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	<title>forumsalutementale.it &#187; Dalla stampa</title>
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		<title>Lombardia. Inaugurato il Centro psichiatrico forense Gonzaga</title>
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		<pubDate>Fri, 15 Apr 2011 18:26:41 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Michela</dc:creator>
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		<description><![CDATA[La comunità protetta per pazienti psichiatrici è a Castiglione delle Stiviere
Ritornare alla vita di tutti giorni &#8211; dopo aver commesso un crimine, scontato la pena ed essere stati riabilitati &#8211; è possibile. È in quest&#8217;ottica di ritorno alla normalità che è nato il centro psichiatrico forense Gonzaga di Castiglione delle Stiviere, la comunità protetta per ...<br /><a href="http://www.news-forumsalutementale.it/lombardia-inaugurato-il-centro-psichiatrico-forense-gonzaga/" class="leggi-ancora">leggi tutto &#187;</a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>La comunità protetta per pazienti psichiatrici è a Castiglione delle Stiviere</p>
<p>Ritornare alla vita di tutti giorni &#8211; dopo aver commesso un crimine, scontato la pena ed essere stati riabilitati &#8211; è possibile. È in quest&#8217;ottica di ritorno alla normalità che è nato il centro psichiatrico forense Gonzaga di Castiglione delle Stiviere, la comunità protetta per pazienti psichiatrici di entrambi i sessi autori di reati voluta da Regione Lombardia e inaugurata questa mattina dal presidente Roberto Formigoni con l&#8217;assessore regionale alla Semplificazione e Digitalizzazione, Carlo Maccari: in questa struttura, parte integrante dell&#8217;azienda ospedaliera &#8216;Carlo Poma&#8217; di Mantova, dal 21 marzo sono ospitate le prime 13 persone, 8 uomini e 5 donne, in libertà vigilata che, a conclusione del percorso riabilitativo, potranno fare ritorno in famiglia.</p>
<p>Significativo l&#8217;impegno finanziario di Regione in questo progetto sperimentale, battezzato “Meno ospedale psichiatrico giudiziario, più integrazione”: un milione di euro per la ristrutturazione edilizia della palazzina di proprietà della &#8216;Carlo Poma&#8217; adibita a comunità protetta e un tempo occupata dalla Croce Rossa italiana, a cui si aggiungono 800mila euro per l&#8217;assunzione del personale sociosanitario composto da 18 operatori socio-sanitari, 8 infermieri, 2 psichiatri, 2 due educatori professionali, un medico dirigente, un assistente sociale e uno psicologo.</p>
<p>Studiata nei minimi particolari la comunità è composta da due moduli, immersi nel verde della collina della Ghisiola di Castiglione delle Stiviere: 40 posti letti (20 per uomini e 20 per donne come previsto dalla normativa regionale sulla residenzialità psichiatrica), camere dotate di bagno, aria condizionata e presa per la televisione. Recintato come un&#8217;abitazione civile, il centro offre percorsi riabilitativi e di risocializzazione nel rispetto della tutela della salute e della sicurezza dei luoghi di lavoro. La particolarità, unica in Italia, è rappresentata dal fatto che all&#8217;interno della struttura &#8211; così come nell&#8217;ospedale psichiatrico giudiziario di Castiglione delle Stiviere &#8211; non sono presenti agenti di polizia penitenziaria ma solo operatori sociosanitari.</p>
<p>«Abbiamo voluto creare una struttura innovativa e alternativa rispetto a quella fornita nel resto d&#8217;Italia &#8211; spiega Formigoni -, intermedia tra il ricovero ospedaliero e il rientro nel territorio di appartenenza. Alla Ghisiola sperimenteremo nuovi percorsi finalizzati al recupero della salute, dei diritti e delle opportunità dei pazienti psichiatrici che si sono macchiati di reati». «Questa comunità &#8211; ha concluso Formigoni prima di visitare l&#8217;ospedale psichiatrico giudiziario di Castiglione delle Stiviere &#8211; s&#8217;inserisce in una strategia generale della sanità lombarda, tesa a sviluppare una rete territoriale di opportunità di cura e riabilitazione, in grado di monitorare in sicurezza il percorso di neutralizzazione della pericolosità sociale del malato mentale autore di reati, secondo le linee guida già sperimentate nel resto d&#8217;Europa».</p>
<p>(da Vita.it)</p>
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		<title>Suicida in OPG, le lenzuola di carta lo avrebbero salvato</title>
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		<pubDate>Fri, 15 Apr 2011 18:25:23 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Michela</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Adolfo Ferraro ex direttore sanitario accusa: comprate nel 2008, mai prese in carico dall&#8217;ASL (di Anna Sgueglia)
