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	<title>forumsalutementale.it &#187; domande a</title>
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		<title>Marco Pannella a La Terra è Blu</title>
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		<pubDate>Wed, 02 Feb 2011 19:46:01 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Michela</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Tra gli ospiti del La Terra è Blu, nella puntata del 2 febbraio 2011, con Massimo Cirri e Sara Zambotti, l&#8217;on. Marco Pannella
Ascolta l&#8217;intervento:
 
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			<content:encoded><![CDATA[<p>Tra gli ospiti del La Terra è Blu, nella puntata del 2 febbraio 2011, con Massimo Cirri e Sara Zambotti, l&#8217;on. Marco Pannella</p>
<p>Ascolta l&#8217;intervento:</p>
<p> <object classid="clsid:d27cdb6e-ae6d-11cf-96b8-444553540000" width="400" height="24" codebase="http://download.macromedia.com/pub/shockwave/cabs/flash/swflash.cab#version=6,0,40,0"><param name="allowFullScreen" value="true" /><param name="allowscriptaccess" value="always" /><param name="src" value="http://www.radioradicale.it/swf/fp/flowplayer.swf?30105&amp;config=http://www.radioradicale.it/scheda/embedcfg/320576/2523470" /><param name="allowfullscreen" value="true" /><embed type="application/x-shockwave-flash" width="400" height="24" src="http://www.radioradicale.it/swf/fp/flowplayer.swf?30105&amp;config=http://www.radioradicale.it/scheda/embedcfg/320576/2523470" allowscriptaccess="always" allowfullscreen="true"></embed></object></p>
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		<title>Il sito del Forum per stare nella rete</title>
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		<pubDate>Mon, 10 Jan 2011 16:01:55 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Michela</dc:creator>
				<category><![CDATA[Notizie]]></category>
		<category><![CDATA[domande a]]></category>

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		<description><![CDATA[Il Forum vuole ospitare relazioni, articoli, link, giornali e riviste che vengono prodotti nelle diverse realtà locali. La scorsa settimana abbiamo iniziato con un intervista a Claudio Bisio concessa al Forum dalla redazione di “Personalmente”, che è un’attività riabilitativa all’interno della programmazione del Centro Diurno di Riabilitazione Psico-Sociale di Bastia Umbra, servizio del CSM Assisi-Bastia, gestito dalla ...<br /><a href="http://www.news-forumsalutementale.it/la-redazione-di-personalmente-intervista-claudio-bisio-si-puo-fare/" class="leggi-ancora">leggi tutto &#187;</a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Il Forum vuole ospitare relazioni, articoli, link, giornali e riviste che vengono prodotti nelle diverse realtà locali. La scorsa settimana abbiamo iniziato con un<a href="http://www.news-forumsalutementale.it/bisio-cooperatore-sociale-si-puo-fare/"> intervista a Claudio Bisio </a>concessa al Forum dalla redazione di “<em><strong>Personalmente</strong></em>”, che è un’attività riabilitativa all’interno della programmazione del Centro Diurno di Riabilitazione Psico-Sociale di Bastia Umbra, servizio del CSM Assisi-Bastia, gestito dalla Coop. Soc. ASAD. È costituita da 8 utenti e 2 educatori <a href="http://www.news-forumsalutementale.it/personalmente-un-giornale-per-creare-conoscenza-cultura-solidarieta-abbattimento-dello-stigma/">(leggi di più)</a></p>
<p>Ci vuole, redazioni, associazioni, Centri Diurni, cooperative che vogliono pubblicare iloro materiali possono contattare la segreteria del sito all&#8217;indirizzo: <a href="mailto:forumsegreteria@yahoo.it">forumsegreteria@yahoo.it</a></p>
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		<title>Bisio cooperatore sociale. Si può fare</title>
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		<pubDate>Tue, 04 Jan 2011 20:27:51 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Michela</dc:creator>
				<category><![CDATA[Domande a]]></category>
		<category><![CDATA[cooperazione sociale]]></category>
		<category><![CDATA[domande a]]></category>

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		<description><![CDATA[Intervista concessaci da Personalmente per tenere viva l&#8217;attenzione sulla lotta degli amici napoletani e sul mondo della cooperazione sociale che vive dappertutto momenti non facili.
1. Come si prepara quando deve interpretare un nuovo personaggio?
FONDAMENTALE E’ IL CONFRONTO CON IL REGISTA: E’ ASSIEME A LUI CHE VIENE COSTRUITA L’OSSATURA DEL PERSONAGGIO. POI CI LAVORO DA SOLO, ATTINGENDO ...<br /><a href="http://www.news-forumsalutementale.it/bisio-cooperatore-sociale-si-puo-fare/" class="leggi-ancora">leggi tutto &#187;</a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Intervista concessaci da Personalmente per tenere viva l&#8217;attenzione sulla lotta degli amici napoletani e sul mondo della cooperazione sociale che vive dappertutto momenti non facili.</p>
<p>1. Come si prepara quando deve interpretare un nuovo personaggio?</p>
<p>FONDAMENTALE E’ IL CONFRONTO CON IL REGISTA: E’ ASSIEME A LUI CHE VIENE COSTRUITA L’OSSATURA DEL PERSONAGGIO. POI CI LAVORO DA SOLO, ATTINGENDO SIA ALL’ESPERIENZA PROFESSIONALE CHE A QUELLA UMANA. INFINE, C’E’ L’INCONTRO CON GLI ALTRI ATTORI ED E’ LI’ CHE IL PERSONAGGIO FIORISCE E ASSUME SFUMATURE DIVERSE.</p>
<p>2. In merito alla Sua carriera a quali ricordi è più legato?</p>
<p>SONO STATO MOLTO FORTUNATO E QUINDI I RICORDI SONO MOLTI, SOPRATTUTTO QUELLI LEGATI AGLI INCONTRI CHE HO POTUTO FARE: DALLO SCRITTORE DANIEL PENNAC AD ATTORI COME ERNEST BORGNINE E JOHN TURTURRO, FINO AL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA NAPOLITANO…</p>
<p>3. Lei si sente più a suo agio nell’interpretare un ruolo comico o drammatico?</p>
<p>UN RUOLO COMICO E’ PIU’ NELLE MIE CORDE, MA SE UN RUOLO DRAMMATICO E’ BEN SCRITTO PUO’ DARE GRANDI SODDISFAZIONI. E POI IO AMO LE CONTAMINAZIONI, QUINDI I RUOLI AGRODOLCI SONO FORSE QUELLI CHE PREFERISCO…</p>
<p>4. Che rapporto ha con quella che è una delle più seguite trasmissioni di Canale 5 “Zelig”? Come è nata l’idea di un programma di questo tipo e da cosa ha preso il nome?</p>
<p>ZELIG FA PARTE DELLA MIA VITA! HO MOSSO I PRIMI PASSI DI COMICO SUL PICCOLO PALCO DEL LOCALE DI VIALE MONZA NATO ORMAI PIU’ DI VENT’ANNI FA. OGGI ZELIG E’ANCHE UNA TRASMISSIONE TELEVISIVA DI SUCCESSO E LA SUA FORZA STA NELL’IDEA ORIGINARIA: PORTARE LA TV IN CABARET E NON VICEVERSA. IL PUBBLICO E’ PAGANTE E PER TUTTI NOI IL PRIMO OBIETTIVO E’ QUELLO DI FARLO DIVERTIRE. SE SI RIDE IN SALA SI RIDERA’ ANCHE A CASA!</p>
<p>5. Di tutti i film che ha interpretato, quale preferisce?</p>
<p>NON CE N’E’ UNO IN PARTICOLARE: OGNI FILM E’ STATA UN’ESPERIENZA A SE’ E OGNI PERSONAGGIO CHE HO INTERPRETATO MI HA REGALATO UN’EMOZIONE UNICA.</p>
