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	<title>forumsalutementale.it &#187; contenzione</title>
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		<title>Processo Mastrogiovanni: udienza del 31 gennaio 2012</title>
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		<pubDate>Thu, 02 Feb 2012 19:18:31 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Michela</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<p>Vallo della Lucania (Salerno), 31 gennaio 2012 -</p>
<p>Al Tribunale di Vallo della Lucania, nel pomeriggio, come fissato, continua il processo contro i sei medici e i dodici infermieri del reparto di psichiatria dell’ospedale San Luca di Vallo della Lucania, imputati per la contenzione durata ottantatre ore, e per la morte del maestro elementare di Castelnuovo Cilento, Francesco Mastrogiovanni, avvenuta la notte del 4 agosto 2009 per edema polmonare in una stanza-cella dell’ospedale di Vallo della Lucania.</p>
<p>E’ stata un’udienza lunga e affollata. E’ l’ultimo giorno utile per ascoltare i testi e i difensori degli imputati, e dopo il duro richiamo della precedente udienza da parte del Presidente, Dr.ssa Elisabetta Garzo, li hanno convocati tutti nella speranza di discolpare i propri assistiti. Sono una ventina, ma ne vengono ascoltati solo quattordici. Ad alcuni testi i difensori rinunziano e per quelli che non si sono presentati rinunziano a chiedere l’accompagnamento coatto. Sono medici e infermieri e nelle loro deposizioni tracciano un quadro idilliaco del reparto di psichiatria dell’ospedale di Vallo della Lucania e del lavoro dei loro colleghi. E’ scontato che gli imputati sono ottime persone, attente e scrupolose nel loro lavoro, rispettose dei diritti e della dignità dei pazienti. La contenzione mai vista e mai praticata, ma poi le dottoresse ammettono che la praticavano, precisando che ogni quindici, massimo ogni venti minuti (bontà loro!) slegavano i pazienti, che i pazienti &#8211; anche se legati ai polsi e alle caviglie &#8211; erano liberi di muoversi nel letto di contenzione. Addirittura una dottoressa dice che erano gli stessi pazienti a chiedere di essere legati. Il tribunale ne prende atto e quasi verrebbe la voglia di conferire un riconoscimento al merito a queste dottoresse così ubbidienti alle richieste dei ricoverati. E se i malati avessero implorato di essere slegati?&#8230;</p>
<p>Però tutte le deposizioni si riferiscono ad anni precedenti al 2009: sono dunque lontane dall’episodio per il quale è in corso il processo. In ogni modo le dottoresse monitoravano continuamente i pazienti, bastava una richiesta qualsiasi perché accorressero ai loro letti, anche se una dottoressa si lascia sfuggire il termine «capezzale» e il capezzale &#8211; nella lingua italiana &#8211; è quello che ospita un moribondo. I difensori degli infermieri si sforzano di far emergere che i loro assistiti non potevano prendere iniziative autonome ed erano tenuti a fare quello che stabilivano i medici.</p>
<p>Per quanto riguarda Mastrogiovanni c’è un testimone, per adesso muto, allegato agli atti del processo, che è l’agghiacciante video dell’orrore che mostra le interminabili ottantantre ore nelle quali Mastrogiovanni, senza aver fatto assolutamente nulla per meritarselo, anzi senza averlo chiesto, è stato ininterrottamente contenuto ai polsi e alle caviglie e a prova del colpevole abbandono in cui era tenuto è l’innegabile ritardo della scoperta della sua morte, avvenuta ben sei ore dopo dal momento in cui il suo cuore cessa di battere. Quel video immancabilmente «parlerà » il giorno della sentenza… E se su quel video non si leggesse la data e l’anno potrebbe essere tranquillamente proiettato durante le visite delle scolaresche ai campi di concentramento nazisti. Invece tutto questo è accaduto nell’anno del signore, 2009, in una sala-lager dell’ospedale di Vallo della Lucania.</p>
<p>Con la dott.ssa Di Matteo, il P.M. Dr. Renato Martuscelli si sofferma a ricostruire i momenti della cattura di Francesco Mastrogiovanni, avvenuta sulla spiaggia di Acciaroli la mattina del 31 luglio 2009. Anche qui è stato tutto regolare, anzi il povero ma violento Mastrogiovanni l’ha minacciata con le pietre, l’ha offesa rivolgendole improperi che la dottoressa si schermisce dal ripetere, dicendo che ha «perdonato ». La dottoressa, arrivata sulla spiaggia contemporaneamente all’arrivo della motovedetta della Capitaneria del porto di Acciaroli, dice anche che aveva avuto i certificati regolarmente firmati dal sindaco di Pollica, altrimenti non avrebbe eseguito il TSO. La dottoressa però ignora che il tenente dei vigili del comune di Pollica, Graziano Lamanna, ha riferito, sotto giuramento, che il sindaco di Pollica, avvertito solo telefonicamente, non aveva visionato i certificati, anzi il TSO lo aveva ordinato la notte del 30 luglio senza l’avallo di alcun certificato medico. La dottoressa &#8211; a meno che non ignori la geografia del Cilento &#8211; non ci spiega come mai, operando sulla spiaggia del Comune di San Mauro Cilento, invece di rivolgersi al sindaco del Comune di San Mauro Cilento, per la convalida del TSO si sia rivolta al sindaco di Pollica. Il P.M., riferendosi ai precedenti TSO di cui è stato vittima Mastrogiovanni, sottolinea che l’agitazione avveniva sempre nel mese di agosto. In una precedente udienza il P.M. dichiarò che la deposizione della signora Licia Musto, la proprietaria del campeggio presso il quale Francesco Mastrogiovanni trascorreva le sue vacanze, e alla quale disse: «Non fatemi portare all’ospedale di Vallo, perché lì mi ammazzano», era «ininfluente».</p>
<p>Momenti di tensione si sono avuti quando la Cirillo, imputata e teste, nonché capo infermiera del reparto di psichiatria, si è avvicinata al tavolo della presidenza del tribunale disturbando l’udienza in corso e, richiamata dal presidente, ha reagito in malo modo e con arroganza. E’ la stessa che nella precedente udienza si era allontanata.</p>
<p>C’è anche da notare che la stragrande maggioranza dei testi, pur svolgendo un lavoro pubblico, non ha acconsentito ad essere ripresa dalle emittenti Uno Tv di Sala Consilina e La Set di Vallo della Lucania, che seguono il dibattimento processuale.</p>
<p>Scontri finali tra il presidente, Dr.ssa Elisabetta Garzo e alcuni legali della difesa degli imputati sulla data della prossima udienza, prevista &#8211; secondo il calendario stabilito da tempo &#8211; per il 14 febbraio 2012, perché in quella data ricade la festa dell’amore. In nome dell’amore, di quell’amore che i propri assistiti hanno dimostrato di non avere nei confronti dei pazienti, hanno chiesto il rinvio dell’udienza al mese di marzo, adducendo che i loro consulenti erano impegnati. Purtroppo per gli avvocati richiedenti, la dott.ssa Garzo ha replicato che il 14 febbraio è una festa commerciale e quindi tutt’al più poteva o anticipare o posticipare d’una settimana l’udienza, perché non è pensabile che, avendo calendarizzato due udienze nel mese di febbraio, non si tengano e alla fine &#8211; dopo un vivace battibecco e dopo che gli avvocati si sono attaccati ai propri telefonini – il presidente ha stabilito che il 14 febbraio, essendo un giorno lavorativo, ci si vede tutti in aula. Tutti in aula, dunque, in nome dell’amore per la giustizia e per la dignità umana.</p>
<p>Scopo degli avvocati è guadagnar tempo e ritardare la sentenza, perché, procedendo di questo passo, temono che la sentenza possa essere pronunziata &#8211; come a un membro del Comitato è capitato per caso di ascoltare, fuori dall’aula del tribunale, da un avvocato della difesa degli imputati &#8211; prima di Pasqua.</p>
<p>Infine il Comitato Verità e Giustizia per Francesco Mastrogiovanni ritiene che anche nell’udienza del 31 gennaio sia continuata la Caporetto per i difensori e per gli imputati.</p>
<p>(G. G.)</p>
<p>Il Comitato Verità e Giustizia per Francesco Mastrogiovanni</p>
<p>Vincenzo Serra, Giuseppe Tarallo, Giuseppe Galzerano</p>
<p>Per ulteriori informazioni, si può telefonare a</p>
<p>Vincenzo Serra, 0974.2662</p>
<p>Giuseppe Galzerano, 0974.62028</p>
<p>Giuseppe Tarallo, 0974.964030</p>
<p><a href="http://www.giustiziaperfranco.it">www.giustiziaperfranco.it</a></p>
<p>postmaster@giustiziaperfranco.it</p>
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		<title>Caso Mastrogiovanni: udienza del 29 novembre 2011</title>
