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	<title>forumsalutementale.it &#187; pericolosità</title>
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		<title>E se il pazzo non è pericoloso ma è lui a venir aggredito?</title>
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		<pubDate>Sat, 12 Nov 2011 15:26:21 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Michela</dc:creator>
				<category><![CDATA[Dalla stampa]]></category>
		<category><![CDATA[comunicare]]></category>
		<category><![CDATA[pericolosità]]></category>

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		<description><![CDATA[A seguito dell&#8217;uscita su varie testate della notizia della violenza subita a Roma da una donna ospite di un Centro di Igiene Mentale, il responsabile del settore salute mentale della Fondazione Di Liegro, ha redatto il seguente comunicato stampa:
A Roma non si esauriscono i casi di violenza ed emarginazione nei confronti di persone con disagio psichico
Un commento ...<br /><a href="http://www.news-forumsalutementale.it/e-se-il-pazzo-non-e-pericoloso-ma-e-lui-a-venir-aggredito/" class="leggi-ancora">leggi tutto &#187;</a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.news-forumsalutementale.it/public/violenza-9996d4.jpg"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-7756" title="violenza-9996d4" src="http://www.news-forumsalutementale.it/public/violenza-9996d4-180x180.jpg" alt="violenza-9996d4" width="180" height="180" /></a>A seguito dell&#8217;uscita su varie testate della notizia della violenza subita a Roma da una donna ospite di un Centro di Igiene Mentale, il responsabile del settore salute mentale della Fondazione Di Liegro, ha redatto il seguente comunicato stampa:</p>
<p>A Roma non si esauriscono i casi di violenza ed emarginazione nei confronti di persone con disagio psichico</p>
<p>Un commento di Josè Mannu, psichiatra responsabile scientifico salute mentale della Fondazione Internazionale Don Luigi Di Liegro, all&#8217;episodio di violenza di via Saredo</p>
<p>La notizia di una donna adescata profittando della sua fragilità psichica e poi violentata e ridotta in fin di vita è solo una punta di iceberg di una condizione in cui le persone che attraversano un periodo di disagio psichico grave si trovano a dover affrontare. Purtroppo queste situazioni passano normalmente sotto silenzio mentre una grande risonanza viene data ad episodi in cui una persona con disagio psichico diventa aggressore. Eppure la condizione di vittima di soprusi da parte di queste persone è la norma mentre la condizione di aggressore è l&#8217;eccezione.</p>
<p>Ma è proprio questo l&#8217;aspetto preoccupante: sfruttare una persona con disagio psichico non fa notizia se non in casi  estremi, come quello segnalato dall&#8217;articolo apparso ieri su testate locali e nazionali. Sfruttare le persone in condizione di fragilità è cosa di tutti i giorni ed è per questo che la Fondazione Don Luigi Di Liegro ha optato per un coinvolgimento forte, deciso, nelle problematiche della salute mentale.</p>
<p>Queste sono persone, vittime che non hanno voce e noi sentiamo come dovere morale dare loro voce, contro quelle notizie dei media che cercano di far passare come carnefici coloro che tutte le statistiche nazionali e internazionali definiscono vittime.</p>
<p>Felici per l&#8217;accoglienza e l&#8217;assistenza che questa donna ha avuto, preoccupati perché ancora manca una adeguata prevenzione e difesa prima che questi fatti accadano.</p>
<p>Non basta dare due pillole negli ambulatori, la persona si sostiene e si cura nel quotidiano svolgersi della vita fatta spesso di solitudine e disperazione dietro le alte mura dello stigma sociale.</p>
<p>Roma 10 Novembre 2011</p>
<p>Josè Mannu</p>
<p>FONDAZIONE INTERNAZIONALE DON LUIGI DI LlEGRO onlus</p>
<p><a href="mailto:info@fondazionediliegro.it">info@fondazionediliegro.it</a></p>
<p><a href="http://www.fondazionediliegro.it">www.fondazionediliegro.it</a></p>
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		<title>L’omicidio di prossimità e la legge Basaglia</title>
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		<pubDate>Mon, 24 May 2010 15:20:49 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Michela</dc:creator>
				<category><![CDATA[In apertura]]></category>
		<category><![CDATA[180]]></category>
		<category><![CDATA[pericolosità]]></category>

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		<description><![CDATA[di Giovanni Rossi
Il 25 aprile 2010 a Volta Mantovana un uomo ha ucciso tre persone : la ex moglie, una vicina di casa, il figlio di un conoscente con il quale aveva avuto rapporti di affari. Da questo episodio, come da altri, sono venuti attacchi alla legge 180. le considerazioni che seguono cercano di capire ...<br /><a href="http://www.news-forumsalutementale.it/l%e2%80%99omicidio-di-prossimita-e-la-legge-basaglia/" class="leggi-ancora">leggi tutto &#187;</a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>di Giovanni Rossi</p>
<p>Il 25 aprile 2010 a Volta Mantovana un uomo ha ucciso tre persone : la ex moglie, una vicina di casa, il figlio di un conoscente con il quale aveva avuto rapporti di affari. Da questo episodio, come da altri, sono venuti attacchi alla legge 180. le considerazioni che seguono cercano di capire perché.<span id="more-4066"></span></p>
<p>vedi anche: <a href="http://www.rete180.it">www.rete180.it</a></p>
<p><a href="http://www.news-forumsalutementale.it/public/lomicidio_di_prossimità_e_la_legge_Basaglia.pdf">l&#8217;omicidio_di_prossimità_e_la_legge_Basaglia</a>
<div class="wam_wrap">
<h4 class="wam">Allegati</h4>
<ul class="wam_ul">
<li><a href='http://www.news-forumsalutementale.it/public/lomicidio_di_prossimità_e_la_legge_Basaglia.pdf' class="wam_icon_link" style='padding-left:20px; line-height:16px; background-image:url("http://www.news-forumsalutementale.it/wp-content/plugins/attachment-manager/icons/page_white_acrobat.png");'>l&#8217;omicidio_di_prossimità_e_la_legge_Basaglia</a>
</p>
</li>
</ul>
</div>
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		<title>Omar Bianchera e dintorni</title>
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		<pubDate>Thu, 06 May 2010 18:35:45 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Buone e cattive pratiche]]></category>
		<category><![CDATA[Punti di vista]]></category>
		<category><![CDATA[Dalla stampa]]></category>
		<category><![CDATA[pericolosità]]></category>

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		<description><![CDATA[di Luigi Benevelli
Domenica 25 aprile scorso a Volta Mantovana Omar Bianchera, 43 anni,  ha eseguito una vera e propria “condanna a morte” di tre persone:  la ex moglie, una anziana vicina di casa 71enne, il figlio di una persona con cui aveva avuto un contenzioso per questioni di soldi e affari. Armi del delitto: due ...<br /><a href="http://www.news-forumsalutementale.it/omar-bianchera-e-dintorni/" class="leggi-ancora">leggi tutto &#187;</a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>di Luigi Benevelli</p>
<p>Domenica 25 aprile scorso a Volta Mantovana Omar Bianchera, 43 anni,  ha eseguito una vera e propria “condanna a morte” di tre persone:  la ex moglie, una anziana vicina di casa 71enne, il figlio di una persona con cui aveva avuto un contenzioso per questioni di soldi e affari. Armi del delitto: due pistole ed un fucile a pompa regolarmente denunciate che, pare, avrebbe potuto usare solo al poligono di tiro. Si racconta  che Bianchera, divorziato da 10 anni, che si trovasse in gravi ristrettezze economiche anche perché di recente condannato a risarcire la ex moglie della somma di 30.000 euro.</p>
<p>Omar Bianchera aveva il porto d’armi, la patente di guida, andava a sparare al tiro a segno, frequentava una palestra per tenersi in forma, faceva  la sua vita. Magari non era granché socievole e di compagnia, era molto ma molto arrabbiato con la moglie che pare avesse dovuto provvedere a blindare la porta della propria casa temendone le irruzioni, ma che risulta non lo avesse mai denunciato ai Carabinieri che a loro volta non avevano evidentemente avuto ragioni per negare  il possesso e l’uso di armi. Parenti, qualche amico, oltre alle vittime conoscevano il suo stato d’animo, l’accumularsi di una forte aggressività.</p>
<p>Sui mezzi di informazione di questi giorni è stato scritto “troppa  gente pericolosa è libera di colpire”,; “più trattamenti psichiatrici coatti e prolungati” sono stati invocati.</p>
<p>Omar Bianchera non si era mai rivolto al Cps del suo distretto socio-sanitario, e non  risulta che abbia mai frequentato né psichiatri né psicologi da cliente “privato”né che la sua esasperazione sia mai stata segnalata ai servizi sanitari o alle agenzie di sicurezza locali (carabinieri). Questo non vuol dire che si sentisse bene, ma che egli riteneva di poter risolvere le sue questioni  senza bisogno di “accompagnamento” e consigli e che chi lo conosceva non era a tal punto preoccupato da richiedere interventi , soccorsi “esterni” . La sintesi  possono essere le parole del sindaco di Volta Mantovana  (che  è anche un medico di famiglia) che ha parlato dell’omicida e della moglie come di “due cittadini come tutti gli altri, come Comune non c’è mai stato motivo di occuparcene” (Gazzetta di Mantova,  26 aprile 2010).</p>
