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	<title>forumsalutementale.it &#187; diritti</title>
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		<title>La Carta dei Diritti della Comunità Nove</title>
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		<pubDate>Sun, 04 Jul 2010 15:01:05 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Michela</dc:creator>
				<category><![CDATA[Buone e cattive pratiche]]></category>
		<category><![CDATA[diritti]]></category>
		<category><![CDATA[Impazzire si può]]></category>
		<category><![CDATA[porte aperte]]></category>

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		<description><![CDATA[In occasione del convegno “Impazzire si può”, la Comunità Nove di Udine, comunità che si occupa dell&#8217;assistenza delle persone nel campo psichiatrico, ha redatto una carta dei diritti che tocca le corde emotive dell&#8217;animo umano.
Vi sono presenti parole come: sincerità, onestà, accettazione, riconoscere i propri limiti, affetto, collaborazione, solidarietà, amore, libertà.
Ma, come insegna Franco Rotelli, ...<br /><a href="http://www.news-forumsalutementale.it/la-carta-dei-diritti-della-comunita-nove/" class="leggi-ancora">leggi tutto &#187;</a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>In occasione del convegno “Impazzire si può”, la Comunità Nove di Udine, comunità che si occupa dell&#8217;assistenza delle persone nel campo psichiatrico, ha redatto una carta dei diritti che tocca le corde emotive dell&#8217;animo umano.</p>
<p>Vi sono presenti parole come: sincerità, onestà, accettazione, riconoscere i propri limiti, affetto, collaborazione, solidarietà, amore, libertà.</p>
<p>Ma, come insegna Franco Rotelli, si tratta solo di parole. Dalle parole bisogna essere capaci di passare ai fatti perché le parole non sono altro che dei cartelli che ci indicano una via da percorrere.</p>
<p>Passare ai fatti significa fare nostre queste parole, sentirle dentro, provare a comprenderle senza filtri, senza inutili schemi mentali.</p>
<p>Come già detto, questa carta dei diritti indica una via, una bella via, che potrebbe produrre non solo salute mentale, ma anche un più ampio concetto (ancora tutto da definire) di “salute sociale”.</p>
<p>Si tratta di uno spunto a cui tutti sono invitati a partecipare.</p>
<p>Ecco i 10 punti della Carta.</p>
<p>di fede_shoe, Trieste, 4 luglio 2010</p>
<p>Esistono dei diritti per gli utenti della Salute Mentale, scritti e sanciti, anche se non sempre sono rispettati; noi della <strong>Comunità Nove</strong> abbiamo voluto provare a scrivere <em>LA NOSTRA CARTA DEI DIRITTI:</em></p>
<ol>
<li>Diritto ad avere relazioni sincere e oneste fra utenti e operatori, cioè a non essere ingannati né illusi e a conoscere lo stato reale delle cose che ci riguardano.</li>
<li>Diritto a potersi accettare per come si è e a riconoscere i propri limiti.</li>
<li>Quando si sta male, diritto a non essere abbandonati e ad avere un posto dove andare per trovare ascolto e affetto,  perché questo cura più dei farmaci.</li>
<li>Diritto ad essere curati meglio possibile, senza diventare numeri nella massa, e diritto a collaborare nel percorso di cura.</li>
<li>Diritto a non sentirsi in colpa e a non provare vergogna per un “male” che nessuno cerca ma che viene da solo.</li>
<li>Diritto ad un lavoro regolare e onesto per chi può lavorare. Per chi è impossibilitato, diritto all’assistenza e alla solidarietà, ma con l’impegno da parte nostra ad aiutarci anche da soli.</li>
<li>Diritto ad amare ed essere amati, senza soffrire troppo.</li>
<li>Diritto ad essere compresi come persone e non per le azioni compiute, cioè diritto a non subire pregiudizi per il proprio passato.</li>
<li>Diritto a esprimere le nostre opinioni e a dire ciò che viviamo nella nostra testa e nel nostro cuore senza paura di avere conseguenze negative. Diritto di credere in chi si vuole, anche alle nostre visioni e alle voci che sentiamo se non fanno male a nessuno.</li>
<li>Diritto alle due cose più importanti per ogni persona: l’amore e la libertà, soprattutto di scegliere la propria strada e potersi riscattare nella vita.</li>
</ol>
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		<title>INCHIESTA: Abruzzopoli, l&#8217;affaire della psichiatria</title>
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		<pubDate>Tue, 17 Nov 2009 08:32:28 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Notizie]]></category>
		<category><![CDATA[diritti]]></category>
		<category><![CDATA[L'Aquila]]></category>

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		<description><![CDATA[Un articolo apparso sul Manifesto del 16 luglio 2008 che racconta la situazione della psichiatria in Abruzzo.
Dopo l&#8217;inchiesta che ha decapitato i vertici della giunta regionale, un viaggio nella sanità abruzzese attraverso la lente del disagio psichico. Servizi territoriali inefficienti e fondi alle cliniche private: non è molta la strada percorsa dalla legge Basaglia in ...<br /><a href="http://www.news-forumsalutementale.it/inchiesta-abruzzopoli-laffaire-della-psichiatria/" class="leggi-ancora">leggi tutto &#187;</a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<blockquote><p>Un articolo apparso sul Manifesto del 16 luglio 2008 che racconta la situazione della psichiatria in Abruzzo.</p></blockquote>
<p>Dopo l&#8217;inchiesta che ha decapitato i vertici della giunta regionale, un viaggio nella sanità abruzzese attraverso la lente del disagio psichico. Servizi territoriali inefficienti e fondi alle cliniche private: non è molta la strada percorsa dalla legge Basaglia in poi. Prospera invece Villa Pini, la clinica di Vincenzo Maria Angelini, le cui rivelazioni sono state fondamentali per la svolta nelle indagini</p>
<p>Nella regione con il più alto tasso di ricoveri dei malati di mente, i manicomi hanno cambiato solo nome</p>
<p>Eleonora Martini</p>
<p>INVIATA AD AVEZZANO (AQ)</p>
<p>Trovare la sofferenza psichica in Abruzzo è facile. Molto più difficile è trovare una persona che abbia conosciuto la malattia psichica e sia disposta a raccontare la propria storia. Non c&#8217;è da stupirsi, è solo un altro sintomo di quanta poca strada i servizi psichiatrici territoriali abbiano fatto in questa regione dalla chiusura dei manicomi, voluti dalla legge Basaglia 30 anni fa, in poi. Di quanta poca capacità di cura e riabilitazione siano in grado mediamente di produrre, quanto siano inesistenti le politiche per la salute mentale. Un dato per tutti: l&#8217;Abruzzo detiene il triste primato del più alto tasso di ricoveri ospedalieri in reparti psichiatrici d&#8217;Italia. Eccezioni alla regola ce ne sono, eccome: a L&#8217;Aquila, per esempio, o in modo puntiforme in altre zone. Ma sono poche oasi costantemente a rischio in un mare burrascoso, costruite con fatica da piccoli Davide che combattono dentro il sistema pubblico contro i Golia del convenzionato privato, particolarmente ingrassato in terra abruzzese. Spesso però combattono anche contro la loro stessa inadeguatezza, la mancanza di formazione professionale degli operatori dei Centri di salute mentale (Csm), l&#8217;indifferenza, la corruzione. Cliniche private e corruzione, sono queste le piaghe su cui si inserisce l&#8217;inchiesta sulla sanità che ha portato lunedì all&#8217;arresto del governatore Ottaviano Del Turco e di molta parte della giunta di centrosinistra. Fondamentali le rivelazioni di Vincenzo Maria Angelini, amministratore di Villa Pini d&#8217;Abruzzo, la regina della residenzialità privata psichiatrica e non solo, nata dalle ceneri di un vecchio manicomio di proprietà della sua famiglia.</p>
<p>Incontrare malati che abbiano raggiunto un buon livello di coscienza di sé e responsabilizzazione da queste parti è un terno al lotto, mentre sono a portata di mano le persone che «non hanno avuto risposte adeguate» e che spesso «sono andate incontro a destini di rifiuto della vita», come racconta uno dei pochi psichiatri illuminati, non a caso oggi «emigrati» altrove. Eppoi, per raccontarsi bisognerebbe aver superato la paura dello stigma della follia che qui resiste inalterato come le montagne. O essersi liberati dal «ricatto emotivo» che il malato subisce dal medico di riferimento, da cui si sente «completamente dipendente». In questo deserto, in questa «povertà dei servizi che corrisponde ad una povertà di coscienza politica», dove il peso della malattia è tutto scaricato sulle spalle delle famiglie, non ci si può nemmeno stupire che in alcune zone particolarmente arretrate proprio dai parenti dei malati venga la più forte richiesta di controriforma psichiatrica, come conferma Gemma Carlucci, dell&#8217;associazione di familiari Percorsi.</p>
