel suo desiderio di essere accolta e nutrita e la certezza che sarà riconosciuta non appena potrà uscire dall’invisibilità.
    La gratuità dell’esistenza le si manifesta,differenziandola dal maschile: a lui tocca chiedere, a lei no.
    Non deve far fatica:basta esserci.

    Da quando ha scperto di essere incinta cresce il sentimento di gratitudine ,lieve , di leggerezza come il lievito che cresce da sé.
    Una sapienza interiore profonda ha amalgamato l’impossibile: la conoscenza di sé, la cultura,la storia e l’avvenimento e quell’accettare senza ansie, momento per momento, il farsi della vita.
    Ed è nel simbolo della scarpetta,che le donne del sogno preparano per un bambino, che D. rintraccia quel movimento di danza, di adesione alla terra e al fare che rimette in gioco ogni volta il mondo.

    Ho anche pensato e sentito questo, forse riguarda me.
    Ma nel sogno c’è lei.

    Sempre in tema di narrazioni, questo è inserito in un mio libro…dove compare, sotto mentite spoglie, anche Peppe

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