<p>Invece “La Stampa” di Torino del 26 aprile ha titolato sulla strage di Volta Mantovana “L’Italia dei pazzi armati” invocando la riapertura dei manicomi, addebitando quanto accaduto alla carenza dei trattamenti psichiatrici. A gettare benzina su questo fuoco ci si è messo anche il prof. Francesco Bruno, criminologo romano celebre anche perché frequentatore del salotto di Bruno Vespa, che dichiarava “quell’uomo è un malato. Un depresso (…) Qualsiasi psichiatra ne avrebbe potuto riconoscere i sintomi e fermare la mano” (Gazzetta di Mantova, 27 aprile). Sulla base di questa fulminante affermazione, pare di capire che se il triplice omicidio non è stato evitato la responsabilità è della mancanza di uno  psichiatra che  abbia letto o sia stato messo nelle condizioni di leggere per tempo nel pensiero del “reo folle”. Proprio così, perché deve essere chiaro, dice il  prof. Bruno che ci troviamo di fronte a delitti compiuti da un folle. Il professor  Francesco Bruno è uno dei  “signori” delle perizie psichiatriche, di quegli esperti di cose umane chiamati nel corso dei  processi a stabilire se al momento di compiere il reato, l’autore del crimine fosse in grado di intendere e di volere, quindi <em>dopo </em>che il reato è stato commesso.  Ma nel nostro caso egli si è pronunciato su ciò che altri non avrebbero fatto <em>prima</em>, argomento sul quale non però deve avere molta esperienza non lavorando in un servizio di salute mentale:  che i locali servizi di salute mentale possano sapere e intervenire per tempo è del tutto improbabile, infatti, se la persona in questione o chi la conosce non avvertono una  situazione che rischia di sfuggire di mano.</p>
<p>Io non so se Omar Bianchera sarà sottoposto a perizia psichiatrica e quali saranno le conclusioni della stessa; per adesso, almeno dalle informazioni disponibili so che né  Omar Bianchera né chi lo conosceva o aveva a che fare con lui hanno pensato di rivolgersi ad una agenzia psichiatrica o ad allertare i Carabinieri. Se ciò corrisponde al vero, tuttavia sono del tutto comprensibili gli interrogativi in ordine a come è possibile prevenire drammatici  eventi come quelli di Volta Mantovana. Tanto più che Volta Mantovana non è una grande metropoli dove la gente va per la sua strada e nessuno vede niente, né, come nei film <em>western </em>un villaggio dove si può girare armati a farsi giustizia da sé, ma un piccolo, ricco comune della collina morenica dove si potrebbe dire che c’è controllo sociale, dove  tutti conoscono tutti, nessuno passa inosservato. O forse si potrebbe dire che <em>c’era un forte controllo </em>sociale, che anche a Volta Mantovana le donne e gli uomini sono più soli, isolati di prima, o meglio ancora che negli ultimi anni il forte controllo sociale è stato indirizzato agli immigrati, dando per scontato che dei nativi, vale a dire i “nostri”, c’è da fidarsi.</p>
<p>Quanto accaduto pone invece un ulteriore problema, in rapporto alla condizione non tanto e non solo della salute mentale di Omar Bianchera, ma a quella della comunità locale nel suo complesso. In altri termini ci si può chiedere se i servizi di salute mentale debbano accontentarsi di aspettare l’arrivo o la segnalazione di chi sta male e della sua famiglia o se invece non possano svolgere un ruolo più attivo nella vita di quella determinata popolazione, non da soli certamente perché devono essere supportati da politiche di coesione sociale. A questo, mi pare, ha fatto riferimento Luigi  Ferrannini, presidente della Società italiana di psichiatria che a commento della vicenda di Volta Mantovana ha affermato<em>:</em></p>
<p><em> Diverse le cause che portano a gesti folli, ma è il contesto ad avere oggi un ruolo sempre più importante. Il complesso di elementi che producono comportamenti a rischio non necessariamente coinvolge persone già in trattamento . Come nei recenti episodi delle depressioni post parto, di situazioni di famiglie divise dove la donna rimane sola, sono scenari che non vanno letti soltanto come il prodotto di una mente, ma di una mente all’interno di un contesto di risorse, di aiuti, di supporti, anche sanitari ma non solo. Leggiamo la complessità dei contesti e non riconduciamo i fatti soltanto alle patologie quasi ci fosse un nesso di causalità che dice che a fronte di una data patologia non può che succedere qualcosa.</em></p>
<p>Sono  evidenti quindi la strumentalità dei titoli de “La Stampa” e delle dichiarazioni del prof. Bruno: cogliere l’inquietudine e lo smarrimento dell’opinione pubblica di fronte a gravissimi delitti contro la persona per spostare la discussione sul lavoro, le finalità e l’utilità dei servizi pubblici di assistenza psichiatrica italiani come sono oggi.  Il signor Omar Bianchera con le sue responsabilità non c’entra niente.</p>
<p>A tale riguardo Peppe Dell’Acqua, direttore del dipartimento di salute mentale di Trieste, ha scritto al direttore de “La Stampa” lamentando che</p>
<p><em>non si è pensato di informare i lettori, con un paio di semplicissime cifre, che questa stessa Italia dei “folli autolesionisti” è, tra i paesi d’Europa (e non solo), il paese con il numero di suicidi più basso. E che, dati alla mano, i suicidi messi in atto dagli italiani nel 70% dei casi non hanno nulla a che vedere con la “follia” o malattia mentale non curata a causa di “un’ostinazione ideologica” smascherata dagli “ultimi fatti di cronaca”. E che altre nude e crude statistiche accessibili a ogni giornalista, familiare e cittadino che li volesse consultare, confermano dati alla mano, che di malattia mentale non solo ci si può curare, ma anche grazie al cielo guarire. Più precisamente, si guarisce nel 25% dei casi di schizofrenia severa e nel 50% si guarisce socialmente, conquistando le persone ruoli lavorativi, sociali e di cittadinanza che, con un supporto terapeutico adeguato, le rendono cittadini autonomi, partecipi, produttivi e realizzati oltre che contenti di esserlo.</em></p>
<p>Forse non è casuale la coincidenza con il fatto che presso la XII Commissione Affari Sociali della Camera è cominciata la discussione sulle proposte di legge di modifica della legislazione in vigore, nota giornalisticamente come “legge Basaglia”.</p>
<p>I testi presentati da deputati del centrodestra sono costruiti in risposta a cronache giornalistiche e racconti di delitti  attribuiti a persone con disturbi mentali, invece che sulla conoscenza di quanto succede nella realtà  quotidiana dei servizi di salute mentale che operano secondo quanto scritto nel primo comma dell’art. 33 della legge 833/78:</p>
<p><em>gli accertamenti ed i trattamenti sanitari sono di norma volontari</em>.<em> </em></p>
<p>Stanno crescendo le spinte per indurre una deriva dei servizi di salute mentale in direzione di una  «psichiatria difensiva»  (rispetto ai rischi della relazione con chi sta male e fa fatica a vivere) che porta ad abdicare alla funzione alla cura, ad intendere l’assistenza come braccio della magistratura o della polizia, a più trattamenti coatti, a evitare le situazioni più emblematiche e rischiose (e quindi minore tutela della comunità), più ricorsi al giudice, al carcere all’Ospedale psichiatrico giudiziario, a una sicurezza (dello psichiatra) ottenuta tramite la coercizione del paziente.</p>
<p>A fronte di questa offensiva restauratrice del buon ordine manicomiale, se  il diritto alla  salute mentale e a una buona assistenza psichiatrica sono,  e certamente lo sono, un problema di ordine nazionale, vale la pena piuttosto di chiedere conto alle Regioni del lavoro da loro svolto in questi trent’anni per assicurare alla popolazione  buoni servizi di salute mentale. Perché potrebbe essere che molte Regioni abbiano fallito l’obiettivo.  Gli amministratori regionali e locali, i dirigenti delle Aziende sanitarie  in questi trent’anni sono stati infatti titolari delle politiche per la salute mentale, hanno avuto a disposizione due progetti-obiettivo nazionali e, da ultimo, le indicazioni in materia di esecuzione dei t.s.o. licenziate dalla Conferenza Stato-Regioni- autonomie. Che ne hanno fatto?</p>
<p>Recenti vicende come quella del Comune di Milano (con l’istituzione del tavolo della pericolosità sociale e la proposizione di percorsi separati per gli utenti certificati “pericolosi” dai servi pubblici ), quella dello sgombero in Calabria di Serra d’Aiello (e annesse delibere regionali che prevedono un nuovo grande internamento senza diritti e senza tutele- ma con molti affari, fra cui l’apertura del nuovo manicomio di Girifalco), quelle di pazienti morti legati nell’Spdc di Vallo di Lucania e di Cagliari e quelle delle condanne di operatori giudicati responsabili di reati compiuti da pazienti loro affidati (tema della sovrapposizione di cura e di custodia), ci dicono della necessità di ottenere risposte, chiarimenti, attribuzioni di responsablità sulla base di un confronto leale con le persone più coinvolte, in primis operatori, famiglie, pazienti e amministratori locali.</p>