<p>«Non ce la faccio più, mio figlio schizofrenico deve essere rinchiuso perché anche il resto della famiglia si sta ammalando assieme a lui &#8211; si sfoga M., una madre che, come tutti gli altri che abbiamo incontrato, vuole rimanere anonima &#8211; Ogni volta che necessita di un Tso (trattamento sanitario obbligatorio, ndr) non so perché ma i medici scaricano su di noi la responsabilità della richiesta, così quando torna a casa è più arrabbiato con noi e più violento di prima». La signora che parla ha tutta l&#8217;aria di essere una persona benestante, nella media qui ad Avezzano, una cittadina di 30 mila abitanti capoluogo della Marsica che negli ultimi venti anni ha visto sbocciare come funghi banche, negozi e centri commerciali. Uno sviluppo economico che però non si è mai accompagnato ad un pari progresso culturale e del welfare. In compenso invece oggi dilaga la cocaina, una sostanza che facilmente sviluppa psicosi ma che al contempo non raramente conquista un certo tipo di malati cronici che, abbandonati a loro stessi, la sostituiscono agli psicofarmaci ottenendone, oltre ai benefici apparenti, lo «status» di «normalità». P. ha 42 anni, vive in un paese della Marsica. Fino a 10 anni fa aveva una vita realizzata, felice. Una moglie, un figlio, un lavoro importante che gli permetteva di viaggiare e conoscere il mondo. Poi d&#8217;improvviso una tragedia lo devasta: la morte di suo figlio ancora bambino. P. ha gli strumenti culturali per capire che da solo non ce la può fare, così si rivolge agli psichiatri del Csm di Avezzano. Qui, come è accaduto a centinaia di persone negli ultimi 20 anni, la risposta che ha ottenuto «non è stata una presa in carico complessiva, ma un rinvio all&#8217;ospedalizzazione nella casa di cura privata di Villa Pini, dove complessivamente ha trascorso più di 100 giorni, con alcune brevi interruzioni». Si apre insomma per lui quello che viene chiamato il meccanismo della porta girevole. «A Villa Pini sperimenta tutte le cattive pratiche della psichiatria, dalla contenzione fisica a quella farmacologica. In realtà le subisce personalmente solo dopo averle viste applicate su altri pazienti ed essersi ribellato». A raccontare è il dottor Alessandro Sirolli, ex direttore del Centro diurno psichiatrico de L&#8217;Aquila attualmente trasferitosi in Sardegna, ma ancora portavoce del Forum di salute mentale abruzzese. Sirolli conosce P. tardi, ma l&#8217;incontro permette all&#8217;uomo di uscire dal circolo mortale. Tornato a casa, infatti, il calvario di P. continua nel rapporto disastroso con il Csm di Avezzano, da cui riceve solo risposte di tipo farmacologico, e in particolare con lo psichiatra che lo dirige da tantissimi anni, Angelo Gallese.</p>
<p>Ma la storia di P. è simile a quella di centinaia di altre persone. C&#8217;è H., originario di un paese arabo, che di giorni a Villa Pini ne ha trascorsi 400. C&#8217;è L., una donna di 45 anni istruita e intelligente ma sofferente dall&#8217;adolescenza, che vive con un&#8217;anziana madre che non riesce a tener testa alle sue crisi schizofreniche. A casa loro, però, un medico, un operatore o un assistente sociale, non l&#8217;hanno mai visto malgrado la famiglia abbia chiesto aiuto in tutti i modi, perché L. spesso diventa molto violenta con se stessa e con gli altri. Nei momenti di maggiore lucidità, quando qualcuno riusciva a convincerla, L. stessa si rivolgeva al Csm. Dall&#8217;«ambulatorio» &#8211; così lo chiama con molte ragioni L. &#8211; ha ricevuto però solo ricoveri, soprattutto a Villa Pini, psicofarmaci, qualche colloquio con psicologi e assistenti sociali, e i documenti per ottenere la pensione d&#8217;invalidità di 270 euro circa al mese. Che, sommate con le 550 di sua madre, fanno tutto ciò di cui si può nutrire per tentare di costruirsi un&#8217;alternativa di vita.</p>
<p>Sono molti quelli che lamentano di aver chiesto invano un intervento domiciliare al Csm di Avezzano. Il sito del Forum di salute mentale abruzzese riporta ancora la triste storia di un giovane morto suicida nel 2004 dopo che i familiari avevano richiesto per mesi l&#8217;aiuto del Csm. E qualcuno invece accusa il direttore Gallese di «favorire uno stile privatistico di lavoro», dove cioè non si costruisce alcuna relazione tra servizi territoriali, né tanto meno tra operatori medici e psicologi.</p>
<p>In questo puzzle della psichiatria abruzzese ci sono poi alcuni protagonisti d&#8217;eccezione. Chiunque viva in Abruzzo ha perlomeno sentito parlare di Villa Pini, a Chieti, come di Villa Serena, a Città Sant&#8217;Angelo (Pe). Villa Pini è una mega clinica privata convenzionata che, oltre alla struttura residenziale protetta (sbarre alle finestre, porte serrate) gestisce anche una comunità alloggio, alcuni gruppi appartamento, un&#8217;azienda agricola e una Rsa (residenza sanitaria assistita) esterni alla clinica. In tutto più di 320 posti. Dello stesso tipo, anche se un po&#8217; più piccola (intorno ai 200 posti letto nella residenzialità), è Villa Serena che nel solo reparto per acuti ha 60 posti letto con possibilità di ricoveri in Tso. Tanto per capire le proporzioni, l&#8217;Spdc dell&#8217;ospedale di Pescara, il servizio psichiatrico pubblico, può arrivare a un massimo di 20. Da notare che, almeno negli anni che vanno dal 2005 al 2008, le cliniche private venivano pagate, attraverso la Fira (Finanziaria regionale abruzzese, a capo della quale c&#8217;è Giancarlo Masciarelli, arrestato lunedì), dalle aziende sanitarie locali, a &#8220;pacchetto&#8221;, conoscendo cioè solo il numero e non l&#8217;identità dei pazienti per i quali la regione rimborsava le cure convenzionate.</p>
<p>Complessivamente, la capienza regionale della residenzialità è di 807 posti, la stragrande maggioranza in cliniche private. Ma il piano sanitario da poco approvato (predisposto da Francesco Di Stanislao, direttore dell&#8217;Agenzia regionale di sanità, anche lui indagato e con il divieto di dimora a Pescara) prevede di ridurre questo numero entro il 2009-2010 a 520 posti e distribuirli maggiormente sul territorio. Anche i fondi per la riabilitazione residenziale diminuiscono: si passa da 28.600.000 euro (stanziati nella delibera 207 del 2005 firmata dall&#8217;allora assessore Domenici, arrestato lunedì) a circa 26 milioni. «Nessuno &#8211; dice Sirolli &#8211; ci spiega come con meno soldi la sanità pubblica intenda curare nei Csm quei 300 pazienti in più che &#8220;escono&#8221; dalle strutture residenziali». I finanziamenti pubblici per questo tipo di strutture sono distribuiti, nel nuovo piano sanitario, distinguendo la residenzialità psichiatrica in quattro tipologie: le case famiglia, i gruppi appartamento, le residenze protette e quelle «riabilitative post-acuzie» a cui va la maggior parte dei fondi (9.674.379 euro) e che, racconta Sirolli, «non esistono nelle regioni dove la psichiatria è al servizio della salute mentale pubblica». «Non potevano inventarsi uno strumento migliore per togliere le castagne dal fuoco ai Csm &#8211; continua Sirolli &#8211; sono luoghi dove si viene ricoverati dopo un Tso o dopo una riacutizzazione dei sintomi e vi si può rimanere anche fino a 12 mesi». Dopo, se i sintomi persistono, per il paziente si aprono le porte delle strutture di degenza protetta (a cui va la seconda fetta dei finanziamenti), senza alcun limite massimo. Anche le case famiglia, il cui costo è di 120 euro al giorno a persona, «sono considerate, nelle regioni dove esistono da anni come in Emilia Romagna, luoghi di cronicizzazione e quindi in fase di destrutturazione», come racconta Lucia D&#8217;Alfonso, del centro diurno psichiatrico di Chieti.</p>
<p>Infine, il problema per eccellenza, in Abruzzo: il lavoro. Senza un&#8217;occupazione, senza un ruolo sociale, si perdono anche gli amici e gli interessi, e per il malato psichico non c&#8217;è guarigione. Qualche sforzo in questo senso la Regione lo ha fatto: ha istituito un fondo per finanziare borse lavoro con le quali si sperava di garantire un reinserimento lavorativo dei malati. Ma finite le borse lavoro (250 euro di stipendio per 20 ore settimanali), le aziende pubbliche e private non rinnovano i contratti. E allora, non rimane che la pensione e chiudersi in casa. In questa terra, dopo la 180, i manicomi hanno solo cambiato nome e ubicazione.</p>
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		<title>Le vicende di Villa Pini: chiuse le strutture psichiatriche</title>
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		<pubDate>Mon, 16 Nov 2009 14:02:12 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Notizie]]></category>
		<category><![CDATA[diritti]]></category>
		<category><![CDATA[porte chiuse]]></category>

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Alla fine di luglio la commissione d&#8217;inchiesta del Senato sull’efficienza e l’efficacia del Servizio sanitario nazionale, guidata dal senatore Ignazio Marino, ha effettuato un&#8217;ispezione nelle strutture psichiatriche-riabilitative di Villa Pini a Chieti.