Opg tra resistenze e tentativi di cambiamento: 35 internati tra oggi e domani saranno spostati negli ospedali psichiatrici della loro zona di provenienza; alcuni saranno trasferiti a Barcellona Pozzo di Gotto, altri a Castiglione delle Stiviere. Questo prevedono le ...<br /><a href="http://www.news-forumsalutementale.it/suicida-le-lenzuola-di-carta-lo-avrebbero-salvato/" class="leggi-ancora">leggi tutto &#187;</a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Adolfo Ferraro ex direttore sanitario accusa: comprate nel 2008, mai prese in carico dall&#8217;ASL (di Anna Sgueglia)</p>
<p>Opg tra resistenze e tentativi di cambiamento: 35 internati tra oggi e domani saranno spostati negli ospedali psichiatrici della loro zona di provenienza; alcuni saranno trasferiti a Barcellona Pozzo di Gotto, altri a Castiglione delle Stiviere. Questo prevedono le linee di indirizzo per gli interventi negli Opg e nelle case di cura e custodia che per favorire rapporti di collaborazione con i servizi sociali e sanitari delle aree geografiche di provenienza degli internati, si ispirano ad un principio di territorialità, in nome del quale agli Opg campani dovrebbero essere assegnati solo gli internati di Campania, Abruzzo, Molise, Basilicata e Puglia. Una norma che con difficoltà si sta cercando di applicare e che rappresenta una valvola di sfogo: oggi nell’Opg di Aversa sono presenti 277 internati a fronte di una capienza di 180.Un sovraffollamento che non facilita i percorsi di riabilitazione, tanto che tra quelle mura si continua a morire: l’ultimo suicidio, il secondo dall’inizio dell’anno, quattro giorni fa. Un rumeno di 58 anni, arrivato al Saporito per tentato omicidio si è tolto la vita utilizzando come cappio le lenzuola del suo letto, dopo che gli era stata notificata la terza proroga della misura di sorveglianza, nonostante fosse considerato non più socialmente pericoloso. «È l’ennesimo episodio che dimostra quanto siamo lontani da reali cambiamenti nell’Opg &#8211; sostiene lo storico direttore sanitario della struttura, Adolfo Ferraro, che oggi, dopo aver chiesto a febbraio l’esonero temporaneo dalla direzione è in servizio presso l’unità operativa di Spdc dell’ospedale di Aversa &#8211; e di come ci sia un atteggiamento gattopardesco per cui tutto sembra che cambi per non cambiare. Ci sono 230 mila euro stanziati per i piani terapeutici riabilitativi individuali degli internati che dovrebbero uscire, come predisposto dall’Asl per essere accolti in case famiglia o Sir, ma che in sostanza si configurano come pratiche assistenzialistiche, mortificanti per la psichiatria». Secondo Ferraro la strada praticabile per un vero recupero potrebbe essere quella delle cooperative di internati, che coinvolgano anche quanti restano in Opg. «Ma non c’è interesse verso questi percorsi e le stesse pratiche trattamentali come il teatro vengono percepite come intrattenimento».</p>
<p>Sul suicidio del rumeno Ferraro, fa rilevare, tra l’altro, il mancato utilizzo di lenzuola di carta comprate nel 2008 dalla Ministero della Giustizia e mai prese in carico dall’Asl. «Da un paio di mesi le stiamo usando per gli internati incontinenti &#8211; replica la direttrice penitenziaria Giaquinto &#8211; tutto quello che era del Ministero della Giustizia lo sto trasferendo al personale sanitario. Del resto non credo che in questo modo si sarebbe evitato il suicidio tenendo anche conto che l’internato rumeno così come quello laziale toltosi la vita a gennaio, non essendo considerati pericolosi avevano a disposizione anche dei fornellini». Dura la posizione del Tribunale dei diritti del malato: «È necessario trovare misure alternative all’ingresso in Opg &#8211; afferma la responsabile del Tdm per la salute mentale, Annagioia Trasacco &#8211; e che la stessa magistratura intervenga per sollecitare le Asl di provenienza degli internati per la loro presa in carica, altrimenti assisteremo ad altri episodi inaccettabili». Una interrogazione al presidente della Giunta regionale Caldoro è stata presentata dal consigliere del Pse Gennaro Oliviero. «Per quanto altro tempo bisogna sopportare questo assordante silenzio che circonda il lager di contenzione di Aversa?» si chiede Oliviero. Psichiatria Democratica, alla luce dell&#8217;ultimo suicidio di Aversa «chiede nuovamente e con forza, che tutti gli Opg vengano chiusi». L’associazione «denuncia la lentezza esasperata e la timidezza nel porre mano ad adeguati programmi di dismissione &#8211; si legge in una nota &#8211; volti a garantire, ai cittadini reclusi, il diritto alla tutela ed alla cura sanciti dalla nostra Costituzione»</p>
<p>Il Mattino Edizione Caserta del 15 aprile 2011</p>
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		<title>Assistenza psichiatrica: riparte da Trieste la lotta ai manicomi</title>
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		<pubDate>Fri, 15 Apr 2011 17:27:42 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Michela</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Al via progetti di cooperazione per lo sviluppo dei servizi territoriali in quei Paesi che hanno intrapreso processi di riforma psichiatrica. L’obiettivo è che non ci siano più manicomi in tutto il mondo. 