<p>6. C’è stato qualcosa nella Sua vita a cui ha detto di no e di cui se ne sta ancora pentendo?</p>
<p>PER ORA NO E SPERO DI NON MI ACCADA MAI.</p>
<p>7. Telecamera o platea?</p>
<p>SONO CURIOSO, ONNVIORO ED HO AVUTO LA FORTUNA DI POTERMI SPERIMENTARE IN CAMPI DIVERSI. LE RADICI SONO IL TEATRO, CHE IN SE’ RACCHIUDE LA SCRITTURA E SPESSO ANCHE LA MUSICA, E NUTRE LA MIA ESPERIENZA IN TELEVISIONE E AL CINEMA.</p>
<p>8. Ci sono cose della Sua vita in cui somiglia un po’ a Nello? Se si, quali?</p>
<p>SI’, CI SONO ALCUNE CARATTERISTICHE CHE CI RENDONO SIMILI: CREDIAMO NEL LAVORO, NELLA DIGNITA’ DELLA PERSONA E SIAMO DUE INGUARIBILI OTTIMISTI.</p>
<p>9. Quando Le è capitato di dire “Si può fare”?</p>
<p>MOLTE VOLTE. NON SEMPRE E’ ANDATA COME AVREI VOLUTO, MA NE E’ SEMPRE VALSA LA PENA.</p>
<p>10. Prima del film “Si può fare” qual era il Suo giudizio sulla malattia mentale? E dopo il film è cambiato il Suo pensiero?</p>
<p>PRIMA DI FARE IL FILM SAPEVO POCO A RIGUARDO, MI HA AIUTATO MOLTO IL REGISTA E ALCUNI AMICI CHE LAVORANO NEL CAMPO. IL SUCCESSO DI “SI PUO’ FARE” MI HA POI MESSO IN CONTATTO CON UN MONDO DI CUI AVEVO UNA SCARSA CONOSCENZA: UNA REALTA’ FATTA DI TANTISSIME COOPERATIVE CHE LAVORANO CON SERIETA’ E PASSIONE NEL SOCIALE. HO INCONTRATO VERAMENTE TANTE PERSONE PREZIOSE.</p>
<p>11. Nel film “Si può fare”, Le sarebbe piaciuto lavorare con persone che soffrivano veramente di malattia mentale piuttosto di attori che ricoprivano quel ruolo?</p>
<p>UNA SCELTA DI QUESTO TIPO DIPENDE TOTALMENTE DAL REGISTA E DA CIO’ CHE LUI VUOLE OTTENERE. NEL CASO DI “SI PUO’ FARE” CREDO CHE IL GRUPPO DI ATTORI CHE INTERPRETANO “I MATTI” ABBIANO FATTO UN OTTIMO LAVORO RIUSCENDO AD ESSERE SEMPRE MOLTO CREDIBILI.</p>
<p>12. Ad oggi, rifarebbe un film sulla malattia mentale? Perché?</p>
<p>SE MI VENISSE PROPOSTA UNA BELLA SCENEGGIATURA E UN BEL RUOLO PERCHE’ NO? MA NON E’ FACILE…</p>
<p>13. Quando è stata promulgata la Legge 180, Lei aveva 21 anni. Come ha vissuto quest’evento? E secondo Lei oggi i ragazzi di 21 anni come percepiscono ma soprattutto come reagiscono di fronte alla malattia mentale?</p>
<p>RICORDAVO PERFETTAMENTE L’EPOCA E IL DIBATTITO CHE ATTORNO ALLA LEGGE BASAGLIA SI ERA SVILUPPATO. FU UN GRANDE PASSO DI CIVILTA’, UN PUNTO DI NON RITORNO. FRANCAMENTE NON SO DIRVI COME OGGI I RAGAZZI PERCEPISCANO LA MALATTIA MENTALE… POSSO SOLO DIRE CHE ALLE NUMEROSE PROIEZIONI PUBBLICHE A CUI HO ASSISTITO, C’ERANO MOLTI RAGAZZI CHE GUARDANDO IL FILM RIDEVANO E SI COMMUOVEVANO.</p>
<p>14. Il Suo film “Si può fare” ha ispirato il nostro video. Ha avuto modo di vederlo? Cosa ne pensa?</p>
<p>SONO RIMASTO MOLTO IMPRESSIONATO NEL VEDERE LA VOSTRA DETERMINAZIONE, ALLEGRIA, FORZA D’ANIMO E COSTANZA.</p>
<p>15. Il nostro video si ispira alla grinta e alla tenacia di credere in ciò che si fa. Sulla base di questo, vorremmo chiederLe se, in futuro anche prossimo, ci sarà modo per noi di stringerLe personalmente la mano e dire insieme a Lei “Si può fare”.</p>
<p>NON MI PIACE FARE PROMESSE CHE NON SONO CERTO DI MANTENERE, MA SICURAMENTE NON E’ UNA MISSION IMPOSSIBLE!</p>
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		<title>Il sen. Saccomanno racconta l&#8217;inferno degli OPG</title>
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		<pubDate>Sat, 25 Dec 2010 17:03:49 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Michela</dc:creator>
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		<category><![CDATA[domande a]]></category>
		<category><![CDATA[opg/carcere]]></category>

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		<description><![CDATA[Il sen. Michele Saccomanno, Vice Presidente della Commissione d&#8217;Inchiesta, ai microfoni della Terra è Blu del 22.12.10, parla di OPG. Di ciò che ha visto, delle opinioni che si è fatto, di come si può e del perchè si deve superare l&#8217;istituzione dell&#8217;OPG
saccomanno
]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Il sen. Michele Saccomanno, Vice Presidente della Commissione d&#8217;Inchiesta, ai microfoni della Terra è Blu del 22.12.10, parla di OPG. Di ciò che ha visto, delle opinioni che si è fatto, di come si può e del perchè si deve superare l&#8217;istituzione dell&#8217;OPG</p>
<p><a href="http://www.news-forumsalutementale.it/public/saccomanno.mp3">saccomanno</a></p>
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		<title>Fabrizio Gifuni: le mie esperienze basagliane</title>
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		<pubDate>Sun, 14 Nov 2010 18:40:06 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Michela</dc:creator>
				<category><![CDATA[Da ascoltare]]></category>
		<category><![CDATA[domande a]]></category>

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		<description><![CDATA[Maria Pia Fusco videointervista Fabrizio Gifuni per Repubblica.it
http://tv.repubblica.it/rubriche/darkroom/fabrizio-gifuni/42377?video
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			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.news-forumsalutementale.it/public/fabrizio-gifuni.jpg"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-5547" title="fabrizio-gifuni" src="http://www.news-forumsalutementale.it/public/fabrizio-gifuni-180x180.jpg" alt="fabrizio-gifuni" width="180" height="180" /></a>Maria Pia Fusco videointervista Fabrizio Gifuni per Repubblica.it</p>
<p><a href="http://tv.repubblica.it/rubriche/darkroom/fabrizio-gifuni/42377?video">http://tv.repubblica.it/rubriche/darkroom/fabrizio-gifuni/42377?video</a></p>
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		<title>Chiara Gamberale, conduttrice radiofonica e scrittrice, e &#8230; i suoi &#8220;psico incontri&#8221;!</title>
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		<pubDate>Mon, 18 Oct 2010 08:54:16 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Michela</dc:creator>
				<category><![CDATA[Domande a]]></category>
		<category><![CDATA[domande a]]></category>

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		<description><![CDATA[Chiara Gamberale è una giovane scrittrice e conduttrice radiofonica romana. Ha esordito nel mondo dell&#8217;editoria con &#8220;Una vita sottile&#8221; (1999), una coraggiosa autobiografia in cui svela le sue fragilità più profonde, la battaglia contro l&#8217;anoressia, le emozioni legate alla sua lotta per la felicità. A questa è seguita Color lucciola (2001), Arrivano i pagliacci (2003), ...<br /><a href="http://www.news-forumsalutementale.it/intervista-a-chiara-gamberale/" class="leggi-ancora">leggi tutto &#187;</a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.news-forumsalutementale.it/public/chiara_gamberale_2.jpg"><img class="alignright size-medium wp-image-5235" title="chiara_gamberale_2" src="http://www.news-forumsalutementale.it/public/chiara_gamberale_2-223x300.jpg" alt="chiara_gamberale_2" width="223" height="300" /></a>Chiara Gamberale è una giovane scrittrice e conduttrice radiofonica romana. Ha esordito nel mondo dell&#8217;editoria con &#8220;Una vita sottile&#8221; (1999), una coraggiosa autobiografia in cui svela le sue fragilità più profonde, la battaglia contro l&#8217;anoressia, le emozioni legate alla sua lotta per la felicità. A questa è seguita Color lucciola (2001), Arrivano i pagliacci (2003), La zona cieca (2008) e Una passione sinistra (2009).</p>