Dal sopralluogo fatto assieme ai NAS è emersa una situazione che è stata definita disastrosa. Il senatore Marino l&#8217;ha descritta come “molto preoccupante, con ...<br /><a href="http://www.news-forumsalutementale.it/le-vicende-di-villa-pini-chiuse-le-strutture-psichiatriche/" class="leggi-ancora">leggi tutto &#187;</a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><!-- 		@page { margin: 2cm } 		P { margin-bottom: 0.21cm } 		A:link { so-language: zxx } --></p>
<blockquote>
<p style="margin-bottom: 0cm;" align="justify">Alla fine di luglio la commissione d&#8217;inchiesta del Senato sull’efficienza e l’efficacia del Servizio sanitario nazionale, guidata dal senatore Ignazio Marino, ha effettuato un&#8217;ispezione nelle strutture psichiatriche-riabilitative di Villa Pini a Chieti.</p>
</blockquote>
<blockquote>
<p style="margin-bottom: 0cm;" align="justify">Dal sopralluogo fatto assieme ai NAS è emersa una situazione che è stata definita disastrosa. Il senatore Marino l&#8217;ha descritta come “molto preoccupante, con gravissime carenze strutturali e del personale, che non è pagato da molti mesi”. La prima reazione è stata quella di chiedere al Commissario ad acta, (nominato per la realizzazione del Piano di rientro dai disavanzi del settore sanitario della Regione Abruzzo a seguito delle presunte tangenti che hanno coinvolto il mondo della sanità abruzzese), la chiusura della strutture e il trasferimento dei pazienti.</p>
</blockquote>
<blockquote>
<p style="margin-bottom: 0cm;" align="justify">Per Marino i problemi riscontrati alla ex Paolucci e alle Villette sono legati soprattutto a gravi carenze igieniche. Nella relazione viene indicata la presenza di: “Stanze troppo piccole, letti non idonei e bagni senza luce. Ma, soprattutto, pavimenti appiccicosi per la grande quantità di urina e all’interno cani, gatti e macchie di sangue sulle pareti. Una situazione davvero non accettabile”.</p>
</blockquote>
<blockquote>
<p style="margin-bottom: 0cm;" align="justify">Nel frattempo il sindaco di Chieti Francesco Ricci ha disposto la chiusura delle strutture ex Paolucci (87 posti letto), ex Cantore (20 posti letto), Le Villette e Padiglione (che assieme contano altri 94 posti). Nell&#8217;ordinanza emessa dal sindaco il 23 settembre viene chiesto all&#8217;ASL di Chieti entro trenta giorni di occuparsi del trasferimento delle persone ospiti nelle quattro strutture. Mentre Villa Pini d&#8217;Abruzzo, la società che si occupava della gestione del complesso riabilitativo, è stata interdetta per un periodo di cinque anni dall&#8217;esercizio delle attività di tutela della salute mentale in strutture residenziali psichiatriche.</p>
</blockquote>
<p style="margin-bottom: 0cm;" align="justify">
<blockquote>
<p style="margin-bottom: 0cm;" align="justify">Emilia Viola 16/11/2009</p>
</blockquote>
<p style="margin-bottom: 0cm;" align="justify">
<p style="margin-bottom: 0cm;" align="justify">
<p style="margin-bottom: 0cm;" align="justify">
<p style="margin-bottom: 0cm;" align="justify">di seguito alcuni articoli di cronaca.</p>
<p style="margin-bottom: 0cm;" align="justify">
<p style="margin-bottom: 0cm;" align="justify"><strong>Villa Pini, chiuse tre strutture </strong></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;" align="justify">Giovedì 24 Settembre</p>
<p style="margin-bottom: 0cm;" align="justify">La chiusura di tre strutture psico riabilitative di proprietà della società Villa Pini d&#8217;Abruzzo srl è stata disposta con un&#8217;ordinanza dal sindaco di Chieti Francesco Ricci.</p>
<p style="margin-bottom: 0cm;" align="justify">
<p style="margin-bottom: 0cm;" align="justify">In particolare si tratta di tre strutture localizzate a Chieti, ossia &#8220;Ex Paolucci&#8221; che ha 87 posti letto, &#8220;Ex Cantatore&#8221;, con una ventina di posti letto, &#8220;Le villette&#8221; e &#8220;Padiglione&#8221; per 94 posti letto.</p>
<p style="margin-bottom: 0cm;" align="justify">
<p style="margin-bottom: 0cm;" align="justify">Con il provvedimento si ordina all&#8217;Asl di Chieti di procedere entro 30 giorni al trasferimento dei pazienti e dei degenti delle struture in altre idonnee strutture rispondenti ai requisiti di legge, provvedendo al reperimento ed all&#8217;impiego del personale necessario per chiamata diretta.</p>
<p style="margin-bottom: 0cm;" align="justify">
<p style="margin-bottom: 0cm;" align="justify">E si ordina a Villa Pini l&#8217;interdizione dall&#8217;esercizio delle attività sanitarie in materia di tutela della salute mentale in strutture residenziali psichiatriche di cui al Dpr del 14 gennaio 1997 per un periodo di cinque anni, rinviando con riguardo agli effetti dell&#8217;interdizione a successivi atti da formare di concerto con la Regione Abruzzo e con la Asl di Chieti.</p>
<p style="margin-bottom: 0cm;" align="justify">
<p style="margin-bottom: 0cm;" align="justify">L&#8217;ordinanza, che fa seguito alla visita ispettiva compiuta nel luglio scorso dalla Commissione parlamentare d&#8217;inchiesta guidata dal senatore Marino, agli accertamenti dei carabinieri del Nas e del Noe e dello stesso Comune di Chieti, è stata illustrata nel corso di una conferenza stampa tenuta dallo stesso Ricci e dall&#8217;assessore comunale all&#8217;urbanistica Valter De Cesare.</p>
<p style="margin-bottom: 0cm;" align="justify">
<p style="margin-bottom: 0cm;" align="justify">In particolare, hanno spiegato, la struttura ex Cantatore è risultata priva di qualsiasi autorizzazione, l&#8217;ex Paolucci difetta di tutti i requisiti strutturali ed organizzativi di cui al Dpr del 1997, con riferimento al Dpcm 22 dicembre 18989 e, benché collocata in contesto residenziali urbano, la struttura non risulta adeguabile dal punto di vista strutturale e funzionale.</p>
<p style="margin-bottom: 0cm;" align="justify">
<p style="margin-bottom: 0cm;" align="justify">Per quanto riguarda &#8220;Le Villette&#8221; e &#8220;Il Padiglione&#8221; la chiusura è stata disposta in quanto sottoposte a trasformazioni non autorizzate né assentibili e comunque non suscettbili di adeguamento in quanto non localizzate in contesto residenziale urbano.</p>
<p style="margin-bottom: 0cm;" align="justify">
<p style="margin-bottom: 0cm;" align="justify">Queste ultime inoltre, site nell&#8217;ambito dell&#8217;area ospedaliera privata Villa Pini, difettano in gran parte dei requisiti minimi strutturali nonché di quello di localizazzione in quanto non situate in contesto residenziale urbano e difettano dei requisiti minimi organizzativi relativamente agli aspetti clinico organizzativi, terapeutico-riabilitativi e, in generale, funzionali.</p>
<p style="margin-bottom: 0cm;" align="justify">
<p style="margin-bottom: 0cm;" align="justify">&#8220;Questo non è un atto assultamente discrezionale, la delibera è correlata da una quintalata di documenti che tra l&#8217;altro porteremo in commissione speciale del Senato mercoledì prossimo. Non avevamo sicuramente altra strada perché le irregolarità erano tante e tali che la responsabilità del sindaco poi era evidentissima&#8221;, ha detto il sindaco di Chieti Francesco Ricci illustrando le motivazione alla base della sua ordinanza di chiusura di tre strutture riabilitative del gruppo Villa Pini di Chieti.</p>
<p style="margin-bottom: 0cm;" align="justify">
