Suicida in OPG, le lenzuola di carta lo avrebbero salvato

Adolfo Ferraro ex direttore sanitario accusa: comprate nel 2008, mai prese in carico dall’ASL (di Anna Sgueglia)

Opg tra resistenze e tentativi di cambiamento: 35 internati tra oggi e domani saranno spostati negli ospedali psichiatrici della loro zona di provenienza; alcuni saranno trasferiti a Barcellona Pozzo di Gotto, altri a Castiglione delle Stiviere. Questo prevedono le linee di indirizzo per gli interventi negli Opg e nelle case di cura e custodia che per favorire rapporti di collaborazione con i servizi sociali e sanitari delle aree geografiche di provenienza degli internati, si ispirano ad un principio di territorialità, in nome del quale agli Opg campani dovrebbero essere assegnati solo gli internati di Campania, Abruzzo, Molise, Basilicata e Puglia. Una norma che con difficoltà si sta cercando di applicare e che rappresenta una valvola di sfogo: oggi nell’Opg di Aversa sono presenti 277 internati a fronte di una capienza di 180.Un sovraffollamento che non facilita i percorsi di riabilitazione, tanto che tra quelle mura si continua a morire: l’ultimo suicidio, il secondo dall’inizio dell’anno, quattro giorni fa. Un rumeno di 58 anni, arrivato al Saporito per tentato omicidio si è tolto la vita utilizzando come cappio le lenzuola del suo letto, dopo che gli era stata notificata la terza proroga della misura di sorveglianza, nonostante fosse considerato non più socialmente pericoloso. «È l’ennesimo episodio che dimostra quanto siamo lontani da reali cambiamenti nell’Opg – sostiene lo storico direttore sanitario della struttura, Adolfo Ferraro, che oggi, dopo aver chiesto a febbraio l’esonero temporaneo dalla direzione è in servizio presso l’unità operativa di Spdc dell’ospedale di Aversa – e di come ci sia un atteggiamento gattopardesco per cui tutto sembra che cambi per non cambiare. Ci sono 230 mila euro stanziati per i piani terapeutici riabilitativi individuali degli internati che dovrebbero uscire, come predisposto dall’Asl per essere accolti in case famiglia o Sir, ma che in sostanza si configurano come pratiche assistenzialistiche, mortificanti per la psichiatria». Secondo Ferraro la strada praticabile per un vero recupero potrebbe essere quella delle cooperative di internati, che coinvolgano anche quanti restano in Opg. «Ma non c’è interesse verso questi percorsi e le stesse pratiche trattamentali come il teatro vengono percepite come intrattenimento».

Sul suicidio del rumeno Ferraro, fa rilevare, tra l’altro, il mancato utilizzo di lenzuola di carta comprate nel 2008 dalla Ministero della Giustizia e mai prese in carico dall’Asl. «Da un paio di mesi le stiamo usando per gli internati incontinenti – replica la direttrice penitenziaria Giaquinto – tutto quello che era del Ministero della Giustizia lo sto trasferendo al personale sanitario. Del resto non credo che in questo modo si sarebbe evitato il suicidio tenendo anche conto che l’internato rumeno così come quello laziale toltosi la vita a gennaio, non essendo considerati pericolosi avevano a disposizione anche dei fornellini». Dura la posizione del Tribunale dei diritti del malato: «È necessario trovare misure alternative all’ingresso in Opg – afferma la responsabile del Tdm per la salute mentale, Annagioia Trasacco – e che la stessa magistratura intervenga per sollecitare le Asl di provenienza degli internati per la loro presa in carica, altrimenti assisteremo ad altri episodi inaccettabili». Una interrogazione al presidente della Giunta regionale Caldoro è stata presentata dal consigliere del Pse Gennaro Oliviero. «Per quanto altro tempo bisogna sopportare questo assordante silenzio che circonda il lager di contenzione di Aversa?» si chiede Oliviero. Psichiatria Democratica, alla luce dell’ultimo suicidio di Aversa «chiede nuovamente e con forza, che tutti gli Opg vengano chiusi». L’associazione «denuncia la lentezza esasperata e la timidezza nel porre mano ad adeguati programmi di dismissione – si legge in una nota – volti a garantire, ai cittadini reclusi, il diritto alla tutela ed alla cura sanciti dalla nostra Costituzione»

Il Mattino Edizione Caserta del 15 aprile 2011

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Un Commento a “Suicida in OPG, le lenzuola di carta lo avrebbero salvato”

  1. Ritengo sinceramente sconcertante l’intervento così come registrato dalla stampa.
    Da chi per tanti ha diretto quel luogo, avendo una responsabilità diretta e primaria rispetto a metodologie utilizzate e tragici avvenimenti succedutisi, ci si aspetterebbe ben altre parole o almeno il silenzio.
    Sembra quasi che dietro queste parole si nasconda un tentativo, peraltro maldestro, di ricostruire la propria immagine pubblica lacerata da scandali, ripetuti suicidi, violenze che si sono realizzati mentre si era diretti responsabili della direzione di quel luogo, e sui quali ci sono in corso anche indagini giudiziarie.
    Concordo, invece, nel giudizio dato sulla metodologia dei bds/ptri: certamente i risultati ottenuti, la restituizione alla cittadinanza realizzata da tanti con questa metodologia mortifica la psichiatria. Almeno quella che si nasconde dietro le lenzuola di carta per provare a celare la propria violenza istituzionale e le sue nefandezze.
    Cordialmente,
    Antonio Esposito

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