<p>Dal gennaio 2010 conduce Io, Chiara e l&#8217;Oscuro su Rai Radio 2. Il pretesto da cui nasce il programma è l&#8217;abbandono di Chiara da parte del suo analista, un piccolo lutto che permette la creazione di una seduta radiofonica collettiva attorno alle questioni emotive e psicologiche che intervengono nella vita di Chiara e di ciascuno di noi. E&#8217; in questo contesto che chi interviene acquista il nome di &#8220;psicoascoltatore&#8221; e può condividere liberamente la propria esperienza.</p>
<p>Chiara non ha paura di parlare di fragilità, paure o di temi che si avvicinino al concetto di salute mentale, né che si tratti di libri né che si tratti di contenuti radiofonici; per questo e per il suo innegabile talento la si può considerare una delle autrici italiane più interessanti del momento. </p>
<p>&#8220;Le luci nelle case degli altri&#8221; è il suo ultimo libro, è uscito il 5 ottobre e verrà presentato in tutta Italia nei prossimi mesi.</p>
<p>Ascoltiamo dalla voce di Chiara Gamberale come sia nato il libro e cosa rappresenti per lei:<br />
<a href="http://www.radiofragola.com/podcast/intervistatelefonicachiaragamberale.mp3">http://www.radiofragola.com/podcast/intervistatelefonicachiaragamberale.mp3</a><br />
Intervista a cura di Agnese Ermacora e Antonello Dinapoli (Radio Fragola).</p>
<p><a href="http://www.news-forumsalutementale.it/public/gamberale-1.jpg"><img class="aligncenter size-medium wp-image-5236" title="gamberale (1)" src="http://www.news-forumsalutementale.it/public/gamberale-1-193x300.jpg" alt="gamberale (1)" width="193" height="300" /></a></p>
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		</item>
		<item>
		<title>6 domande a Fabrizio Gifuni: da Basaglia televisivo a testimonial della salute mentale</title>
		<link>http://www.news-forumsalutementale.it/6-domande-a-fabrizio-gifuni/</link>
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		<pubDate>Wed, 23 Jun 2010 17:18:10 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Michela</dc:creator>
				<category><![CDATA[Domande a]]></category>
		<category><![CDATA[domande a]]></category>
		<category><![CDATA[Impazzire si può]]></category>

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		<description><![CDATA[di Anna Poma
P: Da quando hai interpretato C’era una volta la città dei matti nel ruolo di Franco Basaglia, vieni continuamente interpellato sui temi messi in campo dal film. Lo sto facendo anch’io ora, come te lo spieghi?
G: Al recente convegno di Psichiatria democratica, ho iniziato l’intervento che mi era stato richiesto, ponendo proprio questa ...<br /><a href="http://www.news-forumsalutementale.it/6-domande-a-fabrizio-gifuni/" class="leggi-ancora">leggi tutto &#187;</a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>di Anna Poma</p>
<p>P: Da quando hai interpretato C’era una volta la città dei matti nel ruolo di Franco Basaglia, vieni continuamente interpellato sui temi messi in campo dal film. Lo sto facendo anch’io ora, come te lo spieghi?</p>
<p>G: Al recente convegno di Psichiatria democratica, ho iniziato l’intervento che mi era stato richiesto, ponendo proprio questa domanda, come mai, a più di quattro mesi dalla messa in onda del film, io sia stato e continui ad essere invitato a così tanti incontri tra l’istituzionale, l’università, il convegno scientifico; visto che qualsiasi persona minimamente ‘assennata’ capisce che non sono Basaglia ma un attore che ha fatto (forse con qualche merito) quel ruolo e che resta comunque un attore. A quegli inviti, dunque, avrei potuto rispondere tranquillamente: “ grazie, io faccio l’attore ma non sentendomi un tuttologo non posso partecipare ad ogni tipo di convegno”. Eppure sentivo che in questo caso, se mi invitavano, forse era giusto portare la testimonianza di questo strano legame, così forte, che si era creato con il ruolo che avevo interpretato e questa materia così complessa. Un legame fatto, da un lato, anche dalla soddisfazione di aver partecipato a un film che indubbiamente ha il merito di aver rimesso emozionalmente al centro della discussione un territorio che per molti è pane quotidiano, ma per molti altri era quasi completamente sconosciuto. Il fatto che questo film sia stato visto da 6 -7 milioni di persone, gran parte delle quali non conoscevano minimamente la storia di Basaglia e dei grandi cambiamenti che sono avvenuti nel campo psichiatrico e non solo, negli anni ’70, mi è sembrato un fatto molto importante. E questo forse da solo basterebbe per spiegare tante cose. Dall’altro lato, forse, c’è stata la percezione, da parte di chi ha visto il film o che mi ha sentito parlare, che questo lavoro, per me come per altri, sia andato molto oltre i confini di un’interpretazione.</p>
<p>P: Non era la prima volta che incontravi questa storia : anche nella Meglio Gioventù avevi incrociato la vicenda della chiusura dei manicomi e le sue conseguenze sulla vita di Giorgia, la giovane protagonista internata. E’ stata una fascinazione culturale ad agganciarti o qualcosa di diverso e di più profondo?</p>
<p>G : la fascinazione culturale di cui parli è qualcosa che mi porto appresso da molto tempo, anche da prima della Meglio Gioventù nel senso che la vicenda di Franco Basaglia e della rivoluzione psichiatrica in Italia è qualcosa che conoscevo, non così approfonditamente, ma da tanti anni, proprio per motivi di personale interesse storico e culturale. Ma essere sprofondato, insieme al personaggio che ero chiamato a rappresentare e a far rivivere, in quella storia mi ha agganciato invece da atre traiettorie. Dentro e fuori dal set, cioè prima, durante e dopo il lavoro. Non soltanto perché in qualche modo lo sforzo di far rivivere quello sguardo e quella capacità di ascolto, che tanto ci mancano oggi, mi hanno fatto entrare simpateticamente in quello stato d’animo; ma anche per quello che ho vissuto prima, durante e dopo la lavorazione del film. In tutto il periodo “goriziano”, passato negli ex padiglioni dell’Ospedale Psichiatrico di Imola, venendo a contatto con persone che vivevano o avevano vissuto realmente una condizione di disagio psichico, con i veri luoghi, con le vere macchine con cui si praticava l’elettroshock , con i camici veri che venivano indossati dagli infermieri un tempo, e soprattutto con gli occhi delle persone che incrociavo, che non erano occhi di comparse ma di ragazze e ragazzi, uomini e donne che stavano vivendo con entusiasmo quell’esperienza artistica ma che portavano i segni della loro storia. Oppure a Trieste, il lungo viaggio fatto soprattutto insieme a Peppe Dell’Acqua in tutte le strutture create attraverso il loro lavoro sul territorio triestino, i nuovi centri di salute mentale, le microaree, avere la possibilità di seguire Peppe nei suoi incontri con i pazienti, quando terminavo le riprese; avere avuto la possibilità di vedere con i miei occhi in cosa consista realmente questo cambiamento nella pratica quotidiana, questo mi ha cambiato totalmente la percezione dello stato delle cose.</p>