<p style="margin-bottom: 0cm;" align="justify">&#8220;Abbiamo deciso di procedere a questo atto sperando di poter trasformare questa situazione difficile, di grande emergenza soprattutto per i pazienti e per il personale &#8211; ha aggiuntio Ricci &#8211; in un&#8217;opportunità per il loro futuro. Abbiamo istituito un tavolo permanente per la soluzione di questo problema: è chiaro che trovare soluzioni immediate per 160 adesso, ma più probabilmente per un numero più alto di pazienti psichiatrici che si avvicina a 300, non è facile ma lo dobbiamo fare perché é nostro dovere come responsabili di sanità&#8221;.</p>
<p style="margin-bottom: 0cm;" align="justify">
<p style="margin-bottom: 0cm;" align="justify">&#8220;In questo mese &#8211; ha concluso Ricci &#8211; i pazienti devono essere ospitati dove erano prima perché chi è ospitato in residenza sanitaria psichiatrica non può stare a casa e deve stare lì e quindi bisogna continuare allo stesso modo. Tra l&#8217;altro per questi pazienti la diaria viene normalmente erogata quindi non ci sarebbe motivo per mandarli a casa&#8221;.</p>
<p style="margin-bottom: 0cm;" align="justify">
<p style="margin-bottom: 0cm;" align="justify">LA REPLICA DEGLI ANGELINI</p>
<p style="margin-bottom: 0cm;" align="justify">
<p style="margin-bottom: 0cm;" align="justify">Non si è fatta attendere la reazione del gruppo Villa Pini all&#8217;ordinanza del sindaco di Chieti Francesco Ricci che ha disposto la chiusura di tre strutture psico riabilitative ubicate a Chieti per gravi irregolarità.</p>
<p style="margin-bottom: 0cm;" align="justify">
<p style="margin-bottom: 0cm;" align="justify">&#8220;Dateci dei paranoici della cospirazione ma contro di noi ci sono tutti coloro che hanno fatto squadra con Del Turco impegnati nell&#8217;attacco finale per ammazzare Villa Pini&#8221;, ha detto Vincenzo Maria Angelini, il grande accusatore della sanitopoli abruzzese, già amministratore del Gruppo, carica che nei mesi scorsi ha ceduto alla figlia Chiara.</p>
<p style="margin-bottom: 0cm;" align="justify">
<p style="margin-bottom: 0cm;" align="justify">&#8220;Questo &#8211; ha detto Angelini nel corso di una conferenza stampa &#8211; è l&#8217;ultimo round di una vicenda che dura da quando ho deciso di infrangere certe leggi non scritte. Si usa la mistificazione come prova principe dell&#8217;assoluzione di Del Turco&#8221;.</p>
<p style="margin-bottom: 0cm;" align="justify">
<p style="margin-bottom: 0cm;" align="justify">&#8220;Che eravamo costretti ad aprire Cantatore era noto a tutti e tutti sapevano che era solo per offrire assistenza gratuita e momentanea a pazienti terremotati. Oggi ci accusano di aver aperto abusivamente&#8221;, prosegue Angelini.</p>
<p style="margin-bottom: 0cm;" align="justify">
<p style="margin-bottom: 0cm;" align="justify">Quanto alla &#8220;valutazione della mancata riabilitazione psichiatrica sono disgustato. Vi invito a visitarle le strutture. Tornando alle Villette, i Nas sono tornati e hanno relazionato che tutto è a posto. Per tutta risposta ci chiudono la struttura. Sull&#8217;ex Paolucci (pure oggetto dell&#8217;ordinanza di Ricci), De Cesare sostiene che la situazione non è emendabile perché la struttura supera i 60 posti letto. Non esistono norme che limitano le strutture protette. Per le Rsa si dice che si può arrivare a 120 posti in moduli da 20&#8243;.</p>
<p style="margin-bottom: 0cm;" align="justify">
<p style="margin-bottom: 0cm;" align="justify">&#8220;Nella notte del 6 aprile &#8211; ha detto Chiara Angelini riepilogando la storia delle tre strutture oggetto dell&#8217;ordinanza -, il terremoto lesionò irrimediabilmente una nostra struttura dell&#8217;Aquila. Sedici pazienti sono stati ospitati presso la nostra struttura di Chieti. Abbiamo scritto per informare le autorità chiedendo istruzioni ma nessuno ci ha risposto. Si tratta di pazienti che assistiamo gratuitamente da oltre due anni. Abbiamo più volte sollecitato la Asl e la Regione. Ora sanzionano noi per aver tenuto 16 pazienti terremotati gratuitamente. Sull&#8217;ex Paolucci abbiamo proposto di spostare i degenti qui a Villa Pini. Secondo la Asl i requisiti ci sono. Oggi la risposta è l&#8217;ordinanza piena di atti illegittimi e strumentali. Sulle Villette i Nas ci hanno prescritto dei lavori ma il Comune ci ha bocciato la richiesta di Dia in sanatoria. De Cesare dice che le Villette sono fuori dal contesto urbano quando invece a due metri dalle case inizia l&#8217;abitato di Torrevecchia. Sostiene che non è possibile riadeguarle e non è vero&#8221;.</p>
<p style="margin-bottom: 0cm;" align="justify">
<p style="margin-bottom: 0cm;" align="justify">Tratto da: <a href="http://www.abruzzoitalia.it/" target="_blank">http://www.abruzzoitalia.it</a></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;" align="justify">
<p style="margin-bottom: 0cm;" align="justify">
<p style="margin-bottom: 0cm;" align="justify">
<p style="margin-bottom: 0cm;" align="justify">Gli uomini della Guardia di finanza hanno posto stamane i sigilli ad alcuni immobili di proprieta&#8217; di Vincenzo Angelini, il &#8216;re&#8217; della sanita&#8217; privata abruzzese, disponendo il sequestro preventivo anche per alcuni beni mobili del patron del gruppo &#8216;Villa Pini&#8217;.</p>
<p style="margin-bottom: 0cm;" align="justify">I beni a cui sono stati apposti i sigilli si trovano tra Chieti, Francavilla al Mare e</p>
<p style="margin-bottom: 0cm;" align="justify">Pescara. A disporre i sequestri e&#8217; stato il gip del Tribunale di Pescara Maria Michela Di Fine su richiesta del pool di magistrati che indaga sulle presunte tangenti nel mondo della sanita&#8217; abruzzese, che nel luglio dello scorso anno porto&#8217; all&#8217;arresto dell&#8217;allora presidente della regione Abruzzo, Ottaviano del Turco.</p>
<p style="margin-bottom: 0cm;" align="justify">Le somme illegittimamente percepite da Angelini sarebbero pari a circa 33 milioni di euro.</p>
<p style="margin-bottom: 0cm;" align="justify">Tratto da: <a href="http://www.rainews24.rai.it/" target="_blank">http://www.rainews24.rai.it</a> 10/11/2009</p>
<p style="margin-bottom: 0cm;" align="justify">per le altre notizie di cronaca vedi la sezione &#8220;Agenzie&#8221;.</p>
<p style="margin-bottom: 0cm;" align="justify">
<div class="wam_wrap">
<h4 class="wam">Allegati</h4>
<ul class="wam_ul">
<li><a href='http://www.news-forumsalutementale.it/public/nota-sindaco-chieti-chiusura-villa-pini.PDF' class="wam_icon_link" style='padding-left:20px; line-height:16px; background-image:url("http://www.news-forumsalutementale.it/wp-content/plugins/attachment-manager/icons/page_white_acrobat.png");'>comunicato stampa del sindaco di Chieti sulla chiusura strutture Villa Pini</a>
</p>
</li>
<li><a href='http://www.news-forumsalutementale.it/public/456-24.09.09-Sindaco-Ordinanza-Villa-Pini.pdf' class="wam_icon_link" style='padding-left:20px; line-height:16px; background-image:url("http://www.news-forumsalutementale.it/wp-content/plugins/attachment-manager/icons/page_white_acrobat.png");'>Sindaco-Ordinanza-Villa-Pini</a>
</p>
</li>
</ul>
</div>
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		<item>
		<title>Villa Pini: Angelini diserta incontro con prefetto: «assoluta mancanza di rispetto»</title>
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		<pubDate>Mon, 16 Nov 2009 13:47:43 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Agenzie]]></category>
		<category><![CDATA[diritti]]></category>
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		<description><![CDATA[ABRUZZO. Il prefetto dell’Aquila, Franco Gabrielli, aveva disposto la convocazione presso il proprio ufficio, per oggi, dell’amministratore del gruppo Villa Pini, Chiara Angelini, per ricercare una soluzione positiva alla vertenza.
All’ora convenuta, però, non si è presentato nessuno.