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		<pubDate>Wed, 30 Nov 2011 18:25:20 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Michela</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Solo sette dei diciotto imputati sono presenti e non sarà stato certamente bello sentirsi accusati anche dal consulente dell’Asl Sa3, Prof. Luigi Palmieri, ordinario di Medicina Legale della II Università di Napoli, che senza mezzi termini e con determinazione e chiarezza scientifica li ha accusati di aver praticato una contenzione disumana e assolutamente non necessaria, ricordando che il paziente quando è contenuto - e può essere contenuto solo in casi eccezionali (e tra i casi eccezionali indica il caso in cui non accetti la medicazione) - ha diritto, al massimo ogni dieci ore, a due ore di completa libertà, perché il diritto del cittadino alla libertà non può essere calpestato - per nessun motivo - neanche in una struttura sanitaria ..]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Vallo della Lucania (Salerno), 29 novembre 2011 -</p>
<p>Al Tribunale di Vallo della Lucania, nel pomeriggio, si è svolta la nuova udienza del processo contro i sei medici e i dodici infermieri del reparto di psichiatria dell’ospedale di Vallo della Lucania, imputati per la contenzione durata ottantatrè ore e per la morte del maestro elementare di Castelnuovo Cilento Francesco Mastrogiovanni, avvenuta la notte del 4 agosto 2009 per edema polmonare in una stanza-cella dell’ospedale di Vallo della Lucania. La precedente udienza, fissata per il 15 novembre, non si era tenuta per lo sciopero degli avvocati.</p>
<p>Solo sette dei diciotto imputati sono presenti e non sarà stato certamente bello sentirsi accusati anche dal consulente dell’Asl Sa3, Prof. Luigi Palmieri, ordinario di Medicina Legale della II Università di Napoli, che senza mezzi termini e con determinazione e chiarezza scientifica li ha accusati di aver praticato una contenzione disumana e assolutamente non necessaria, ricordando che il paziente quando è contenuto &#8211; e può essere contenuto solo in casi eccezionali (e tra i casi eccezionali indica il caso in cui non accetti la medicazione) &#8211; ha diritto, al massimo ogni dieci ore, a due ore di completa libertà, perché il diritto del cittadino alla libertà non può essere calpestato &#8211; per nessun motivo &#8211; neanche in una struttura sanitaria. Ha ribadito con forza che il paziente invece di essere contenuto va controllato ogni due tre ore e nella cartella clinica di Mastrogiovanni non è segnato nessun controllo. Solo all’inizio si parla di aggressività verbale da parte del paziente, ma per il prof. Palmieri rientra nella normalità perché non si può togliere al malato il diritto di ribellarsi almeno verbalmente all’oppressione, alla mancanza e alla negazione dell’assistenza sanitaria e &#8211; peggio ancora &#8211; ad un’ingiusta, immotivata, immotivabile ed animalesca contenzione e quando un avvocato difensore degli imputati, mentendo, ha detto che Mastrogiovanni era agitato e dunque «doveva» essere contenuto, in maniera categorica il prof. Palmieri ha replicato: «Nessuna di quelle frasi giustifica assolutamente la contenzione!», che è sempre e comunque un «atto illecito». La contenzione va applicata nel rispetto della dignità del paziente, con regole precise, tenendo sempre presente la dignità dell’uomo e anche la mancanza di colloquio con un&#8217;altra persona è una pratica disumana e gli deve essere consentito di alzarsi, di andare al bagno in quanto la mobilità è un aspetto importante, anche durante la notte &#8211; precisa rispondendo ad una domanda di un avvocato difensore che voleva giustificare la contenzione notturna.</p>
<p>Il Prof. Palmieri ha ribadito che dal video risulta che per quattro lunghi giorni a Francesco Mastrogiovanni non è stato dato né da bere né da mangiare. Insomma un maestro elementare che &#8211; da parte dei medici e degli infermieri dell’ospedale pubblico «San Luca» di Vallo della Lucania &#8211; è stato trattato al di sotto di un animale, con nessuna assistenza sanitaria. Legato e abbandonato in un letto e in chi è disteso il rischio di morte è altissimo, perché la posizione supina &#8211; ha spiegato Palmieri &#8211; riducendo la ventilazione polmonare, contribuisce ad innalzare il rischio della morte. Per Palmieri, Francesco Mastrogiovanni: «È morto per la contenzione!». Parlare di morte improvvisa non ha senso, non è scientifico. Per il prof. Palmieri non si tratta né di infarto né edema polmonare, perché l’edema polmonare proprio in ospedale può e dev’essere bloccato, in quanto presenta una mortalità ridotta (parla di 40%), ma il prof. Mastrogiovanni è deceduto per una gestione della malattia al di fuori di una corretta assistenza sanitaria, in quanto «Una sedazione così lunga non esiste da nessuna parte» e ad un avvocato degli imputati replica: «Non mi risulta che nel mondo ci siano stati mai pazienti contenuti per 83 ore!». Insomma i medici e gli infermieri del reparto psichiatrico dell’ospedale di Vallo della Lucania hanno conquistato questo triste primato mondiale…</p>
<p>Invece di legarlo, il paziente &#8211; che non presenta un solo momento di aggressività e che a detta del prof. Palmieri ha un comportamento sempre lucido &#8211; poteva essere bloccato a letto in maniera farmacologica o con le sbarre, senza ricorrere alla barbarie della contenzione, ma a Vallo della Lucania, per pubblica dichiarazione del direttore sanitario Pantaleo Palladino, la contenzione è ritenuta una terapia. La testimonianza e le affermazioni del prof. Palmieri sono state anche una lezione di civiltà e di umanità per il dott. Palladino, per i medici e per gli infermieri e – perché no? – per gli stessi avvocati.</p>
<p>Per il prof. Palmieri sia i medici gli infermieri sono responsabili della morte di Mastrogiovanni: i medici non lo hanno visitato e non visitandolo non gli hanno potuto diagnosticare eventuali cure. I medici erano tenuti a prescrivere la contenzione solo in caso di necessità e limitandola al solo tempo necessario e dando precise disposizioni ai medici e tutto ciò che si fa al malato dev’essere registrato in cartella clinica, ma la cartella clinica di Francesco Mastrogiovanni non contiene nulla di tutto questo. Un avvocato azzarda che il paziente veniva controllato attraverso la telecamera, ma il prof. Palmieri fa presente che negli Stati Uniti d’America quando un paziente è contenuto anche per poche ore viene dotato di un pulsantino al dito attraverso il quale può chiamare in qualsiasi momento gli infermieri per essere sciolto per qualsiasi necessità e poi la telecamera ha documentato «quello che è stato fatto, ovvero non è stato fatto al Mastrogiovanni».</p>
<p>Il prof. Palmieri ha anche ricordato che nella mattinata del 3 agosto i valori sanitari di Mastrogiovanni risultavano alterati e a leggere bene i dati risultava in atto un infarto da due-tre ore e se i medici fossero intervenuti lo avrebbero salvato, ma non hanno eseguito nessuno accertamento, e conclude la sua lunga e attenta escussione, che è durata due ore, con la certezza: «Se la condotta dei sanitari fosse stata corretta il paziente poteva essere ancora oggi vivo!».</p>
<p>Dopo ha deposto l’infermiere Adriano Cirillo, che venne chiamato alle ore 8 della mattina del 4 agosto, quando Mastrogiovanni era ormai deceduto da sei ore, ad eseguire un elettrocardiogramma. Un elettrocardiogramma su un morto?! Nell’ospedale di Vallo della Lucania succede anche questo… Cirillo si è limitato a dire che appena vide Mastrogiovanni capì subito ad occhio nudo che era morto e l’elettrocardiogramma servì solo a confermarlo.</p>
<p>Anche se c’è stato il tentativo degli avvocati degli imputati di far fissare la prossima udienza nel 2012, il presidente del Tribunale dott.ssa Elisabetta Garzo l’ha fissata per martedì 13 dicembre 2011, sempre alle ore 14 e saranno convocati i testi indicati dagli avvocati Bellucci, Conte e Avallone.</p>
<p>(G.G.)</p>
<p>Il Comitato Verità e Giustizia per Francesco Mastrogiovanni</p>
<p>Vincenzo Serra, Giuseppe Tarallo, Giuseppe Galzerano</p>
<p>Per ulteriori informazioni, si può telefonare a</p>
<p>Vincenzo Serra 0974.2662</p>
<p>Giuseppe Galzerano 0974.62028</p>
<p>Giuseppe Tarallo 0974.963040</p>
<p>www.giustiziaperfranco.it postmaster@giustiziaperfranco.it</p>
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		<title>Viareggio: &#8230; buone o cattive pratiche?</title>
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		<pubDate>Tue, 08 Nov 2011 20:48:21 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Michela</dc:creator>
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		<category><![CDATA[contenzione]]></category>
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Con queste righe, desidero comunicare la situazione dei servizi di salute mentale e di come, in generale, sono gestiti.
