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	<title>forumsalutementale.it &#187; paradigma sardegna</title>
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		<title>Sassari: il silenzio degli innocenti nel reparto di Psichiatria</title>
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		<pubDate>Wed, 18 Jan 2012 10:28:12 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Michela</dc:creator>
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SASSARI. Psichiatria, sottopiano dell&#8217;ospedale civile Santissima Annunziata: a mezzogiorno i neon illuminano il corridoio centrale e tutte le stanze del lato sinistro. Quelle di destra sono meno buie. In compenso, come nelle strutture più antiquate, hanno tre letti ciascuna mentre i bagni sono comuni e se si apre la porta esce una nube ...<br /><a href="http://www.news-forumsalutementale.it/sassari-il-silenzio-degli-innocenti-nel-reparto-di-psichiatria/" class="leggi-ancora">leggi tutto &#187;</a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.news-forumsalutementale.it/public/jpg_5545645.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-8103" title="jpg_5545645" src="http://www.news-forumsalutementale.it/public/jpg_5545645-300x291.jpg" alt="jpg_5545645" width="300" height="291" /></a>di Gabriella Grimaldi</p>
<p>SASSARI. Psichiatria, sottopiano dell&#8217;ospedale civile Santissima Annunziata: a mezzogiorno i neon illuminano il corridoio centrale e tutte le stanze del lato sinistro. Quelle di destra sono meno buie. In compenso, come nelle strutture più antiquate, hanno tre letti ciascuna mentre i bagni sono comuni e se si apre la porta esce una nube di fumo di sigaretta. I pazienti infatti si radunano lì in mancanza di una sala apposita. L&#8217;aspetto delle corsie è davvero squallido.</p>
<p>La denuncia di una situazione disastrosa arriva dalla Rsu aziendale, la rappresentanza sindacale degli infermieri che tutti i giorni e da tantissimi anni devono fare i conti con i problemi di un reparto che avrebbe bisogno urgente di un progetto di ristrutturazione. «In effetti un progetto ci sarebbe &#8211; dice Antonio Tatti, membro del sindacato &#8211; ma nel corso dell&#8217;ultima riunione del personale l&#8217;ingegnere dell&#8217;ufficio tecnico ci ha detto che i soldi non ci sono. Si potrebbero fare tuttalpiù dei piccoli aggiustamenti ma qui l&#8217;emergenza è sempre dietro l&#8217;angolo, gli incidenti sono già avvenuti e potrebbero verificarsi ancora perchè il reparto di psichiatria dell&#8217;ospedale di Sassari è totalmente fuori norma».</p>
<p>Un primo passo incontro alla legge in effetti è stato fatto di recente ed è ancora in fase di completamento: riguarda il numero dei posti letto che fino a poco tempo fa era altissimo. La legge prevede infatti che nel territorio sia presente un posto letto ogni diecimila abitanti, quindi l&#8217;ultimo piano sanitario regionale aveva stabilito per Sassari (circa 300mila utenti della Asl) una dotazione di 33 letti da dividere però tra il reparto di Sassari e uno nuovo da istituire ad Alghero.</p>
<p>«Nel centro catalano non è stata mai realizzata alcuna struttura &#8211; continua Tatti &#8211; e fino a poco tempo fa il nostro era il reparto più affollato di tutta Italia». La direzione del presidio però ha posto rimedio all&#8217;incongruenza riducendo il numero dei ricoverati della metà. In questo momento infatti nel sottopiano del Santissima Annunziata sono ricoverati dieci uomini e sei donne. I letti in esubero invece sono ancora al loro posto: un&#8217;operazione che dovrebbe essere completata entro breve tempo.</p>
<p>I problemi della Psichiatria però non si limitano al mumero di pazienti da seguire. La rappresentanza sindacale denuncia il totale immobilismo della dirigenza per quanto riguarda le altre decisioni da prendere. In primo luogo le modifiche da attuare per eliminare il grave problema della mancanza di un&#8217;adeguata uscita di sicurezza. Il corridoio infatti finisce con una porta che dà su un locale ricavato probabilmente da un terrazzo chiuso da una vetrata che però a sua volta è protetta dalle inferriate. La porta antipanico invece porta a una rampa di scale che però non ha un&#8217;uscita verso l&#8217;esterno.</p>
<p>«Ci sono gravi problemi di sicurezza &#8211; conclude Antonio Tatti &#8211; che vengono ignorati da troppo tempo. Il risultato è che i pazienti, già così particolari, stanno malissimo anche a causa dell&#8217;accoglienza che gli viene riservata». È ancora fresco il ricordo del terribile incidente in cui una paziente morì dopo che la sua tuta aveva preso fuoco a causa di un mozzicone di sigaretta. Da allora niente è cambiato e il personale e i parenti dei ricoverati aspettano con ansia un cambio di rotta.</p>
<p>Al coro di proteste si unisce anche il sindacato degli infermieri Nursind: «Chiediamo alla Regione che si faccia carico di questa vergogna. È urgente la realizzazione di una sala fumo e di un ambiente ricreativo dove i pazienti si possano sentire un po più a loro agio. Perchè bisogna ricordarlo, quello del Santissima Annunziata è un reparto di diagnosi e cura non un carcere».</p>
<p>Da La Nuova sardegna, 17 gennaio 2012</p>
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		<title>Sassari: dopo lo &#8220;fratto&#8221; a 2 gruppi appartamento  &#8230; Voglio tornare a casa mia!</title>
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		<pubDate>Wed, 19 Oct 2011 18:48:00 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Comitato &#8220;A Casa Mia&#8221;: Abbiamo deciso si realizzare questo video per offrire un&#8217;immagine di Sassari e dei suoi abitanti diversa da quella emersa dai fatti del 6 luglio scorso.