<p>Bisogna fare il possibile per evitare che si vada (ritorni) verso una psichiatria di manicomi, contenzioni, coazioni affidata a medici demiurghi.  Anche perché,  in sintonia con quanto affermato di recente dal ministro Fazio che non vi è nessun bisogno di riforma della legge, ma di monitorare costantemente la rete dei servizi pubblici e privati accreditati, di perseguire una omogeneità di offerta su tutto il territorio nazionale, di ribadire che gli operatori dei Dsm hanno solo responsabilità in ordine a diagnosi, cura e riabilitazione, non alla custodia e nemmeno a svolgere funzioni di “psicopolizia”.</p>
<p>Riproporre la presunzione della pericolosità sociale dei malati psichici vuol dire ignorare  che i soggetti con questi problemi non delinquono in maniera superiore rispetto ai soggetti “normali” (con esclusione degli alcolisti e dei tossicodipendenti), anzi più spesso sono oggetto di violenze piuttosto che attori di violenze. Le cronache di questi giorni sono piene di episodi criminali, spesso efferati, compiuti da persone in apparenza “normali”, per ragioni per lo più passionali o patrimoniali. Concentrare l’attenzione solo sulla salute mentale è fuorviante e richiama la logica del pregiudizio, dello stigma.</p>
<p><strong>Va affermato che l</strong>e persone con disturbo mentale e le loro famiglie hanno <em>comunque e sempre</em> diritto a:</p>
<p>-  ricevere cure adeguate , essere informate sui percorsi possibili ed essere protagonisti delle scelte terapeutiche;</p>
<p>- essere accolte in servizi accoglienti, ospitali, rispettosi della dignità del cittadino;</p>
<p>- continuità terapeutica anche tramite l’integrazione fra pubblico e privato nella declinazione dei percorsi dei trattamenti, specie nelle situazioni più gravi;</p>
<p>- sostegno attraverso l’auto-mutuo-aiuto;</p>
<p>- casa e lavoro;</p>
<p>I recenti drammatici fatti di cronaca nera hanno scatenato prese di posizione che se sono comprensibili sul piano dell’emotività, risultano sbagliate e devianti sul piano delle conclusioni operative. Le persone che hanno compiuto gravissimi delitti erano state lasciate sole non dalla psichiatria ma da comunità che non sono state in grado di offrire né solidarietà né controllo sociale. Per questo fare salute mentale significa non solo occuparsi di chi soffre di disturbi psichiatrici ma anche della qualità delle relazioni sociali e della vita sociale delle comunità a livello locale (prevenzione, lotta allo stigma, riabilitazione).    </p>
<p>L’aspetto da porre al centro di una  riflessione il più possibile comune è quello della facilitazione, della coltivazione e della promozione della confidenza nelle relazioni fra servizi pubblici e utenti ( e viceversa),  vera pre-condizione perché si possa parlare di <em>salute mentale</em>. Anche perché, come ha scritto di recente Eugenio Borgna, una psichiatria che si affida solo agli psicofarmaci è una psichiatria senz’anima e senza speranza nell’uomo. Va confermata quindi la centralità della persona anche perché, come afferma il documento del direttivo della Società italiana di psichiatria, marzo 2009,</p>
<p><em>non vi sono evidenze scientifiche che la coazione prolungata di un trattamento(…) porti ad una maggiore efficacia della cura</em>.</p>
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		<item>
		<title>Milano: 12 maggio per bloccare il &#8220;Tavolo&#8221;. La psichiatria come &#8220;braccio sanitario&#8221; delle Forze dell&#8217;Ordine</title>
		<link>http://www.news-forumsalutementale.it/milano-12-maggio-per-bloccare-il-tavolo-la-psichiatria-come-braccio-sanitario-delle-forze-dellordine/</link>
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		<pubDate>Mon, 03 May 2010 19:37:34 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Buone e cattive pratiche]]></category>
		<category><![CDATA[Notizie]]></category>
		<category><![CDATA[pericolosità]]></category>
		<category><![CDATA[porte chiuse]]></category>

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		<description><![CDATA[da CGIL, Funzione Pubblica, Milano:
Il Comune di Milano assieme alle sei Aziende Ospedaliere milanesi in cui è presente un Dipartimento di Salute Mentale, alla ASL di Milano, alla Polizia di Stato, all’Arma dei Carabinieri e alla Polizia Locale hanno siglato un accordo relativo alla istituzione del cosiddetto “Tavolo prevenzione e sicurezza nell’area della salute mentale”.
Viene, ...<br /><a href="http://www.news-forumsalutementale.it/milano-12-maggio-per-bloccare-il-tavolo-la-psichiatria-come-braccio-sanitario-delle-forze-dellordine/" class="leggi-ancora">leggi tutto &#187;</a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>da CGIL, Funzione Pubblica, Milano:</p>
<p>Il <strong>Comune di Milano</strong> assieme alle <strong>sei Aziende Ospedaliere</strong> milanesi in cui è presente un Dipartimento di Salute Mentale, alla <strong>ASL di Milano</strong>, alla <strong>Polizia di Stato</strong>, all’<strong>Arma dei Carabinieri</strong> e alla <strong>Polizia Locale</strong> hanno siglato un accordo relativo alla istituzione del cosiddetto <strong>“Tavolo prevenzione e sicurezza nell’area della salute mentale”.</strong></p>
<p><strong>Viene, di fatto, riproposto quanto tentato di fare nell’autunno-inverno del 2008-2009 con il cosiddetto “Tavolo sulla pericolosità sociale”</strong>. Tentativo fallito grazie alla reazione delle associazioni dei famigliari, di alcuni Consiglieri comunali, del Forum Salute Mentale della Lombardia e della CGIL.</p>
<p>Il “Tavolo” ha quindi conosciuto modifiche, che però si sono limitate alla nuova denominazione, non modificando sostanzialmente la materia dell’accordo ma anzi, per alcuni versi, <strong>peggiorandone il contenuto.</strong></p>
<p>Il documento, unitamente alla “Premessa” all’accordo, <strong>continua ad ignorare i veri problemi del sistema di salute mentale milanese esprimendo invece in ogni sua parte la solita e semplicistica ossessione securitaria ormai da anni al centro della attenzione e della azione della amministrazione comunale.</strong></p>
<p>A titolo esemplificativo nella cosiddetta “Premessa” sono declinate le applicazioni operative del tavolo.</p>
<p>Il primo capoverso “Coordinamento e rafforzamento della rete dei servizi” si può riassumere in una serie di buone intenzioni e di raccomandazioni ai servizi di lavorare meglio e più intensamente sui casi “a maggior rischio di passaggio all’atto”, <strong>senza, naturalmente fare alcun cenno alla clamorosa mancanza di risorse umane, finanziarie e strumentali che dovrebbero garantire tali incrementi di attività.</strong></p>
<p>Il meglio viene raggiunto nel secondo capoverso “Pianificazione e realizzazione di un percorso di formazione delle Forze dell’Ordine” quando dopo aver riconosciuto con palese soddisfazione che “&#8230; la percezione della persona affetta da disturbi mentali da parte degli operatori di Polizia si è evoluta da quella di devianza a quella di cittadini ammalati&#8230;” si afferma  che “<strong>Alle Forze dell’Ordine è deputato il riconoscimento dei cittadini affetti da disturbi mentali nelle situazioni di emergenza e la scelta del percorso da seguire.”</strong></p>
<p>La CGIL chiede a tutte le istituzioni coinvolte di <strong>agire concretamente</strong> per reperire adeguate risorse umane, economiche e strumentali per fare fronte ai veri bisogni delle persone affette da disagio mentale (in Lombardia assolutamente insufficienti) <strong>senza perder tempo e risorse</strong> inseguendo derive securitarie inutili e populiste.</p>
<p>Per informare gli operatori dei vari DSM e decidere assieme quali percorsi intraprendere per sostenere le nostre richieste e <strong>bloccare il tentativo di ridurre la psichiatria territoriale a “braccio sanitario” delle Forze dell’Ordine</strong> (e gli operatori stessi ad un ruolo di mera segnalazione delle situazioni a rischio e di custodia dei presunti “pericolosi”),</p>
<p><strong>vi invitiamo a partecipare all’Assemblea degli operatori dei DSM che si terrà il</strong><strong> 12 Maggio 2010 alle ore 14.00 </strong><strong>presso</strong><strong> la Camera del Lavoro di Milano, sala De Carlini.</strong></p>
<p>All’Assemblea sono state invitate anche le <strong>Associazioni di familiari del milanese</strong> che si occupano di salute mentale.</p>
<p><a rel="attachment wp-att-3629" href="http://www.news-forumsalutementale.it/milano-12-maggio-per-bloccare-il-tavolo-la-psichiatria-come-braccio-sanitario-delle-forze-dellordine/fp/"><img class="alignright size-thumbnail wp-image-3629" title="fp" src="http://www.news-forumsalutementale.it/public/fp-180x180.jpg" alt="fp" width="180" height="180" /></a><a rel="attachment wp-att-3630" href="http://www.news-forumsalutementale.it/milano-12-maggio-per-bloccare-il-tavolo-la-psichiatria-come-braccio-sanitario-delle-forze-dellordine/mi/"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-3630" title="mi" src="http://www.news-forumsalutementale.it/public/mi-180x180.jpg" alt="mi" width="180" height="180" /></a></p>