Dura la reazione del prefetto che ha inviato una nota alla stampa: «al di là delle valutazioni dell’azienda», ha ...<br /><a href="http://www.news-forumsalutementale.it/villa-pini-angelini-diserta-incontro-con-prefetto-%c2%abassoluta-mancanza-di-rispetto%c2%bb/" class="leggi-ancora">leggi tutto &#187;</a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="margin-top: 0pt; margin-bottom: 0pt;">ABRUZZO. Il prefetto dell’Aquila, Franco Gabrielli, aveva disposto la convocazione presso il proprio ufficio, per oggi, dell’amministratore del gruppo Villa Pini, Chiara Angelini, per ricercare una soluzione positiva alla vertenza.</p>
<p>All’ora convenuta, però, non si è presentato nessuno.<br />
Dura la reazione del prefetto che ha inviato una nota alla stampa: «al di là delle valutazioni dell’azienda», ha detto, «si prende atto dell’ulteriore scarsa sensibilità e rispetto per le istituzioni che non potranno per il futuro non incidere sull’atteggiamento di questa Prefettura nei confronti dell’azienda».<br />
Già nei giorni scorsi Gabrielli aveva denunciato lo «scarso rispetto delle istituzioni» da parte dell’azienda della famiglia Angelini e il forfait di stamattina rischia di inasprire ulteriormente i rapporti.<br />
Anche se l’incontro è saltato Chiara Angelini ha però scritto una lunga lettera al prefetto «per spiegare la nostra versione dei fatti».<br />
«In sessant’anni di attività la Clinica Villa Pini ha curato la gente, così come le altre aziende del Gruppo», dice l’amministratrice.</p>
<p><strong>«LA POLITICA CI HA VOLTATO LE SPALLE»</strong></p>
<p>«Migliaia di famiglie sono state assunte, chiunque è passato prima o poi da qui, inclusi quei politici che oggi ci avversano, ma ieri ci telefonavano per saltare la lista d’attesa o raccomandare un elettore o un parente per un posto di lavoro».<br />
«In sessant’anni», continua l’amministratrice, «non c’è stata una volta in cui gli obblighi retributivi e contributivi siano venuti meno. Nel 2007 eravamo più di 2300. Dopo il passaggio del cancro infetto di una certa politica, settecento persone hanno già perso il lavoro. Nel 2008 Enzo Angelini ha fatto quello che in Italia non si dovrebbe fare mai, per nessun motivo: ha parlato».<br />
Da allora, secondo la figlia del grande “accusatore” di Ottaviano Del Turco, «ogni genere di vessazione è stato perpetrata ai danni di questa azienda (basti pensare che sono intervenute 192 ispezioni sulle Aziende del Gruppo solo negli ultimi due anni). Destra e sinistra hanno ingaggiato una lotta su chi riesca a far chiudere per prima Villa Pini, che è diventata la striscia di Gaza della politica italiana locale».<br />
La conseguenza, sempre secondo la ricostruzione del Gruppo, sarebbe quella di gettare sul lastrico 1600 famiglie: «è evidentemente un prezzo che la politica è disposta a pagare».</p>
<p><strong>I DEBITI E I TAVOLI TECNICI, LA STORIA INFINITA</strong></p>
<p>Il prefetto dell’Aquila alcuni giorni fa ha spiegato in una riunione che avrebbe promosso un tavolo tecnico di accertamento dei crediti dovuti al Gruppo indipendentemente da tutto.<br />
L’assessore Venturoni ha inviato ieri un fax all’azienda con il quale ha annullato il tavolo tecnico e ha spiegato che qualsiasi tavolo tecnico sarà subordinato ad un incontro dell’Azienda col prefetto.<br />
«Il nostro insindacabile diritto ad accertare il debito che la Regione ha nei nostri confronti è dunque subordinato a condizioni?», domanda Chiara Angelini.<br />
«Quale collegamento può mai esserci tra un tavolo di natura tecnica e gli umori dell’assessore? A noi sembra che siano alcune Istituzioni a comportarsi in maniera vessatoria nei nostri confronti, e che il problema non sia certo di bon ton».<br />
Da qui sarebbe nata l’idea di rinunciare all’incontro di oggi, idea comunicata allo stesso prefetto via fax.<br />
«Su consiglio del mio legale», ha scritto Angelini a Gabrielli, «non posso consentire che il mio diritto ad avere chiarezza sul riconoscimento dei miei crediti sia in alcun modo vincolato a condizioni di sorta. Mi vedo dunque costretta, con rammarico, a non partecipare alla riunione da lei indetta per questa mattina, né sarò disponibile ad altri incontri che siano posti come condizione al riconoscimento dei miei diritti e che siano usati da altri per eludere i propri obblighi nei miei confronti».</p>
<p><strong>«MANCANZA DI RISPETTO NEI CONFRONTI DEL PREFETTO»</strong></p>
<p>«Il prefetto dell’Aquila ha puntualmente onorato gli impegni assunti, prova ne sia la tempestiva convocazione del tavolo tecnico da parte dell’Assessore Venturoni», replicano ancora una volta dalla prefettura.<br />
«Non altrettanto può dirsi per il rappresentante del Gruppo “Villa Pini” che si era impegnato, con il Prefetto, a dare alcune risposte nella giornata di lunedì decorso. Non solo non sono giunte le risposte ma si è mancato di rispetto alla sua persona ed alla sua funzione, disattendendo formali inviti».<br />
«Pur consapevoli della complessità della situazione che scaturisce», continua la nota della Prefettura, «tra le altre innumerevoli cause e concause, dalle difficili interlocuzioni con la regione Abruzzo si invitano gli amministratori del citato Gruppo a non fornire rappresentazioni errate della realtà a partire dal ruolo svolto dal Prefetto dell’Aquila che ha solo operato nell’interesse generale».</p>
<p>tratto da: http://www.primadanoi.it 12/11/2009</p>
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		<title>Villa Pini, oggi la Commissione ispettiva decide sui crediti</title>
		<link>http://www.news-forumsalutementale.it/villa-pini-oggi-la-commissione-ispettiva-decide-sui-crediti/</link>
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		<pubDate>Mon, 16 Nov 2009 13:46:02 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
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		<category><![CDATA[diritti]]></category>
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		<description><![CDATA[ABRUZZO. O il presidente Gianni Chiodi non sa fare i conti su Villa Pini (il che è altamente improbabile, visto che era ed è un commercialista affermato) o all&#8217;assessore Lanfranco Venturoni hanno fatto vedere lucciole per lanterne.
Il che potrebbe aver esposto forse la Regione a qualche correzione, se sono vere e definitive le cifre che ...<br /><a href="http://www.news-forumsalutementale.it/villa-pini-oggi-la-commissione-ispettiva-decide-sui-crediti/" class="leggi-ancora">leggi tutto &#187;</a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>ABRUZZO. O il presidente Gianni Chiodi non sa fare i conti su Villa Pini (il che è altamente improbabile, visto che era ed è un commercialista affermato) o all&#8217;assessore Lanfranco Venturoni hanno fatto vedere lucciole per lanterne.</p>
<p>Il che potrebbe aver esposto forse la Regione a qualche correzione, se sono vere e definitive le cifre che pubblichiamo.<br />
Tertium non datur, insomma non c&#8217;è una terza spiegazione.<br />
Tanto si sostiene dal gruppo Villa Pini che questa mattina esporrà le sue ragioni all’interno della riunione già convocata &#8211; e poi slittata &#8211; della Commissione ispettiva regionale che è stata incaricata di controllare l&#8217;attività delle società del Gruppo Angelini.<br />
Una riunione che viene dopo un lungo braccio di ferro e polemiche infinite.<br />
Al di là di quelle che sono le vicende giudiziarie ed economiche che coinvolgono Enzo Angelini, che impongono tempi lunghi, sul tappeto c&#8217;è il destino quotidiano e futuro di 1618 dipendenti senza stipendio da ormai 8 mesi.<br />
Le cifre del conteggio finale illustrato dal presidente Chiodi, peraltro, sono state contestate fin da subito da Angelini e dai suoi tecnici che eccepiscono la regolarità delle somme fornite alla stampa, in quanto frutto di compensazioni disinvolte.<br />
«Non sono 3 milioni quello che dobbiamo avere – spiega Duilio Carusi, marito di Chiara Angelini – stamattina finalmente avrò modo di controllare i conti con la Commissione e sono fiducioso in un esito positivo per il Gruppo. Certo è che comunque, ammesso che la Regione ci debba solo tre milioni, ce li poteva dare. E invece niente. Noi in realtà avanziamo almeno circa 30-35 milioni, oltre un contenzioso di circa 100 milioni per prestazioni eseguite. Non dico che ci daranno tutti questi 100 milioni, ma una parte ci tocca comunque: perché non ce li cominciano a dare, così paghiamo gli stipendi?»</p>
<p>«ERRORI GROSSOLANI»</p>
<p>Abbiamo cercato di capire cosa c&#8217;è dietro questo scontro di cifre, partendo dal documento sul totale complessivo accertato da liquidare: 2.875.869 euro che deriva da un saldo complessivo regionale di 21 milioni di euro, decurtati via via dai pignoramenti, dalle cessioni di credito, dalle contestazioni dei Nas, dalla Psico-riabilitazione ecc.<br />
Prima stranezza: vengono citate solo 3 Asl (Teramo, L&#8217;Aquila e Pescara), le altre non debbono dare e avere nulla?<br />
Seconda stranezza: la Asl di Teramo deve al San.Stefar. 1.753.000 euro, ma non pagherà prima che sia sottoscritto il contratto per le prestazioni già eseguite. Domanda: perché la Asl non ha firmato, visto che è presumibile che Angelini abbia sollecitato questa firma?<br />
Terza stranezza: i debiti totali delle Asl di Pescara e L&#8217;Aquila. Nel quadro riassuntivo sono rispettivamente 252 mila euro e 900 mila. Guardando però gli specchietti ufficiali dell&#8217;assessorato, regolarmente controfirmati dai funzionari, questi totali sembrano imprecisi.<br />
Al di là delle singole voci, per il Villa Pini sembra irregolare il procedimento seguito: infatti il Gruppo è composto di più società, cioè cliniche, Rsa, riabilitazione.<br />