<p>P: Non so prima ti fosse mai successo di incrociare qualche servizio di Salute Mentale, indirettamente, magari nel racconto di altri, di persone che ti sono vicine. In ogni caso, con questa esperienza si è modificata la tua percezione delle possibilità di cura che vengono offerte oggi alle persone con sofferenza mentale?</p>
<p>G: Ho avuto una visione concreta del famoso “si può fare”, nel vedere con i miei occhi che non soltanto quello che c’era prima era profondamente sbagliato e disumano, ma che quello che c’è adesso e che viene realizzato con molta fatica e con molta pazienza, cercando di rosicchiare tutti gli spazi possibili di attività, è un lavoro non soltanto ricco di senso e di potenzialità e quindi giusto, ma possibile. Nelle interviste ricordo spesso la risposta di Franca Ongaro, a pochi anni dall’entrata in vigore della 180, a Enzo Biagi che le chiedeva provocatoriamente, facendo un po’ l’avvocato del diavolo- non so quanto credendoci,ma in quel momento recitando questa parte- : ‘ma signora, lei se la sente di dire che questa legge funziona nel nostro paese paese? E poi : come mai siamo gli unici al mondo ad essersi dotati di questa legge? Noi siamo gli unici intelligenti e in tutto il resto del mondo ci sono dei cretini?’ E lei con molta semplicità gli rispondeva “vede, il fatto che questa legge funzioni per ora in pochissimi Comuni o in pochissime Province e Regioni e meno o affatto nel resto del paese, non credo possa significare che esista una follia diversa in alcuni Comuni, Province o Regioni rispetto ad altri. Significa semplicemente che laddove questa legge viene applicata correttamente e con coraggio questa legge funziona. Nei luoghi in cui non funziona è semplicemente perché non c’è la voglia, il coraggio e l’onestà di applicarla”: E ora, dopo circa 15 anni da quella risposta, credo che siano sotto gli occhi di tutti i motivi per i quali ancora oggi, su una grande parte del territorio, questa legge non funziona. Senza arrivare agli esempi di Poggiolini o Tarantini, insomma, è sotto gli occhi di tutti come siano stati spesi, spesso, i soldi nella sanità pubblica negli ultimi decenni . Essere entrato in un csm e anche negli spdc e venendo da Roma, e non da un piccolo paese di una provincia sperduta, e aver la sensazione di entrare in strutture da paese Scandinavo (realizzate per altro in assoluta economia ma spendendo bene i soldi), questo ha cambiato davvero la mia percezione dello stato delle cose. Vedere luoghi che già da un punto di vista estetico, prima ancora che dal punto di vista delle persone che ci lavorano dentro, sono dei luoghi in cui si va davvero per stare meglio e non per stare peggio, non per essere condannati ad uno stato di ulteriore disagio come succede spesso in alcune strutture psichiatriche, ma anche in molti ospedali pubblici dove vieni ricoverato magari per un appendicite e speri di rimanerci meno giorni possibile perché solo il fatto di stare li dentro ti fa ammalare. Ed è chiaro a tutti che per una persona che ha un problema di disagio mentale, e non un problema di appendicite o una frattura del piede, questo può avere una portata ancora più devastante perché se tu hai già un equilibrio psichico fragile entrare in un luogo sordido, sporco, in cui per giunta vieni trattato male, non sei curato ma sei punito, tutto questo significa ammalarsi ulteriormente di quelle strutture. Da questa esperienza ho capito forse più in profondità, ma anche molto concretamente, il senso di quello che andavo leggendo nei testi di Basaglia e negli altri testi che avevo letto in fase di preparazione.</p>
<p>E’ cambiato più questo che la l’idea in sé del disagio mentale in quanto tale o del mio rapporto con ‘l’altro da me’, della diffidenza o della paura che si può provare venendovi a contatto perché credo che tutto sommato fosse abbastanza ben direzionato già da prima. Si tratta di un territorio molto complesso, in cui non ci sono formule né bacchette magiche, né ci deve essere l’idea che basti pensarla in un certo modo per essere dalla parte del giusta e avere la strada spianata. Se vieni in contatto con una persona- specie se è a te cara, un tuo familiare, un tuo amico &#8211; che ha dei gravi problemi di disagio mentale, gravi forme patologiche intendo &#8211; tutto il tuo equilibrio è compromesso insieme a quello della persona che hai davanti, perché sei continuamente messo in discussione nel tuo presunto equilibrio. Come diceva Basaglia, parlando di ‘rapporto biodinamico’, non è soltanto il paziente ad essere messo in discussione dal terapeuta, ma è il terapeuta ad esser messo in discussione dal paziente. E’ ciò che si istaura in qualsiasi relazione autentica con un altro da te da cui sei costantemente messo in discussione, che sia una persona con un disagio mentale, o una delle tante persone che manifestano davanti ai tuoi occhi uno stato di disperazione in cui si trovano rispetto alla tua posizione. Ho capito un po’ meglio in cosa, tutta l’esperienza basagliana, sia andata molto oltre i confini della psichiatria e della medicina. Il senso profondo di quel discorso riguarda l’alterità e la diversità e ci allerta sul fatto che quando si costruiscono muri dietro cui nascondere le nostre paure e le nostre diffidenze, giorno dopo giorno si creano nuove mostruosità: basti dare un’occhiata (se te la fanno dare) alle strutture che vanno comunemente sotto il nome di ospizi per anziani o di centri di permanenza temporanea per i clandestini.</p>
<p>P: Non sono in molti ad aver recepito questo messaggio. La mia impressione è che la partita sia ancora aperta e vada giocata soprattutto su un piano culturale. Anche perché la chiusura su questi temi non è solo della gente comune ma di molti intellettuali che faticano a farsi interpellare da queste questioni , sono molto sbrigativi e apparentemente infastiditi quando gli si chiede di fermarsi a rifletterci. Gli stessi che si spendono con generosità per i diritti dei soggetti deboli, quando c’è di mezzo la salute mentale si ritraggono, “no qua lascio il campo perché sono i tecnici che sanno come vanno le cose, sono loro che hanno la competenza per parlarne”</p>