15 APR &#8211; “Noi siamo qui oggi perché il manicomio di Trieste non c’è più, perché stiamo desiderando che non ci siano più ...<br /><a href="http://www.news-forumsalutementale.it/assistenza-psichiatrica-riparte-da-trieste-la-lotta-ai-manicomi/" class="leggi-ancora">leggi tutto &#187;</a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Al via progetti di cooperazione per lo sviluppo dei servizi territoriali in quei Paesi che hanno intrapreso processi di riforma psichiatrica. L’obiettivo è che non ci siano più manicomi in tutto il mondo. </p>
<p>15 APR &#8211; “Noi siamo qui oggi perché il manicomio di Trieste non c’è più, perché stiamo desiderando che non ci siano più manicomi in tutto il mondo e perché oggi c’è una grande rete che unisce tutti i Paesi, un network di persone (operatori, individui che hanno vissuto e vivono l’esperienza del disturbo mentale, familiari) che sono protagonisti di questo cambiamento e cercano di costruire politiche di salute e di speranza”. È con le parole di Giuseppe Dell’Acqua, allievo di Franco Basaglia e direttore del Dipartimento di salute mentale dell’ASS 1 di Trieste che si è aperto il meeting “Beyond the Walls &#8211; Il passaggio dall’ospedale ai servizi territoriali”. L’obiettivo dell’incontro è la formulazione di una dichiarazione congiunta sul superamento delle istituzioni psichiatriche e lo sviluppo di progetti di partenariato finalizzati allo sviluppo di servizi efficaci di comunità, così come previsto dal Piano di azione di Helsinki 2005 sulla salute mentale per l’Europa.La legge 180 (la cosiddetta legge Basaglia) resta ancora un modello. Il Consiglio d’Europa ha descritto l’esperienza basagliana come un sogno che si stava trasformando in realtà e aveva ormai gambe per attraversare l’intera regione europea dell’OMS. E l’incontro vuole rappresentare uno stimolo in questa direzione.</p>
<p>All’epoca della stesura del Piano di Helsinki (al quale ha fatto seguito, nel 2008, il Patto europeo per la salute mentale ed il benessere) fu evidenziato che l’85 per cento dei fondi spesi per la salute mentale veniva destinato al mantenimento di strutture inadeguate ad accogliere i pazienti. Dati rimasti pressoché invariati se, come è stato rilevato nel corso dell’incontro, in Europa il 70 per cento dei posti letto è tuttora all’interno degli ospedali psichiatrici.Da Trieste partiranno dunque progetti di cooperazione per lo sviluppo dei servizi territoriali soprattutto in quei Paesi che hanno intrapreso (o intendono intraprendere) processi di riforma psichiatrica quali la Serbia, dove è stato creato il Centro di salute mentale pionieristico di Nis attraverso la deistituzionalizzazione del locale ospedale psichiatrico. Su richiesta dell’OMS Europa, sarà avviata anche una collaborazione con Paesi dell’Est come la Bulgaria e la Romania, nonché con le repubbliche asiatiche dell’ex-URSS come l’Azerbaijan, dove andranno sostenute esperienze pilota e cambiamenti legislativi. Inoltre, nell’ambito del programma Mental Health Gap promosso dall’OMS di Ginevra, si stanno già sviluppando programmi di cooperazione con la Turchia, l’Iran, la Palestina, l’Argentina e il Brasile.</p>
<p>(da QuotidianoSanità.it)</p>
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		<title>Sanità: Fazio, piano in tre fasi per dimissione OPG</title>
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		<pubDate>Wed, 23 Mar 2011 17:54:08 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Michela</dc:creator>
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		<description><![CDATA[(ASCA) &#8211; Roma, 23 mar &#8211; E&#8217; in fase di attuazione il piano per la chiusura di tre dei sei Ospedali psichiatrici giudiziari (Opg) italiani, previsto dal Dpcm del primo aprile 2008. Lo ha detto nel corso del question time il ministro della Salute, Ferruccio Fazio, rispondendo a un&#8217;interrogazione dell&#8217;on. Anna Teresa Formisano (Udc). &#8221;La ...<br /><a href="http://www.news-forumsalutementale.it/sanita-fazio-piano-in-tre-fasi-per-dimissione-opg/" class="leggi-ancora">leggi tutto &#187;</a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>(ASCA) &#8211; Roma, 23 mar &#8211; E&#8217; in fase di attuazione il piano per la chiusura di tre dei sei Ospedali psichiatrici giudiziari (Opg) italiani, previsto dal Dpcm del primo aprile 2008. Lo ha detto nel corso del question time il ministro della Salute, Ferruccio Fazio, rispondendo a un&#8217;interrogazione dell&#8217;on. Anna Teresa Formisano (Udc). &#8221;La prima fase, gia&#8217; avviata &#8211; ha spiegato Fazio &#8211; stabilisce che la responsabilita&#8217; degli Opg sia assunta interamente dalle regioni in cui gli istituti hanno sede, e che contestualmente i dipartimenti di salute mentale di competenza stendano un programma operativo che prevede le dimissioni degli internati e il ritorno nel carcere di provenienza di quelli che hanno accusato disturbi psichici durante l&#8217;esecuzione della pena&#8221;.</p>
<p>La seconda, prevede la distribuzione degli internati in modo che, ha rilevato il ministro, &#8221;ogni Opg si possa configurare come sede e territorio per il ricovero di internati provenienti dalle regioni limitrofe&#8221;, nell&#8217;ottica, ha sottolineato di arrivare a spostare gli internati sul territorio&#8221;. La terza fase, e&#8217; legata ai fondi : &#8216;&#8217;stanziati finora 5 milioni di euro dal ministero della Salute e 10 milioni dal ministero della Giustizia&#8221;. &#8221;C&#8217;e&#8217; &#8211; ha concluso Fazio &#8211; un&#8217;apposita commissione che si occupa dei tempi di trasferimento&#8221;, perche&#8217; il cambiamento &#8221;deve essere graduale&#8221;.</p>