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		<title>Milano: Dove va la psichiatria?</title>
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		<pubDate>Sun, 25 Apr 2010 18:15:57 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Buone e cattive pratiche]]></category>
		<category><![CDATA[pericolosità]]></category>

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		<description><![CDATA[ Il &#8220;Tavolo per la Prevenzione e Sicurezza&#8221;
Considerazioni in merito alle criticità correlate all’intervento in ambito psichiatrico.  di Luigi Colaianni*
 Una breve storia
Inizierò questo mio breve testo con una storia: nell’autunno del 2008 il Comune di Milano nell’assessorato alla sanità ha istituito un “tavolo di lavoro” sulla «pericolosità sociale» che nel protocollo istitutivo contempla la presenza degli psichiatri ...<br /><a href="http://www.news-forumsalutementale.it/milano-dove-va-la-psichiatria/" class="leggi-ancora">leggi tutto &#187;</a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="TEXT-ALIGN: left"> <em>Il &#8220;Tavolo per la Prevenzione e Sicurezza&#8221;</em></p>
<p style="TEXT-ALIGN: left"><em>Considerazioni in merito alle criticità correlate all’intervento in ambito psichiatrico. </em> di <em>Luigi Colaianni</em>*</p>
<p> <em>Una breve storia</em></p>
<p>Inizierò questo mio breve testo con una storia: nell’autunno del 2008 il Comune di Milano nell’assessorato alla sanità ha istituito un “tavolo di lavoro” sulla «pericolosità sociale» che nel protocollo istitutivo contempla la presenza degli psichiatri responsabili dei dipartimenti di salute mentale delle Aziende ospedaliere di Milano<a href="http://www.news-forumsalutementale.it/wp-includes/js/tinymce/plugins/paste/pasteword.htm?ver=3241-1141#_ftn1">[1]</a> e le forze dell’ordine<a href="http://www.news-forumsalutementale.it/wp-includes/js/tinymce/plugins/paste/pasteword.htm?ver=3241-1141#_ftn2">[2]</a>, al fine di far fronte in maniera strategica ed integrata al problema delle alterazioni comportamentali che possono sfociare nella pericolosità sociale <span id="more-3504"></span>distinguendo quelle sostenute da patologie psichiatriche e/o tossicologiche da quelle di carattere antisociale;</p>
<p>per perseguire tale finalità, il “Tavolo Prevenzione Pericolosità Sociale” fissa le linee strategiche e di indirizzo delle azioni da intraprendere in ordine alle questioni connesse con il tema in oggetto; stabilisce, al contempo, prassi di carattere operativo e di rapida applicazione onde far fronte alle problematicità connesse con le urgenze/emer–genze psichiatriche o da alterazioni comportamentali sostenute dall’uso di sostanze potenzialmente foriere di pericolosità sociale.</p>
<p>Come appare evidente, nel testo dell’accordo presentato viene affermato il costrutto di “pericolosità sociale”, senza per altro dichiararne la teoria fondativa in virtù della quale esso viene generato, né la sua definizione, per cui la locuzione è usata secondo il mero senso comune; infatti l’unica definizione attualmente disponibile di “pericolosità sociale” è quella derivata dall’uso giudiziario e si riferisce a soggetti che abbiano condanne penali a loro ascritte o misure di sicurezza a seguito di reati. Il testo invece stabilisce un legame di causalità tra ciò che viene definito come «alterazioni comportamentali [...] sostenute da patologie psichiatriche e/o tossicologiche» e azioni configurabili come reato. Pertanto, la “pericolosità sociale” è assunta come un “dato di fatto”, per cui, tra l’altro, viene ritenuta necessaria a fini preventivi e considerata determinante l’implementazione delle sinergie tra e con tutti i servizi preposti, nonché la definizione di percorsi per la raccolta di dati su situazioni a rischio di pericolosità sociale, al fine di delineare un quadro del “bisogno sommerso” nella Città di Milano.</p>
<p>Senza entrare nel merito meramente politico dell’iniziativa, che nasce sullo sfondo della illusione securitaria che pervade l’attuale spazio discorsivo del sistema-Paese e che in questa sede non ha rilievo in quanto tale, si considera come tale produzione discorsiva abbia elicitato effetti pragmatici da parte dei partecipanti al “tavolo”, tra cui la richiesta da parte del Comune di elenchi di persone con diagnosi psichiatrica che siano state “giudicate” dagli psichiatri “socialmente pericolose”<a href="http://www.news-forumsalutementale.it/wp-includes/js/tinymce/plugins/paste/pasteword.htm?ver=3241-1141#_ftn3">[3]</a> e la successiva richiesta di redazione di tali elenchi da parte di almeno un responsabile di dipartimento ai medici dei servizi psichiatrici territoriali afferenti. Richiesta a cui hanno corrisposto almeno due medici di un servizio, per quanto noto.</p>
<p>Pertanto numerosi cittadini italiani con diagnosi psichiatrica si sono trovati, senza averne cognizione, a essere inseriti in elenchi sanitari non in virtù della nosografia di riferimento, ma di un’attribuzione di mero senso comune generata dal “giudizio” formulato secondo criteri “personali” (e non professionali) da medici psichiatri<a href="http://www.news-forumsalutementale.it/wp-includes/js/tinymce/plugins/paste/pasteword.htm?ver=3241-1141#_ftn4">[4]</a>, così ledendo principi quali quelli garantiti dalla l. 675 del 31 dicembre 1996 (consolidata dal d.l. 467 del 28 dicembre<strong> </strong>2001)<a href="http://www.news-forumsalutementale.it/wp-includes/js/tinymce/plugins/paste/pasteword.htm?ver=3241-1141#_ftn5">[5]</a> che norma la tutela e il trattamento dei dati personali sensibili.</p>
<p>Ora è secondario descrivere le criticità verificatesi, nel tentativo di rendere noto quanto esposto alla comunità professionale e all’opinione pubblica, nonchè ai soggetti che hanno responsabilità di controllo sociale e di tutela dei diritti delle persone; la vicenda si è evoluta, per quanto è dato di sapere, solo in virtù del coinvolgimento di livelli di interlocuzione centrali e generali del paese, cha hanno attivato i livelli periferici, fino ad allora insensibili a quanto offerto alla loro considerazione; ciò ha fatto sì che venissero poi presentate interrogazioni consiliari al Consiglio comunale di Milano. Grazie  a queste e all’intervento delle associazioni – finalmente informate –, che animano il Forum salute mentale della Lombardia, la configurazione del testo dell’accordo è stata parzialmente cambiata, ed è stata cassata dal protocollo del “tavolo” la locuzione «dal rischio di situazioni di pericolosità sociale».</p>
<p>Sembrava così che le intenzionalità che avevano generato la configurazione di eventi si fossero “smorzate” e ciò è possibile affermare in virtù di quanto connotato dalle parole di uno dei responsabili di Dipartimento di salute mentale che avevano preso attivamente parte alla “cosa” («Era una cosa elettorale»), ascoltate nel marzo dello scorso anno.</p>
<p>Occorre qui dare conto che una nuova iniziativa da parte del Comune di Milano – coerente con la precedente e più connotata in senso autoritario e pervasa di senso comune – è stata generata nel febbraio di quest’anno con la produzione di un testo che poneva alla considerazione – tra l’altro – una sorta di corto circuito tra competenze delle forze dell’ordine e competenze medico-diagnostiche, cosa che si evidenzia dal seguente testo:</p>
<p>«Alle Forze dell’Ordine è deputato il riconoscimento dei cittadini affetti da disturbi mentali nelle situazioni di emergenza e la scelta del percorso da seguire».</p>
<p>In seguito, in virtù delle numerose osservazioni critiche nel merito, offerte dalle associazioni (per altro la psichiatria “ufficiale” è apparsa muta), tale stringa di testo è scomparsa dall’”accordo”, che tuttavia risulta riportare quanto segue:</p>
<p>«<strong> Considerato</strong> che è necessario individuare strategie per la presa in carico specifica in base al target di riferimento e, in particolare [...] per<em> i soggetti, con patologia psichica con personalità antisociale sostenuta  dall’uso di sostanze, noti ai servizi</em>, il r<strong>afforzamento ed ottimizzazione della rete</strong>  di collaborazione e comunicazione di tutti i servizi deputati alla cura e tutela dell’utente e dei cittadini per una gestione più efficace dei casi di non adesione alle cure con <strong>ipotesi di studio per una rivisitazione</strong> <strong>operativa</strong> delle procedure attuali di Trattamento Sanitario Obbligatorio (T.S.O.);»</p>
<p>È noto come le procedure per il T.S.O. siano state concordate e statuite  nella Conferenza delle Regioni e delle Province autonome e offerte alla considerazione nel testo delle “Raccomandazioni in merito all’applicazione di accertamenti e trattamenti sanitari obbligatori per malattia mentale (art. 33 – 34 – 35 legge 23 dicembre 1978, n. 833)”. Pertanto l’intenzione di una «rivisitazione operativa» delle procedure è inadeguata in quanto non è definibile unilateralmente.  </p>
<p> <em>Alcune considerazioni</em></p>