<p>G: Credo che paradossalmente e in controtendenza rispetto a quello che succede normalmente, per cui spesso si ha la sensazione che il sentire comune sia più avanti delle leggi che ne regolano la comunità, in questo caso la sensazione attuale è quella di avere una legge molto più avanzata rispetto alla sensibilità diffusa. Ed è un problema. Il motivo mi sembra semplice: veniamo da alcuni decenni in cui le politiche di questo paese sono state sempre più spesso gestite e direzionate facendo leva sui temi della paura, della chiusura, della diffidenza, sul pensare innanzitutto a come difendersi dall’altro . E se questo è stato il laboratorio con cui sono state costruite sistematicamente le paure di questo paese, è ovvio che oggi questo paese viva sulla paura. Aver paura dell’altro significa aver paura di perdere quello che si ha; ed è una paura che attraversa trasversalmente tutto il tessuto sociale, sia i ceti più abbienti che quelli più disagiati. Questo è il motivo, secondo me, per cui questa legge, entrata in vigore nel 78, oggi si ritrovi ad essere uno strumento culturale molto più avanzato rispetto a questo paese. Per quel che riguarda la posizione degli intellettuali, immagino che la reazione di ritrosia a cui fai riferimento possa dipendere da motivi diversi a seconda dei casi. L’idea che questa sia una materia per specialisti che ti porta a dire “io non voglio entrarci più di tanto” , non credo nasconda solo il tentativo di cavarsela per tagliare la corda e chiudere il discorso. Credo che da parte di alcuni ci sia la percezione che questo sia un territorio estremamente complesso. Penso che molte persone siano realmente convinte che tutto quello che c’era ‘prima’ fosse profondamente sbagliato e disumano ma che una volta chiusi i lager- anche passando per delle forzature ideologiche di cui a volte lo stesso Basaglia si serviva da esperto comunicatore- ci sia ritrovati non a un punto di arrivo, ma a un punto di partenza. Ora, effettivamente, c’è una parte di verità nel pensare che esistano delle competenze e che su questi temi non ci si può improvvisare. Chi non è uno scienziato, per fare un esempio, può davvero dibattere disinvoltamente di neuroscienze e dell’effettiva incidenza che le recenti scoperte hanno o non hanno effettivamente determinato sulle cure ? E non credo sia un caso se anche all’interno dal territorio basagliano originario, si siano venute a delineare, negli anni, tante posizioni diverse e che tuttora vigano molti distinguo. In alcuni casi si può avere la sensazione che provenendo da un’area culturalmente di sinistra, ci sia quasi una indomabile propensione a frammentarsi e a dividersi in mille segmenti. D’altra parte invece credo che chiunque si ponga sul serio queste questioni, sa che la materia è complessa e che il terreno delle terapie richiede coraggio e pazienza. Non credo che molti oggi se la sentano più di affermare con la stessa decisione di un tempo che tutto l’orizzonte della malattia psichica si esaurisca nella sua dimensione sociale come pure in qualche modo l’aveva impostato Basaglia in molti suoi interventi, pur restando il tema sociale un punto fondante e nevralgico del discorso. In quel momento era profondamente necessario, e per molti versi lo è tuttora, rimettere al centro il problema dei meccanismi sociali e soprattutto parlare di cosa significasse ribaltare e negare l’ordine del Potere e dell’Istituzione. In definiva io credo che di fronte a una materia che è anche nella sua pratica estremamente complessa, ci sia sicuramente chi in maniera sbrigativa non voglia più farsi carico di affrontare il discorso, anche per pavidità, ma che ci siano anche tante persone che onestamente ne vorrebbero sapere di più o che si sentono inadeguate rispetto ai propri strumenti cognitivi.</p>
<p>P: il problema secondo me riguarda il fatto che in nome delle competenze continuano a perpetrarsi sistematiche violazioni dei diritti sulle persone con sofferenza mentale &#8211; e questo ha a che fare anche con la cura, con la guarigione o non guarigione etc- in un clima di indifferenza generalizzata. Per questo penso che risocializzare questi temi e questi saperi, che non hanno soltanto risvolti tecnici, sia assolutamente necessario. Un’operazione come quella fatta dal film è fondamentale proprio perché ci mette nelle condizioni di pensare ci sono questi nessi e riguardano la vita di ciascuno di noi.</p>
<p>G: sono assolutamente d’accordo e credo che sia questo sia uno dei meriti ascrivibili a questo racconto di finzione di cui Peppe Dell’Acqua, raccogliendo in qualche modo la lezione del ‘grande comunicatore’ Basaglia , ha intuito quanto avrebbe potuto incidere positivamente su questo dibattito, vincendo la paura, che pure c’era ed era legittima, che questo film potesse aggiungere altro danno al danno se fosse stato fatto male, sia dal punto di vista dell’approccio &#8211; rischiando di mistificare o di distorcere, di piegare la verità della storia in una certa direzione- ma anche, e non è meno importante, da un punto di vista artistico, nel caso in cui fosse stato un brutto film. C’era la responsabilità non soltanto di dover essere fino in fondo onesti nel raccontare correttamente questa storia ma anche di fare un film ‘bello’ e importante. Poteva essere un film respingente, fastidioso, noioso , invece è stato, credo, un film capace di restituire quel clima di meravigliosa apertura attraverso un gesto estetico all’altezza del contenuto . Inoltre tra i meriti più grandi di questo film c’è quello di aver capito fin dalla scrittura, che sarebbe stato profondamente sbagliato raccontare solo la storia di un’intelligenza straordinaria, di una persona che fa il suo ingresso nella storia con la bacchetta magica risolvendo tutti i nostri problemi. Ma che compito del film doveva essere quello di raccontare la storia di un esperienza collettiva, di tanti uomini e di tante donne che avevano in qualche modo messo in campo le condizioni perché tutto questo avvenisse. Il merito di essere sfuggito allo stereotipo della biografia, di aver favorito l’idea che questa storia sia stata una grande storia corale, la storia di una grande trasformazione sociale.</p>
<p>P: l’ultima era una domanda che al Festival dei Matti Alice Banfi ha rivolto ad alcuni relatori: Elio, Cirri, Carlo Antonelli. Hai mai avuto paura di impazzire?</p>