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		<title>Non chiamateli ospedali: viaggio nell’inferno dei manicomi criminali</title>
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		<pubDate>Thu, 17 Mar 2011 18:49:38 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Michela</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Andrea, 25 anni fa, si è vestito da donna ed è andato davanti a una scuola; Mario, nel 1992, ha compiuto una rapina da settemila lire fingendo di avere una pistola in tasca; Luca ha iniziato a star male quando è morto suo padre, nel 1997; Fabio sarebbe dovuto uscire alla fine dello scorso anno, ...<br /><a href="http://www.news-forumsalutementale.it/non-chiamateli-ospedali-viaggio-nell%e2%80%99inferno-dei-manicomi-criminali/" class="leggi-ancora">leggi tutto &#187;</a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.news-forumsalutementale.it/public/fatto.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-6597" title="fatto" src="http://www.news-forumsalutementale.it/public/fatto.jpg" alt="fatto" width="295" height="180" /></a>Andrea, 25 anni fa, si è vestito da donna ed è andato davanti a una scuola; Mario, nel 1992, ha compiuto una rapina da settemila lire fingendo di avere una pistola in tasca; Luca ha iniziato a star male quando è morto suo padre, nel 1997; Fabio sarebbe dovuto uscire alla fine dello scorso anno, ma non ha fatto in tempo, è morto prima. I nomi sono di fantasia, le storie no: sono tutte storie di uomini e donne rinchiusi negli ospedali psichiatrici giudiziari, strutture sparse per il territorio nazionale, regolate dal codice Rocco del 1930, per lo più fatiscenti e in stato di semi abbandono. Come chi vive al di là di quelle sbarre. Anzi, peggio, chi vive là dentro è completamente abbandonato.</p>
<p>La commissione parlamentare d’inchiesta sul Servizio sanitario nazionale, presieduta da Ignazio Marino, sta ora cercando di portare alla luce quelle storie, di renderle pubbliche, di far conoscere agli italiani la vergogna di Aversa, Barcellona Pozzo di Gotto, Reggio Emilia, Castiglione delle Stiviere, Montelupo Fiorentino, Secondigliano. Luoghi in cui si entra se si commettono reati bagatellari (che presuppongono pene inferiori ai due anni) e si è affetti da una malattia psichiatrica o se si viene prosciolti perché incapaci di intendere e di volere. Luoghi in cui si entra per ricevere cure e dai quali si rischia di non uscire vivi. Luoghi in cui le proroghe di sei mesi sono moduli fotocopiati, in cui il paziente riceve le cure – quando va bene – di un medico generico che trascorre quattro ore a settimana in una struttura che ospita 300 persone. Tra le corsie degli Opg gli psicofarmaci diventano caramelle, il mondo esterno non entra in alcun modo, non ci sono attività ricreative, di socializzazione. Ci sono invece i letti di contenzione, con i materassi bucati al centro per far cadere le feci e l’urina, il ferro arrugginito e le lenzuola cambiate una volta ogni due settimane. Non ci sono infermieri, ma agenti penitenziari (l’unico istituto che fa eccezione è quello di Castiglione delle Stiviere, nel mantovano, dove sono rinchiuse anche 90 donne).</p>
<p>Da quando la commissione sta visitando (ogni settimana) gli Opg, delle 376 persone giudicate non socialmente pericolose, e che quindi potrebbero essere prese in cura dalle Asl, ne sono uscite soltanto 65. Ma cosa impedisce a un uomo di uscire da una struttura che è peggio del carcere iracheno di Abu Ghraib? “Prima del nostro intervento, l’inedia – spiega il senatore Marino –: i pazienti venivano tenuti dentro attraverso il meccanismo delle proroghe, che venivano fotocopiate senza che neanche si aggiornasse lo stato di salute. Adesso c’è chi non è disponibile ad accoglierli: le Asl ci rispondono spesso di non aver i fondi necessari e i giudici di sorveglianza sono costretti a firmare le proroghe perchè mancano le misure alternative. Siamo riusciti a sbloccare i 5 milioni di euro stanziati con decreto del presidente del Consiglio dei ministri nel 2008, fondi che adesso verrano distribuiti alla Regioni. Ma abbiamo bisogno che tutti conoscano queste realtà”.</p>
<p>Ed è per questo che, durante le visite a sorpresa (che solo i parlamentari possono fare) effettuate dai membri della commissione negli Opg, è stato girato un video: immagini raccapriccianti che sono visibili sul nostro sito internet (www.ilfattoquotidiano.it) e che verranno trasmesse integralmente domenica da Riccardo Iacona nel corso della trasmissione di prima serata Presadiretta su Rai3. Un documento che mostra muri scrostati, finestre sostituite da cartoni, fornelletti per cucinare accanto a bagni alla turca, letti accatastati in celle microscopiche. Ma che soprattutto testimonia come si può ridurre un uomo quando, anziché curato, viene trattato come gli animali nelle peggiori situazioni di cattività.</p>
<p>“Tortura, di questo si tratta”, racconta ancora Marino mostrando il video. Eppure nessuno dei parenti di queste persone ha pensato (ancora) di fare causa allo Stato, perché “ancor più che nelle carceri – spiega Iacona – gli Opg sono una discarica sociale”. Chi ha i soldi per pagarsi un buon avvocato, certo non finisce di trascorrere i suoi giorni in un ergastolo bianco. Ma forse è anche per questo che la vita delle circa 1500 persone sepolte lì dentro non interessa quasi a nessuno.</p>
<p>Da Il Fatto Quotidiano del 17 marzo 2011</p>
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		<title>Inferno infinito nel manicomio giudiziario di Aversa</title>