<p>La vicenda è qui presentata in quanto significativa per il fatto che, non solo la psichiatria delle A.O. di Milano nel suo complesso – sia per il primo, sia per il secondo episodio – non ha rilevato nulla nel merito di quanto andava accadendo, ma ha aderito al protocollo con alcuni direttori di dipartimento ed è stata consenziente circa la richiesta di redazione degli elenchi.</p>
<p>Come è stato possibile che avvenisse quanto descritto, che contavviene sia aspetti di legittimità, sia deontologici (si pensi al consenso informato, così poco praticato in psichiatria)?</p>
<p>Quali sono gli aspetti che generano la criticità descritta e che vede la psichiatria reiteratamente nella storia – si pensi a quanto descritto dal testo di Alice von Platen (2000), <em>Il nazismo e l’eutanasia dei malati di mente</em>, Firenze: Le lettere – mostrare una sorta di vocazione autoritaria?</p>
<p>A seguito degli eventi id cui si è scritto, resi noti all’opinione pubblica nel dicembre del 2008, tredici psichiatri milanesi<a href="http://www.news-forumsalutementale.it/wp-includes/js/tinymce/plugins/paste/pasteword.htm?ver=3241-1141#_ftn6">[6]</a> hanno redatto e diffuso una «Lettera aperta. A tutti coloro che operano nella salute mentale in lombardia», che interviene sulle correlazioni tra stato del dibattito in psichiatria, politiche securitarie e prospettive di cambiamento.</p>
<p>Pertanto, in occasione del dibattito che caratterizza questo Forum, il presente contributo terrà conto anche di quanto lì scritto (a cui si rimanda il lettore) per formulare alcuni interrogativi che possono rappresentare una traccia argomentativa tale da rendere ragione, piuttosto che di punti di vista ideologici per quanto condivisibili, di elementi scientificamente fondati per offrire la prospettiva per un cambiamento dei discorsi che la psichiatria – <em>in primis</em> il ruolo di psichiatra, quindi tutti gli altri ruoli professionali che operano sul campo – produce e che concorrono alla definizione del suo statuto materiale e ancor più delle “carriere” biografiche degli utenti che vengono generate.</p>
<p>Si ritiene che questa potrebbe costituire una possibilità per riprendere un dibattito riflessivo interrotto almeno venti anni fa, e per generare qualcosa di nuovo e soprattutto di diverso. Si pongono all’attenzione, pertanto, le seguenti domande, la cui risposta può indicare un percorso razionale per rispondere alle criticità:</p>
<ol>
<li>si è certi che quanto è avvenuto e sta avvenendo in questi mesi, anche in ambito psichiatrico, circa l’illusione securitaria sia imputabile solo al processo riorganizzativo nelle aziende ospedaliere e/o alla «scarsa capacità di confronto e di azione comune, soprattutto da parte degli operatori», come sostenuto nella Lettera?</li>
<li>come è possibile dare ragione di quella ricorrente vocazione “autoritaria” dell’attuale statuto della psichiatria, mai sufficientemente evidenziata e definitivamente superata?</li>
<li> si può affermare che la psichiatria goda oggi nel suo statuto della stessa scientificità e rigore richiesti dal suo collocarsi nel modello medico della medicina biologica?</li>
<li> si può affermare che lo “stigma” di cui la psichiatria spesso parla sia generato proprio dalle pratiche psichiatriche, piuttosto che dall’impatto della devianza primaria (Lemert) nelle reti naturali?</li>
<li> in che modo e per quanto la psichiatria – con i suoi attuali strumenti conoscitivi – genera carriere morali (Goffman) che poi si trova a dover “riabilitare”? O per dirla con Ivan Illich, quanto i suoi strumenti (innanzitutto conoscitivi) generano disabilitazione degli utenti, come effetto iatrogeno?</li>
<li> cosa giustifica il considerare mere <em>sindromi</em> come vere e proprie “malattie mantali”, in assenza di eziopatogenesi conosciuta e quindi di possibilità di prognosi, contravvenendo il criterio della coerenza con il modello medico?</li>
<li> quanto è accettabile scientificamente ed eticamente che l’attuale statuto della psichiatria non renda disponibili per la prassi obiettivi definiti e condivisibili (tra tutti gli operatori), aspetti processuali rendicontabili e descrivibili, esiti valutabili?</li>
<li> è possibile affermare che il processo conoscitivo messo in atto dalla psichiatria, qualora non venga orientato dal senso scientifico, possa far sì che essa assuma facilmente il ruolo che il senso comune le attribuisce, con il rischio di ricadute autoritarie che spesso – come sopra accennato – sono apparse nella sua storia (ricordo il socialista Cesare Lombroso, di cui si “celebra” il centenario della morte)?</li>
<li> quanto la critica all’impiego del DSM IV e alla farmacologizzazione della psichiatria si è tradotta nella trasformazione dei suoi strumenti conoscitivi e delle correlate prassi operative, in tutti i contesti in cui è presente, compreso quello delle persone detenute in carcere?</li>
<li>quanto l’affermato statuto dell’utente con diagnosi psichiatrica come soggetto di diritto trova corrispondenza nella pratica dell’informazione per il consenso alla diagnosi e al trattamento<a href="http://www.news-forumsalutementale.it/wp-includes/js/tinymce/plugins/paste/pasteword.htm?ver=3241-1141#_ftn7">[7]</a>? E se tale corrispondenza non è data, in virtù di cosa?</li>
<li>le équipes dei servizi psichiatrici sono strumenti strategici per il gioco di squadra? E quindi l’azione comune è resa possibile in virtù di obiettivi definiti e condivisibili, strategie e azioni descrivibili, risultati valutabili? Tali risultati vengono valutati?</li>
<li>le équipes sono il luogo della elicitazione delle competenze professionali proprie di diversi saperi e profili, pienamente riconosciute e rilevanti ai fini dell’intervento? Oppure si assite a una mera gerachizzazione dei saperi e dei corrispondenti profili di ruolo?</li>
<li>il testo della Lettera citata riporta: «[...] evitando cioè che disagio sociale e devianza vengano impropriamente delegati alla psichiatria, ovviamente con la richiesta di sfoderare i suoi strumenti di intervento coattivo»; quali sono gli aspetti cruciali perché tale delega, la cui pressione anticipiamo – date le attuali configurazioni discorsive che pervadono il senso comune – sarà sempre più forte, non venga accolta dalla psichiatria?</li>
<li>riprendendo quanto scritto nel <em>Manifeste contre la politique de la peur</em><em> </em>dell’omonimo Collectif, a cui la Lettera aperta fa riferimento<a href="http://www.news-forumsalutementale.it/wp-includes/js/tinymce/plugins/paste/pasteword.htm?ver=3241-1141#_ftn8">[8]</a>, non occorrerebbe riflettere sul fatto che per contrastare adeguatamente la politica della paura – come scritto nel Manifeste: &#8220;Nous savons que le droit peut être utilisé en vue d’atteindre n’importe quel but social; sa fonction première est de maintenir l’ordre social. C’est pourquoi nous nous déclarons résolument du côté des Droits de l’Homme et du citoyen dans leur fonction ordonnatrice de la société&#8221;, la delega data alla scienza e al diritto per &#8220;valider avec zèle dérégulation, sauvagerie du marché, destructivité, etc.&#8221; – la scienza e il diritto debbano interrogare se stessi e la società anzitutto sui <em>criteri</em> utilizzati per definire qualcuno “malato mentale” o/e “criminale”?</li>
<li> non occorrerebbe riflettere, inoltre, su come avvenga che, attraverso i loro apparati teorici e le loro pratiche, scienza e diritto conferiscano per primi lo statuto di soggetti (in verità, di meri oggetti) di diritto alle persone che qualcuno (chi sono i definitori?) ha ritenuto di dover definire (o vorrebbe definire) malati e/o criminali?</li>
<li>è possibile condividere tali domande perchè le risposte costituiscano punti di snodo per il cambiamento?</li>
<li>è possibile pensare – al fine di «favorire il risveglio» degli operatori auspicato &#8211; di aprire un processo per la costruzione di una comune riflessione al fine di generare un nuova condivisione, attraverso una <em>consensus conference</em> degli operatori della psichiatria, aperta a tutti i soggetti implicati, persone con diagnosi psichiatrica, familiari e operatori della giustizia (il testo della Lettera recita «Su tutto questo occorrerà incrementare il confronto, sempre difficile e molto sporadico, col mondo della giustizia»), perché si possa generare una nuova configurazione discorsiva circa l’intervento e quindi possibilità che l’attuale statuto non permette di anticipare?</li>
<li>infine, è possibile (e come) che quanto venga così generato possa incidere su una diversa architettura dei servizi, intendendo con ciò il sistema “integrato” dell’arcipelago dei molti soggetti pubblici e privati che agiscono sul territorio, che contrasti quanto rilevato, ovvero il fatto che «il campo della psichiatria è stato attratto inevitabilmente nell’area medica», con il corollario della «costante sottovalutazione e di conseguenza sottodimensionamento, riduzione del personale o talora chiusura dei servizi collocati nel territorio»?</li>
</ol>
<p> <em>Una conferenza per il consenso</em></p>