Preciso che quanto segnalo è un’opinione dello scrivente quale paziente &#8211; nel caso di specie ...<br /><a href="http://www.news-forumsalutementale.it/viareggio-buone-o-cattive-pratiche/" class="leggi-ancora">leggi tutto &#187;</a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.news-forumsalutementale.it/public/2386124796_d317d2a6b3_o.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-7744" title="2386124796_d317d2a6b3_o" src="http://www.news-forumsalutementale.it/public/2386124796_d317d2a6b3_o-228x300.jpg" alt="2386124796_d317d2a6b3_o" width="228" height="300" /></a>Mi chiamo Gianluca e ho già scritto a molte istituzioni riguardo la mia passata esperienza con la sanità versiliese, in provincia di Lucca.</p>
<p>Con queste righe, desidero comunicare la situazione dei servizi di salute mentale e di come, in generale, sono gestiti.</p>
<p>Preciso che quanto segnalo è un’opinione dello scrivente quale paziente &#8211; nel caso di specie &#8211; su cui si può sindacalizzare a livello medico, ma i fatti esposti riguardano l&#8217;interesse di tutti i cittadini italiani che, in quanto tali, godono di diritti e vengono tutelati da normative.</p>
<p>Ci sono 3 aspetti che voglio segnalare:</p>
<p>1- il reparto psichiatrico di un ospedale dovrebbe essere a porte aperte.</p>
<p>2- in un reparto ci devono essere adeguate porte\uscite di emergenza</p>
<p>3- da quello che so, l&#8217;accertamento obbligatorio (ASO) va fatto lasciando scegliere al cittadino se farlo a domicilio con lo psichiatra che si reca a casa del paziente, o in ospedale.</p>
<p>Per mia esperienza ho notato che questi 3 aspetti non si verificano, ovvero:</p>
<p>1- il Diagnosi e Cura dell&#8217;ospedale di Versilia è a porte chiuse. Durante un ricovero coatto, nel novembre 2008, ho vissuto la degenza con la porta di entrata sempre serrata che veniva aperta da un infermiere con la chiave quando necessario, e poi subito richiusa dietro chi passava. Questo avveniva anche durante l&#8217;ora delle visite e, da ciò che ricordo, la porta d&#8217;ingresso non veniva mai lasciata aperta ma era costantemente riaperta\richiusa man mano che qualcuno in visita doveva entrare\uscire dal reparto. Inoltre si trattava di una PORTA BLINDATA di acciaio.</p>
<p>Come paziente, nel vedere queste scene, ho veramente percepito l&#8217;atmosfera di stare in un carcere: con l&#8217;infermiere che regolarmente chiudeva a chiave la porta subito dietro a qualcuno che entrava\usciva. Mi sembrava una guardia penitenziaria e sono certo che altri pazienti hanno provato lo stesso.</p>
<p>2- Nel reparto le porte di sicurezza violano le norme. Per come io ricordi, oltre la porta principale, anche quelle di emergenza sono blindate e bloccate costantemente a chiave e la maniglia non è antipanico, ma quella classica. Chiaramente, in questo modo, le uscite di emergenza diventano porte normali, per di più bloccate. Questa e&#8217; di certo una violazione non sanitaria ma di norme di sicurezza. Che io sappia, al presente ottobre 2011, la situazione è rimasta invariata e la gestione ha mantenuto le porte blindate e chiuse a chiave. La gestione del reparto chiaramente ignora la legge dello stato italiano. Come fanno i dirigenti ai vertici a non saperlo?</p>
<p>Io, che ci sono passato, garantisco che il ricovero in un reparto del genere non è per niente terapeutico nè fa nascere fiducia nel servizio ASL o nei singoli operatori sanitari. Dal mio punto di vista ho percepito di essere trattato come un criminale in carcere, obbligato a fare ciò che non vuole. Non come un paziente in cura. Né, a tutt&#8217;oggi, riesco a considerare quel reparto facente parte di un edificio ospedaliero. E sono sicuro che molti altri la pensano come me.</p>
<p>3- Nel mio caso il servizio ha eseguito l&#8217;ASO trasportandomi in ospedale senza farmi scegliere se farlo a domicilio, nonostante io l&#8217;abbia chiesto espressamente. Nell&#8217;ottobre 2009, quando subii un ASO a cui poi non seguì alcun TSO, il servizio si organizzò chiedendo alle forze dell&#8217;ordine di scortarmi da casa mia e accompagnarmi, con l&#8217;ambulanza, fino all&#8217;ospedale di Versilia nel reparto di emergenza, dove sono stato visitato dentro una stanza chiusa anch&#8217;essa con una porta blindata.</p>
<p>Nel mio caso questa fu la procedura dell&#8217;ASO e non mi sembra essere la procedura corretta.</p>
<p>Oltre a un dispendio di risorse, all’impiego di un ambulanza dove non necessario, ambulanza che magari in quel momento poteva essere più utile in ben altre emergenze, soprattutto dopo aver subito simili atti, mi sono ritrovato a finire rinchiuso in quel reparto e gestito con un trattamento che, dal mio punto di vista, non ritengo nè professionale, nè educato, nè umanamente rispettoso e sinceramente lesivo della mia privacy personale. Sembrava che il servizio comunicasse con me solo per darmi le medicine ma che non ci fosse nessun reale interesse nei miei confronti, nè come paziente né come persona.</p>
<p>Secondo me, al posto mio poteva anche esserci un manichino che tanto era uguale: pareva che la gestione volesse solo qualcuno a cui iniettare farmaci, senza interesse nel parlare con me per comprendermi o rassicurarmi.</p>
<p>Ho percepito invece una gravissima azione: prepotente, arrogante e intimidatoria da parte delle Istituzioni; come una forma di schiavismo oltre che di costrizione e annullamento della personalità, di manipolazione delle mie scelte di vita.</p>
<p>Questo vissuto mi fece incollerire e diffidare ancor più dei servizi, arrivando a nutrire il massimo dell&#8217;avversità nei confronti di quella psichiatria.</p>
<p>Questa è l&#8217;idea che mi son fatto dei servizi psichiatrici Toscana ASL 12.</p>
<p>Al di là della mia opinione, a Viareggio tutto questo va solo a danno dei cittadini e delle famiglie coinvolte. Tanti lamentano che il Servizio Psichiatrico non funziona anzi, a volte, peggiora i problemi che è chiamato a risolvere.</p>
<p>Penso che il giudizio di un servizio per i cittadini spetti ai cittadini e devono essere loro a dire se piace o meno.</p>
<p>Ovvero: Le istituzioni sono al servizio dei Cittadini e devono accontentare le Loro esigenze, non soddisfare Chi le dirige.</p>
<p>Credo che di recente il primario sia stato richiamato dalla Direzione Generale e dall&#8217;Assessorato Regionale, anche in seguito agli esposti che gli sono stati fatti dal Coordinamento Salute Mentale CGIL e dal Forum Salute Mentale Versilia.</p>
<p>Tuttavia, da come sono informato, sostanzialmente è ancora così nell&#8217;ASL 12.</p>
<p>Spero vivamente che la situazione possa modificarsi e che anche questa ennesima segnalazione serva a far cessare le cattive pratiche nella psichiatria versiliese.</p>
<p>Distinti Saluti</p>
<p>Gianluca</p>
<p>Viareggio ottobre 2011.</p>
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		<title>Processo contro 18 medici e infermieri del caso Mastrogiovanni &#8211; Udienza 18 0ttobre 2011</title>
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		<pubDate>Wed, 19 Oct 2011 19:03:08 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Michela</dc:creator>