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		<pubDate>Fri, 11 Mar 2011 18:34:18 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Michela</dc:creator>
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		<description><![CDATA[di Dario Stefano Dell&#8217;Aquila
Due agenti di polizia penitenziaria dell&#8217;Ospedale psichiatrico giudiziario di Aversa sono stati arrestati con l&#8217;accusa di avere costretto un giovane transessuale, internato nella struttura, ad avere rapporti sessuali. Secondo l&#8217;inchiesta della procura di Santa Maria Capua Vetere, coordinata da Raffaella Capasso, gli agenti avrebbero approfittato della loro posizione di autorità e dell&#8217;evidente ...<br /><a href="http://www.news-forumsalutementale.it/inferno-infinito-nel-manicomio-giudiziario-di-aversa/" class="leggi-ancora">leggi tutto &#187;</a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.news-forumsalutementale.it/public/e6dcfce135.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-6527" title="e6dcfce135" src="http://www.news-forumsalutementale.it/public/e6dcfce135.jpg" alt="e6dcfce135" width="189" height="126" /></a>di Dario Stefano Dell&#8217;Aquila</p>
<p>Due agenti di polizia penitenziaria dell&#8217;Ospedale psichiatrico giudiziario di Aversa sono stati arrestati con l&#8217;accusa di avere costretto un giovane transessuale, internato nella struttura, ad avere rapporti sessuali. Secondo l&#8217;inchiesta della procura di Santa Maria Capua Vetere, coordinata da Raffaella Capasso, gli agenti avrebbero approfittato della loro posizione di autorità e dell&#8217;evidente stato di soggezione della vittima per costringerla, separatamente e in più occasioni, a rapporti sessuali. Gli episodi, avvenuti nel 2008, sono emersi dopo che la vittima degli abusi ha raccontato i fatti ad una psichiatra e dopo lunghe verifiche sull&#8217;attendibilità delle dichiarazioni. La richiesta di arresti domiciliari è stata eseguita dagli stessi colleghi degli agenti indagati.</p>
<p>Ma questo episodio va inquadrato in uno scenario più ampio di abusi, violenze e di condizioni detentive inumane e degradanti raccontate, per primo, proprio dal manifesto e denunciate dall&#8217;Osservatorio dell&#8217;associazione Antigone. Un vaso di Pandora finalmente scoperchiato dopo anni di denunce, inchieste, interrogazioni parlamentari, e dopo l&#8217;ultimo suicidio di un internato all&#8217; inizio dell&#8217;anno. Nella nota diffusa dalla procura si legge che «le condotte ipotizzate appaiono di particolare gravità in quanto commesse nell&#8217;ambito di una realtà detentiva &#8211; come accertato nel corso di altre indagini &#8211; assai più drammatica di quella carceraria».</p>
<p>Sono state iscritte nel registro degli indagati per omicidio colposo 14 persone, tra cui parte del personale in servizio in reparto: medici, psichiatri e i dirigenti della struttura. Nemmeno un mese e gli stessi magistrati, assieme ai carabinieri dei Nas, hanno effettuato una lunga ispezione nella struttura sequestrando registri e cartelle cliniche. Hanno anche notificato avvisi di garanzia all&#8217;ex commissario straordinario dell&#8217;Asl Ce, alla direttrice del dipartimento di salute mentale ex Asl Ce2, per «omissione d&#8217;atti di ufficio», alla direttrice penitenziaria dell&#8217;Opg Carlotta Giaquinto e al direttore sanitario Adolfo Ferraro. Responsabilità penali tutte da accertare, naturalmente, ma fatti che appare difficile negare, specie se misurati in termini di vittime.</p>
<p>Almeno 14 morti, tra suicidi e malattia, nel giro di 4 anni. Le indagini prendono slancio dal lavoro della Commissione parlamentare d&#8217;inchiesta sull&#8217;efficienza del sistema sanitario, presieduta da Ignazio Marino, che la scorsa estate aveva, a seguito del rapporto del Comitato per la prevenzione della tortura, ispezionato la struttura e ne aveva denunciato la degradante umanità. «Quanto si apprende oggi &#8211; ha detto Marino &#8211; mi lascia senza parole». Ma nulla sembra scuotere la quotidianità di una struttura dove sono internate 300 persone, su una capienza di 180 posti. Ancora nel novembre scorso, i Nas, accompagnando la Commissione parlamentare, avevano dovuto sequestrare la farmacia interna all&#8217;Opg, per «erogazione illegale di stupefacenti ed esercizio abusivo della professione medica». A febbraio, i Radicali, in un&#8217;interrogazione parlamentare hanno denunciato condizioni igieniche precarie, «con pazienti abbandonati e stanze che ospitano anche più di 6 persone». «Un inferno», così ha definito l&#8217;Opg la vittima delle violenza, dai muri ben spessi: qui, trent&#8217;anni fa, si è fermata la riforma Basaglia e qui, oggi, rischia di infrangersi la meno ambiziosa riforma della sanità penitenziaria che ha trasferito le competenze di assistenza dal Ministero della giustizia alle Asl. Nel 1975, a seguito delle denunce di un internato, si aprì un processo penale che si concluse con una condanna per l&#8217;allora direttore. Dalle denunce e dall&#8217;inchiesta che ne scaturì, emerse lo stato disastroso in cui versava la struttura, l&#8217;assenza di attività terapeutiche e di reinserimento, violenze fisiche e psichiche nei confronti degli internati, abuso dei letti di contenzione. C&#8217;è chi dice che il tempo scorre via molto velocemente; qui ad Aversa sembra essersi fermato.</p>
<p>(da il Manifesto)</p>
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		<title>Cagliari: Morte in psichiatria, affidata una nuova perizia</title>
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		<pubDate>Wed, 02 Feb 2011 16:42:50 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Michela</dc:creator>