Fatti di pregiudizi, di ignoranza e di paura della diversità, che invece ci accomuna tutte e tutti. Fatti di interessi economici e di inumana gestione della sofferenza ...<br /><a href="http://www.news-forumsalutementale.it/sassari-dopo-il-sequestro-di-casamatta-voglio-tornare-a-casa-mia/" class="leggi-ancora">leggi tutto &#187;</a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Comitato &#8220;A Casa Mia&#8221;: Abbiamo deciso si realizzare questo video per offrire un&#8217;immagine di Sassari e dei suoi abitanti diversa da quella emersa dai fatti del 6 luglio scorso.</p>
<p>Fatti di pregiudizi, di ignoranza e di paura della diversità, che invece ci accomuna tutte e tutti. Fatti di interessi economici e di inumana gestione della sofferenza umana. Fatti che non riflettono le buone prassi delle politiche della salute mentale di cui Sassari è stata protagonista negli ultimi anni, con gli inserimenti lavorativi, gli affidi familiari, i laboratori, le iniziative culturali, gli studi, gli incontri, la creazione di una rete nazionale con cui costruire percorsi nuovi.</p>
<p> <iframe width="480" height="380" src="http://www.youtube.com/embed/tCuRhOH8M4c" frameborder="0" allowfullscreen></iframe></p>
<p>180 le adesioni ricevute in meno di due ore, al Comitato A Casa Mia, costituitosi in seguito al triste fatto di cronaca: questa è la risposta che la città ha dato. Un Comitato composto da associazioni e da cittadini del territorio sassarese, regionale e nazionale, per esprimere piena solidarietà ai nove cittadini protagonisti, loro malgrado, di questa vicenda.</p>
<p>Tutti i membri, informati dell&#8217;avvenuto e sulle dinamiche di attivazione e di svolgimento dei progetti di abitare assistito, hanno scelto liberamente di sostenere la campagna del Comitato, unendosi alla richiesta delle nove persone arbitrariamente sgomberate, che ancora oggi dichiarano &#8220;VOGLIO TORNARE A CASA MIA&#8221;.</p>
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		<title>Sassari: dopo lo &#8220;fratto&#8221; a 2 gruppi appartamento &#8230; la posizione dell&#8217;ASL?</title>
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		<pubDate>Wed, 19 Oct 2011 18:42:12 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Michela</dc:creator>
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		<description><![CDATA[di Valentina Guido
Praticamente nessuno la nomina, ma tutti ci pensano: qual è la posizione della Asl di Sassari in merito al sequestro dei due appartamenti da parte del Nas e allo sfratto di malati mentali? Ma soprattutto, cosa pensa delle convivenze assistite? L&#8217;azienda sanitaria è parte in causa, perché i parenti dei pazienti hanno testimoniato ...<br /><a href="http://www.news-forumsalutementale.it/sassari-dopo-il-sequestro-di-casamatta-la-posizione-dellasl/" class="leggi-ancora">leggi tutto &#187;</a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>di Valentina Guido</p>
<p><a href="http://www.news-forumsalutementale.it/public/ImageServer.jpg"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-7644" title="ImageServer" src="http://www.news-forumsalutementale.it/public/ImageServer-180x180.jpg" alt="ImageServer" width="180" height="180" /></a>Praticamente nessuno la nomina, ma tutti ci pensano: qual è la posizione della Asl di Sassari in merito al sequestro dei due appartamenti da parte del Nas e allo sfratto di malati mentali? Ma soprattutto, cosa pensa delle convivenze assistite? L&#8217;azienda sanitaria è parte in causa, perché i parenti dei pazienti hanno testimoniato che il giorno in cui sono intervenuti i Carabinieri erano presenti anche medici del Dipartimento di salute mentale. E attualmente i malati si trovano in parte a Rizzeddu, in parte in altre strutture pubbliche o convenzionate.</p>
<p>Nonostante questo, dalla Asl non è mai arrivata nessuna dichiarazione ufficiale. Tramite l&#8217;ufficio di comunicazione, raggiunto al telefono da SassariNotizie, l&#8217;Azienda fa sapere che dopo l&#8217;intervento dei Carabinieri si è costituita una commissione interna che ha già concluso il proprio lavoro. “La commissione ha fatto le indagini e ha prodotto diversi verbali che sono stati depositati presso la direzione generale. Ma il direttore generale non ritiene opportuno rendere noti i risultati dell&#8217;inchiesta interna dal momento che l&#8217;indagine della magistratura è ancora in corso”.</p>
<p>(da Sassari Notizie)</p>
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		<title>Sassari: Sanità mentale allo sbando con il nuovo dipartimento</title>
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		<pubDate>Tue, 30 Aug 2011 17:00:54 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Michela</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Il personale è stato quasi dimezzato, mentre i pazienti ora subiscono un trattamento lontano dai principi della «180»
di Sergio Scavio *
Ripetere giova, recita il motto. Ripetere giova e a volte scoraggia, aggiungerei. Scoraggia se, dopo avere posto l’accento sullo smantellamento di un intero settore, quello della Salute Mentale, si ricevono poche e granitiche risposte, tutte ...<br /><a href="http://www.news-forumsalutementale.it/sassari-sanita-mentale-allo-sbando-con-il-nuovo-dipartimento/" class="leggi-ancora">leggi tutto &#187;</a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Il personale è stato quasi dimezzato, mentre i pazienti ora subiscono un trattamento lontano dai principi della «180»</p>
<p>di Sergio Scavio *</p>
<p>Ripetere giova, recita il motto. Ripetere giova e a volte scoraggia, aggiungerei. Scoraggia se, dopo avere posto l’accento sullo smantellamento di un intero settore, quello della Salute Mentale, si ricevono poche e granitiche risposte, tutte incapaci di offrire soddisfazione o, almeno, di capire il senso reale delle scelte. Occorre rimettere in favore di luce la faccenda, comunque, dato la preoccupante immobilità che l’Asl di Sassari mostra sul tema. Circa 6 mesi fa presentai una mozione sul tema, firmata da altri colleghi della maggioranza e condivisa in aula dal Consiglio intero.</p>