<p>G: Ho un certo pudore a parlarne. Ma non della cosa in sé, quanto nel senso che, dopo quest’esperienza, non riesco più a rispondere a cuor leggero a una domanda così. Potrei dirti : ‘ogni giorno’, nel senso che sono convinto che se non avessi fatto le scelte che ho fatto ad un certo punto della mia vita , compresa quella determinante di scegliere di fare un lavoro che mi consente una forma totale di libertà di espressione, nel mettere a servizio del mio lavoro anche un certo tipo di fratture e microfratture della personalità , con le mie personali ‘storture’ forse a qualche problema sarei andato incontro. Però ho paura a risponderti perché poi ho troppo rispetto per il dolore mentale vero, per la sofferenza vera per poter giocare con queste cose. Io cerco ogni giorno di incanalare e combattere le mie zone più buie all’interno di un percorso espressivo, però ho troppo rispetto per la sofferenza e per chi si è perso davvero e non è in grado di gestire più ‘creativamente’ il proprio disagio , per dirti , ‘si, potevo impazzire…’ . Ecco lo so che tu non me lo poni in quel senso però, come dire, è una domanda che può capitare in un’intervista per Vanity Fair in cui l’attore di turno risponde “si,io ogni giorno potrei impazzire perché ho i miei demoni”. Ecco questa roba qui è insopportabile, perché non si può confondere la creatività o le proprie nevrosi con il disagio psichico. Da cui, oggi, anche grazie a Basaglia e alla sua storia, si può e si deve far di tutto per uscire.</p>
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		<title>11 domande a Peppe Tarallo sulla contenzione</title>
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		<pubDate>Wed, 16 Jun 2010 17:03:18 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Michela</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Di Mara Mazzola 
Giuseppe Tarallo, già sindaco di Montecorice (SA), primo sindaco verde d’Italia, promotore del parco nazionale del Cilento e Vallo di Diano di cui è stato anche presidente e commissario straordinario(giugno 2001-febbraio 2008), è da sempre impegnato in tematiche ambientali, civili e sociali. Come il caso della morte di Francesco Mastrogiovanni, il “maestro più ...<br /><a href="http://www.news-forumsalutementale.it/11-domande-a-peppe-tarallo/" class="leggi-ancora">leggi tutto &#187;</a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: left;"><strong>Di Mara Mazzola</strong><strong> </strong></p>
<p>Giuseppe Tarallo, già sindaco di Montecorice (SA), primo sindaco verde d’Italia, promotore del parco nazionale del Cilento e Vallo di Diano di cui è stato anche presidente e commissario straordinario(giugno 2001-febbraio 2008), è da sempre impegnato in tematiche ambientali, civili e sociali. Come il caso della morte di Francesco Mastrogiovanni, il “maestro più alto del mondo”. Dopo la sua morte, avvenuta il 4 agosto scorso, presiede il comitato di cui fanno parte anche il cognato Vincenzo Serra -il fondatore- e l’editore Giuseppe Galzerano.</p>
<p>Gli abbiamo rivolto qualche domanda sul caso specifico e in materia di contenzione.</p>
<p><strong>1- Lei è coinvolto in prima persona nel caso di Francesco Mastrogiovanni. Ci può dire che cosa è successo?</strong></p>
<p>La morte di Franco, avvenuta il 4 agosto dell’anno scorso, rischiava di passare sotto silenzio, inosservata e senza risposte alle ineludibili domande che essa poneva, di fronte al silenzio ‘tombale’, davvero sconcertante, di enti e autorità agli interrogativi che articoli di stampa ponevano, mi sono sentito in dovere di rompere il silenzio omertoso e porre pubblicamente delle domande a chi, ancora oggi, non risponde.</p>
<p>Franco era passato qualche giorno prima dal ristorante dei miei figli senza trovarmi e lasciando, insieme ai saluti, la promessa di un suo ritorno. A me è mancata questa sua visita e ho sentito questo suo passaggio come una ‘chiamata’.</p>
<p>Dopo qualche giorno ho appreso dai giornali che era morto in ospedale: inizialmente era stata fatta passare come una morte ‘normale’. Ne avevo provato dolore e dispiacere e mi dolevo del fatto che non ero riuscito a vederlo. In seguito, articoli di Antonio Manzo de ‘Il Mattino’ mi hanno allarmato. Si denunciano la modalità della sua ‘cattura’ (peggio che per un camorrista la cui presenza invece è indisturbata) … e l’impiego di carabinieri, vigili urbani e perfino la capitaneria di porto.</p>
<p>Si comincia a parlare di contenzione e di morte per  edema polmonare. Rimaneva però ancora ignoto il motivo della cattura da TSO.</p>
<p>Vado poi ai suoi funerali, che erano stati rinviati a causa dell’autopsia, e a cui partecipa una marea di gente compresi i suoi piccoli alunni che portano disegni in onore e memoria del loro ‘maestro più alto del mondo’. Cerco di capire da un suo parente avvocato cosa fosse successo e quale fosse stato l’esito dell’autopsia e mi conferma: edema polmonare; e già subito lo invito a verificare il nesso tra edema e contenzione. Comincio anche a chiedere notizie sulle motivazioni e le modalità del TSO, ma ancora c’erano poche notizie in merito e faccio rilevare l’incompetenza territoriale del sindaco firmatario dell’ordinanza (Franco residente a Castelnuovo viene sottoposto a TSO dal sindaco di Pollica e il TSO viene eseguito in altro comune, quello di S. Mauro Cilento dove si svolge la vicenda della ‘cattura’ comprese le 2 visite mediche di cui ancora, in quel momento, si sapeva  poco o niente).</p>
<p>In più ero personalmente colpito dal fatto che la morte di Franco fosse avvenuta a ridosso della commemorazione di Falvella, nel cui omicidio Franco era stato coinvolto nel luglio 1972.</p>
<p>A me è sembrato sproporzionato che a far scattare il TSO (eseguito il 31 luglio ’09) sia stato un fatto e un comportamento tutt’al più contravvenzionabile e sanzionabile  secondo il codice della strada.</p>
<p><strong>2) Di quali materiali lei dispone che sono collegati o collegabili alla vicenda di Mastrogiovanni?</strong></p>
<p>I materiali di cui dispone il comitato sono il video, i verbali ufficiali di CC e VVUU, la cartella clinica e le testimonianze da noi raccolte. Sulla base dei verbali abbiamo presentato un dettagliato e circostanziato esposto sulla vicenda del TSO e sul mancato controllo della direzione sanitaria sull’operato del reparto psichiatrico, confermato da dichiarazioni vergognose e inaccettabili di dirigenti.</p>
<p><strong> </strong><strong>3) C’è un disegno generale dietro questa vicenda? </strong></p>
<p>Per ora abbiamo opinioni e sospetti ancora non suffragati da riscontri o prove. Certo è che secondo noi c’è stato prima un uso illegittimo e improprio del TSO anche per le modalità e i tempi. Inoltre sia prima durante la cattura che il ricovero in ospedale c’è stato un accanimento che esige risposte e spiegazioni senza le quali non si capiscono le ragioni di quanto accaduto.</p>
<p>Se passassero certe proposte di legge, una in particolare, temo che quello che è accaduto a Mastrogiovanni possa diventare ordinario.</p>
<p><strong>4) Come cittadini, malati cosa possiamo fare perché non si ripetano casi del genere? A chi rivolgersi?</strong></p>