<p> Il contributo offerto dalla «Lettera aperta» evidenzia una serie di criticità che coloro che operano in ambito psichiatrico e coloro che utilizzano i servizi in tale ambito erogati attualmente incontrano. Tali criticità si esplicano a vari livelli e coinvolgono tutti i soggetti, individuali e associativi, che contri–buiscono a generare le pratiche operative della psichiatria. È altresì condivisibile quanto viene rilevato, da una parte, circa la necessità di produrre un cambiamento che sia efficace nel dare risposta alle criticità, dall’altra circa quanto viene considerato come «un grave ostacolo al cambiamento [ovvero] la scarsa capacità di confronto e di azione comune, soprattutto da parte degli operatori. Di fatto, non esistono più luoghi di reale aggregazione (sindacato, associazioni professionali, gruppi rappresentativi) in cui la maggior parte si riconosca, mentre i momenti di incontro istituzionali sono sempre più formali, aridi e spesso condotti con modalità autoritarie. Sicuramente vi è un po’ più di vitalità nelle associazioni dei familiari e in quelle di volontariato, mentre le associazioni degli utenti sono allo stato nascente; ma tutte queste realtà sono fortemente parcellizzate e si confrontano assai poco fra di loro».</p>
<p>Pertanto si rileva come il processo di comunicazione tra i vari soggetti si sia arrestato in questi anni, rendendo non più condivisi e condivisibili obiettivi, strategie, pratiche e la possibilità di una loro valutazione, e quindi, di conseguenza, si sia ridotta considere–volmente la possibilità di generare il consenso nel merito di quanto viene ormai replicato nelle <em>routines</em> dell’assistenza psichiatrica, nei suoi vari aspetti.</p>
<p>Il documento citato si chiude con la considerazione della prospettiva in cui si ritiene che sia efficace muoversi, ovvero</p>
<p>«individuare nuove forme di dialogo e di confronto, agili ed efficaci, veloci e non burocratiche [...], che portino poi a periodici momenti di incontro, a orientamenti largamente condivisi, a iniziative anche pratiche. Su tutto questo desideriamo sentire i suggerimenti di tutti, e attendiamo quindi le vostre risposte e proposte».</p>
<p>Assecondando tale prospettiva condivisibile, si intende qui offrire alla considerazione dei lettori e in particolare di coloro che operano in ambiti psichiatrici, la proposta della promozione di un processo comunicativo non episodico, che possa generare una nuova condivisione circa i temi trattati, garantendo a tale processo una gestione tale che sia in grado:</p>
<p>1. di «individuare nuove forme di dialogo e di confronto»: ciò è possibile fare promuovendo la generazione di discorsi nel merito da parte di tutti i soggetti: persone con diagnosi psichiatrica, familiari, associazioni, psichiatri, volontari, educatori, infermieri, assistenti sociali etc., attraverso specifiche modalità partecipative (<em>focus groups</em>, interviste a testimoni privilegiati etc.);</p>
<p>2. di «raccogliere orientamenti»: raccogliendo le configurazioni testuali che saranno prodotte;</p>
<p>3. di portare « [...] a orientamenti largamente condivisi, a iniziative anche pratiche»: elaborando i dati testuali raccolti al fine di poterli restituire in modo tale che possano costituire la base scientificamente fondata per il dibattito, al fine di un nuovo possibile consenso.</p>
<p>Convenzionalmente si potrebbe indicare il processo descritto con la locuzione di “Conferenza per il consenso della salute mentale”. È certamente possibile entrare nel merito delle strategie efficaci per raggiungere l’obiettivo così definito, che potrebbero vedere soggetti terzi come garanti scientifici della metodologia di un processo configurabile come una ricerca-intervento (per esempio ricercatori universitari che impieghino modelli e strumenti dialogici-interattivi di ricerca); in questa sede, si intende porgere quanto scritto per costruire le possibili convergenze su tale proposta, nei vari contesti teritoriali e per porre gli aspetti sostantivi illustrati come fuoco della discussione.</p>
<p>Eludere tali domande – insieme a tutte le altre che potranno essere poste – significa affidare al mero “dover essere” e all’ideologia il compito di fornire risposte che proprio in virtù del “dovere essere” e dell’approccio ideologico non sono state rese dispoinibili.</p>
<p>Consapevole della incompletezza e della schematicità di quanto scritto, concludo ricordando il detto hassidim:</p>
<p>«Se non io per me, chi per me? E se non adesso, quando?».</p>
<p> </p>
<p>* Dottore di ricerca in servizio sociale, sociologo della salute, assistente sociale specialista. Lavora dal 1980 nel Servizio sanitario nazionale, in vari ambiti di intervento sociale (salute mentale, comportamenti a rischio). Insegna discipline sociologiche e del servizio sociale in varie università italiane. È referente per il nodo italiano del network europeo DANASWAC (Discourse And Narrative Approach to Social Work And Counselling).</p>
<p>E–mail: luigi.colaianni@gmail.com</p>
<p> </p>
<hr size="1" /><a href="http://www.news-forumsalutementale.it/wp-includes/js/tinymce/plugins/paste/pasteword.htm?ver=3241-1141#_ftnref1">[1]</a> L’assetto dei servizi sanitari e socio-sanitari della Regione Lombardia statuisce che i dipartimenti di salute mentale (Centri psico sociali, Servizi di diagnosi e cura, Centri diurni e Centri riabilitiativi ad alta assistenza) siano gestiti e organizzati dalla Aziende ospedaliere.</p>
<p><a href="http://www.news-forumsalutementale.it/wp-includes/js/tinymce/plugins/paste/pasteword.htm?ver=3241-1141#_ftnref2">[2]</a> Per il documento originale del protocollo: <span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.menteinsalute.it/docum">http://www.menteinsalute.it/docum</a>enti/accordo.pdf</span></p>
<p><a href="http://www.news-forumsalutementale.it/wp-includes/js/tinymce/plugins/paste/pasteword.htm?ver=3241-1141#_ftnref3">[3]</a> «Il dr. [...], Direttore del DSM, ribadisce che si tratta di un progetto del Comune e che al tavolo partecipano oltre alle strutture sanitarie identificate, le forze dell’ordine della Polizia e dei Carabinieri, conferma che da parte dell’Azienda Niguarda, non è stato divulgato alcun elenco di persone socialmente pericolose anche se richiesto al tavolo di cui sopra», dal verbale 23 dicembre 2008 A.O. Niguarda Ca’ Granda, Milano.</p>
<p><a href="http://www.news-forumsalutementale.it/wp-includes/js/tinymce/plugins/paste/pasteword.htm?ver=3241-1141#_ftnref4">[4]</a> I <em>reports</em> che contengono gli elenchi si aprono con le seguenti configurazioni testuali: «[...] le segnalo, come richiesto, i pazienti che seguo personalmente in CPS e che ritengo socialmente pericolosi:», «Le segnalo, come richiesto, i pazienti che sono in carico presso il  CPS e che hanno manifestato un comportamento che denota un rischio di pericolosità sociale», che evidenziano l’utilizzo di un criterio di giudizio personale non configurabile come portato dal processo diagnostico.</p>
<p><a href="http://www.news-forumsalutementale.it/wp-includes/js/tinymce/plugins/paste/pasteword.htm?ver=3241-1141#_ftnref5">[5]</a> In particolare vedasi l’art. 17, Limiti all’utilizzabilità di dati personali. 1. Nessun atto o provvedimento giudiziario o amministrativo che implichi una valutazione del comportamento umano può essere fondato unicamente su un trattamento automatizzato di dati personali volto a definire il profilo o la personalità dell’interessato. 2. L’interessato può opporsi ad ogni altro tipo di decisione adottata sulla base del trattamento di cui al comma 1 del presente articolo, ai sensi dell’articolo 13, comma 1, lettera d), salvo che la decisione sia stata adottata in occasione della conclusione o dell’esecuzione di un contratto, in accoglimento di una proposta dell’interessato o sulla base di adeguate garanzie individuate dalla legge.</p>
<p><a href="http://www.news-forumsalutementale.it/wp-includes/js/tinymce/plugins/paste/pasteword.htm?ver=3241-1141#_ftnref6">[6]</a> http://www.menteinsalute.it/documenti/letteraaperta.pdf</p>
<p><a href="http://www.news-forumsalutementale.it/wp-includes/js/tinymce/plugins/paste/pasteword.htm?ver=3241-1141#_ftnref7">[7]</a> vedi Colaianni L. 2009, <em>«Per incapacità di intendere e volere». Il consenso informato della psichiatria</em>, Roma: Aracne.</p>
<p><a href="http://www.news-forumsalutementale.it/wp-includes/js/tinymce/plugins/paste/pasteword.htm?ver=3241-1141#_ftnref8">[8]</a> http://www.uspsy.fr/IMG/pdf/manifeste_CEDEP_etats_generaux_droits_et_libertes.pdf</p>
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		<title>Milano: il Tavolo per la Prevenzione e Sicurezza</title>
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		<pubDate>Thu, 22 Apr 2010 17:51:19 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[In apertura]]></category>
		<category><![CDATA[pericolosità]]></category>

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		<description><![CDATA[Ci risiamo. A distanza di un anno, ricompare il Tavolo per la Prevenzione e Sicurezza nell’area della Salute Mentale. Questo mentre l’ASL Città di Milano, nella sua relazione annuale, sottolinea come problema maggiore la carenza di organici dei CPS e l’insufficienza degli interventi a livello territoriale.