<p>Si denunciava lo spostamento del Dipartimento di Salute Mentale dalla palazzina H dell’ex manicomio di Rizzeddu, luogo discreto, adeguato e simbolicamente rilevante, tra l’altro sede dell’Archivio Storico dell’Ospedale Psichiatrico e di laboratori riabilitativi, in favore di uno dei servizi afferenti al Dipartimento di Prevenzione. Tale trasferimento ha portato disservizi e malumori, degli utenti e delle loro famiglie. Si aggiungeva, nella mozione, che il personale era scarso di numero e che il servizio offerto disattendeva completamente il Piano Sanitario Regionale prodotto dall’ex Assessore Dirindin e, nello specifico, da Peppe Dell’Acqua, direttore del Dsm di Trieste, modello riconosciuto dall’O rganizzazione Mondiale della Sanità.</p>
<p>Il disegno è stato cancellato dalla nuova gestione dell’Asl di Sassari, che ha evitato con cura di raggiungere almeno uno degli obiettivi prefissati dal Piano Regionale.</p>
<p>Il neonato Dipartimento di Salute Mentale, evidentemente orientato ad una medicalizzazione del servizio, è stato depauperato di un gran numero di operatori, da 233 all’allarmante numero di 125. Un ulteriore esempio è dato dagli educatori che lavorano presso i Centri di Salute Mentale di Sassari (strutture che nel territorio passano da una previsione di apertura 24 ore su 24 ad una di 12 ore in 3 giorni alla settimana e per 6 ore nei restanti 3 giorni) operatori precari da tempo che rischiano seriamente di non vedersi rinnovato il contratto di lavoro, che scadrà ad ottobre. Dieci posti di lavoro che rischiano di sparire, peggiorando la qualità della vita degli utenti del Csm, che con loro portano avanti progetti riabilitativi finalizzati al recupero del loro diritto di cittadinanza. Il rapporto d’interazione tra associazioni di utenti e loro familiari con i Servizi di Salute Mentale, auspicati dal Piano Regionale, si è involuto in uno scontro che sfociò, mesi fa, in una protesta pubblica e oggi in una relazione inesistente.</p>
<p>Era prevista una “riqualificazione degli spazi, luoghi e arredi dove le persone con disturbo mentale vivono e vengono curate”: è avvenuto a Cagliari e Quartu, ad Olbia come a Nuoro, di fatto a Sassari non è si è riqualificato un bel nulla. Si è deciso di non investire sul sistema della salute mentale, dunque, tagliando i fondi ordinari e non devolvendo un “tesoretto” destinato, tra le altre cose, ad attivazione di progetti terapeutici, riabilitazione ed inclusione sociale.</p>
<p>Alcuni di questi obiettivi erano stati raggiunti con la gestione Dirindin ed altri ci si apprestava a raggiungere sulla base di quanto stabilito dall’Atto Aziendale della stessa ASL; ora si è tornati indietro, ridimensionando orari, attività e organici. Non si è raggiunta, in sostanza, la concreta istituzione del Dipartimento di Salute Mentale (da mesi privo di direzione).</p>
<p>Cosa significa tutto ciò? Significa soffocare un miglioramento del servizio che era in atto da qualche anno, significa svilire il ruolo di professionisti che lavorano in eterna emergenza, significa non offrire neppure i servizi sanitari minimi agli utenti, vuol dire convertire il rapporto umano in rapporto farmacologico, quando va bene. Significa, in sintesi, ricostituire in forma privata i manicomi, costringendo molte persone al silenzio della propria casa, senza alcun sostegno psicologico, senza nessun rapporto sociale, avviliti dai farmaci. Dentro la vergogna e fuori dalla dignità.</p>
<p>* consigliere comunale del gruppo “Ora sì” a Sassari</p>
<p>(da La Nuova Sardegna)</p>
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		<title>Sassari: dopo lo sfratto nasce il comitato &#8220;A Casa Mia&#8221;</title>
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		<pubDate>Sun, 24 Jul 2011 21:01:50 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Michela</dc:creator>
				<category><![CDATA[Buone e cattive pratiche]]></category>
		<category><![CDATA[paradigma sardegna]]></category>
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		<description><![CDATA[A seguito della vicenda che è accaduta a Sassari i giorni scorsi che ha visto la chiusura di due appartamenti abitati da 9 persone con disturbo mentale, si è costituito il Comitato &#8220;A CASA MIA&#8221; - Per il diritto all&#8217;abitare. Per servizi di salute mentale che valorizzino la dignità e le risorse personali degli utenti Per ...<br /><a href="http://www.news-forumsalutementale.it/sassari-dopo-lo-sfratto-nasce-il-comitato-a-casa-mia/" class="leggi-ancora">leggi tutto &#187;</a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.news-forumsalutementale.it/public/a-casa-mia.JPG"><img class="alignleft size-medium wp-image-7406" title="a casa mia" src="http://www.news-forumsalutementale.it/public/a-casa-mia-300x199.jpg" alt="a casa mia" width="300" height="199" /></a>A seguito della vicenda che è accaduta a Sassari i giorni scorsi che ha visto la chiusura di due appartamenti abitati da 9 persone con disturbo mentale, si è costituito il<em> Comitato &#8220;<strong>A CASA MIA&#8221;</strong> - Per il diritto all&#8217;abitare. Per servizi di salute mentale che valorizzino la dignità e le risorse personali degli utenti Per politiche sanitarie e sociali che sostengano la vita autonoma delle persone sofferenti, anziane, disabili</em></p>
<p>Mercoledì 6 luglio, a Sassari, i carabinieri dei N.A.S. sono arrivati alle otto del mattino nei due appartamenti in cui vivevano cinque donne e quattro uomini con disturbo mentale e li hanno trasferiti, loro malgrado, in strutture sanitarie della ASL che si trovano all&#8217;interno dell&#8217;ex ospedale psichiatrico di Rizzeddu. Queste persone erano regolarmente seguite dal centro di salute mentale, che aveva sostenuto questo loro percorso di vita autonoma, ed erano assistiti, nella loro quotidianità, da una cooperativa sociale. Il contratto di affitto delle due abitazioni era stato stipulato dalle persone che vi hanno abitato per oltre un anno fino a qualche giorno fa, in accordo con i loro familiari e con gli amministratori di sostegno, che ne avevano informato il giudice tutelare. Anche l&#8217;affitto e l&#8217;assistenza sono stati pagati da questi cittadini che si erano organizzati in convivenza, mentre oggi e il Servizio Sanitario Nazionale che paga la loro custodia.</p>