Negli elenchi ci sono gli attivi, i passivi, i pignoramenti, le contestazioni e alla fine si fa una compensazione: ad esempio, siccome la Regione deve al Gruppo 5 milioni, ma ci sono 2 milioni di pignoramenti a carico della società A, contestazioni di 1 milione per la clinica B, e dubbi per 1,5 milioni per la riabilitazione C, la Regione deve solo 500 mila.<br />
Procedimento aritmetico ce potrebbe non essere corretto, perché la normale contabilità dovrebbe prevedere che intanto si paghino i crediti certi, poi si discute sulle contestazioni e, infine, i pignoramenti vanno eventualmente addebitati solo alle singole società pignorate e non al Gruppo nel suo complesso.<br />
Ciò porterebbe, come conseguenza, un credito maggiore di Angelini ed un contenzioso più lungo per la Regione.<br />
Senza aggiungere che mancano – come già detto &#8211; alla somma pubblicizzata i conti di tre Asl, tra cui quella di Chieti, quella più esposta con Villa Pini.</p>
<p>BATTAGLIA SULLE CONTESTAZIONI PER LE VECCHIE PRESTAZIONI</p>
<p>Ci sono poi le contestazioni sui famosi 100 milioni: già in precedenti riunioni la Commissione ha rilevato errori che hanno riaccreditato ad Angelini 10 milioni circa prima non attribuiti.<br />
E su questo stamattina ci sarà battaglia, perché secondo Duilio Carusi ci sono proprio errori grossolani.<br />
«Ci contestano i ricoveri con accesso di emergenza – spiega Carusi – facciamo un esempio per la Clinica Santa Maria e per le partorienti che sono state ricoverate in emergenza. A pagina 5 del contratto è scritto chiaramente che questo tipo di ricovero è accettato. Perché me lo contestano? Tra l&#8217;altro anche l&#8217;Agenzia sanitaria regionale dice che questi ricoveri sono regolari. Altro errore macroscopico: la contestazione dei ricoveri senza pernottamento, che non debbono superare il 15% del totale dei ricoveri. Bene: facciamo l&#8217;esempio che noi abbiamo ricoverato il 20%. Ci aspettavamo la contestazione sul 5% eccedente. Invece no: ci contestano il 5% su tutto il fatturato, con la conseguenza che il totale contestato è tre volte la cifra di questi ricoveri. Insomma, una gran confusione, dove partite incerte vanno ad annullare partite certe e dove ci sono compensazioni su società differenti, che hanno invece una loro autonomia contabile e giuridica».</p>
<p>VILLA PINI:«QUALCHE ERRORE NOSTRO CI SARÀ, MA INTANTO DISCUTIAMO»</p>
<p>Ma ci sono anche ricoveri inappropriati e rilievi su certe prestazioni…<br />
«Certamente, ma noi vogliamo discutere e chiarire caso per caso. Non serve usare l&#8217;accetta quando esiste il bisturi», aggiunge Carusi, «esempio: ci contestano la gastro-enterologia e le sue prestazioni all&#8217;interno del reparto di medicina generale. Domanda: dove la dobbiamo mettere se non in medicina? Come vede c&#8217;è molto da discutere. E poi un dato che mi sembra importante. Le somme rese note si fermano alle prestazioni del 30 giugno “perché le Asl non sono aggiornate nella contabilità”. A me non risulta tutto questo ritardo, ma resta comunque il fatto che fino ad oggi ci sono in più 4-5 mesi di prestazioni che un valore pure lo avranno. Per questo sono fiducioso: al termine della Commissione ispettiva ci possono essere solo soluzioni positive per il Gruppo».</p>
<p>Sebastiano Calella<br />
tratto da: <a href="http://www.primadanoi.it" target="_blank">http://www.primadanoi.it</a> 16/11/2009</p>
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		<title>Conferenza Stato Regioni: Raccomandazioni in merito all&#8217;applicazionedi ASO e TSO</title>
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		<pubDate>Tue, 03 Nov 2009 16:02:14 +0000</pubDate>
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				<category><![CDATA[Leggi e strumenti nazionali]]></category>
		<category><![CDATA[diritti]]></category>
		<category><![CDATA[leggi e normative]]></category>
		<category><![CDATA[TSO]]></category>

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		<description><![CDATA[RACCOMANDAZIONI IN MERITO ALL’APPLICAZIONE DI ACCERTAMENTI E TRATTAMENTI SANITARI OBBLIGATORI PER MALATTIA MENTALE
Roma, 29 aprile 2009: Il documento contiene indicazioni e raccomandazioni tese a facilitare l’applicazione, coerente e omogenea su tutto il territorio nazionale, delle procedure ASO e TSO di cui agli articoli 33-34-35 della Legge 833/78. In questi articoli si trova il riferimento all’Art. ...<br /><a href="http://www.news-forumsalutementale.it/conferenza-stato-regioni-raccomandazioni-in-merito-allapplicazionedi-aso-e-tso/" class="leggi-ancora">leggi tutto &#187;</a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>RACCOMANDAZIONI IN MERITO ALL’APPLICAZIONE DI ACCERTAMENTI E TRATTAMENTI SANITARI OBBLIGATORI PER MALATTIA MENTALE</p>
<p>Roma, 29 aprile 2009: Il documento contiene indicazioni e raccomandazioni tese a facilitare l’applicazione, coerente e omogenea su tutto il territorio nazionale, delle procedure ASO e TSO di cui agli articoli 33-34-35 della Legge 833/78. In questi articoli si trova il riferimento all’Art. 32 della Costituzione per il quale è lecito curare la salute di un cittadino, contro la sua volontà, solo nei casi previsti dalla legge</p>
<p>Conferenz Stato Regioni TSO 06-05-09bis
<div class="wam_wrap">
<h4 class="wam">Allegati</h4>
<ul class="wam_ul">
<li><a href='http://www.news-forumsalutementale.it/public/Conferenz-Stato-Regioni-TSO-06-05-09bis.PDF' class="wam_icon_link" style='padding-left:20px; line-height:16px; background-image:url("http://www.news-forumsalutementale.it/wp-content/plugins/attachment-manager/icons/page_white_acrobat.png");'>Conferenz Stato Regioni TSO 06-05-09bis</a>
</p>
</li>
</ul>
</div>
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		</item>
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		<title>Club Spdc aperti no restraint</title>
		<link>http://www.news-forumsalutementale.it/club-spdc-aperti-no-restraint/</link>
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		<pubDate>Sun, 25 Oct 2009 15:39:39 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Buone e cattive pratiche]]></category>
		<category><![CDATA[Contenzione]]></category>
		<category><![CDATA[contenzione]]></category>
		<category><![CDATA[diritti]]></category>
		<category><![CDATA[porte aperte]]></category>

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		<description><![CDATA[Il club fondato nel settembre del 2006, comprende attualmente gli Spdc di: Aversa, Caltagirone-Palagonia, Caltanissetta, Mantova, Merano, Novara, Trieste, Matera, Roma C.,Verona Sud, Enna, Perugia, Portogruaro, DSM Venezia, Treviso. Gli Spdc membri del Club no restraint hanno facoltà di decidere in assemblea quali verifiche attuare allo scopo di ammettere nuovi soci nel club stesso.
CLASSIFICAZIONE SPDC ...<br /><a href="http://www.news-forumsalutementale.it/club-spdc-aperti-no-restraint/" class="leggi-ancora">leggi tutto &#187;</a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Il club fondato nel settembre del 2006, comprende attualmente gli Spdc di: Aversa, Caltagirone-Palagonia, Caltanissetta, Mantova, Merano, Novara, Trieste, Matera, Roma C.,Verona Sud, Enna, Perugia, Portogruaro, DSM Venezia, Treviso. Gli Spdc membri del Club no restraint hanno facoltà di decidere in assemblea quali verifiche attuare allo scopo di ammettere nuovi soci nel club stesso.</p>
<p>CLASSIFICAZIONE SPDC APERTI &#8211; NO RESTRAINT</p>
<p>• CLASSE A: porte aperte &#8211; no contenzione</p>
<p>• CLASSE B: porte chiuse &#8211; no contenzione</p>
<p>• CLASSE C: porte chiuse &#8211; contenzione (Il 70% degli SPDC e cliniche psichiatriche italiane ricorre ancora all’uso della contenzione meccanica, è in aumento la pratica del TSO)</p>
<p>• CLASSE D: progetto porte aperte in corso</p>
<p>In realtà il numero esatto degli SPDC no restraint a porte aperte in Italia non lo sa con precisione nessuno. E ciò innanzitutto perché tale rilevazione si basa sull&#8217;autodichiarazione di chi ci lavora. Se un SPDC funziona in maniera aperta e senza contenzioni e non si mette in contatto con noi, noi non sappiamo che funziona così. Per esempio so dal collega e amico carissimo Gaetano Interlandi di Caltagirone che c&#8217;è un SPDC così a Enna, ma questi ultimi non si sono mai messi in contatto con noi. Ed è per questo che ogni tanto organizziamo degli incontri a livello nazionale. L&#8217;ultimo ha avuto luogo a Mantova nel marzo 2008. In secondo luogo è difficile classificare gli SPDC no restraint dal momento che le situazioni mutano. Cambiano i primari, i capisala e quant&#8217;altro. In allegato i risultati di una prima ricerca condotta in maniera analitica da Maurizio Davì, un infermiere di SPDC di Trento. Si tratta pur sempre di una rilevazione del 2008. In ogni caso il prossimo incontro SPDC no restraint dovrebbe avvenire a Novara, se i colleghi di Novara ne daranno una conferma, il 3 e il 4 di dicembre 2009.</p>
<p>Lorenzo Toresini
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<h4 class="wam">Allegati</h4>
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<li><a href='http://www.news-forumsalutementale.it/public/CLASSIFICAZIONE_SPDC_APERTI_inf.Maurizio_Davi_Trento_dicembre_2008.pdf' class="wam_icon_link" style='padding-left:20px; line-height:16px; background-image:url("http://www.news-forumsalutementale.it/wp-content/plugins/attachment-manager/icons/page_white_acrobat.png");'>CLASSIFICAZIONE_SPDC_APERTI_inf.Maurizio_Davi_Trento_dicembre_2008</a>
</p>
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		<title>Leonardo Grassi e Fabrizio Ramacciotti: La Contenzione</title>
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		<pubDate>Fri, 25 Sep 2009 15:50:32 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Il più elementare dei diritti di libertà solennemente garantiti dalla costituzione è il diritto alla libertà del proprio corpo, il diritto a non essere contenuti, a non essere legati
LA CONTENZIONE

Allegati

LA CONTENZIONE