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		<description><![CDATA[I periti dovranno dire chiaramente se esiste un nesso di causalità tra la somministrazione dell&#8217;aloperidolo e la morte di Giuseppe Casu. Ieri mattina il giudice Simone Nespoli ha affidato una perizia agli stessi esperti che avevano escluso che la morte dell&#8217;ambulante quartese fosse dovuta a una tromboembolia. Avevano indicato come probabile causa del decesso la ...<br /><a href="http://www.news-forumsalutementale.it/cagliari-morte-in-psichiatria-affidata-una-nuova-perizia/" class="leggi-ancora">leggi tutto &#187;</a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>I periti dovranno dire chiaramente se esiste un nesso di causalità tra la somministrazione dell&#8217;aloperidolo e la morte di Giuseppe Casu. Ieri mattina il giudice Simone Nespoli ha affidato una perizia agli stessi esperti che avevano escluso che la morte dell&#8217;ambulante quartese fosse dovuta a una tromboembolia. Avevano indicato come probabile causa del decesso la somministrazione di un farmaco pericoloso per il cuore, non a caso prima è obbligatorio l&#8217;elettrocardiogramma.</p>
<p>I periti hanno tre mesi di tempo per rispondere ai quesiti posti dal giudice: appuntamento al 5 maggio.</p>
<p>Sembra senza fine la vicenda processuale nata dopo la morte dell&#8217;ambulante quartese Giuseppe Casu, spirato al Santissima Trinità il 22 giugno 2006 dopo sei giorni di ricovero in Psichiatria in seguito a un trattamento sanitario obbligatorio.</p>
<p>Sul banco degli imputati, con l&#8217;accusa di omicidio aggravato dalla colpa cosciente, ci sono l&#8217;ex primario di Psichiatria Gian Paolo Turri e la sua collega del Santissima Trinità Maria Cantone. La morte improvvisa di Giuseppe Casu aveva convinto i familiari a presentare un esposto in Procura mentre il Parlamento veniva investito della questione con diverse interrogazioni. Al centro della polemica c&#8217;era la lunghissima contenzione al letto del paziente. E proprio per questo di recente Turri, la Cantone e altri cinque psichiatri sono stati iscritti sul registro degli indagati per sequestro di persona.</p>
<p>(da L&#8217;Unione Sarda)</p>
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		<title>Giustizia: una morte dopo l&#8217;altra nel manicomio di Aversa</title>
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		<pubDate>Sun, 16 Jan 2011 19:17:39 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Michela</dc:creator>
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		<description><![CDATA[di Dario Stefano Dell&#8217;Aquila (Antigone Campania)
Il 5 gennaio un ragazzo di 32 anni si è tolto la vita nell&#8217;ospedale psichiatrico giudiziario di Aversa, una terra di mezzo che ha la forma del carcere e la sostanza del manicomio. Il suo nome era Massimo, originario della provincia di Roma. Sofferente psichico, era entrato nel circuito penale ...<br /><a href="http://www.news-forumsalutementale.it/giustizia-una-morte-dopo-laltra-nel-manicomio-di-aversa/" class="leggi-ancora">leggi tutto &#187;</a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>di Dario Stefano Dell&#8217;Aquila (Antigone Campania)</p>
<p>Il 5 gennaio un ragazzo di 32 anni si è tolto la vita nell&#8217;ospedale psichiatrico giudiziario di Aversa, una terra di mezzo che ha la forma del carcere e la sostanza del manicomio. Il suo nome era Massimo, originario della provincia di Roma. Sofferente psichico, era entrato nel circuito penale a seguito di una denuncia per maltrattamenti familiari.</p>
<p>Sottoposto a quella che tecnicamente si chiama &#8220;misura di sicurezza provvisoria&#8221; ha fatto il suo ingresso da vivo nell&#8217;Opg di Aversa a luglio dello scorso anno. Si è tolto la vita, nel primo pomeriggio, senza che nessuno se ne accorgesse, in un luogo teoricamente sottoposto a un doppio regime, sanitario e penitenziario.</p>
<p>Sulla vicenda la Procura di Santa Maria Capua Vetere ha aperto un fascicolo con l&#8217;ipotesi di omicidio colposo, il che significa, almeno, che ci saranno indagini approfondite per comprendere la dinamica di questa morte. Ma non è delle responsabilità penali che voglio dire, bensì di quelle istituzionali. La storia di Massimo merita qualche parola in più.</p>
<p>Proveniente da un contesto familiare difficile, sofferente di un disagio psichico e consumatore di sostanze, condizione che i tecnici definiscono di &#8220;doppia diagnosi&#8221;, Massimo è stato denunciato dalla mamma, perché era diventato aggressivo e lei ne aveva timore. Vorrei rendere con sobrietà le parole della madre che mi ha telefonato per raccontarmi con parole semplici cose molto dolorose. Vorrei saper raccontare di una madre alla quale non è stato detto come il figlio era morto, ma che ha ricevuto solo la comunicazione della notizia del decesso.</p>
<p>Solo con l&#8217;aiuto della volontaria che la segue e grazie a Internet ha avuto modo di scoprire il risvolto doppiamente tragico della vicenda. Vorrei saper raccontare di una donna, vedova, che vive solo della sua pensione sociale e dell&#8217;aiuto che le danno i volontari della sua parrocchia, che candidamente mi dice &#8220;pensavo che era un ospedale, che ne sapevo che era un manicomio&#8221;.</p>
<p>Così come non poteva sapere che il figlio sarebbe finito a duecento chilometri di distanza, che per andarlo a trovare ogni settimana, se non ti danno un aiuto, spendi tutti i soldi della pensione. Ma &#8220;io mio figlio sono andato a trovarlo a dicembre&#8221;, mi ha detto, &#8220;non è vero che l&#8217;ho abbandonato come hanno detto&#8221;. Ancora ieri era alla ricerca di un aiuto dai servizi sociali del suo Comune, perché anche per il solo rientro della salma le sono stati chiesti milleduecento euro.</p>