<p>Spesso i cittadini si accorgono, purtroppo, e intervengono a cose fatte. Sono utili quelle forme organizzative e di aiuto sul territorio a cui  un ‘malato’ può rivolgersi x richiederne l’intervento e il supporto, anche giuridico se occorre, per liberarlo da pratiche e meccanismi perversi di una psichiatria sempre più dipendente da indirizzi sovranazionali delle case produttrici di psicofarmaci o da una funzione di controllo sociale che gli assegna una società che si pretende ‘normale’ e pretende  di ‘normalizzare’.</p>
<p>Peggio ancora quando è lo stesso Stato, e questo è un rischio molto attuale, che ai suoi vari livelli, vuole e richiede una società efficiente, omologata e obbediente.</p>
<p>Oggi il rischio concreto è che ci sia uno Stato, o meglio un  governo, che vuole una psichiatria asservita e una psichiatria obbediente e vocata a una funzione custodialistica.</p>
<p><strong>5) Quale funzione ha la politica?</strong></p>
<p>La funzione è quella di non considerare mai la psichiatria come instrumentum regni e di controllo sociale, ai vari livelli, dal locale al nazionale. Serve una politica che sa accettare diversità e conflitti e che non consideri le manifestazioni e i malesseri sociali e psichici come malattia, ma come disagio da curare non con la sedazione sia farmacologica sia fisica, ma con la ‘cura’ della/e persona/e all’interno di relazioni umane e sociali positive. La politica e le istituzioni hanno il compito di apprestare servizi di cura e assistenza psicologica volti all’integrazione e non alla esclusione-reclusione unitamente al mondo associativo e volontario che si muove in questo ambito e in questa direzione.</p>
<p><strong>6) Le responsabilità vanno ricercate in una psichiatria che non riesce a rinunciare alla sua funzione custodialistica repressiva? Alle cattivhe pratiche? Alle colpe degli operatori? </strong></p>
<p>Una società, uno Stato e istituzioni con apparati impregnati di culture e pratiche intolleranti, e perciò spesso intollerabili, favoriscono e tollerano una psichiatria custodialistica e repressiva e le sue pratiche aberranti e spesso mortali.</p>
<p>Il caso Mastrogiovanni dimostra che in questi reparti si instaura una cultura e una pratica repressiva e omicida che contagia tutti gli operatori: tutti accettano ed eseguono senza capacità di autonomia e di critica personale. Anche il giudice del riesame di Salerno non ha ‘scusato’ né accettato la giustificazione degli stessi infermieri che invocavano il solito dovere di ‘eseguire gli ordini’, ricordando invece che in capo a loro e alla loro professione c’è il diritto e il dovere di ribellarsi a ordini illeciti segnalandoli e denunciandoli.</p>
<p>Ogni singolo operatore deve sentire questa responsabilità altrimenti si rischia di cadere nella logica e nella pratica propria dei lager nazisti e totalitari.</p>
<p><strong>7) La storia del “maestro più alto del mondo” può essere considerata un esempio di repressione psichiatrica come controllo sociale e discriminazione?</strong></p>
<p>Il caso del “maestro più alto del mondo” è sicuramente un esempio di ciò ma, a mio parere, rischia di prefigurare ciò che potrà ordinariamente accadere a ciascuno di noi in caso passino proposte raccapriccianti e preoccupanti di modifica della legge 180.</p>
<p><strong> <img src='http://www.news-forumsalutementale.it/wp-includes/images/smilies/icon_cool.gif' alt='8)' class='wp-smiley' /> Secondo lei come si potrebbe rompere lo stigma che continua a persistere nei confronti delle persone con disturbo mentale?</strong></p>
<p>Fino a quando si considera il disturbo mentale come malattia, minorazione psichica e pericolo sociale sarà difficile, soprattutto quando cresce l’intolleranza e la paura (sia pure solo percepita) per tutti i diversi considerati sia inferiori che, di conseguenza, pericolosi.</p>
<p>Deve crescere quindi la cultura e la pratica della convivenza e della integrazione basate sul rispetto delle differenze e il dialogo.</p>
<p><strong>10) Quali sono le responsabilità del contesto culturale? Come è possibile che accada una cosa del genere nel nostro paese?</strong></p>
<p>La cultura del dialogo è stata da tempo sostituita dall’intolleranza e dallo spirito di confrontation. La nostra società è pervasa dai miti dell’efficientismo, del successo individuale e della ricchezza, del profitto, dell’utile &#8211; e ciò che è non è utile non serve, è da scartare. Come meravigliarsi se anche le persone, gli individui che non rispondono a questi requisiti siano poi considerati e trattati come inferiori e scarti umani.</p>
<p><strong>11) In questi ultimi mesi la politica sta mettendo in discussione la Legge 180. Cosa ne pensa? È davvero necessaria una sua revisione?</strong></p>
<p>Ogni legge può risentire del tempo e richiedere di essere rivista. Ma rivista come? A mio parere andrebbe rivista nella direzione auspicata dallo stesso Basaglia che all’epoca l’accettò come un utile compromesso. E oggi ci sono esperienze e pratiche diffuse nel nostro paese che possono consentire di rivedere  punti critici nella direzione giusta. Ma oggi, leggendo per esempio la proposta di legge dell’on Carlo Ciccioli che mira a stabilire “DISPOSIZIONI IN MATERIA DI ASSISTENZA PSICHIATRICA”,  c’è da accapponarsi la pelle.</p>
<p>Siamo in uno Stato in cui la psichiatria svolge la funzione tipica dei sistemi totalitari. Lo stesso governo che mira a stravolgere la Costituzione mira in questo caso a costruirsi uno strumento di controllo sociale, culturale e politico formidabile degno di un regime che si fa bene a temere. In un momento in cui le carceri scoppiano ci si inventa un modo più spiccio e semplice di risolvere problemi  di ordine sociale, etnico o di disagio. Attualmente non c’è più spazio nelle carceri per i reati della Bossi-Fini (immigrati), della Giovanardi (drogati) o ex Cirielli (recidivi ladri di polli) e allora riapriamo i manicomi diversamente denominati, pubblici e perfino privati, in cui (de)portare questi soggetti senza la complicazione delle garanzie processuali. TSO e TSOP senza limiti che si ripetono di fatto in automatico e, se volontario, il ricovero diventa un contratto … a vita. Io spero che ci sia la forza e la capacità di tenere lontani questi rischi mortali per la nostra convivenza e la nostra democrazia.</p>
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		<title>Una sola, grande domanda, a Gisella Trincas: Cosa non serve, oggi, alla salute mentale?</title>
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		<pubDate>Thu, 10 Jun 2010 20:27:56 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Michela</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Unasam]]></category>

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		<description><![CDATA[ Salute mentale, tra diritti e buone pratiche. Intervento della Presidente Unasam.