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			<content:encoded><![CDATA[<p>Il più elementare dei diritti di libertà solennemente garantiti dalla costituzione è il diritto alla libertà del proprio corpo, il diritto a non essere contenuti, a non essere legati</p>
<p>LA CONTENZIONE
<div class="wam_wrap">
<h4 class="wam">Allegati</h4>
<ul class="wam_ul">
<li><a href='http://www.news-forumsalutementale.it/public/LA-CONTENZIONE.doc' class="wam_icon_link" style='padding-left:20px; line-height:16px; background-image:url("http://www.news-forumsalutementale.it/wp-content/plugins/attachment-manager/icons/page_white_word.png");'>LA CONTENZIONE</a>
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		<title>La carta dei diritti degli utenti formulata dalla CGIL</title>
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		<pubDate>Fri, 25 Sep 2009 14:57:01 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[La carta dei diritti degli utenti formulata dal sindacato nazionale CGIL &#8211; Funzione Pubblica e fatto proprio dalla consulta nazionale per la salute mentale
DIRITTO AD ESSERE INFORMATO sul disturbo mentale, sulle prospettive, sui trattamenti, sulle eventuali alternative e sulle prevedibili conseguenze delle scelte operate. L’informazione deve essere espressa in modo semplice e chiaro, adeguato alla ...<br /><a href="http://www.news-forumsalutementale.it/la-carta-dei-diritti-degli-utenti-formulata-dalla-cgil/" class="leggi-ancora">leggi tutto &#187;</a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>La carta dei diritti degli utenti formulata dal sindacato nazionale CGIL &#8211; Funzione Pubblica e fatto proprio dalla consulta nazionale per la salute mentale</p>
<p>DIRITTO AD ESSERE INFORMATO sul disturbo mentale, sulle prospettive, sui trattamenti, sulle eventuali alternative e sulle prevedibili conseguenze delle scelte operate. L’informazione deve essere espressa in modo semplice e chiaro, adeguato alla situazione, tale da essere facilmente comprensibile, al fine di promuovere la massima adesione al trattamento. L’informazione a terzi è ammessa solo con il consenso esplicitamente espresso dall’utente e i dati personali devono essere tutelati in relazione alla disciplina della privacy introdotta con la legge 675 del 1996.</p>
<p>DIRITTO AL CONSENSO PERSONALE al trattamento che deve essere dato in modo libero, spontaneo, consapevole e attuale. Si può prescindere dal consenso solo quando previsto dalla legge, ed in particolare nel caso di trattamento sanitario obbligatorio e di stato di necessità.</p>
<p>DIRITTO ALLA CARTA DEI SERVIZI Ogni Dipartimento di Salute Mentale deve adottare la carta dei servizi con l’impegno di attuare un efficace sistema di informazione sulle prestazioni erogate e sulle modalità di accesso, e con l’indicazione per la raccolta e l’analisi dei segnali di disservizio e per il monitoraggio della soddisfazione degli utenti.</p>
<p>DIRITTO AL TRATTAMENTO MIGLIORE POSSIBILE in relazione alle conoscenze scientifiche ed ai servizi previsti dal progetto obbiettivo tutela della salute mentale. L’approccio alla persona con disagio mentale deve essere globale e, ove necessario, con interventi integrati di carattere psicologico, sociale e biologico.</p>
<p>DIRITTO A NON ESSERE CONTENUTO e a non subire azioni lesive della propria integrità fisica e della propria dignità.</p>
<p>DIRITTO A NON ESSERE ISTITUZIONALIZZATO La logica manicomiale deve essere superata in tutte le strutture psichiatriche pubbliche e private e a tal fine devono essere adottati  strumenti di monitoraggio, idonei indicatori di qualità e progetti individualizzati. Il Dipartimento di Salute Mentale deve realizzare l’integrazione tra il territorio e l’ospedale, con il centro di salute mentale nel ruolo di regia e limitazione dei posti letto ospedalieri.</p>
<p>DIRITTO ALLA CITTADINANZA Le persone con disagio mentale devono avere accesso a tutti i servizi sociali essenziali ed in primo luogo ad uno spazio abitativo e ad un inserimento lavorativo, utilizzando anche la cooperazione sociale.</p>
<p>DIRITTO ALLA PARTECIPAZIONE Le Regioni devono garantire la partecipazione – secondo precise e specifiche modalità – delle associazioni dei familiari, degli utenti, dei cittadini, del volontariato e delle altre forme associative impegnate nella tutela del diritto alla salute mentale, nelle attività relative alla programmazione, al controllo e alla valutazione dei servizi psichiatrici sia a livello regionale che aziendale.</p>
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		<title>Psichiatria e salute mentale: orientamenti bioetici</title>
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		<pubDate>Fri, 25 Sep 2009 14:54:29 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Roma, novembre 2000
Sintesi e raccomandazioni
La tutela del diritto alla salute – il quale in Italia assurge a diritto costituzionale e  che deve essere inteso comprensivo della salute mentale -, implica, dal punto di vista bioetico,  una preliminare riflessione sulla definizione stessa di equo trattamento e accesso alle cure alla luce dei principi della ...<br /><a href="http://www.news-forumsalutementale.it/psichiatria-e-salute-mentale-orientamenti-bioetici/" class="leggi-ancora">leggi tutto &#187;</a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Roma, novembre 2000</p>
<p>Sintesi e raccomandazioni</p>
<p>La tutela del diritto alla salute – il quale in Italia assurge a diritto costituzionale e  che deve essere inteso comprensivo della salute mentale -, implica, dal punto di vista bioetico,  una preliminare riflessione sulla definizione stessa di equo trattamento e accesso alle cure alla luce dei principi della dignità dell&#8217;uomo. Tuttavia, definire (o ridefinire) i criteri per un equo trattamento dei pazienti psichiatrici richiede, a sua volta, il riferimento ad un approccio complesso che sappia contemperare il rispetto dei diritti del paziente con la sicurezza della società. Mentre il riferimento a tali diritti pone la questione su di un piano strettamente normativo, la comprensione del contesto da cui questi  traggono origine può giovarsi di principi etici fondamentali e di ampio respiro quali il principio di giustizia (inteso come obbligo per il medico, per lo psicologo clinico e per gli altri operatori qualificati, di tener conto delle conseguenze sociali su terzi di ogni intervento sanitario e di conciliare il bene del singolo con il bene collettivo evitando ogni squilibrio e rispettando l’equità nella distribuzione delle risorse e dei servizi), il principio di beneficialità (inteso come dovere per il medico, per lo psicologo clinico e per gli altri operatori qualificati, di promuovere il bene del malato, tutelandone la vita e la salute anche nell’ambito della prevenzione), il  principio di autonomia (inteso come dovere per il medico, per lo psicologo clinico e per gli altri operatori qualificati, di rispettare la libera e responsabile volontà del malato, il quale è detentore del diritto all’informazione diagnostico-terapeutica e all’espressione del consenso sino alla potestà del rifiuto).</p>
<p>Va osservata, in linea generale, una radicale modificazione del paradigma culturale del rapporto medico-paziente. Si vanno sostituendo e affiancando al modello tradizionale basato esclusivamente sul principio di beneficialità, quello basato prevalentemente sul principio di autonomia,  rivendicando così il primato dell’autodeterminazione della persona in caso di malattia e di una alleanza terapeutica che comprende, oltre alle cure, anche il prendersi cura del malato. Non può essere sottovalutata, tuttavia, la natura asimmetrica del contratto e il carattere solo giuridico ed etico della parità dei contraenti in riferimento ai diritti personali, ferma restando comunque un’incolmabile disparità di competenze conoscitive. Se è innegabile infatti che una subordinazione oggettivante del malato è eticamente inaccettabile in quanto lesiva della dignità umana, ciò non legittima un rovesciamento della relazione, sotto pena non solo di una discutibile sottovalutazione del patrimonio scientifico-professionale ma anche del nocumento all’interesse oggettivo prioritario della tutela della vita e della salute. Il principio delle garanzie è quindi un essenziale punto di riferimento dell’etica medica contemporanea.</p>
<p>La tutela della soggettività del malato assume, quindi, nel quadro dell’etica medica contemporanea, un valore paradigmatico in quanto è condizione indispensabile per la costruzione e lo sviluppo della libertà, la quale va intesa essenzialmente come processo di liberazione che ha origine da un’esigenza etica fondamentale della persona. La tutela della soggettività del malato mentale ha pertanto una connotazione etica in quanto è educazione al sentirsi e al voler essere liberi e quindi promozione della libertà autentica. Un concetto di libertà così inteso risulta strettamente connesso al principio di autonomia, che è riferito al rispetto assoluto della persona. Ma ad evitare equivoci pericolosi va precisato che la tutela della soggettività del malato non consiste nel credere che egli sia libero (contro l’evidenza dei condizionamenti patologici di natura cognitiva e o affettiva) bensì nell’aiutarlo a divenire libero.</p>
<p>Essa è finalizzata al ripristino della comunicazione, compromessa o interrotta dal disturbo mentale, e rende pertanto possibile l’ascolto. Aldilà delle modalità diagnostico-cliniche dell’anamnesi, infatti, l’ascoltare e il saper ascoltare ha anche un elevato valore etico in quanto è assunzione e riconoscimento del malato non come altro da me ma come un altro io che dà significato al rapportarsi con lui e quindi a me stesso. Il valore etico dell’ascolto consiste pertanto in una scelta di auto limitazione che lo psichiatra, lo psicologo clinico e gli altri operatori qualificati, compiono espellendo la ricorrente tentazione del narcisismo e del sentimento di onnipotenza per collocarsi nella dimensione dell’incontro.</p>