<p>Ma questa storia non è figlia del caso, né di un destino cinico e baro. Perché questo è il diciottesimo uomo che muore, nel giro di pochi anni in questa struttura. Morti e suicidi sui quali abbiamo sempre cercato che cadesse un implacabile velo di silenzio. Pagando il dazio di essere considerati ideologici e, alla meglio, velleitari idealisti, per anni abbiamo raccontato cosa era quel posto, cosa erano i manicomi giudiziari in Italia e in Campania.</p>
<p>Sembrava che tutto fosse destinato all&#8217;attenzione di pochi animi sensibili. E invece, a seguito delle denunce e delle segnalazioni, il Comitato per la prevenzione della tortura, organismo del Consiglio di Europa, si è recato in visita ispettiva nell&#8217;Opg di Aversa. E a leggere il loro rapporto abbiamo trovato l&#8217;autorevole riscontro alle nostre parole. Struttura sudicia, abuso dei mezzi di contenzione, assenza di trattamenti terapeutici, condizioni inumane e degradanti, isolamento prolungato, condizioni igieniche indecenti.</p>
<p>Quando il rapporto, redatto nel 2008, fu reso pubblico lo scorso anno si disse che ora la situazione era cambiata. Va dato merito alla commissione parlamentare di inchiesta sul sistema sanitario, presieduta da Ignazio Marino, che ha effettuato visite ispettive nel manicomio giudiziario, accompagnato dai Nas, e che ha rilevato condizioni delle celle e dei reparti definiti, letteralmente, &#8220;disumani&#8221;. Questa disumanità continua a generare vittime, nei miei personali conti, almeno tre negli ultimi sei mesi, senza che nessuno ne risponda.</p>
<p>Questo fine settimana il Forum salute mentale si riunirà in due giorni di studi e seminari, per individuare strategie per il superamento di questo orrore manicomiale. Ciò è senz&#8217;altro indispensabile, ma nell&#8217;esatta misura in cui desideriamo un futuro diverso, dobbiamo essere in grado di guardare al presente di vittime e di morti che ci chiedono giustizia.</p>
<p>da La Repubblica, 15 gennaio 2011</p>
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		<title>A Napoli il terzo settore è al collasso</title>
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		<pubDate>Tue, 14 Dec 2010 19:09:20 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Michela</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Duecento organizzazioni sociali con il sostegno dei sindacati è sceso in piazza, martedì 14 dicembre, per una manifestazione regionale. La mobilitazione è stata promossa dal comitato &#8220;Il welfare non è un lusso&#8221; con la confederazione regionale di Cgil, Cisl e Uil. Dopo aver proclamato lo stato di agitazione per i tagli alle politiche sociali e ...<br /><a href="http://www.news-forumsalutementale.it/a-napoli-il-terzo-settore-e-al-collasso/" class="leggi-ancora">leggi tutto &#187;</a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Duecento organizzazioni sociali con il sostegno dei sindacati è sceso in piazza, martedì 14 dicembre, per una manifestazione regionale. La mobilitazione è stata promossa dal comitato &#8220;Il welfare non è un lusso&#8221; con la confederazione regionale di Cgil, Cisl e Uil. Dopo aver proclamato lo stato di agitazione per i tagli alle politiche sociali e il pesante ridimensionamento dei servizi socio assistenziali, che sta portando alla chiusura di case famiglia per bambini e malati Aids, di comunità e di servizi per tossicodipendenti, disabili, anziani, malati di Alzheimer, sofferenti psichici, le organizzazioni sociali per farsi sentire sono arrivate a scegliere una forma estrema di protesta: lo sciopero della fame, che coinvolgerà circa trenta operatori. Un gruppo di operatori dei centri di salute mentale delle coop e delle associazioni che confluiscono nel comitato sta anche occupando l&#8217;ex ospedale psichiatrico Leonardo Bianchi.</p>
<p>I rappresentanti del comitato hanno chiesto un incontro al Prefetto di Napoli Andrea De Martino affinché convochi immediatamente un tavolo interistituzionale con il presidente della Regione Campania Stefano Caldoro e il sindaco di Napoli Rosa Russo Iervolino per una soluzione immediata della vertenza. &#8220;Le abbiamo tentate tutte &#8211; ha spiegato il portavoce del comitato, Sergio D&#8217;Angelo &#8211; Dopo tante proteste in cui ci siamo rivolti a Comune, Regione e Asl, torniamo a chiedere al Prefetto di fare da garante per gli impegni presi e non mantenuti dalla Regione e dagli enti locali. I servizi che il terzo settore ha costruito in questi anni non causeranno solo la perdita di migliaia di posti di lavoro ma comporteranno anche la scomparsa di un sistema di servizi prezioso, patrimonio di tutta la collettività. La cancellazione del fondo destinato alla non autosufficienza e gli altri tagli alle risorse per il sociale interessano tutta la cittadinanza&#8221;.</p>