“Cosa non serve oggi alla salute mentale”: così si intitola l’incontro che si è svolto oggi, 10 giugno, a Roma, presso il Senato. Gisella Trincas, tra le relatrici del convegno, entra nel merito dei temi: Forse è più semplice dire cosa non serve o cosa è dannoso alla ...<br /><a href="http://www.news-forumsalutementale.it/una-sola-grande-domanda-cosa-non-serve-oggi-alla-salute-mentale/" class="leggi-ancora">leggi tutto &#187;</a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p> Salute mentale, tra diritti e buone pratiche. Intervento della Presidente Unasam.</p>
<p>“Cosa non serve oggi alla salute mentale”: così si intitola l’incontro che si è svolto oggi, 10 giugno, a Roma, presso il Senato. Gisella Trincas, tra le relatrici del convegno, entra nel merito dei temi: Forse è più semplice dire cosa non serve o cosa è dannoso alla salute mentale piuttosto che analizzare bisogni e criticità. O forse oggi è più che mai necessario partire da cosa – assolutamente – non si dovrebbe fare. Molti anni fa pensavo che bastasse “un passaggio” in una casa-famiglia per “ritornare come prima”. Che il principale problema fosse allontanarsi dalla famiglia che non reggeva il peso, la fatica, lo scontro. Lo pensavo quando ancora c’erano i manicomi aperti.</p>
<p>E’ solo dopo aver aperto la comunità in cui ospitare mia sorella che ho capito che la questione era molto, ma molto, più complessa. E ho capito, giorno dopo giorno, che la questione era legata alla vita, alla qualità della vita e delle relazioni, alla fragilità umana e alla difficoltà di vivere le relazioni umane. E non era quindi solo questione di servizi e case famiglia.</p>
<p>Perché i servizi devono essere di un certo tipo e gli operatori devono operare in un certo modo. Le case-famiglia devono essere case normali in cui le persone “si scelgono” in una convivenza non facile tutta da costruire, giorno dopo giorno.</p>
<p>Quindi cosa non serve? Agire senza conoscere; costruire percorsi senza il coinvolgimento attivo della persona interessata; costringere le persone che stanno male ad una convivenza impossibile (in famiglia o fuori); far perdere alla persona che sta male le sue abilità, le sue risorse personali, gli amici, gli affetti; indirizzarla verso un percorso di cronicizzazione e istituzionalizzazione; toglierle i diritti civili, i diritti di cittadinanza.</p>
<p>Per evitare questo occorre principalmente che la società sia migliore, più inclusiva, più giusta, più solidale e che la famiglia, come la società più in generale, abbia cura di tutti i suoi componenti. Di questo la politica e le istituzioni di devono occupare. Ma poiché la società non è giusta e la famiglia è fragile, occorre che ognuno di noi agisca perché si vada in quella direzione.</p>
<p>Oggi ci troviamo in una situazione assurda. Abbiamo delle buone leggi che hanno permesso a questo Paese un grande salto di civiltà facendo a meno dei manicomi, ma non siamo stati capaci di andare fino in fondo. Ci troviamo quindi in una situazione in cui convivono buone pratiche e pessime pratiche. Luoghi in cui le persone possono percorrere, anche se con fatica, la strada della ripresa e luoghi che invece danneggiano gravemente le persone. Luoghi dove le persone possono morire legate in un letto mani e piedi.</p>
<p>Cosa fare quindi. Occorre far conoscere e diffondere il più possibile le buone esperienze e le norme e procedure che hanno reso possibile la loro realizzazione; occorre combattere in quelle regioni, asl e territori in cui invece i diritti delle persone non sono appieno riconosciuti.</p>
<p>Quindi non solo Piani regionali per la salute mentale che rispettino i contenuti dei Progetti obiettivo nazionali, delle linee-guida nazionali e delle disposizioni europee, ma strumenti che consentano la concretezza. Primo fra tutti le risorse finanziarie ai Dipartimenti di salute mentale perché possano programmare gli interventi e garantire il funzionamento dei centri di salute mentale sulle 24 ore e 7 giorni su 7.</p>
<p>E’ dal centro di salute mentale, ben organizzato, con tutte le figure professionali necessarie, che parte l’intervento personalizzato per le persone colpite dalla sofferenza mentale e la tutela della salute mentale del territorio di competenza. Ed è dal centro di salute mentale che parte la programmazione, la gestione e la verifica della molteplicità di luoghi e azioni necessari a rispondere ai bisogni delle persone: le case, i luoghi di incontro e di socializzazione, il lavoro, l’integrazione con gli altri servizi del territorio, il sostegno alle famiglie, la formazione, la prevenzione, l’incontro con la scuola e quindi le azioni di prevenzione attraverso la diffusione della cultura dell’inclusione, ecc.ecc.</p>
<p>Per fare questo occorre che le istituzioni abbiano a cuore gli interessi della collettività e non coltivino interessi di parte o peggio ancora del malaffare. Se tutti riconosciamo il diritto delle persone tutte (anche quelle che apparentemente possono sembrare gravissime e senza speranza) a stare meglio, abbiamo già fatto un passo importante verso il pieno riconoscimento dei diritti di cittadinanza e quindi verso la costruzione di percorsi possibili di ripresa.</p>
<p>Questo è l’impegno che le Associazioni dell’Unione nazionale delle associazioni per la salute mentale stanno assumendo con azioni dirette, contribuendo notevolmente ad innalzare la qualità della vita delle persone che vivono l’esperienza della sofferenza mentale anche attraverso una maggiore consapevolezza del ruolo e della responsabilità delle famiglie. Ma anche con azioni politiche verso le istituzioni per contrastare proposte di legge improponibili (come quella elaborata dall’onorevole Ciccioli e da altri suoi colleghi) che cancellerebbe di fatto le conquiste fin qui raggiunte e per sollecitare ovunque piani di intervento adeguati ai bisogni delle persone e del territorio. Nel pieno rispetto del dettato Costituzionale e della nostra ambizione di voler vivere in una società giusta.</p>
<p>Gisella Trincas</p>
<p>Presidente nazionale dell’Unasam (Unione Nazionale delle Associazioni per la Salute Mentale) e della “Associazione sarda per l’attuazione della Riforma psichiatrica”</p>
<p>(da Il Velino.it)</p>
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		<title>5 Domande a un Cittadino Detenuto: Aprire di più</title>
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		<pubDate>Tue, 25 May 2010 18:04:50 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Michela</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<p>Non diciamo il suo nome, né da quale paese proviene. Ci basti sapere che è un cittadino di questo pianeta che ha sbagliato e che per il suo errore si trova recluso in un carcere del Nord Italia. A scontare, neanche trentenne, una pena di 16 anni. E che parla un ottimo italiano, con gli accenti e le virgole giuste, che non si impara guardando la televisione. Così come non si impara a recitare a memoria l’ultima Circolare del Ministero della Giustizia e commentarla, tenendosi informati sui propri diritti e opportunità. Lo incontriamo nella palestra della Casa di reclusione di Padova, al convegno “Spezzare la catena del male” durante la pausa pranzo, offerta da un gruppo di chef e pasticceri detenuti.</p>
<p>Sono deliziosi questi pasticcini. Dove ha imparato a farli?</p>
<p>«Qui, in carcere. Sono entrato in un programma di formazione, mi sono dato da fare, ho imparato un mestiere. Non è poco».</p>
<p>Come si vive in carcere?</p>
<p>«In questo dignitosamente. Dove stavo prima, in una città del Sud, ero una bestia».</p>
<p>Dove sta la differenza tra un carcere umano e uno che non lo è?</p>
<p>«Nel rispettare o non rispettare la legge, la Costituzione in primo luogo. Se la si rispetta, quando usciamo siamo uomini migliori di prima. Significa che bisogna investire. Mandarci a lavorare, studiare, insegnarci qualcosa di utile, aiutarci a diventare responsabili, a rispettare gli altri. Ma se non sei rispettato, è difficile che impari a rispettare».</p>
<p>Come risolverebbe l’emergenza carceri?</p>
<p>«Aprendo di più. Chiudere non serve a niente. La cosa che qui dentro più aiuta è l’esterno. Se non hai contatti con chi vive fuori, e non dico soltanto con i familiari – perché molti di noi sono stranieri e non hanno nessuno – soffochi. Creare occasioni di scambio è vitale, come questa di oggi per esempio. Che cosa posso imparare, come posso cambiare, se tutto il giorno non faccio che vedere me stesso allo specchio? Lo vediamo con i suicidi. Quanta gente si uccide in isolamento»?</p>
<p>Che ne pensa della Circolare del DAP (Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria. NdR) del 26 aprile scorso per far fronte all’allarme suicidi in carcere?</p>
<p>«In linea di principio la trovo positiva. Era ora che ci concedessero di usare i cellulari per parlare con le nostre famiglie. O di poter telefonare più spesso all’avvocato. Meno chiaro è il punto che prevede la valorizzazione degli spazi dove si incontrano i familiari. Non so proprio a quali spazi ci si riferisce. Lei è mai entrata in una stanza per i colloqui? E sto parlando di carceri come questo, a cinque stelle».</p>
<p>Korallina</p>
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