<p>Il magistrato ha disposto lo sgombero degli appartamenti sulla base di due elementi. Il primo è che la cooperativa titolare del contratto di assistenza fosse anche titolare del contratto di affitto, il che non  è vero, come si può facilmente verificare. Il secondo elemento è di natura più valutativa, e consiste nel presupposto che le persone che soffrono di disturbi mentali possano vivere solamente in due situazioni: o in famiglia oppure in una struttura organizzata e gestita come tale. E poiché i due appartamenti non erano riconosciuti come strutture, il magistrato ha concluso che non potevano che essere strutture abusive.</p>
<p>Questa valutazione non tiene conto di alcuni fatti. Il primo: da tempo, in Italia e non solo, in salute mentale come anche nel campo dell’assistenza agli anziani e alle persone disabili, si sperimentano quelle che vengono chiamate “convivenze assistite”, in cui il servizio pubblico agisce da promotore e garante di progetti di vita autonoma con l’apporto di personale di assistenza. Questi progetti spesso non hanno vita facile, in salute mentale in particolare, dato che parte degli psichiatri stenta a uscire dall’orizzonte del manicomio e non è capace di costruire, o attivamente ostacola, percorsi di uscita dalla dipendenza, dall’invalidità, dall’esclusione. Questa lotta tra visioni diverse del disturbo mentale, della cura, dell’organizzazione dei servizi e delle politiche di salute mentale si svolge da più di quarant’anni sia in Italia che in Europa e in gran parte dei paesi democratici. Nessuna meraviglia quindi che si svolga anche a Sassari, e lo sgombero di qualche giorno fa ne è in fondo un episodio, peraltro emblematico: persone che avevano iniziato un percorso di autonomia e di inclusione sono state tolte dalla propria casa e riportate nell’area dell’ex manicomio, in strutture che ne riproducono i caratteri.</p>
<p>Infine: nella nostra Regione e nella nostra città le politiche sanitarie e sociali attraversano una fase di forte arretramento, che colpisce in modo particolare il campo della salute mentale: nei servizi di diagnosi e cura tornano gli interventi di contenzione fisica dei ricoverati e di abuso di farmaci, si continua a destinare ingenti risorse per ricoveri senza speranza nelle cliniche private e negli istituti assistenziali, il lavoro dei servizi territoriali è sempre più in difficoltà.</p>
<p>Il comitato A CASA MIA, al quale aderiscono associazioni e persone, nasce per opporsi allo sgombero del 6 luglio, per stare vicino a quanti sono stati privati della propria casa con pesanti ricadute sulla loro condizione personale e mentale, per sostenere gli operatori della cooperativa e quelli del centro di salute mentale che hanno lavorato alla costruzione del progetto di convivenza che vorremmo riprendesse al più presto il suo percorso. Ma il Comitato vuole anche aprire in città e in Regione un dibattito su tutto ciò che sta intorno alla questione dell’abitare delle persone con sofferenza mentale, delle persone anziane e con disabilità, attorno ai costi economici e sociali dell’istituzionalizzazione, e agli spazi che invece sono possibili di vita, socialità, dignità, diritti.</p>
<p>Hanno aderito fino ad ora al comitato:</p>
<ul>
<li>ABC Sardegna</li>
<li>ARCI, comitato provinciale di Sassari</li>
<li>A.S.A.R.P. Associazione Sarda per l&#8217; Attuazione della Riforma Psichiatrica</li>
<li>Associazione Como Cheria</li>
<li>Associazione Enrico Berlinguer Sassari</li>
<li>Associazione Turritana 52</li>
<li>Banca popolare Etica -Sardegna</li>
<li>Fondazione Franca e Franco Basaglia</li>
<li>Forum sardo Salute Mentale</li>
<li>UILDM Sassari</li>
<li>UNASAM Unione delle Associazioni per la Salute Mentale</li>
</ul>
<p>Per informazioni: <a href="mailto:comitatoacasamia@gmail.com">comitatoacasamia@gmail.com</a></p>
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		<item>
		<title>Volevano vivere una vita normale ma la Procura di Sassari ha detto che è reato!</title>
		<link>http://www.news-forumsalutementale.it/volevano-vivere-una-vita-normale-ma-la-procura-di-sassari-ha-detto-che-e-reato/</link>
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		<pubDate>Tue, 12 Jul 2011 19:19:07 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Michela</dc:creator>
				<category><![CDATA[Notizie]]></category>
		<category><![CDATA[paradigma sardegna]]></category>
		<category><![CDATA[porte chiuse]]></category>

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		<description><![CDATA[COMUNICATO STAMPA DELL&#8217;ASSOCIAZIONE SARDA PER L&#8217;ATTUAZIONE DELLA RIFORMA PSICHIATRICA
Ieri mattina alle 8 e 30 i carabinieri del N.A.S. hanno chiuso due case private a Sassari dove abitano dei cittadini che vivono l&#8217;esperienza della sofferenza mentale e che avevano deciso di intraprendere  una convivenza, a loro spese, chiamando a sostenerli, nella loro quotidianità di vita, gli ...<br /><a href="http://www.news-forumsalutementale.it/volevano-vivere-una-vita-normale-ma-la-procura-di-sassari-ha-detto-che-e-reato/" class="leggi-ancora">leggi tutto &#187;</a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>COMUNICATO STAMPA DELL&#8217;ASSOCIAZIONE SARDA PER L&#8217;ATTUAZIONE DELLA RIFORMA PSICHIATRICA</p>
<p>Ieri mattina alle 8 e 30 i carabinieri del N.A.S. hanno chiuso due case private a Sassari dove abitano dei cittadini che vivono l&#8217;esperienza della sofferenza mentale e che avevano deciso di intraprendere  una convivenza, a loro spese, chiamando a sostenerli, nella loro quotidianità di vita, gli operatori di una cooperativa sociale.</p>
<p>Questa convivenza, per la Procura di Sassari, non è possibile in quanto persone con sofferenza mentale, secondo il parere del Magistrato, dovrebbero stare in strutture sanitarie regolarmente autorizzate e in possesso dei requisiti di legge.</p>
<p>Ci domandiamo perchè!</p>