<p>Una situazione senza precedenti quella che si delinea per i circa 20mila operatori sociali della Campania e con loro degli oltre 50mila utenti che rappresentano la parte più fragile della popolazione, per i quali non si prospetta certo un Natale facile. &#8220;È assurdo &#8211; ha detto D&#8217;Angelo &#8211; che in una regione che mette a disposizione milioni di euro per un piano straordinario per il lavoro, non ci siano risorse sufficienti a salvare proprio quei posti di lavoro che danno un valore aggiunto, perché a loro è legato il destino e la qualità dell&#8217;esistenza di migliaia di persone&#8221;. &#8220;Siamo affogati dai debiti &#8211; ha affermato Fedele Salvatore, presidente del Corcof (Coordinamento regionale delle comunità di tipo familiare) &#8211; da mesi aspettiamo di essere convocati dal Comune di Napoli per la questione dei mancati pagamenti alle case famiglia. Ormai siamo rassegnati al fatto che neanche per Natale riusciremo ad avere parte dei soldi che ci erano stati promessi. Eppure i sindaci dovrebbero essere i primi tutori dei diritti dei minori, soprattutto di quelli accolti nelle comunità. Ancora più grave è il fatto che proprio quelle comunità &#8220;virtuose&#8221;, che rispettano tutti gli standard di accoglienza e tutelano il lavoro degli operatori, finiscono per essere più penalizzate e per chiudere&#8221;. &#8220;La nostra è una vera e propria emergenza sociale, al pari di quella dei rifiuti, della disoccupazione giovanile, della dispersione scolastica &#8211; ha aggiunto Pasquale Calemme, referente regionale del Cnca (Coordinamento nazionale comunità di accoglienza) &#8211; in un territorio devastato in cui il rischio è che ognuno sia abbandonato a se stesso&#8221;.</p>
<p>E anche in Sicilia il sistema del welfare è sempre più in crisi. Le organizzazioni del movimento cooperativo (Agci, Confcooperative, Legacoop e Unicoop) insieme alle organizzazioni sociali (Coordinamento H, Cittadinanzattiva, Parlamento Sociale, A.I.FI. Sicilia, S.I.CU.D.e A.I.S.M. Sicilia) che si occupano di sociale scenderanno in piazza a Palermo, giovedì 16 dicembre ore 9.00, davanti alla Presidenza della Regione – Palazzo D’Orleans (piazza Indipendenza) per continuare a dire “no” alla definitiva distruzione del Welfare in Sicilia”.</p>
<p> </p>
<p>Le suddette organizzazioni, già da più di un anno, hanno fatto presente le condizioni di precarietà in cui versano i bambini abbandonati, gli anziani, i disabili fisici e mentali. Più volte hanno sollecitato iniziative e interventi per trovare una soluzione condivisa al problema, ma le richieste, per affrontare le tante emergenze sociali e la probabile chiusura di servizi e strutture, sono rimaste inevase.</p>
<p> </p>
<p>Il sistema del Welfare in Sicilia è sempre più in crisi, le aspettative delle persone bisognose sono deluse, i loro diritti negati. La crisi oggi sta nella sua fase più acuta e mentre occorrerebbe un rilancio della democrazia rappresentativa e dell’idea di politica come attenzione al bene comune, in tutta la Sicilia si assiste ad una insensata contrazione dei servizi essenziali ed a ritardi abnormi nei pagamenti dei corrispettivi delle cooperative sociali erogatrici dei servizi agli enti locali. E così mentre si agita lo spettro della carenza di risorse economiche, viceversa, si sperperano ingenti risorse in inutili progetti, a discapito della garanzia dei servizi essenziali che ormai risultano essere compromessi.</p>
<p> </p>
<p>Le suddette organizzazioni in occasione della mobilitazione regionale chiedono che quel giorno una delegazione possa essere ricevuta dai rappresentanti del Governo Regionale e del Parlamento Siciliano, perché le proposte contenute in una piattaforma unitaria che verrà presentata il 16 vengano inserite nella legge di stabilità regionale 2011.</p>
<p>(da Affaritaliani.it)</p>
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		<title>Marino (PD), su OPG passo avanti</title>
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		<pubDate>Mon, 13 Dec 2010 19:53:55 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Michela</dc:creator>
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		<category><![CDATA[opg/carcere]]></category>

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		<description><![CDATA[(AGENPARL) &#8211; Roma, 13 dic &#8211; &#8220;Il fallimento della destra che guida questo Paese per fortuna non ha travolto anche le azioni concrete che la Commissione d&#8217;inchiesta sta compiendo per risolvere il gravissimo problema degli Ospedali Psichiatrici Giudiziari. In Commissione siamo riusciti a cooperare con efficacia e sono orgoglioso che i relatori Michele Saccomanno (Pdl) ...<br /><a href="http://www.news-forumsalutementale.it/marino-pd-su-opg-passo-avanti/" class="leggi-ancora">leggi tutto &#187;</a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>(AGENPARL) &#8211; Roma, 13 dic &#8211; &#8220;Il fallimento della destra che guida questo Paese per fortuna non ha travolto anche le azioni concrete che la Commissione d&#8217;inchiesta sta compiendo per risolvere il gravissimo problema degli Ospedali Psichiatrici Giudiziari. In Commissione siamo riusciti a cooperare con efficacia e sono orgoglioso che i relatori Michele Saccomanno (Pdl) e Daniele Bosone (Pd) siano uniti e concordino pienamente sulla necessità di chiudere gran parte di queste strutture, dove gli internati vivono in condizioni gravissime di abbandono e degrado. Questo spirito di unità, che vuole mettere fine agli abusi, ha certamente influito sulle scelte del governo&#8221;. Ad affermarlo Ignazio Marino, presidente della Commissione d&#8217;inchiesta sul Servizio Sanitario Nazionale, dopo le dichiarazioni del senatore (e capogruppo Pdl in Commissione) Michele Saccomanno sulla disponibilità di Silvio Berlusconi e del ministro Angelino Alfano ad intervenire per dimettere oltre 300 internati negli Opg, che hanno da tempo scontato la loro pena.</p>
<p>&#8220;Si tratta di un impegno importante &#8211; prosegue Marino &#8211; un paese democratico non può tollerare che sul suo territorio esistano strutture che non curano nè riabilitano, ma servono solo a &#8216;murare vive&#8217; un migliaio di persone&#8221;.</p>
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