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		<description><![CDATA[.. L’udienza si è conclusa con la lunga e attenta deposizione del medico legale lucano, dott. Ludovico Di Stasio, docente in pensione di anatomia all’Università della Basilicata, esperto di edema polmonare. A domanda dell’avvocatessa Mastrogiovanni se la contenzione fosse una terapia ha risposto: «Quanto mai! Quanto mai! La contenzione non è mai una terapia. Con i farmaci che ci sono oggi si possono ottenere risultati che rendono inutile la contenzione! ..]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>«NON MI PORTATE A VALLO PERCHE&#8217; LA&#8217; MI AMMAZZANO!» la deposizione della sig Licia Mustoal Tribunale di Vallo della Lucania, 18 giugno 2011</p>
<p>VIDEO CON SERVIZIO DI CARMELA SANTI AL LINK<br />
<iframe width="480" height="380" src="http://www.youtube.com/embed/pUPrrO3y-Jo" frameborder="0" allowfullscreen></iframe><br />
 </p>
<p><strong>Inoltre domattina, 20 ottobre, su RAI DUE alla trasmissione I FATTI VOSTRI, in onda a partire dalle ore 11, si parla del Caso Mastrogiovanni. Intervengono Luigi Pastore, giornalista e Grazia Serra, nipote di Mastrogiovanni.</strong></p>
<p>Puntuale come sempre la nuova udienza del processo contro i sei medici e i dodici infermieri del reparto di psichiatria dell’ospedale di Vallo della Lucania, responsabili della contenzione durata ottantadue ore e della morte del maestro elementare di Castelnuovo Cilento Francesco Mastrogiovanni, avvenuta la notte del 4 agosto 2009 per edema polmonare acuto.</p>
<p>Il primo teste chiamato a deporre è stato un paziente del reparto, che ha confermato di essere stato ricoverato innumerevoli volte e di essere stato sempre legato a mani e piedi e contenuto anche per tre giorni ed erano i medici a farlo «quando lo ritenevano necessario ed opportuno», precisa il paziente. E gli davano da mangiare tenendolo legato. «Sono stato imboccato. Nessuno è rimasto mai soddisfatto dall’alimentazione». Quando poi i difensori dei medici e degli infermieri hanno insistito per sapere la durata precisa delle varie contenzioni, giustamente il testimone-paziente ha replicato domandando: «Ma se ero legato mani e piedi come potevo guardare l’orologio?».</p>
<p>Subito dopo è stata chiamata la signora Licia Musto, la proprietaria del campeggio Costa del Cilento di Marina Piccola di Mezzatorre, nel Comune di San Mauro Cilento, dove Francesco Mastrogiovanni trascorreva le sue vacanze. «Non mi portate a Vallo perché là mi ammazzano!». La frase – che poi si è rivelata un funesto presagio &#8211; è riecheggiata tre volte nell’aula del Tribunale di Vallo della Lucania. L’ha ricordata la sig.ra Licia Musto, al termine della deposizione come teste designata dai legali della famiglia Mastrogiovanni. Rispondendo alle domande dell’avvocatessa Caterina Mastrogiovanni, ha fornito notizie sulle ultime settimane di vita di Francesco Mastrogiovanni, conosciuto per la prima volta all’inizio del mese di luglio. E’ chiara e precisa nel riferire sullo stato mentale di Mastrogiovanni. «Tutto il mese di luglio ha frequentato il villaggio. Veniva di mattina, tutte le mattine, qualche volta anche di sera, a cena. Faceva colazione, parlava, giocava con i bambini, anche con la bambina di mia sorella. Leggeva il giornale e libri ed è stato sempre calmo. Faceva amicizia con tutti. Era tranquillo, una persona squisita».</p>
<p>Continua a raccontare: «La mattina del 31 luglio 2009 sono arrivata sulla spiaggia verso le 9,00 e ho visto che stava succedendo qualcosa di strano: il sig. Mastrogiovanni si spostava nel mare e diceva: “Non mi prenderete, non mi prenderete!”. C’erano i carabinieri, i vigili urbani. Il villaggio era sotto assedio. Intorno alle 12 è uscito spontaneamente dall’acqua ed è stato sedato. E’ stato sedato relativamente perché ha fatto la doccia». A domanda del legale ha risposto la sig. Musto ha precisato che sulla spiaggia c’era una dottoressa, che il sig. Mastrogiovanni non è stato assolutamente visitato e che non ha proferito minacce né volgarità e lei ha assistito a tutta l’operazione. Dopo la doccia è salito spontaneamente sull’ambulanza, ma prima ha proferito quella frase che è rimasta inascoltata, che è stata udita certamente anche dai carabinieri, i quali però non l’hanno verbalizzata nel loro rapporto. Per il P.M. dr. Renato Martuscelli la sua deposizione è ininfluente, perché il processo in corso riguarda i medici e gli infermieri e non l’esecuzione del TSO, annunciando che ha chiesto l’archiviazione della denunzia del Comitato Verità e Giustizia per Mastrogiovanni. A questo punto si è avuto un acceso botta e risposta tra il pubblico ministero e l’avvocatessa Mastrogiovanni. L’avvocatessa Caterina Mastrogiovanni ha immediatamente replicato al pubblico ministero affermando: «La rilevanza della deposizione della sig.ra Musto sarà valutata dal Presidente. E contro la richiesta di archiviazione è stata presentato atto di opposizione».</p>
<p>L’udienza si è conclusa con la lunga e attenta deposizione del medico legale lucano, dott. Ludovico Di Stasio, docente in pensione di anatomia all’Università della Basilicata, esperto di edema polmonare. A domanda dell’avvocatessa Mastrogiovanni se la contenzione fosse una terapia ha risposto: «Quanto mai! Quanto mai! La contenzione non è mai una terapia. Con i farmaci che ci sono oggi si possono ottenere risultati che rendono inutile la contenzione!». Ha elogiato la perizia redatta dai medici dott. Adamo Maiese e Giuseppe Ortano.</p>
<p>«Dottore, il direttore sanitario dell’ospedale di Vallo afferma che il TSO è contenzione», domanda l’avvocatessa Caterina Mastrogiovanni. Il consulente risponde con convinzione: «Non credo che un direttore sanitario possa dire questa cosa!». Il medico legale designato è categorico anche quando ha risposto alle domande sull’edema polmonare, precisando i vari tipi di edema polmonare e le modalità di intervento. «Il paziente è morto per edema polmonare acuto. L’edema polmonare acuto è una sindrome gravissima che procede quasi sempre verso la morte». Il dr, Di Stasio, nel prosieguo della deposizione, ha affermato: «Non è stato fatto nulla per evitare la morte per edema polmonare», «C’è nesso causale tra contenzione ed edema polmonare».</p>
<p>«C’è nesso causale tra comportamento medico e morte di Francesco Mastrogiovanni?» domanda l’avv. Mastrogiovanni. Il medico legale ammette: «Purtroppo per un medico è doloroso dirlo: c’è nesso causale!».</p>
<p>La prossima udienza è fissata per le ore 14 del 15 novembre 2011 nel corso della quale, saranno sentiti il consulente dell’ASL, costituitasi parte civile, dr. Palmieri e due testi designati dai legali degli imputati.</p>
<p>Il Comitato Verità e Giustizia per Francesco Mastrogiovanni</p>
<p>Vincenzo Serra, Giuseppe Tarallo, Giuseppe Galzerano</p>
<p>Per ulteriori informazioni, si può telefonare a</p>
<ul>
<li>Vincenzo Serra 0974.2662</li>
<li>Giuseppe Galzerano 0974.62028</li>
<li>Giuseppe Tarallo 0974.963040</li>
</ul>
<p>www.giustiziaperfranco.it                                                     <a href="mailto:postmaster@giustiziaperfranco.it">postmaster@giustiziaperfranco.it</a></p>
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		<title>Ennesima udienza sul caso Mastrogiovanni: 4 ottobre 2011</title>
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		<pubDate>Mon, 10 Oct 2011 19:22:22 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Michela</dc:creator>
				<category><![CDATA[Contenzione]]></category>
		<category><![CDATA[contenzione]]></category>

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		<description><![CDATA[Il direttore sanitario dell’ospedale di Vallo della Lucania: «La contenzione è un sistema di terapia ».