<p>Perchè negare ai 4 uomini del primo appartamento e alle 5 donne del secondo appartamento di abitare insieme in una sperimentazione di vita normale come qualsiasi altro cittadino. Organizzando la loro vita nella normalità dell&#8217;esistenza, scegliendo loro le persone di fiducia da cui farsi aiutare. Curando la loro casa e le loro cose fuori da qualunque circuito pubblico assistenziale. Andando dal dottore quando serve come fanno tutti i cittadini e le cittadine.</p>
<p>In quante delle nostre case abitano una o più persone? Ci sono famiglie in cui tre componenti e oltre vivono la condizione di sofferenza mentale. E ricevono assistenza personalizzata per il tempo che le istituzioni (ASL o Comuni) possono garantire, in base alle risorse disponibili. Oppure con l&#8217;assistenza personalizzata garantita dalle stesse famiglie.</p>
<p>Ci sono tanti di questi esempi in giro per l&#8217;Italia e a nessuno verrebbe in mente di chiudere le case private dove abitano cittadini liberi, pur con delle difficoltà!</p>
<p>Queste donne e questi uomini, che avevano ripreso a codurre una vita normale, sono stati costretti a raccogliere le loro cose e andare dove non volevano andare: le strutture della ASL all&#8217;interno dell&#8217;ex ospedale psichiatrico. In quei luoghi si può condurre una vita normale? NO!</p>
<p>Perchè non sono case, perchè non sono nel contesto urbano (come prevede anche la normativa sulla salute mentale), perchè vi è un concentrato di sofferenza visto l&#8217;alto numero di residenti, perchè la quotidianità è scandita dai ritmi e dalle modalità organizzative dell&#8217;istituzione.</p>
<p>Noi siamo al fianco di queste donne e di questi uomini, e dei loro familiari, e auspichiamo che tutto si risolva nel più breve tempo possibile consentendo a queste persone di poter rientrare nelle loro case riprendendo quel percorso di vita drammaticamente interrotto. A questo tipo di percorso tendono le norme regionali e nazionali (ma anche le raccomandazioni dell&#8217;Europa e dell&#8217;O.M.S.). Ad un percorso orientato alla ripresa, alla guarigione, alla migliore vita possibile.</p>
<p>Cagliari 07.07.2011</p>
<p>La Presidente, Gisella Trincas</p>
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		<title>Roba da matti! L&#8217;esposto di Gisella Trincas su Casamatta</title>
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		<pubDate>Sat, 23 Apr 2011 19:44:13 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Michela</dc:creator>
				<category><![CDATA[Buone e cattive pratiche]]></category>
		<category><![CDATA[paradigma sardegna]]></category>

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		<description><![CDATA[Intorno alla psichiatria, ai modelli di intervento sul disagio mentale e sulle risposte da dare a chi si trova in una condizione di sofferenza, in questi ultimi anni si è scatenata in Sardegna una battaglia senza esclusione di colpi. Alcuni casi clamorosi hanno esasperato lo scontro. Alcuni medici non hanno esitato neanche ad attaccare duramente chi da anni è impegnato nella piena applicazione della legge 180]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.news-forumsalutementale.it/public/case1.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-6831" title="case" src="http://www.news-forumsalutementale.it/public/case1-300x225.jpg" alt="case" width="300" height="225" /></a>(di Vito Biolchini) Ecco l’esposto di Gisella Trincas dell’Asarp contro lo psichiatra Antonio Tronci: “La Casamatta non è un lager, da lui solo accuse false”</p>
<p>Intorno alla psichiatria, ai modelli di intervento sul disagio mentale e sulle risposte da dare a chi si trova in una condizione di sofferenza, in questi ultimi anni si è scatenata in Sardegna una battaglia senza esclusione di colpi. Alcuni casi clamorosi (sfociati anche in processi penali, come quello per la morte nel reparto di Is Mirrionis dell’ambulante di Quartu, Giuseppe Casu) hanno esasperato lo scontro. Alcuni medici non hanno esitato neanche ad attaccare duramente chi da anni è impegnato nella piena applicazione della legge 180. Gisella Trincas, che da anni guida l’Asarp (l’Associazione Sarda per la Riforma Psichiatrica), ora ha presentato alla procura di Cagliari un esposto contro lo psichiatra Antonio Tronci.</p>
<p>L&#8217;esposto:</p>
<p align="center">PROCURA DELLA REPUBBLICA</p>
<p align="center">PRESSO IL TRIBUNALE DI CAGLIARI</p>
<p> </p>
<p>Ill.mo Signor Procuratore,</p>
<p>io sottoscritta GISELLA TRINCAS, nata a Cagliari il 23.05.1951, residente a Quartu S.E. in via</p>
<p>Bingia e Cresia n. 24,</p>
<p> </p>
<p align="center">espongo:</p>
<p align="center"> </p>
<p>nel 1995 l’ASARP (Associazione Sarda per la Riforma Psichiatrica) ha aperto una struttura residenziale per sofferenti mentali. Nel 1997 tale associazione ha fondato la ONLUS denominata “ASARP Casamatta”, di cui sono presidente, perché gestisse quella struttura. Le otto persone che abitano la casa sono tutte in cura presso i Centri di Salute Mentale della ASL n. 8 di Cagliari.</p>
<p>Il 27 luglio e il 14 agosto del 2009 la struttura che ospita Casamatta, ubicata in via Is Arenas n. 92 a Quartu S.E., è stata oggetto di due distinte ed accurate ispezioni del NAS dei Carabinieri di Cagliari, a seguito delle quali è stata acquisita copiosa documentazione relativa alla gestione della struttura.</p>
<p>Nel corso delle ispezioni ho avuto modo di apprendere che l’interessamento dei Carabinieri scaturiva da un esposto contenente gravi accuse nei confronti di Casamatta e della sua presidente, a firma di Antonio Tronci, uno psichiatra che lavora presso il Servizio di Diagnosi e Cura dell’Ospedale SS Trinità di Cagliari. In quella circostanza, tuttavia, non avevo la possibilità di conoscere nel dettaglio il contenuto dell’esposto, stante la segretezza imposta dall’indagine in corso.</p>
<p>Il 28 ottobre del 2009, il quotidiano “L’Unione Sarda” pubblicava un articolo a firma del dott. Tronci dal titolo <em>Le scuole di pensiero non curano i pazienti </em>(doc. 4), contenente offese di vario genere nei miei confronti e dal cui tenore potevo constatare quali erano state le ragioni che avevano indotto il dottor Tronci (che io non conosco personalmente) a presentare l’esposto contro Casamatta: nell’articolo si leggono aperte critiche contro le denunce dell’ASARP relative alle morti sospette avvenute presso SPDC del SS Trinità, l’ospedale presso il quale il Tronci lavora.</p>