<p>Per quanto concerne, infine, la complessa questione dei limiti intrinseci al consenso informato dei pazienti psichiatrici è necessario in primo luogo chiarire la natura graduale e mutevole della capacità/incapacità  di intendere e volere. Anche nel caso della schizofrenia va tenuto presente che il percorso è estremamente vario e differenziato: tra i due estremi della cronicizzazione con grave deterioramento cognitivo e rilevante disabilità da una parte, e l’acquisizione di un accettabile condizione di salute dall’altra, vi è una vasta gamma di sfumature ove si alternano fasi di aggravamento e fasi di remissione, o un grado accettabile di stabilizzazione ben controllata. Tutto ciò comporta una radicale critica di due orientamenti estremi: l’uno volto ad escludere sempre e comunque la capacità del malato mentale a recepire correttamente l’informazione e ad esprimere un valido consenso; l’altro connotato dall’ingenuo ottimismo in senso opposto. In realtà va innanzitutto osservato che tra l’assoluta incapacità di intendere e di volere, propria della demenza, e la “normalità” vi sono una serie di gradi intermedi, dove deficit cognitivi e alterazioni affettive possono determinarne diminuzioni ma non l’assenza. Ciò non legittima comunque la rinuncia all’informazione ma comporta il criterio etico (ma anche clinico) della cautela nel vagliare caso per caso se, come, quando, fornire l’informazione e, soprattutto, una scelta puntuale delle modalità e della misura adatta al singolo paziente in riferimento alla sua situazione e al suo contesto bio-psico-sociale ed esistenziale. A questo proposito ai fini di una conciliazione tra principio di beneficialità e principio di autonomia, evitando deragliamenti ed ingenuità, è fondamentale il criterio per cui «informare è prima di tutto comunicare all’interno della relazione».</p>
<p>Tali criteri e orientamenti etici devono essere considerati, nella misura in cui è possibile trovare corrispondenze tra il piano etico e quello più strettamente normativo, alla luce di alcuni diritti umani fondamentali. Va sottolineato, infatti, che alle persone affette da disturbo/disagio mentale/affettivo devono essere assicurati i diritti di tutti gli altri membri della comunità, anche indipendentemente dalla concreta possibilità di esercitarli. La particolare vulnerabilità di tali soggetti richiede infatti che  sia rafforzato per essi il riconoscimento di una piena cittadinanza il quale deve essere concretamente difeso e promosso in primo luogo attraverso  il rispetto di alcuni diritti e/o l’adempimento di alcuni doveri fondamentali, quali ad esempio:</p>
<ul>
<li>diritto a un trattamento privo di coercizioni e rispettoso della dignità umana con accesso alle più opportune tecniche di intervento medico, psicologico, etico e sociale;</li>
<li>diritto a che venga eliminata ogni forma di discriminazione (sessuale, culturale, religiosa,  politica, economica, sociale, etnica) nelle modalità di trattamento, anche quando limitative della libertà;</li>
<li>diritto a non subire nessuna forma di abuso fisico e/o psichico;</li>
<li>diritto alla riservatezza;</li>
<li>diritto alla protezione delle proprietà personali;</li>
<li>dovere di tutela dalle conseguenze di forme di autodistruttività (autoaccuse, dichiarazioni di indegnità, etc.) nei confronti  della famiglia, dei datori di lavoro, dell&#8217;autorità giudiziaria;</li>
<li>dovere di realizzare condizioni ottimali di degenza e di comunicazione con l’esterno nei luoghi di ricovero;</li>
<li>dovere di difendere la genitorialità, da attuarsi nel pieno rispetto del preminente interesse dei minori. A tal fine è necessario un bilanciamento tra il dovere di beneficialità nei confronti dei pazienti e l’interesse del minore ad una crescita sana ed equilibrata.</li>
</ul>
<p>Per quanto concerne invece più specificatamente la questione dell’assistenza ai pazienti psichiatrici in Italia, è opportuna una considerazione di carattere generale sulla legge n. 180 del 1978, poi trasferita negli art.33, 34 e 35 del SSN. La legge n. 180 rappresenta certamente una conquista scientifica, culturale e civile, in quanto ponendo fine all’istituzione manicomiale e aprendo nuove strade all’organizzazione di un sistema di assistenza sanitaria senza manicomi, ha costruito le condizioni per restituire piena cittadinanza ai pazienti psichiatrici. Il modello italiano, patrocinato dall’Organizzazione Mondiale della Sanità, ha influenzato le politiche di salute mentale in molti altri paesi, tese a sostituire i manicomi con forme di assistenza territoriali più efficaci ed efficienti. Tuttavia, a distanza di oltre venti anni dalla sua entrata in vigore, è quanto mai necessaria una seria riflessione sulla sua concreta applicazione, al di là del pur importante completamento della chiusura degli Ospedali Psichiatrici. Tale chiusura, infatti, a causa dell’assenza o del cattivo funzionamento delle strutture alternative, come per es. i Servizi psichiatrici di diagnosi e cura negli ospedali (quali strutture intermedie tra territorio e ospedali),  rischia di produrre nuovi problemi, in primo luogo sulla salute del singolo, ma anche sull’equilibrio, sull’economia e sulla stessa salute della famiglia, a cui rimane il maggior onere, spesso insopportabile, di sostegno del congiunto sofferente. Infatti nei casi in cui i servizi non sono in grado di fornire programmi terapeutico-riabilitativi  territoriali realmente efficaci, con un profondo impegno verso il paziente, le famiglie restano i referenti principali dell’assistenza, e ciò dà luogo spesso all’abbandono o anche all’innesco di reazioni violente, che sono talvolta all’origine di gravi fatti di cronaca. Simili fenomeni riattivano mai sopiti pregiudizi sulla malattia mentale e stigmatizzazioni del paziente psichiatrico, che si prestano a facili strumentalizzazioni, tese a far crescere nell’opinione pubblica e nel mondo politico il disagio per la “pericolosità sociale” del malato di mente e la conseguente richiesta di un suo maggiore controllo, che ancora una volta potrebbe essere attuato in modo coercitivo, e quindi non terapeutico e rispettoso dei suoi diritti.</p>
<p>Da un simile quadro emergono alcune questioni di fondamentale importanza  che chiamano in causa direttamente la responsabilità delle istituzioni nell’applicazione della legge n. 180. Tali aspetti riguardano in particolare:</p>
<ul>
<li>la migliore formazione degli operatori psicosociali e dei medici di base;</li>
<li>la creazione di strutture riabilitative a diversi livelli di protezione;</li>
<li>una maggiore attenzione per l’assistenza psichiatrica dei minori, in particolare per il disagio mentale che si evidenzia in adolescenza;</li>
<li>la creazione di strutture riabilitative per i minori;</li>
<li>un maggiore intervento nella prevenzione e nella diagnosi precoce;</li>
<li>la presa in carico di malati gravi che rifiutano sia le cure mediche che quelle psichiatriche e sono  a rischio di comportamento violento;</li>
<li>l’informazione e discussione pubblica per la lotta al pregiudizio verso il malato mentale.</li>
</ul>
<p>A tal proposito si raccomanda l’applicazione del  Progetto obiettivo “Tutela della salute mentale” 1998-2000. Si tratta  infatti di un provvedimento che se realmente applicato può contribuire a risolvere molti dei problemi dell’assistenza psichiatrica ed aumenta il livello di efficacia e qualità dei servizi, fornendo un contributo decisivo per lo sviluppo di quel “laboratorio italiano” che nel campo della salute mentale ha destato, in molti paesi,  vasto apprezzamento e interesse.  Più in particolare, il Progetto obiettivo salute mentale 1998- 2000 ha il merito di avere affrontato in modo corretto la questione della prevenzione nei gruppi a rischio sia riguardo alla malattia mentale che ai suoi possibili esiti suicidari, sia all’educazione alla salute mentale, sia all’intervento precoce. Per quanto concerne in particolare la salute mentale del bambino, merito del Progetto obiettivo è quello di avere riconosciuto la continuità evolutiva dell’individuo dall’infanzia all’età adulta, pur essendo carente di una previsione esplicita di interventi per pazienti adolescenti. Va inoltre osservato che è assente una chiara distinzione tra le aree della psichiatria, della psicologia, della neuropsicologia e della riabilitazione soprattutto in riferimento alla differenza di obiettivi, metodi e organizzazione degli interventi, con ricadute negative nell’assistenza anche in ambito psichiatrico.  Si sottolinea infine positivamente la delineazione di un patto per la salute  volto a coordinare ed integrare le agenzie formali ed informali che, a vario titolo, possono contribuire a costruire un progetto di salute mentale di comunità. Il Progetto obiettivo  prevede inoltre che l’Istituto Superiore di Sanità promuova ricerche volte a valutare l’efficacia degli interventi di prevenzione primaria. Esso prevede infine che gli Istituti Universitari di psichiatria assumano la responsabilità operativa di almeno un modulo di Dipartimento di Salute Mentale, cioè la responsabilità di tutte le strutture territoriali e ospedaliere necessarie ai servizi di salute mentale di una comunità di circa 150.000 abitanti. Tale disposizione è l’unica che garantisca una formazione qualificata degli operatori in psichiatria e che possa collegare la ricerca attivata nel campo osservazionale fornito dal territorio alle prove dell’efficacia pratica degli interventi.  Tale acquisizioni, per la loro oggettiva importanza, sono destinate nei prossimi anni a cambiare il volto dell’assistenza psichiatrica.</p>
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