Un familiare di Franco, accorso in ospedale subito dopo la notizia: «Franco era martirizzato, lividi profondi per tutto il corpo ».]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>COMITATO VERITA’ E GIUSTIZIA PER FRANCESCO MASTROGIOVANNI</p>
<p>Vallo della Lucania (SA) &#8211; 4 ottobre 2011 ore 14 circa &#8211; Nel giorno in cui sarebbe caduto l’onomastico di Francesco Mastrogiovanni, presso il Tribunale di Vallo della Lucania (SA), riprende il processo contro i sei medici e i dodici infermieri del reparto di psichiatria dell&#8217;ospedale San Luca di Vallo della Lucania (SA) rinviati a giudizio per la morte del maestro elementare di Castelnuovo Cilento, avvenuta nella notte del 4 agosto 2009, dopo un TSO illegittimo e illegale e quattro giorni di contenzione continua, immotivata ed illegale.</p>
<p>La Presidente del Tribunale, Dr.ssa Elisabetta Garzo inizia l’appello e per diciotto volte, dopo il nome e cognome di ogni singolo imputato, aggiunge «libero assente», «libero presente» e di seguito il nome di uno o più avvocati. Moltissimi imputati continuano ad essere contumaci.</p>
<p>Anche oggi, e nonostante la disposizione impartita ai carabinieri di accompagnamento coattivo, l’ultimo teste del P.M. Dr. Renato Martuscelli, non si è presentato. Il PM Martuscelli e i legali degli imputati hanno chiesto che la procedura venga rinnovata per la prossima udienza. Non è stata accolta la richiesta di tener conto della situazione di malattia in cui versa il teste, dando per acquisite le deposizioni già rese alla polizia giudiziaria.</p>
<p>Nell’udienza odierna, con esclusione del medico legale Di Stasio la cui deposizione è stata rinviata alla prossima udienza che si terrà il 18 ottobre, sono stati sentiti i testimoni indicati dall’avvocatessa Caterina Mastrogiovanni, legale della famiglia del defunto. Nell’udienza del 18 ottobre ci sarà anche l’interrogatorio di Licia Mazzarella Musto, la proprietaria del campeggio nel quale trascorreva le vacanze Mastrogiovanni e alla quale Mastrogiovanni chiese profeticamente: «Non mi fate portare all’ospedale di Vallo, perché lì mi uccidono!»</p>
<p>Palesemente irrilevanti le deposizioni del direttore amministrativo e del responsabile del personale amministrativo.</p>
<p>Se, in una precedente udienza il dr. Giuseppe Ortano, psichiatra di Aversa, aveva affermato: «La contenzione è un reato. Soltanto nel caso previsto dall’art. 54 del c.p. può essere praticata e per il tempo strettamente necessario», oggi, invece, il dr. Pantaleo Palladino, in qualità di direttore sanitario dell’ospedale di Vallo della Lucania, ha ribadito: «Il TSO è contenzione… La contenzione è un sistema di terapia&#8230; La contenzione nel reparto di psichiatria veniva praticata perché si acquistavano le fascette di contenzione&#8230; Non sono a conoscenza di contenzione fuori regola…». Il dr. Palladino arriva anche a giustificare la contenzione di Mastrogiovanni, sostenendo che era un violento. La sua affermazione viene smentita dal video – che dice di non aver visto, tranne gli spezzoni trasmessi dalle tv nazionali &#8211; nel quale però si vede una persona tranquilla e collaborativa che viene legata per non essere sciolta se non dopo la morte. I membri del Comitato Verità e Giustizia per Franco Mastrogiovanni consigliano amichevolmente al dr. Palladino di guardarlo attentamente quel video, magari &#8211; non ce ne voglia -sforzandosi di pensare che la persona legata è un suo amico o addirittura un suo familiare e solo dopo ci ripeta che la contenzione è una terapia…</p>
<p>Purtroppo la deposizione del direttore sanitario prova in maniera chiara ed inequivocabile che la contenzione era il «sistema» adottato nell’ospedale di Vallo della Lucania e testimonia che ne fosse a conoscenza anche la direzione sanitaria, rendendosi in tal modo corresponsabile di questo metodo che non è affatto una terapia, ma una tortura, che nel caso di Francesco Mastrogiovanni è stata addirittura prolungata anche oltre la morte, avvenuta sei ore prima di essere slegato, quando ormai il suo cadavere era freddo. Nel corso dei precedenti interrogatori è risultato che la contenzione veniva praticata regolarmente a tutti i pazienti, uomini e donne, in trattamento obbligatorio e finanche volontario. Insomma i medici di quel reparto, calpestando la loro scelta professionale e scientifica, invece di usare le medicine usavano i legacci immobilizzando e torturando i pazienti. Esattamente come si faceva al tempo delle caverne, come si faceva al tempo del Medio Evo… Per i medici del reparto di psichiatria e per la dirigenza dell’ospedale di Vallo della Lucania il tempo della scienza e della medicina si è fermato al Medio Evo!..</p>
<p>L’altra questione affrontata è quella delle ferie del dr. Michele Di Genio, comunemente ritenuto primario del reparto di psichiatria. Per il dr. Pantaleo Paladino il dott. Di Genio è tutt’altro! All’epoca dello svolgimento dei fatti è il responsabile del Dipartimento di salute mentale dell’ASL e come tale non è tenuto a chiedere le ferie alla direzione sanitaria come tutti gli altri operatori sanitari, medici ed infermieri, ma alla direzione dell’ASL, al direttore generale dell’ASL (che all’epoca era Saracino). Solo gli altri medici e gli infermieri del reparto sono tenuti a presentare domanda alla direzione sanitaria; non vengono protocollate, ma solo acquisite agli atti, sottolinea il dr. Palladino. Però, in una precedente udienza, si è parlato di una domanda di ferie del dott. Di Genio presentata e protocollata. Chi mente?</p>
<p>Probabilmente questa asserzione mira a sostenere che il primario dott. Di Genio non ha nessuna responsabilità per la morte di Francesco Mastrogiovanni, perché in ferie al momento della contenzione e della morte di Francesco. (La Cassazione con la sentenza del settembre 2010 non ha rettamente valutato la posizione del dr. Di Genio?). All’epoca dei fatti, risulta che il responsabile del reparto di psichiatria era un altro medico, ma sempre su nomina (non scritta) del responsabile del dipartimento, ovvero il dott. Di Genio.</p>
<p>Quando è chiamato a deporre l’avvocato Loreto D’Aiuto, familiare acquisito di Francesco, gli avvocati degli imputati si oppongono alla sua deposizione, accampando inesistenti conflitti, che l’avv. D’Alessandro vuol provare attraverso l’incartamento, ma sono documenti che non riesce a trovare e chiede tempo. L’avvocato D’Aiuto viene fatto allontanare, l’udienza prosegue con gli altri interrogatori e poi l’avv. D’Aiuto viene richiamato. Ma nonostante che l’avv. D’Alessandro è per oltre un’ora alla ricerca affannosa di documenti che dovrebbero impedire la deposizione del suo collega, non li trova, e ciò nonostante &#8211; appellandosi all’art. 197 del Cpp &#8211; continua a sostenere che l’avv. D’Aiuto non dev’essere sentito. Alla fine il presidente dr.ssa Garzo &#8211; dando la giusta interpretazione dell’art. 197 &#8211; stabilisce che non c’è nessuno ostacolo alla sua audizione. In una toccante deposizione l’avv. D’Aiuto riferisce di conoscere fin da quando erano entrambi studenti Francesco Mastrogiovanni e di averlo sempre frequentato e stimato, fino ad innamorarsi della cugina, l’avv. Caterina Mastrogiovanni, sua moglie, che siede al banco dei difensori e lo sta interrogando. Riferisce che la mattina del 4 agosto 2009, trovandosi a Vallo della Lucania per comperare un fascio di fiori e recarsi al cimitero del suo paese, perché ricorreva l’anniversario della morte della madre, fu raggiunto dalla telefonata della moglie, che lo avvertiva dell’improvvisa morte del cugino, ricoverato all’ospedale. L’avv. D’Aiuto alle 8,15 è già all’ospedale, appena mezz’ora dopo la constatazione della morte di Mastrogiovanni, scoperta alle 7,40. E’ il primo a recarsi all’obitorio dell’ospedale e dopo arriveranno il cognato e la sorella. La sua testimonianza è scioccante: «Sono stato il primo a giungere all’obitorio. Franco era completamente coperto da un lenzuolo bianco. L’ho scoperto e mi sono reso conto che era anche nudo e il suo corpo era martirizzato in modo terribile e agghiacciante. Presentava profondi lividi su tutto il corpo. Sono stato poi colpito dal comportamento dell’addetto all’obitorio che aveva fretta di vestire il cadavere di Franco e la cosa mi ha infastidito al punto di farla presente al dipendente dell’ospedale». L’avvocato ha aggiunto: «Franco non era pazzo! L’ho visto l’ultima volta solo qualche giorno prima del suo ricovero. Era venuto a salutarmi anche per salutare un nipote che trascorreva le vacanze presso la mia casa al mare. Assolutamente nulla che manifestasse che Franco non stava bene!». Alla fine della deposizione non c’è nessun avvocato tra i difensori dei diciotto imputati che ha voglia di fare solo mezza domanda all’avv. D’Aiuto.</p>
<p>Ci sarà giustizia per Franco Mastrogiovanni, a Vallo della Lucania, almeno da morto?</p>
<p>Il Comitato Verità e Giustizia per Francesco Mastrogiovanni</p>
<p>Vincenzo Serra, Giuseppe Tarallo, Giuseppe Galzerano</p>
<p>Per ulteriori informazioni, si può telefonare a</p>
<p>Vincenzo Serra 0974.2662</p>
<p>Giuseppe Galzerano 0974.62028</p>
<p>Giuseppe Tarallo 0974.963040</p>
<p>www.giustiziaperfranco.it</p>
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		<title>Seminare le briciole come Pollicino &#8230;</title>