<p>A seguito dell’archiviazione dei procedimenti scaturiti dalla denuncia del dott. Tronci (doc. 2 e 3), ho finalmente potuto prendere visione dei relativi atti d’indagine, e con essi dell’esposto da cui tutto ha avuto origine.</p>
<p>Il 21 luglio del 2009 il dottor Tronci si presentava presso il NAS di Cagliari, dove formalizzava il deposito di una denuncia a sua firma avente ad oggetto numerosi argomenti (doc. 1). Vi si legge che gli ospiti di Casamatta sono sottoposti a <em>maltrattamenti in forma di percosse e di particolari incurie</em>; che l’alimentazione è <em>degna di un lager</em>, esclusivamente a base di prodotti surgelati mal conservati, che il cibo fornito è insufficiente tanto che alcuni <em>pazienti per il livello di magrezza sono a rischio di morte per inedia</em>; che le condizioni igienico sanitarie sono assolutamente inadeguate. E ancora &#8211; recita l’esposto &#8211; presso la casa risiedono pazienti per i quali la struttura avrebbe percepito del denaro pubblico destinato all’attuazione di programmi terapeutici mai realizzati (da cui è scaturito un procedimento per truffa poi archiviato). Nella denuncia si prospettano inoltre scenari inquietanti su alcuni infortuni accaduti all’interno della struttura, ipotizzando responsabilità di vario tipo ascrivibili alle modalità di gestione della casa. E ancora, somministrazione delle terapie senza alcun criterio né competenza (da cui è scaturito un procedimento per esercizio abusivo della professione medica poi archiviato) e conservazione dei farmaci in locali e a temperature inadeguati. I pazienti, ad eccezione di mia sorella, anche lei ospite della casa, verserebbero in condizioni di abbandono, <em>relegati e nascosti deliberatamente all’attenzione dei medici di base, </em>senza alcuna cura per l’igiene personale (<em>molti pazienti non vengono lavati anche per 10-15 giorni</em>) e per l’igiene locale. L’esponente arriva persino ad ipotizzare <em>uno sfruttamento delle risorse economiche assistenziali dei pazienti i quali in alcuni casi sembrano essere titolari anche di più di una pensione</em>. Da ultimo si asserisce che <em>le documentazioni, anche quelle relative allo stato dei pazienti, sono regolarmente falsificate con lo scopo di ottenere l’accesso a finanziamenti altrimenti negati.</em></p>
<p>A completare il quadro di questa “casa degli orrori”, l’esponente afferma che <em>strategicamente il campanello è fuori uso, per cui è necessario bussare o trovare il modo di farsi sentire per accedere ai locali</em>, come ad evitare che qualche intruso possa accedere alla struttura e scoprire le nefandezze che vi si celano!</p>
<p>Orbene, tali affermazioni sono tutte assolutamente false, e sono state recisamente smentite dall’attività d’indagine espletata; tanto che i due procedimenti cui l’esposto ha dato origine (il n. 8294/09 R.N.R. ed il n. 487/10 R.N.R.) si sono conclusi con l’archiviazione.</p>
<p>In particolare, già nelle prime fasi dell’indagine, il NAS ebbe modo di rilevare che <em>le camere dei pazienti erano in condizioni igieniche strutturali sufficienti; che nella mansarda </em>(dove il denunciante afferma siano custoditi i farmaci) <em>non si è rilevata una temperatura non idonea alla permanenza delle persone e nell’ambiente non era collocato l’armadietto dei farmaci; nell’ambiente sito nel sottopiano della struttura non erano accatastati rifiuti ma solo mobili e suppellettili varie; l’impianto citofonico funzionava perfettamente. </em>E ancora, quanto ai pasti si è potuto accertare che <em>i pazienti, in merito al livello quantitativo e qualitativo, </em>non hanno riferito anomalie, e che <em>ogni paziente ha la sua tabella dietetica personalizzata e i pasti sono composti da alimenti sia surgelati che freschi </em>(doc. 5)<em>.</em></p>
<p>Quanto agli altri profili di responsabilità prospettati nell’esposto a firma del dott. Tronci, la truffa e l’esercizio abusivo della professione medica, la valutazione qualificata ed approfondita della magistratura ha consentito successivamente di escludere la sussistenza di profili di responsabilità che avessero rilievo penale.</p>
<p>Tutto ciò premesso chiedo che si proceda ai sensi di legge alla punizione del sig. Tronci Antonio, nato a Cagliari l’8.08.1960, residente a San Sperate in via Carbonia n. 16 per i reato di calunnia, e/o per gli altri reati che la S.V. vorrà ravvisare nei fatti esposti, opponendomi alla definizione del procedimento con decreto penale di condanna e chiedendo fin d’ora di essere avvisato circa una eventuale richiesta di archiviazione o di proroga delle indagini.</p>
<p>Nomino miei difensori gli avvocati Mario Canessa e Dario Sarigu del Foro di Cagliari, presso il cui studio in via Barcellona 2 eleggo domicilio, delegandoli al deposito del presente atto.</p>
<p>Allegati:</p>
<ol>
<li>esposto a firma di Antonio Tronci con relativo verbale di ricezione in data 21/07/2009;</li>
<li>decreto di archiviazione nel proc. pen. 8294/09 r.n.r. e relativa richiesta;</li>
<li>decreto di archiviazione nel proc. pen. 487/10 r.n.r. e relativa richiesta;</li>
<li>copia dell’articolo a firma di A. Tronci pubblicato sul quotidiano L’Unione Sarda del 28/10/2009;</li>
<li>verbale d’ispezione igienico sanitaria del NAS di Cagliari in data 27/07/2009 Cagliari, 18 apr. 11</li>
</ol>
<p> </p>
<p>Gisella Trincas</p>
<p>Avvocato Mario Canessa</p>
<p>Avvocato Dario Sarigu</p>
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		<title>Interrogazione dell&#8217;on. Espa Diana su &#8220;Psichiatria Sardegna: prove tecniche di carcerazione&#8221;</title>
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		<pubDate>Wed, 05 Jan 2011 17:08:41 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Michela</dc:creator>
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		<description><![CDATA[XIV LEGISLATURA
INTERROGAZIONE Marco Espa, Giampaolo Diana con richiesta di risposta scritta, sul trasferimento provvisorio del Servizio Psichiatrico di Diagnosi e Cura 1 di Cagliari in un’area ospedaliera ristrutturata e attrezzata per ospitare una struttura carceraria sanitaria.