E mentre la Regione Lombardia, dal canto suo, ribadisce che ...<br /><a href="http://www.news-forumsalutementale.it/milano-il-tavolo-per-la-prevenzione-e-sicurezza/" class="leggi-ancora">leggi tutto &#187;</a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Ci risiamo. A distanza di un anno, ricompare il Tavolo per la Prevenzione e Sicurezza nell’area della Salute Mentale. Questo mentre l’ASL Città di Milano, nella sua relazione annuale, sottolinea come problema maggiore la carenza di organici dei CPS e l’insufficienza degli interventi a livello territoriale.</p>
<p>E mentre la Regione Lombardia, dal canto suo, ribadisce che “compito delle Aziende Ospedaliere Cittadine … saranno solo le funzioni sanitarie che sono loro proprie, ovvero funzioni di prevenzione, cura e riabilitazione dei disturbi psichiatrici, in un’ottica di tutela delle persone sofferenti e delle loro famiglie, e con un approccio orientato alla diagnosi e all’intervento precoce e all’integrazione dei diversi soggetti, istituzionali e non, impegnati sul territorio sui temi della salute mentale”.</p>
<p>E’ dunque solo il Comune di Milano a privilegiare nuovamente l’approccio teso alla prevenzione della “pericolosità sociale”, istituendo un tavolo i cui protagonisti saranno, tra gli altri, la Polizia di Stato (Questura), l’Arma dei Carabinieri, la Polizia Locale.</p>
<p>L’anno scorso un vasto movimento di forze (Consiglieri comunali di entrambi gli schieramenti, rappresentanze degli utenti, associazioni, tra cui il Forum per la Salute Mentale) riuscirono a disinnescare il Tavolo: riproponiamo lo stesso obiettivo, a partire da questo Convegno, rilanciando invece su maggiori investimenti e maggiori risorse a tutela dei servizi per la salute mentale.</p>
<p>Si sta organizzando per il <strong>7 maggio</strong>, un venerdì. più che una giornata di studio , una giornata di contrasto in casa del Comune di Milano</p>
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		<title>Milano: inserito il &#8220;Tavolo prevenzione e sicurezza&#8221; nel Piano di Zona</title>
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		<pubDate>Sun, 28 Feb 2010 14:14:23 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Michela</dc:creator>
				<category><![CDATA[Buone e cattive pratiche]]></category>
		<category><![CDATA[Notizie]]></category>
		<category><![CDATA[pericolosità]]></category>

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		<description><![CDATA[Solidarietà ai cittadini che soffrono di disturbi mentali, alle loro famiglie e a tutti i milanesi; solidarietà agli operatori dei servizi pubblici della salute mentale di Milano.
La posizione del Forum lombardo salute mentale sull’istituzione di un “Tavolo Prevenzione e Sicurezza nell’Area della Salute Mentale”, nell’ambito del Piano di zona del Comune di Milano
Il &#8220;cuore&#8221; della ...<br /><a href="http://www.news-forumsalutementale.it/milano-inserito-il-tavolo-prevenzione-e-sicurezza-nel-piano-di-zona/" class="leggi-ancora">leggi tutto &#187;</a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Solidarietà ai cittadini che soffrono di disturbi mentali, alle loro famiglie e a tutti i milanesi; solidarietà agli operatori dei servizi pubblici della salute mentale di Milano.</p>
<p>La posizione del Forum lombardo salute mentale sull’istituzione di un “Tavolo Prevenzione e Sicurezza nell’Area della Salute Mentale”, nell’ambito del Piano di zona del Comune di Milano</p>
<p>Il &#8220;cuore&#8221; della proposta di lavoro/cooperazione fra forze dell’ordine e dipartimenti di salute mentale e delle dipendenze patologiche è costituito dalla <strong><em>presunzione di pericolosità sociale </em>attribuita come caratteristica delle patologie psichiatriche e/o tossicologiche da sostanze del mercato illegale (e da alcool ?).</strong></p>
<p>L’attribuzione della pericolosità sociale alle persone portatrici di tali disturbi sarebbe operata in primo luogo dai cittadini &#8220;normali&#8221;, del tutto legittimamente &#8220;preoccupati per alcuni aspetti legati alla convivenza con persone che manifesterebbero comportamenti ritenuti pericolosi&#8221;, i quali vedono minacciata la propria sicurezza personale.</p>
<p>Nel documento la sicurezza dei cittadini è definita &#8220;presupposto per un pieno e sereno sviluppo della persona umana sia nella sua dimensione individuale che sociale&#8221;. Ne consegue che, se i buoni cittadini sono in allarme, è dovere del Comune rassicurarli <span style="font-family: Times New Roman;">–</span>responsabilizzando i servizi sanitari titolari del lavoro di prevenzione, cura e riabilitazione<span style="font-family: Times New Roman;">–</span> con la proposta di:</p>
<p>-rafforzare la collaborazione e la rete delle comunicazioni di tutti i servizi sanitari nei casi noti di &#8220;non adesione alle cure&#8221;, con la rivisitazione delle procedure del tso perché siano più rapide, efficaci prima che accada il peggio;</p>
<p>- potenziare il lavoro di prevenzione nel senso di riconoscimento e individuazione precoce dei &#8220;casi&#8221; a rischio e, pare di capire, immediata segnalazione degli stessi alle forze dell’ordine.</p>
<p>Alla fine quindi, sulla base delle segnalazione pervenute dai servizi sanitari, il Comune dovrebbe disporre degli elenchi nominativi tempestivamente aggiornati dei &#8220;soggetti pericolosi&#8221;.</p>
<p>Da parte loro i servizi di salute mentale e delle dipendenze patologiche dovrebbero incrementare le loro &#8220;buone pratiche&#8221;, intese come:</p>
<p>-registrare i &#8220;persi di vista&#8221; e di chi, pare di capire, non assume i farmaci prescritti</p>
<p>-intervenire assiduamente e tempestivamente al domicilio degli stessi.</p>
<p>Pertanto, secondo gli esperti del Comune di Milano, il rispettare gli appuntamenti di visite (che diventano ovviamente &#8220;di controllo&#8221;) e la regolare assunzione di psicofarmaci sono la principale garanzia contro gesti insani e pericolosi.</p>
<p>Da parte loro le forze dell’ordine (Polizia locale, Polizia di Stato, Carabinieri- manca la guardia di finanza) sono indicate come</p>
<p>&#8220;soggetti che, a diverso titolo, concorrono alla promozione e al mantenimento della salute mentale, attraverso la loro funzione primaria di sostegno e di orientamento alla cittadinanza, non solo di repressione del crimine ma anche di prevenzione della pericolosità sociale e della sicurezza del territorio&#8221;.</p>
<p>Dopo aver constatato con soddisfazione che</p>
<p>&#8220;la percezione della persona affetta da disturbi mentali da parte degli operatori di polizia si è evoluta da quella di devianza a quella di cittadini ammalati cui va assicurato ascolto, accoglienza, valutazione e orientamento al trattamento, (le acquisizioni della legge 180 sono evidentemente note anche a Milano),</p>
<p>si afferma che</p>
<p>&#8220;alle Forze dell’ordine è deputato il riconoscimento dei cittadini affetti da disturbi mentali nelle situazioni di emergenza e la scelta del percorso da seguire&#8221;.　</p>
<div><strong>Note di commento</strong></div>
<p><strong> </p>
<p></strong></p>
<p>Le note critiche non riguardano la collaborazione fra dipartimenti di salute mentale e forze dell’ordine nella gestione delle emergenze e la promozione dell’aggiornamento e della verifica delle pratiche, aspetti di grande delicatezza e importanza che vanno adeguatamente monitorati e che devono essere oggetto di periodiche attività di aggiornamento e formazione e di continui scambi di informazioni fra gli operatori sanitari e della sicurezza.</p>
<p>Le note critiche riguardano il fatto che:</p>
<p>- assegnando loro compiti di segnalazione e controllo, i servizi sanitari sono intesi (e ci si propone di usarli) come &#8220;braccio sanitario&#8221; delle istituzioni deputate alla pubblica sicurezza;</p>
<p>-non si parla dei dipartimenti di salute mentale di sanità pubblica come di una risorsa utile, importante per la comunità, ma come di servizi che al massimo si occupano dei pazienti che stanno alle prescrizioni e rispettano gli appuntamenti, mentre abbandonano a sé quelli &#8220;riottosi e ribelli&#8221;;</p>
<p>-in nome della presunzione di pericolosità gli operatori delle Forze dell’ordine sono fatti diventare i reali curanti, mentre gli operatori psichiatrici dovrebbero solo segnalare i &#8220;riottosi&#8221; e &#8220;custodire&#8221; i soggetti presunti pericolosi;</p>
<p>-i criteri indicati per definire le persone da segnalare sono riferiti non a severi e condivisi parametri clinici, ma all’arbitrio delle opinioni soggettive degli operatori e di singoli cittadini, con il risultato che la pericolosità sociale è fatta diventare un costrutto del senso comune;</p>