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		<pubDate>Tue, 30 Aug 2011 16:45:09 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Michela</dc:creator>
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		<category><![CDATA[contenzione]]></category>

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		<description><![CDATA[Dal nuovo protocollo della Fondazione Policlinico di Milano sulla contenzione delle persone con diagnosi psichiatrica:
&#8220;garantire che la contenzione conservi il carattere di estrema ratio, attivabile esclusivamente in presenza delle condizioni di legge, documentando gli interventi fatti per assicurare il consenso e la partecipazione da parte di chi vi è obbligato mantenendo come obiettivo quello di ...<br /><a href="http://www.news-forumsalutementale.it/seminare-le-briciole-come-pollicino/" class="leggi-ancora">leggi tutto &#187;</a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Dal nuovo protocollo della Fondazione Policlinico di Milano sulla contenzione delle persone con diagnosi psichiatrica:</p>
<p>&#8220;garantire che la contenzione conservi il carattere di estrema ratio, attivabile esclusivamente in presenza delle condizioni di legge, documentando gli interventi fatti per assicurare il consenso e la partecipazione da parte di chi vi è obbligato mantenendo come obiettivo quello di eliminarla&#8221;.</p>
<p>Si configura la possibilità di modalità operative differenti; ci va qualche soddisfazione.</p>
<p>Un saluto,</p>
<p>Luigi Colaianni</p>
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		<title>Udienza processo Mastrogiovanni del 4 luglio 2011</title>
		<link>http://www.news-forumsalutementale.it/udienza-processo-mastrogiovanni-del-4-luglio-2011/</link>
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		<pubDate>Tue, 05 Jul 2011 19:28:53 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Michela</dc:creator>
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		<category><![CDATA[contenzione]]></category>

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		<description><![CDATA[Anche il dr. Ortano – medico psichiatra – ha risposto alle incalzanti domande dei legali .... Afferma testualmente: “Non mi esprimo sulla liceità o meno della contenzione ma da quello che ho visto dal video a mio giudizio non ricorrevano le condizioni per giustificare la misura coercitiva”; “la contenzione è un reato perché la libertà personale è inviolabile, la contenzione può essere applicata solo nel caso previsto dall’art. 54 del codice penale, quando ricorre lo stato di necessità, ossia quando è necessario salvaguardare l’incolumità della persona oppure di chi gli sta vicino” ..]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Divergenze tra i legali degli imputati: per alcuni legali, il proprio assistito non ha alcuna colpa nella morte di Francesco Mastrogiovanni. Il primario, dr. Di Genio, era in ferie!</p>
<p>Vallo della Lucania 4 luglio 2011 -</p>
<p>L’udienza di oggi è durata cinque ore: dalle ore 13 alle ore 18.</p>
<p>Anche oggi, come nella precedente udienza, presenti in aula i due medici specialisti che hanno svolto attività quali consulenti tecnici del P.M., dr. Francesco Rotondo, non più in servizio presso la Procura della Repubblica di Vallo della Lucania e che prima di ottenere il trasferimento presso la Procura di Salerno ha chiesto ed ottenuto il rinvio a giudizio dei sei medici e dei dodici infermieri in sevizio presso il reparto di psichiatria dell’ospedale civile di Vallo della Lucania all’epoca della morte di Francesco Mastrogiovanni avvenuta durante la notte del 4 agosto 2009 dopo oltre ottanta ore di contenzione.</p>
<p>I due dottori, Adamo Maiese Medico Legale dell’ASL di Vallo della Lucania e Giuseppe Ortano, psichiatra di Aversa, per tutta la durata dell’udienza record hanno risposto alle numerose ed incalzanti domande poste loro dai legali degli imputati.</p>
<p>Subito si è delineata con chiarezza la strategia processuale degli avvocati dei medici e degli infermieri: obiettivo comune a tutti i legali è quello di dimostrare l’infondatezza delle conclusioni cui sono pervenuti i consulenti del P.M., mentre parte dei legali hanno un obiettivo specifico di convincere il giudice che il proprio assistito a differenza degli altri non ha alcuna responsabilità o perché era in ferie come il primario dr. Di Genio (ma i frames del video mostrano Francesco rivolgersi al dr. Di Genio che si reca nella sua stanza di degenza sia pure per pochi secondi) oppure che il proprio assistito ha svolto con diligenza il lavoro di infermiere (dandogli un sorso d’acqua e sostituendogli il pannolone) oppure che il proprio assistito medico non ha alcuna responsabilità perché si è avvicinato al degente Mastrogiovanni diverse volte durante il turno lavorativo e si è adoperato per somministrare la terapia infusionale.</p>
<p>Il dr Adamo Maiese anche oggi ha sostenuto che la morte per edema polmonare di Francesco Mastrogiovanni è stata causata dalla coercizione fisica. Invece per i legali degli imputati con le loro domande hanno cercato di insinuare il dubbio che la morte non sia avvenuta per la causa indicata dal medico legale dr. Adamo Maiese.</p>
<p>Più che un’aula di Tribunale qualcuno dei presenti nella parte riservata al pubblico ha commentato di avere la sensazione di trovarsi in un’aula universitaria e di assistere ad un esame di medicina.</p>
<p>Quanti tipi di edema polmonare esistono? Quali sono le cause dell’edema polmonare? Esame microscopico, esame macroscopico; aritmia, annegamento interno; potassio; esame istologico; ispissatio sanguinis ecc. ecc.</p>
<p>Il dr. Adamo Maiese, per tutta la durata dell’udienza-fiume, ha risposto alle tantissime domande poste dai legali dei sei medici e dei dodici infermieri, senza mai incorrere in contraddizioni e se fosse stato veramente uno studente universitario ad un esame di medicina possiamo concludere che ha sostenuto e superato brillantemente l’esame senza mai evidenziare lacune nella preparazione.</p>
<p>Qualcuno dei presenti sotto voce ha affermato di avere avuto la sensazione di assistere ad un interrogatorio di terzo grado e a tal proposito il dr. Maiese ha testualmente affermato in un momento di stanchezza rivolgendosi ai legali interroganti, sia pure bonariamente: “oggi mi avete torturato …….”</p>
<p>Il medico legale anche oggi tra una domanda e l’altra ha affermato che è rimasto colpito dal video che riprende la morte di Francesco Mastrogiovanni.</p>
<p>Anche il dr. Ortano – medico psichiatra – ha risposto alle incalzanti domande dei legali ribadendo quanto già scritto nella relazione e già riferito nella precedente udienza.</p>
<p>Afferma testualmente il dr psichiatra: “Non mi esprimo sulla liceità o meno della contenzione ma da quello che ho visto dal video a mio giudizio non ricorrevano le condizioni per giustificare la misura coercitiva”; “la contenzione è un reato perché la libertà personale è inviolabile, la contenzione può essere applicata solo nel caso previsto dall’art. 54 del codice penale, quando ricorre lo stato di necessità, ossia quando è necessario salvaguardare l’incolumità della persona oppure di chi gli sta vicino”; “la coercizione può essere applicata comunque fino alla sedazione”.</p>
<p>Il dr. Ortano per l’ennesima volta ha ribadito che, a suo giudizio, Francesco Mastrogiovanni non doveva essere assoggettato alla coercizione fisica. Ha ripetuto che la coercizione fisica non è stata annotata in cartella e quindi non sono state indicate eventuali motivazioni che la giustificassero.</p>
<p>Il dr. Ortano al legale che ha mostrato dei frames con un infermiere che svolge un minimo di attività infermieristica a favore di Francesco ha replicato prontamente sottolineando che il comportamento dell’infermiere è stato annotato nella relazione e che lo stesso è stato già citato nella precedente udienza. “. Il dr. Ortano al legale che riferiva di una scontenzione di Francesco Mastrogiovanni da parte del suo assistito ha replicato facendo osservare che dalla foto Francesco continua ad essere legato agli arti inferiori e pertanto è ancora in atto la coercizione in quel momento.</p>
<p>Anche circa il momento della morte, per il dr. Adamo Maiese, non è quello indicato nella cartella (le ore 7.30 circa del 4 agosto 2009) ma la morte è sopraggiunta circa cinque ore prima, alle ore 2,46 e anche dal video si evince che il rianimatore appena giunge nella stanza si rende conto che il Mastrogiovanni è già morto. “Il rianimatore butta la borsa sul letto e si astiene dal compiere qualsiasi attività. Ormai non c’è più niente da fare” risponde al legale il dr Maiese.</p>
<p>Uno dei legali delle parti civili ha commentato che il dr. Maiese anche nell’udienza di oggi ha dimostrato la preparazione e la professionalità acquisita con circa milleduecento autopsie svolte nella sua carriera di medico legale.</p>
<p>La prossima udienza è stata fissata per martedì 12 luglio alle ore 14.</p>
<p>Per il comitato</p>
<p>Giuseppe Tarallo</p>
<p>Giuseppe Galzerano</p>
<p>Vincenzo Serra</p>
<p><a href="mailto:postmaster@giustiziaperfranco.it">postmaster@giustiziaperfranco.it</a> http://www.giustiziaperfranco.it/</p>
<p>Vallo della Lucania, Via Angelo Rubino, 177</p>
<p>Cell. 339 6290870</p>
