diritti
IL CAMBIAMENTO TRADITO domenica, giugno 6th, 2021
Da "Repubblica Salute", 29 maggio 2021 Il cambiamento tradito Luigi Manconi torna sulla questione del deterioramento delle pratiche di salute mentale con un suo articolo su La Stampa di qualche giorno fa (17 maggio). La lista delle cattive pratiche riscontrabili in molti servizi di salute mentale riesce davvero impressionante. E dolorosa per chi, come tanti di noi, non hanno mai smesso di pensare le persone, i cittadini con l’esperienza del disturbo mentale, al centro delle cure “umane e gentili” che il cambiamento legislativo di quasi mezzo secolo fa voleva garantire. Negata l'istituzione, com’è accaduto in tutto il nostro paese, e meglio, nella concretezza delle pratiche territoriali, in tante realtà locali, bisognava da subito interrogarsi sul che fare, su che cosa poteva voler dire dare continuità al lavoro di critica e di distruzione del manicomio. Sta qui il nodo cruciale che non abbiamo potuto evitare e che non finirà mai di interrogarci: come, negata l’istituzione della psichiatria, pensare, progettare, montare le nuove istituzioni della salute mentale. Ecco il compito, direi l'urgenza, che, impreparati, abbiamo dovuto affrontare.
La panchina di Andrea venerdì, maggio 7th, 2021
Di Peppe Dell’Acqua È da tempo che sento parlare del grigiore delle psichiatrie che oggi tengono il campo. «Le mani alla gola degli schizofrenici», per dirla con David Cooper, continuano a soffocare emozioni, parole, passioni. Una scena, questa, che oggi si mostra quasi ovunque senza veli e senza vergogna alcuna. Avevo saputo della morte di Andrea dal giornale radio. Amici torinesi mi chiamarono il giorno dopo. Mi chiesero di scrivere qualcosa, di commentare, di prendere posizione. Quello che era accaduto nel piccolo giardino pubblico di Torino aveva assunto immediatamente le dimensioni di una imperdonabile violenza. Una morte così dovrebbe essere impensabile oggi, solo se finalmente gli psichiatri, gli infermieri, i direttori generali delle aziende, i governi regionali volessero veramente sapere qualcosa della incommensurabile lontananza delle persone che vivono l’esperienza, del loro bisogno di aiuto e di ascolto. E non continuare a brandire come un rozzo randello il Trattamento sanitario obbligatorio. Allora scrissi che il Tso non è un mandato di cattura. Quasi ovunque – è impressionate in quanti, troppi luoghi ciò accade – gli psichiatri si interrogano poco, i sindaci ancor meno, i giornalisti si adeguano. Ovunque, dicevo, il Tso finisce per essere non quel momento di garanzia, di difesa del cittadino, specie mentre manifesta la sua totale fragilità e un profondissimo bisogno di ascolto e di comprensione, ma la fredda esecuzione di un’ordinanza. Il legislatore aveva voluto indicare un “obbligo” che i servizi devono assumere alla negoziazione, alla responsabilità di curare soprattutto quando la persona rifiuta le cure. Un esercizio non facile: obbligare alla cura e salvaguardare dignità, ascolto, comprensione. Le prime pagine del libro di Matteo Spicuglia (Noi due siamo uno, Add editore, 2021) sono agghiaccianti. Non posso non dirvi che le ho lette con un nodo in gola e una profonda emozione tra rabbia e solidarietà che non mi ha lasciato anche nei giorni successivi. Andrea viene ucciso da incolpevoli agenti della polizia municipale e dalla totale incompetenza e negligenza propria delle psichiatrie e per la non più tollerabile assenza di politiche governative e regionali che vogliano rendersi conto che esiste non solo un dettato costituzionale, una legge dello Stato, ma anche organizzazioni, dispositivi e culture che devono agire prima che la distanza diventi incolmabile. Quel tipo di intervento, il Tso, che purtroppo si conclude anche tragicamente, è il frutto dell’inerzia, della criminale disattenzione delle politiche regionali e delle aziende sanitarie che ancora non attivano – ma quando mai lo faranno – presidi forti di salute mentale comunitaria, diffusi e presenti nel territorio, disposti ad accogliere, ad ascoltare, a intervenire ventiquattr’ore su ventiquattro, ogni giorno, per tutta la settimana. Le morti, che qui non voglio più elencare ma che ognuno di voi ricorda degli ultimi 10-12 anni, sono avvenute sempre per il vuoto prima che l’intervento di “cattura” abbia inizio: vuoto di ascolto, di capacità di smontare il lievitare della crisi e della domanda repressiva. Il Forum spesso, e continua a farlo, discute e informa, le cattive pratiche non mancano. Non ultima la morte di un altro quarantenne, Matteo Tenni, avvenuta nel piccolo paese di Ala nel trentino, ucciso dai carabinieri in un intervento determinato ancora una volta da quel vuoto di cui continuiamo a “urlare”. Con Matteo Spicuglia ho discusso del suo prezioso lavoro quando il libro stava per entrare in stampa, ho risposto alle sue domande, e quando finalmente ho letto il pdf non ho potuto trattenermi dal chiamarlo. Il suo è un lavoro prezioso, va letto, consigliato. I giovani che si accingono a questi mestieri troveranno ragioni per interrogarsi. Un solo appunto: il titolo. Sarebbe stato appropriatissimo e sufficiente il sottotitolo la morte di Andrea Soldi, mentre è davvero inaccettabile che ancora si scriva morto per Tso perché, non mi stanco di ripeterlo, si muore per le sgangheratezze, le autoreferenzialità, le distanze delle psichiatrie, per la miseria delle organizzazioni del territorio, per la costante scarsità di risorse, per la trascuratezza e le approssimazioni dei servizi formativi. Ma il libro non finisce qui. Saranno le carte che Andrea lascia nel suo appartamento, i suoi scritti, la bellezza e la profondità delle sue riflessioni, il racconto emozionante e poetico del suo mondo interno che costruiscono l’altra parte del libro e un interrogativo inquietante. Venticinque anni di “malattia” e di contatti con i servizi di salute mentale, sostenuti dalla amorevole sollecitudine di sua madre, di suo padre, di sua sorella, hanno fatto poco per illuminare il mondo così ricco di Andrea, riducendo tutto a cosa, a diagnosi, a farmaco.