I sottoscritti,
premesso che:
il 05.01.2011 si è appresa la notizia reclamata da una famiglia di una persona con disagio mentale, che ...<br /><a href="http://www.news-forumsalutementale.it/interrogazione-dellon-espa-diana-su-psichiatria-sardegna-prove-tecniche-di-carcerazione/" class="leggi-ancora">leggi tutto &#187;</a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.news-forumsalutementale.it/public/struttura_carceraria-150x150.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-6054" title="struttura_carceraria-150x150" src="http://www.news-forumsalutementale.it/public/struttura_carceraria-150x150.jpg" alt="struttura_carceraria-150x150" width="150" height="150" /></a>XIV LEGISLATURA</p>
<p>INTERROGAZIONE Marco Espa, Giampaolo Diana con richiesta di risposta scritta, sul trasferimento provvisorio del Servizio Psichiatrico di Diagnosi e Cura 1 di Cagliari in un’area ospedaliera ristrutturata e attrezzata per ospitare una struttura carceraria sanitaria.</p>
<p>I sottoscritti,</p>
<p>premesso che:</p>
<p>il 05.01.2011 si è appresa la notizia reclamata da una famiglia di una persona con disagio mentale, che il Servizio Psichiatrico di Diagnosi e Cura 1 di Cagliari è stato trasferito provvisoriamente in un’area ospedaliera ristrutturata e attrezzata per ospitare una struttura carceraria sanitaria;</p>
<p>considerato che:</p>
<p>la riorganizzazione del Servizio Psichiatrico di Diagnosi e Cura (SPDC) di Cagliari, collocato all&#8217;interno dell&#8217;ospedale cagliaritano SS. Trinità, punta a favorire la presa in carico del paziente, anche in crisi, con modalità rispettose dei diritti e della dignità della persona;</p>
<p>rilevato che :</p>
<p>l’adattamento per il paziente ed i suoi familiari, sotto l’aspetto psicologico, di una degenza in quella che è una “cella” per un detenuto e non certo adeguata alla tipologia di ricovero di una struttura sanitaria pubblica che richiederebbe luoghi e pratiche adeguate;</p>
<p>per quali motivi il problema sanitario non ha trovato soluzioni all&#8217;interno del sistema sanitario pubblico, come ad esempio, in alternativa al ricovero in struttura carceraria ospedaliera, la necessità di riaprire immediatamente gli 8 posti letto dei 2 centri di salute mentale sperimentali (Cagliari A e Quartu S.E.).</p>
<p> chiedono di interrogare il Presidente della Regione, l&#8217;Assessore regionale dell&#8217;igiene e sanità e dell&#8217;assistenza sociale:</p>
<p> 1.quali motivazioni hanno indotto ad oggi il ritenere una “struttura carceraria” quale postazione di accomodamento di pazienti affetti da disturbi mentali, considerata l’assistenza di un Servizio Psichiatrico di Diagnosi e Cura.</p>
<p> 2.Per quanto tempo ancora si ritiene dover mantenere i pazienti in tale struttura e quali azioni urgenti intendano intraprendere per riattivare le strutture idonee, come di un qualunque servizio sanitario regionale o nazionale dev’essere, perché i pazienti di salute mentale possano trovare accoglienza nei reparti sanitari loro appropriati, come ad esempio i posti letto dei servizi sperimentali di Cagliari e Quartu</p>
<p> Cagliari, 05/01/2011</p>
<p> on. Marco Espa</p>
<p>on. Giampaolo Diana</p>
]]></content:encoded>
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		<title>Psichiatria Sardegna: prove tecniche di carcerazione</title>
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		<pubDate>Tue, 04 Jan 2011 15:27:58 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Michela</dc:creator>
				<category><![CDATA[Notizie]]></category>
		<category><![CDATA[paradigma sardegna]]></category>
		<category><![CDATA[porte chiuse]]></category>

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		<description><![CDATA[Con vivo stupore apprendo, questa mattina da una famiglia aderente all&#8217;ASARP, che il Servizio Psichiatrico di Diagnosi e Cura 1 di Cagliari (quello che è andato a fuoco di recente, quello dove è morto legato il Signor Casu, quello che continua a praticare la contenzione) è stato trasferito, provvisoriamente (sic!), in un&#8217;area ospedaliera ristrutturata e ...<br /><a href="http://www.news-forumsalutementale.it/psichiatria-sardegna-prove-tecniche-di-carcerazione/" class="leggi-ancora">leggi tutto &#187;</a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.news-forumsalutementale.it/public/spdc.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-6029" title="spdc" src="http://www.news-forumsalutementale.it/public/spdc-300x224.jpg" alt="spdc" width="300" height="224" /></a>Con vivo stupore apprendo, questa mattina da una famiglia aderente all&#8217;ASARP, che il Servizio Psichiatrico di Diagnosi e Cura 1 di Cagliari (quello che è andato a fuoco di recente, quello dove è morto legato il Signor Casu, quello che continua a praticare la contenzione) è stato trasferito, provvisoriamente (sic!), in un&#8217;area ospedaliera ristrutturata e attrezzata per ospitare una struttura carceraria sanitaria. Pensate che non hanno trovato altre soluzioni! Un problema sanitario non ha trovato soluzioni all&#8217;interno del sistema sanitario pubblico. Qualunque altra soluzione, come ad esempio riaprire immediatamente gli 8 posti letto dei 2 centri di salute mentale sperimentali (Cagliari A e Quartu S.E.), non è stata presa neppure in considerazione!</p>
<p>Quindi una persona che si rivolge al servizio di salute mentale (possiamo definirlo ancora così?) per essere aiutata a superare la crisi, quel momento di estremo bisogno che richiederebbe luoghi e pratiche adeguati e altamente umanizzati, si trova &#8220;ospitata&#8221; in una cella! Certo, con la porta di ferro aperta, ma in una grigia cella!</p>
<p>Questo è inaccettabile, è assolutamente inaccettabile oltrechè vergognoso!</p>
<p>Sono certa che se fosse andato a fuoco il reparto di cardiologia a nessuno sarebbe venuta in mente una soluzione così folle!</p>
<p>Gisella Trincas Presidente ASARP</p>
]]></content:encoded>
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		<title>Il commento della Commissione d&#8217;inchiesta. Un paradosso sardo</title>
		<link>http://www.news-forumsalutementale.it/il-commento-della-commissione-dinchiesta-un-paradosso-sardo/</link>
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		<pubDate>Fri, 24 Dec 2010 15:20:33 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Michela</dc:creator>
				<category><![CDATA[Buone e cattive pratiche]]></category>
		<category><![CDATA[paradigma sardegna]]></category>

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		<description><![CDATA[di Peppe Dell&#8217;Acqua
Il presidente, sen. Marino (PD) e il vice presidente, sen. Saccomanno (PdL), hanno espresso un parere molto positivo per quanto hanno visto a Cagliari.