<p>Un ampio servizio televisivo nel tg di oggi 5 luglio 2011 dell&#8217;emittente televisiva Set di Vallo della Lucania, con un&#8217;intervista a Giuseppe Tarallo.</p>
<p>Ricordiamo che attraverso You Tube, cliccando Processo Mastrogiovanni, è possibile seguire anche le precedenti udienze.</p>
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		</item>
		<item>
		<title>Assoluzione per i medici del SPDC di Cagliari che han tenuto legato il sig. Casu per 6 giorni</title>
		<link>http://www.news-forumsalutementale.it/assoluzione-per-i-medici-del-spdc-di-cagliari-che-han-tenuto-legato-il-sig-casu-per-6-giorni/</link>
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		<pubDate>Sun, 26 Jun 2011 12:05:42 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Michela</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Ho saputo dell&#8217;assoluzione degli imputati per la morte di Giuseppe Casu mentre mi trovavo a Trieste a &#8220;Impazzire si può&#8221;. L&#8217;assoluzione non mi sorprende (anzi la temevo proprio) perchè tutto il processo fondava sulla questione farmacologica che, secondo i periti del tribunale, avrebbero causato la morte. Quel farmaco incriminato viene utilizzato abitualmente nei servizi ospedalieri ...<br /><a href="http://www.news-forumsalutementale.it/assoluzione-per-i-medici-del-spdc-di-cagliari-che-han-tenuto-legato-il-sig-casu-per-6-giorni/" class="leggi-ancora">leggi tutto &#187;</a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Ho saputo dell&#8217;assoluzione degli imputati per la morte di Giuseppe Casu mentre mi trovavo a Trieste a &#8220;Impazzire si può&#8221;. L&#8217;assoluzione non mi sorprende (anzi la temevo proprio) perchè tutto il processo fondava sulla questione farmacologica che, secondo i periti del tribunale, avrebbero causato la morte. Quel farmaco incriminato viene utilizzato abitualmente nei servizi ospedalieri e nei servizi territoriali. Un uomo è morto legato, è entrato nel servizio ospedaliero per un presunto problema sanitario ed è stato trattato in maniera disumana, fino alla morte. Di ciò si deve parlare, a questo vanno date risposte, anche giudiziarie!</p>
<p>Di ciò la città di Cagliari (e non solo) deve interrogarsi, perchè legare un essere umano ad un letto, e dimenticarlo, è una barbarie! E nessuna assoluzione può cancellare il fatto: un uomo è morto mentre si trovava legato in un letto di dolore da sei lunghi e terribili giorni! E ancora avviene, nei servizi di dignosi e cura della Sardega e in Italia, e siamo in pochi (troppo pochi) a denunciarlo e ad opporci (e ad esporci) !!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!</p>
<p>Gisella Trincas</p>
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		<title>La morte per contenzione di Mastrogiovanni: l&#8217;agghiacciante esame autoptico</title>
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		<pubDate>Fri, 17 Jun 2011 19:45:21 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Michela</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Il medico legale inizia la macabra elencazione delle escoriazioni rinvenute sul corpo della vittima mostrando le numerose foto scattate durante l’esame autoptico. Conferma in udienza quanto riscontrato sul corpo di Francesco Mastrogiovanni, riferendo per l’esame autoptico si è servito degli esami istologici e del video del sistema di videosorveglianza. Parla usando termini comprensibili – tanto che la qualità della sua deposizione viene riconosciuta pubblicamente anche dal Presidente del Tribunale - dando prova di avere un quadro completo e chiaro dei fatti che si sono verificati nel reparto di psichiatria dell’ospedale di Vallo della Lucania dal 31 luglio 2009 al 4 agosto 2009, che hanno portato alla tragica morte del maestro elementare]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>PROCESSO CONTRO IL DOTT. DI GENIO ED ALTRI DICIASETTE IMPUTATI PER LA MORTE DEL MAESTRO FRANCESCO MASTROGIOVANNI</p>
<p>Lunga udienza. Giuseppe Ortano, psichiatra di Aversa: «<strong>La coercizione non è un atto medico</strong>».</p>
<p>Vallo della Lucania. 14 giugno 2011, alle ore 14,30 presso il Tribunale di Vallo della Lucania, la Presidente Dr.ssa Elisabetta Garzo dà inizio all’udienza odierna con l’appello prima degli imputati e poi delle parti civili del processo contro i medici e gli infermieri del reparto di psichiatria dell’ospedale San Luca di Vallo della Lucania per la morte dell’insegnante Francesco Mastrogiovanni, avvenuta il 4 agosto 2009. E come nelle altre udienze alcuni liberi assenti ed altri liberi contumaci. Presente solo il primario del reparto di psichiatria ed alcuni infermieri .</p>
<p>All’inizio un avvocato degli imputati si lamenta per le riprese televisive per l’impatto che possono avere sul pubblico, ma il Presidente del tribunale non sospende l’autorizzazione accordata all’emittente televisiva di Vallo della Lucania, la Set di riprendere il processo. Anche nell’udienza odierna vengono rigettate dalla Presidente alcune eccezioni sollevate dai legali degli imputati. Per l’ennesima volta viene presentata la richiesta da parte dei legali degli infermieri di nullità degli accertamenti tecnici irripetibili (esame autoptico sul cadavere di Francesco Mastrogiovanni) perché gli infermieri non sarebbero stati preventivamente avvisati dell’avvio degli stessi. Sono assenti i due pazienti che sono stati citati come testi dal P.M . Inizia così subito l’esame da parte del P.M. dr. Renato Martuscelli dei due medici che eseguirono l’esame autoptico sulla salma di Francesco Mastrogiovanni su incarico del P.M., dr. Francesco Rotondo, magistrato che ha chiesto ed ottenuto il rinvio a giudizio dei sei medici e dodici infermieri del reparto di psichiatria di Vallo della Lucania.</p>
<p>Il medico legale dr. Adamo Maiese inizia la macabra elencazione delle escoriazioni rinvenute sul corpo della vittima mostrando le numerose foto scattate durante l’esame autoptico.</p>
<p>La Presidente, con il consenso dei difensori degli imputati, dà per acquisite le foto dell’orrore consentendo così al medico legale di continuare nell’illustrazione dei risultati dell’esame autoptico. Il dr. Maiese conferma in udienza quanto riscontrato sul corpo di Francesco Mastrogiovanni, riferendo per l’esame autoptico si è servito degli esami istologici e del video del sistema di videosorveglianza. Parla usando termini comprensibili – tanto che la qualità della sua deposizione viene riconosciuta pubblicamente anche dal Presidente del Tribunale &#8211; dando prova di avere un quadro completo e chiaro dei fatti che si sono verificati nel reparto di psichiatria dell’ospedale di Vallo della Lucania dal 31 luglio 2009 al 4 agosto 2009, che hanno portato alla tragica morte del maestro elementare.</p>
<p><strong>Il medico legale</strong> nel rispondere al P.M. <strong>ribadisce, con certezza, che Francesco Mastrogiovanni è morto per un edema polmonare causato dalla coercizione fisica</strong> alla quale è stato sottoposto dalle ore 13,00 del 31 luglio e fino alla morte avvenuta alle 2,45 del 4 agosto 2009. Per il dr. Maiese il comportamento del personale sanitario è stato gravemente negligente e specifica:</p>
<ol>
<li> Negligenza commissiva nel mettere in atto una contenzione fisica con le modalità sopra descritte;</li>
<li>Negligenza omissiva nel non controllare, monitorare e nutrire il paziente per tutto il periodo di ricovero;</li>
<li>Sulla cartella clinica di ricovero non si fa alcun cenno della contenzione fisica messa in atto.</li>
</ol>
<p>Nell’ospedale di Vallo della Lucania, Mastrogiovanni non è stato affatto trattato come un essere umano: oltre a rimanere legato senza interruzione e senza motivo per lunghe e interminabili ottantadue ore, non è stato mai alimentato e non gli hanno dato neanche da bere. L’autopsia ha accertato che lo stomaco era completamente vuoto ed era vuota anche la vescica.</p>
<p>Inoltre il dr. Maiese ha riferito un altro particolare agghiacciante: la macerazione dei testicoli (causata dal caldo torrido di quei giorni di agosto e dalla mancanza di attenzione da parte del personale).</p>
<p>Insomma Francesco Mastrogiovanni prima è stato lasciato nudo sul letto per giornate intere e poi trascurato anche con il pannolone. (Quindi se Francesco fosse sopravissuto alla contenzione “illecita”, impropria e antigiuridica come definita dai consulenti, probabilmente sarebbero rimasti impressi in modo definitivo dei segni anche fisici sulla sua persona).</p>
<p>Ha parlato anche dei legacci di cuoi e plastica che hanno scavato ferite fino a due centimetri e mezzo ai polsi e alle caviglie.</p>
<p>Anche il dr. Giuseppe Ortano, psichiatra di Aversa, nel rispondere alle domande del P.M e dei difensori delle parti civili conferma il contenuto della relazione che ha consentito al magistrato inquirente di chiedere ed ottenere il rinvio a giudizio degli imputati. Lo psichiatra sottolinea con forza e determinazione: «La coercizione non è assolutamente un atto medico ». Viene consentita dall’art. 54 c.p. (stato di necessità) solo per porre in atto le terapie farmacologiche appropriate e fino all’avvenuta sedazione. Deve essere annotata sulla cartella clinica e/o sul registro della coercizione, indicando anche il mezzo usato.</p>