Curare una comunità, coltivarla, sostenerla, ascoltarla venerdì, aprile 30th, 2021
Editoriale di Stefano D'Offizi Ho la netta sensazione che in questi ultimi anni si stia giocando al gioco del terrore, solo che sta volta non ci sono di mezzo persone che si fanno esplodere o che aggrediscono in nome di una fede. Oggi assistiamo alla sistematica generazione di sentimenti di paura con i suoi ben noti effetti sulle masse. In particolare mi riferisco al fatto che quando il terrore si diffonde nella popolazione, questa diventa più docile, cieca per paura, passiva e capace di sottostare a ogni forma di rimedio in nome di una millantata “sicurezza” (penso alla salute, ai flussi migratori, al mondo delle sostanze, alle infrastrutture, agli eventi climatici). Questa atmosfera genera allarme sociale, emergenze, pressioni interventiste, spinte espulsive all’interno delle comunità che, ormai intolleranti al disordine, richiedono soluzioni veloci (efficaci, scientifiche) e un proliferare di luoghi specifici, solitamente adibiti alla reclusione, alla custodia, alla sorveglianza e alla cura di tutto ciò che mette in crisi la sicurezza sociale (così si giustificano i Cpr per i clandestini, gli istituti per gli anziani, le comunità per i tossicodipendenti, i “matti” o i disabili, ecc.). Come a dire che la sicurezza della comunità può essere ottenuta solo attraverso gli spazi chiusi, siano essi istituzionali, utili per il controllo del soggetto allarmante, o siano essi spazi privati, necessari a garantire la “libertà” e la quiete del cittadino. La concomitanza di più eventi, come la crisi economica, la diffusione del virus, il cambiamento climatico, il crescere di nuove disuguaglianze e nuove povertà, che stiamo vivendo, con le rispettive limitazioni imposte, nel circoscrivere gli spazi di vita e molte delle nostre libertà quotidiane, sta facendo emergere molti aspetti critici e criticabili, mettendo così in scacco il sistema politico, sociale ed economico mondiale. Anche dal punto di vista culturale il Covid ha avuto un impatto non banale, basti pensare alla paura della morte, della malattia, all’idea di essere fonte di rischio per i propri cari e all’angoscia che ne consegue, sono queste delle consapevolezze che solitamente teniamo lontane dalle nostre coscienze, e generalmente lasciamo che i nostri pensieri siano guidati da priorità edonistiche, quindi ben diverse dai bisogni di sopravvivenza, di salute, di protezione dell’altro.
Ascoltare il dolore giovedì, aprile 29th, 2021
Il Corriere del Trentino ha ospitato nei giorni immediatamente successivi alla morte di Matteo Tenni una lettera di un operatore di una cooperativa che, denunciando il fatto e la pericolosità dei matti, auspicava la progettazione e la costruzione di ...
Folli rei, cancellare il codice Rocco contro le insidie neo-manicomiali giovedì, aprile 8th, 2021
Il miracolo annunciato dalla legge 81 del 2014, la chiusura degli Opg, si è realizzato quattro anni fa. Una rivoluzione gentile, che resiste tra contestazioni subdole e velata nostalgia del manicomio. Noi che firmiamo questo appello abbiamo condiviso la lunga battaglia ...
Quei malati dimenticati lunedì, febbraio 22nd, 2021
[Illustration by Tamara Shopsin] I centri di salute mentale nel discorso del premier Di Maria Novella De Luca [articolo uscito su Repubblica il 19 febbraio 2021] C'erano due parole fondamentali nel discorso pronunciato ...
Dare dignità a ogni persona domenica, gennaio 31st, 2021
Di Debora Donnini [articolo uscito su vaticannews.va] Trentasei anni fa moriva a Roma, nell’indifferenza, una donna senza tetto. La ricorda la Comunità di Sant’Egidio riaffermando, sulle orme del Papa, che la cura dei poveri è una via per ...
Elena è morta una seconda volta domenica, gennaio 17th, 2021
Di Giovanna Del Giudice, portavoce Campagna nazionale …e tu slegalo subito È passato un anno e mezzo dalla morte di Elena Casetto. Il 13 agosto 2019, nel Servizio Psichiatrico di Diagnosi e Cura dell’ospedale Giovanni XXIII di Bergamo, Elena, 19 anni, ...
Muccioli, o dell’anti Basaglia mercoledì, gennaio 6th, 2021
Il tempo mette ogni cosa in ordine, ogni cosa a suo posto. La serie Netflix, non sappiamo quanto consapevolmente, restituisce possibilità di lettura fuori dalle polemiche degli gli accadimenti intorno alla questione delle dipendenze sul finire degli anni ...
La solitudine dei medici di base giovedì, novembre 26th, 2020
Di Peppe Dell'Acqua Bisogna tornare con rigore su un tema che era stato uno dei punti di svolta della riforma sanitaria del ’78. Non posso non ricordare le parole umanissime di quella legge: territorio, comunità, vicinanza, equità, libertà, dignità. ...
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