Ignazio Marino ha visitato il CSM di Cagliari A, tra i più belli per struttura edilizia e arredo che si sono costruiti in Italia negli ultimi 5 anni. Il Centro ...<br /><a href="http://www.news-forumsalutementale.it/il-commento-della-commissione-dinchiesta-un-paradosso-sardo/" class="leggi-ancora">leggi tutto &#187;</a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>di Peppe Dell&#8217;Acqua</p>
<p>Il presidente, sen. Marino (PD) e il vice presidente, sen. Saccomanno (PdL), hanno espresso un parere molto positivo per quanto hanno visto a Cagliari.</p>
<p>Ignazio Marino ha visitato il CSM di Cagliari A, tra i più belli per struttura edilizia e arredo che si sono costruiti in Italia negli ultimi 5 anni. Il Centro ha cominciato a funzionare aperto nelle 24 ore, 7 giorni su 7, aprendo il cuore dei familiari alla speranza e la mente degli operatori a una pratica più sensata. La sua apertura non fu facile: l’aggressione di quelli che oggi governano fu, a tratti, criminale. Tant’è che, all’indomani dell’elezione di Cappellacci, attuale Governatore della Sardegna, le 24 ore di apertura si sono ridotte a 12 e altre riduzioni quel Centro ha dovuto subire. E tuttavia resta un segno dell’eccellenza del lavoro dell’assessore Dirindin e di quanti, con lei, hanno collaborato e una conferma delle grandi potenzialità comunque presenti in Sardegna.</p>
<p>La Commissione ha visitato il Secondo SPDC dell’ospedale di Is Miriones. Bello, arioso, colorato. Il Servizio, che ha iniziato da subito con le porte aperte e rifiutando ogni forma di contenzione, è stato realizzato negli ultimi mesi di lavoro della Giunta Soru. Anche questo avversato da chi oggi governa. La nuova gestione, per prima cosa, ha cercato di intimidire gli operatori perché chiudessero le porte e ritornassero all’uso rassicurante (e orribile) delle fasce.</p>
<p>La Commissione ha visitato una struttura residenziale. Anche questa rinnovata, ristrutturata e riarredata con un investimento di risorse da parte del Governo regionale precedente, finalizzato a rendere dignitosi i luoghi dell’abitare, seguendo la spinta innovativa del Piano Sanitario (<a href="http://www.news-forumsalutementale.it/public/Salute-mentale-conclusiva.pdf">La Salute Mentale nel Piano Sanitario</a>), approvato nel 2007. La nuova Giunta nei suoi primissimi atti, ha inteso prima congelare e poi cancellare ogni conseguenza del Piano che aveva posto la Regione Sardegna come modello pratico e incisivo nel rimuovere le inerzie intorno alla “questione 180”.</p>
<p>Il sen. Marino e il sen. Saccomanno hanno visto la realizzazione (e dunque la possibilità immediata) di quanto insistentemente e con coerenza stanno chiedendo e cercando di realizzare dopo le ispezioni agli OPG del nostro Paese. Stanno chiedendo, nel più breve tempo possibile, il ritorno nei territori di provenienza di 300 uomini, senza alcuna ragione internati negli OPG. Hanno incontrato,in una residenza gestita da una cooperativa sociale, un uomo rientrato dall’OPG e se ne sono rallegrati. Il sostegno del CSM, l’ospitalità in quel luogo accogliente, il programma riabilitativo e di inserimento lavorativo finanziato da una apposita risorsa messa in campo dal DSM hanno reso possibile quel ritorno. La Giunta precedente aveva attivato risorse economiche per progetti personalizzati e costruito procedure e pratiche per mettere a disposizione dei cittadini uno strumento che si è rivelato formidabile: il Budget di Salute.</p>
<p>Più di 200 sono stati i progetti attivati dal Budget di Salute fino al 2008 a Cagliari e altrove, utilizzando risorse rese disponibili dal Piano Sanitario. Anche queste risorse, dal 2008 in avanti, sono state congelate e le esperienze di cooperazione sociale stanno progressivamente riducendo la loro potenzialità per cedere il passo a un dilagante ritorno delle psichiatrie mercantili e della pericolosità.</p>
<p>Marino e Saccomanno devono sapere che nel 2004 erano circa 70 i cittadini sardi internati negli OPG, 4,4/100.000 ab a fronte della media nazionale di 2/100.000 ab. Nel 2008 erano poco meno di 40 (2,7/100.000 ab). Oggi sono 45 e 10, soltanto nel 2009,  sono stati i nuovi ingressi.</p>
<p>Molti, e primi tra tutti le associazioni dei familiari, hanno avvertito come una beffa il giudizio così positivo della Commissione a fronte, dico qui per brevità, delle psichiatrie del rischio, della cronicità, dell’inguaribilità che sono ritornate prepotenti in Sardegna. Proprio gli psichiatri della “grande tradizione sarda” hanno per prima cosa cercato di chiudere, con la complicità dei politici, una storica e singolare esperienza: Casamatta. Il progetto residenziale pensato e costruito nell’ambito dell’associazionismo dei familiari, è stato oggetto di pesantissime intimidazioni. Per la sola ragione che i familiari, che quella casa avevano faticosamente costruito, erano stati promotori e sostenitori di quel cambiamento.</p>
<p>Se Marino fosse andato a Sassari …, se avesse visitato Oristano …, se avesse potuto spostare lo sguardo su altre realtà cagliaritane, se avesse potuto vedere la miseria di tanti CSM, se avesse potuto constatare quanto si va chiudendo a Olbia e a Nuoro …</p>
<p>Se questo fosse accaduto, probabilmente, la beffa sarebbe stata ancora più grande: si sarebbe cancellato qualsiasi traccia di quella scommessa ardita e vincente.</p>
<p>Oggi possiamo dire che, magrado Liori e l&#8217;inquietante prepotenza e l&#8217;ignoranza degli psichiatri con gli anfibi e il teschio sugli anelli,  è possibile continuare a sperare nelle buone pratiche, è possibile che gli operatori più consapevoli possano riconoscersi, anche se osteggiati, in percorsi di rinnovamento, è possibile che le associazioni e i familiari possano rivendicare quanto hanno già visto realizzato. E che le persone che vivono l’esperienza del disturbo mentale possano, alla fine, malgrado tutto, farcela.
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<h4 class="wam">Allegati</h4>
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<li><a href='http://www.news-forumsalutementale.it/public/Salute-mentale-conclusiva.pdf' class="wam_icon_link" style='padding-left:20px; line-height:16px; background-image:url("http://www.news-forumsalutementale.it/wp-content/plugins/attachment-manager/icons/page_white_acrobat.png");'>La Salute Mentale nel Piano Sanitario</a>
</p>
</li>
</ul>
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