<p>Anche il dr. Ortano ha visionato il video. Poche volte, afferma, qualche infermiere e solo per pochissimi minuti si è avvicinato a Mastrogiovanni legato a quel letto troppo corto a causa della sua altezza. Pare che l’unico intervento sia stato quello di stringere meglio le fascette della contenzione per evitare lo scivolamento. Non gli hanno mai rivolto la parola. Dalla cartella clinica risulta che la terapia somministrata al suo ingresso in reparto, pur essendo appropriata alla diagnosi, era comunque molto forte.</p>
<p>E’ terribile ed inaccettabile quello che è successo nel 2009 e che poteva succedere a chiunque.</p>
<p>Anche l’udienza di oggi lo conferma.</p>
<p>Infine non risulta che Mastrogiovanni sia stato visitato da un medico all’atto del suo ingresso in reparto, né è stato effettuato nessuno elettrocardiogramma per verificarne lo stato di salute.</p>
<p>Il medico di turno che ha prescritto la terapia definita forte dallo psichiatra era a conoscenza della somministrazione di psicofarmaci con tre iniezioni avvenuta sulla spiaggia di S. Mauro Cilento nemmeno un’ora prima?</p>
<p>L’udienza è durata oltre quattro ore. La prossima udienza, calenderizzata per il 28 giugno, per impegni del Presidente, si terrà lunedì 4 luglio 2011 alle ore 13 ed avrà luogo il controesame dei due medici da parte dei legali degli imputati.</p>
<p>Il Comitato Verità e Giustizia per Francesco Mastrogiovanni</p>
<p>Vincenzo Serra, Giuseppe Tarallo, Giuseppe Galzerano</p>
<p>Per ulteriori informazioni, si può telefonare a Vincenzo Serra 0974.2662 Giuseppe Galzerano 0974.62028 Giuseppe Tarallo 0974.963040</p>
<p><a href="http://www.giustiziaperfranco.it">www.giustiziaperfranco.it</a></p>
<p>postmaster@giustiziaperfranco.it</p>
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		<title>Processo Mastrogiovanni: Udienza del 31 maggio 2011</title>
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		<pubDate>Sun, 05 Jun 2011 15:44:17 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Michela</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Un ragazzo è arrivato in aula piangendo e – anche se tra le lacrime ha detto: «Vorrei dire altre cose che non ho detto nell’interrogatorio» .... Subito dopo è stata sentita una giovane mamma di un paese del circondario. Dalla deposizione della paziente è emerso un quadro terribile e agghiacciante della situazione dell’ospedale vallese. La donna, con lucidità, serenità, pacatezza e senza un filo di rancore, ha testimoniato l’orrore praticato dai medici e dagli infermieri del reparto di psichiatria di Vallo della Lucania, parlando di comportamenti inaccettabili del personale infermieristico, facendo anche i loro nomi
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			<content:encoded><![CDATA[<p>Comunicato–Stampa</p>
<p>Udienza del 31 Maggio 2011</p>
<p>• Rinviato all’udienza del 14 giugno 2011 l’esame dei consulenti del P.M., Dr. Adamo Maiese e Giuseppe Ortano.</p>
<p>• Lucida e coraggiosa testimonianza di una giovane donna.</p>
<p>• Appello del Comitato a costituire anche nel Cilento un’associazione contro gli abusi e soprusi in psichiatria.</p>
<p>Oggi alle ore 15,30 presso il Tribunale di Vallo della Lucania (Sa), presieduto dalla Dr.ssa Elisabetta GARZO, si è svolta una nuova udienza del processo Mastrogiovanni contro i diciotto medici ed infermieri del reparto di psichiatria dell’ospedale pubblico San Luca di Vallo della Lucania, dove la mattina del 4 agosto 2009 fu trovato morto il maestro elementare Francesco Mastrogiovanni di Castelnuovo Cilento, sottoposto qualche giorno prima ad un Trattamento Sanitario Obbligatorio illegittimo da parte del sindaco di Pollica e, una volta in ospedale, senza ragione fu sottoposto ad una disumana ed ininterrotta contenzione, durata ottantadue ore e ritenuta dalla magistratura inquirente contraria ad ogni regola giuridica e sanitaria.</p>
<p>Assente per motivi di salute il medico psichiatra Dr. Giuseppe ORTANO del Centro Igiene Mentale di Aversa (CE) non è stato sentito nemmeno il medico legale dell’ASL di Vallo della Lucania, Dr. Adamo MAIESE, presente all’udienza odierna.</p>
<p>Il Presidente Dr.ssa Elisabetta Garzo, con l’accordo dei legali di tutte le parti, ha rinviato alla prossima udienza l’esame contestuale dei due medici. Il Dr. Adamo Maiese è il medico legale aziendale che, dopo aver riscontrato, i segni della contenzione sul corpo di Mastrogiovanni ha chiesto ed ottenuto l’intervento dell’Autorità Giudiziaria che dispose l’esame autoptico, eseguito nel mese di agosto 2009 dallo stesso Dr. Adamo Maiese, con la collaborazione del medico psichiatra ORTANO. L’operato dei due medici ha consentito al P.M. Dr. Francesco Rotondo di rinviare a giudizio i medici e gli infermieri presenti nei giorni del ricovero di Mastrogiovanni. Alla prossima udienza, fissata per il 14 giugno, dunque il loro esame.</p>
<p>Nell’udienza odierna sono stati sentiti quattro ex pazienti del reparto di psichiatria, due dei quali non si sono presentati.</p>
<p>Un ragazzo è arrivato in aula piangendo e – anche se tra le lacrime ha detto: «Vorrei dire altre cose che non ho detto nell’interrogatorio» &#8211; il Presidente del Tribunale Dr.ssa Garzo lo ha esonerato dalla deposizione, facendo presente che si sarebbero attenuti alla testimonianza resa ai carabinieri.</p>
<p>Subito dopo è stata sentita una giovane mamma di un paese del circondario. Dalla deposizione della paziente è emerso un quadro terribile e agghiacciante della situazione dell’ospedale vallese. La donna, con lucidità, serenità, pacatezza e senza un filo di rancore, ha testimoniato l’orrore praticato dai medici e dagli infermieri del reparto di psichiatria di Vallo della Lucania, parlando di comportamenti inaccettabili del personale infermieristico, facendo anche i loro nomi.</p>
<p>Come in un film dell’orrore racconta &#8211; nel silenzio partecipato del pubblico &#8211; dell’infermiere che sfonda la porta del bagno, chiusa a chiave, la afferra violentemente e la trascina di peso per il corridoio. In un&#8217;altra occasione è stata costretta a un corpo a corpo con un infermiere prima di essere sedata. Ha denunziato anche avances di un infermiere che le preannunciò una visita alla mezzanotte in punto. La giovane signora riferisce in aula che in quell’occasione ebbe tantissima paura e passò la notte pregando. Ha poi riferito di essere stata contenuta ai polsi e passeggiando nel reparto, quando non dormiva in preda ai sedativi, ha visto persone contenute che venivano visitate raramente dal personale medico. Ha riferito anche di amiche alle quali non è stato consentito di farle visita.</p>
<p>Grazie a questa testimonianza coraggiosa e lucida, nell’aula di giustizia del Tribunale di Vallo della Lucania emerge il «sistema» adottato nel reparto e del quale parla anche la Cassazione nella sentenza del settembre 2010, pronunciata a seguito del ricorso presentato dal P.M. dr. Rotondo contro le ordinanze del Riesame di Salerno.</p>
<p>Al P.M. Dr Renato Martuscelli che chiede alla teste notizie sulla diagnosi formulata dai medici, la giovane signora risponde: «A volte hanno parlato di una cosa e a volte di un&#8217;altra» e ancora oggi la psichiatria non è stata in grado di aiutarla a rispondere alla domanda: «Sono sana o malata di mente?», facendo presente che continua regolarmente la sua vita di mamma, di moglie e di figlia accudendo giorno e notte la madre ammalata e allettata, senza sbagliare mai una medicina.</p>
<p>Nel corso dell’udienza si è avuta la prova della fondatezza di quanto scritto dal GIP Dr. Marrone nell’ordinanza con la quale il 18 gennaio 2010 disponeva l’interdizione dalla professione ai medici e agli infermieri indagati: «L’accertamento di ripetuti e costanti falsi in cartella clinica relativi all’applicazione di mezzi di contenzione nei confronti dei pazienti rende evidente, cioè che le condotte abusive erano poste in essere confidando nella circostanza che detti pazienti potessero ritenere leciti tali tipi di trattamenti e che essi, comunque, fossero in una situazione di tale difficoltà e disagio sociale da non lamentarsi del trattamento ricevuto. Se a tutto ciò si aggiunge la possibilità di invocare una (presunta) scarsa credibilità di pazienti affetti da malattie psichiatriche appare evidente che gli abusi potevano essere compiuti confidando nella quasi certezza di non essere chiamati a risponderne…».</p>
<p>A prova di quanto temuto dal GIP un legale di uno degli imputati solleva un incidente: ai sensi dell’art 196 c.p.p. chiede al Presidente del Tribunale di accertare la capacità di testimoniare della teste che descrive, come testimone oculare e come vittima, con grande lucidità e pacatezza comportamenti e trattamenti impensabili nell’anno di grazia 2009. La Presidente ha rigettato la richiesta del legale, facendo presente che l’ultimo ricovero della teste risaliva al 2008 e sottolineando che, nella deposizione, la teste ha dimostrato di avere capacità di testimoniare, sia con il modo di esprimersi e sia con il modo di interagire alle varie domande.</p>
<p>Il Comitato Verità e Giustizia per Francesco Mastrogiovanni</p>
<p>Vincenzo Serra, Giuseppe Tarallo, Giuseppe Galzerano</p>
<p>www.giustiziaperfranco.it <a href="mailto:postmaster@giustiziaperfranco.it">postmaster@giustiziaperfranco.it</a></p>
<p>c/o Vincenzo Serra</p>
<p>via A. Rubino, 177, 84078 Vallo della Lucania (SA)</p>
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