<p>- tali assunti, oltre violare la libertà di scelta, il consenso informato e il diritto alla privacy, che sono alla base dell’organizzazione della sanità lombarda, e a negare autonomia e responsabilità al cittadino con diagnosi psichiatrica, disconoscono il valore della relazione terapeutica che non è solo medico → paziente, ma anche il suo rovescio, e nella psichiatria di comunità, anche molto di più (famiglia, reti sociali). Ne escono danneggiati, lacerati, sviliti i rapporti di fiducia reciproci che alimentano il percorso del miglioramento e della guarigione. Va aggiunto che i servizi pubblici di assistenza psichiatrica assumerebbero una configurazione e un’immagine tali da allontanare proprio quelle persone utenti che maggiormente potrebbero trarne beneficio;</p>
<p>-l’enfasi è posta sullo psicofarmaco inteso come il presidio più importante da assumere &#8220;per sempre&#8221; per controllare con efficacia la pericolosità sociale, quasi un &#8220;manganello chimico&#8221;, banalizzando in tal modo il valore dell’uso del farmaco nei trattamenti bio-psico-sociali e la ricchezza dei rapporti interpersonali, ma anche affermando una concezione pessimistica, cupa, del disturbo mentale, quella che sta alla base di tutti gli stigmi. Appare quindi paradossale l’operazione condotta dal Comune di Milano, secondo cui la lotta allo stigma si realizzerebbe col far sparire i &#8220;matti&#8221; dalle strade e dalle case;</p>
<p>- altra enfasi è posta sul tso, proposto come lo strumento più sbrigativo ed efficace della prevenzione dei comportamenti pericolosi. Pare di capire che gli amministratori del Comune di Milano e i loro esperti o non conoscono o non condividono le &#8220;Raccomandazioni in merito all’applicazione di accertamenti e trattamenti sanitari obbligatori per malattia mentale&#8221; elaborate e approvate in sede di Conferenza delle regioni e delle province autonome nell’aprile dello scorso anno, sottoscritte e fatte proprie anche dalla regione Lombardia che non se ne è, almeno ufficialmente, sinora dissociata;</p>
<p>-va considerato che se si adottassero le regole proposte, gli Spdc milanesi scoppierebbero rapidamente e non a caso, perché pensati in funzione di servizi di psichiatria comunità. Infatti, per riuscire a contenere tutti i soggetti presunti pericolosi , secondo i criteri del Comune di Milano, perché affetti da disturbi mentali, bisognerebbe pensare a riaprire spazi più grandi, dove trattenere i pazienti anche per tempi lunghi, quindi a gestione manicomiale. E non a caso, perché gli assunti da cui parte la proposta del Comune di Milano, vale a dire la presunzione di pericolosità e l’incapacità civile a carico dei folli, sono quelli su cui si basava la legge manicomiale del 1904, che, giustamente, indicava il manicomio come il presidio più importante dell’assistenza psichiatrica pubblica. Ma nel 1904 erano più seri perché sapevano trarre conseguenze coerenti con tali premesse.</p>
<p>In conclusione, nel quadro di una politica securitaria sempre più accanita contro nemici sempre meno esistenti, l&#8217;assessorato alla salute del Comune di Milano ha rispolverato il progetto di un tavolo contro la pericolosità sociale delle persone con sofferenza psichica, travestito da tavolo prevenzione e sicurezza nell’area della salute mentale e da incardinare nel piano di zona.　</p>
<p>Quello della pericolosità dei cittadini con diagnosi psichiatrica è un mero pregiudizio, essendo il loro indice di delinquenza inferiore a quello della popolazione intera, come dimostrato da tutte le statistiche raccolte in proposito in Italia e nel mondo. Semmai sono proprio i sofferenti -in particolare le donne- a soffrire di un ampio ventaglio di variegate violenze nel corso della loro vita. Sarebbe come se su tutti gli abitanti del nostro paese venisse condotta un&#8217;indagine preventiva per prevenire il loro ipotetico delinquere.</p>
<p>Il Forum lombardo salute mentale rivolge un caldo appello a tutte le Autorità coinvolte, tra le quali i rappresentanti delle Forze dell&#8217;ordine, perché tale progetto venga ritirato e cestinato in quanto inutile in sé e dannoso per la salute mentale di tutta la popolazione. Creare sospetto e pregiudizio, anziché inclusione, nei confronti delle persone che soffrono, è un cattivo servizio reso al benessere di tutti, oltre che una crudele ricerca di capri espiatori.</p>
<p>Per queste ragioni esprimiamo solidarietà ai cittadini che soffrono di disturbi mentali, alle loro famiglie e a tutti i milanesi, diamo solidarietà agli operatori dei servizi pubblici della salute mentale di Milano, la cui funzione sociale è così pesantemente svilita dalla proposta in esame, e chiediamo a tutte le persone sensibili ai sentimenti di solidarietà, che dovrebbero improntare la relazione con le persone deboli, fragili che fanno fatica a vivere per problemi di salute mentale, di esprimere un consapevole rifiuto verso l&#8217;istituzione di uno strumento di discriminazione e segregazione sociale.　</p>
<div><strong>Forum regionale lombardo salute mentale　</strong></div>
<p><strong> </p>
<p></strong></p>
<p>Milano, 15 febbraio 2010</p>
<p><a rel="attachment wp-att-2993" href="http://www.news-forumsalutementale.it/milano-inserito-il-tavolo-prevenzione-e-sicurezza-nel-piano-di-zona/accordo-definitivo-2010/">ACCORDO DEFINITIVO 2010</a></p>
<p><a rel="attachment wp-att-2994" href="http://www.news-forumsalutementale.it/milano-inserito-il-tavolo-prevenzione-e-sicurezza-nel-piano-di-zona/premessa-accordo-2010/">PREMESSA accordo 2010</a>
<div class="wam_wrap">
<h4 class="wam">Allegati</h4>
<ul class="wam_ul">
<li><a href='http://www.news-forumsalutementale.it/public/ACCORDO-DEFINITIVO-2010.doc' class="wam_icon_link" style='padding-left:20px; line-height:16px; background-image:url("http://www.news-forumsalutementale.it/wp-content/plugins/attachment-manager/icons/page_white_word.png");'>ACCORDO DEFINITIVO 2010</a>
</p>
</li>
<li><a href='http://www.news-forumsalutementale.it/public/PREMESSA-accordo-2010.doc' class="wam_icon_link" style='padding-left:20px; line-height:16px; background-image:url("http://www.news-forumsalutementale.it/wp-content/plugins/attachment-manager/icons/page_white_word.png");'>PREMESSA accordo 2010</a>
</p>
</li>
</ul>
</div>
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		<title>Note a margine delle aggressioni</title>
		<link>http://www.news-forumsalutementale.it/note-a-margine-delle-aggressioni/</link>
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		<pubDate>Sun, 27 Dec 2009 14:43:45 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Michela</dc:creator>
				<category><![CDATA[Buone e cattive pratiche]]></category>
		<category><![CDATA[pericolosità]]></category>

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		<description><![CDATA[di Anna Poma
Proviamo a cambiare punto di osservazione, a guardare a con gli occhi di soffre o ha sofferto di un disturbo mentale la lettura che, indistintamente, è stata data dell’aggressore di Silvio Berlusconi. Intanto le parole. Matto, pazzo, povero idiota, psicolabile. Parole pietrificate dall’assunto che le legherebbe ad una stessa famiglia di significati a ...<br /><a href="http://www.news-forumsalutementale.it/note-a-margine-delle-aggressioni/" class="leggi-ancora">leggi tutto &#187;</a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>di Anna Poma</p>
<p>Proviamo a cambiare punto di osservazione, a guardare a con gli occhi di soffre o ha sofferto di un disturbo mentale la lettura che, indistintamente, è stata data dell’aggressore di Silvio Berlusconi. Intanto le parole. Matto, pazzo, povero idiota, psicolabile. Parole pietrificate dall’assunto che le legherebbe ad una stessa famiglia di significati a cui appartengono, senza dubbio alcuno, altre parole sporche: imprevedibilità, influenzabilità, irresponsabilità, violenza, pericolo. Chi vive la sofferenza mentale sa bene di queste equazioni. Sa bene che, sentirsele ritagliare addosso, significa quasi immediatamente portarne le stigmate, la caduta di credibilità, la perdita di diritto. Significa che ogni tuo gesto, scelta, intenzione verrà sempre e comunque confinata nel tranello logico che baratta la colpevolezza con l’invalidazione, la responsabilità con una diseguaglianza irrevocabile e assoluta che fa di te una persona a metà, quasi una non persona. Della tua vita, una vita di scarto. Che ti sbatte fuori dal contratto sociale pur graziandoti, se dovessi commettere un delitto, della tua colpa e della tua responsabilità. E’ la tua definizione a decidere di te, a renderti vulnerabile e a definire a priori il tuo destino: questa la sentenza, Se poi non ti accade di violare la legge, di aggredire qualcuno, e al contrario ti accade di subire gli oltraggi di chi non sconta quella definizione sommaria, resterai comunque un ‘povero idiota”. Cosa resta da fare di te non è difficile immaginarlo. In questi giorni lo hanno detto tutti- da destra a sinistra, dall’alto e dal basso. Lo si dice, anche se non lo si dice. Richiudiamo le porte sul problema, riedifichiamo muri. Non importa come li chiameremo. Niente da aggiungere. Nessuna domanda.</p>
<p>Eppure qualche domanda ce la saremmo aspettata. Ad esempio: posto che alcuni grossolani dati di fatto (essere stato ricoverato in una comunità terapeutica, essere in cura da una psicologa da dieci anni) permettano di valutare l’entità della sofferenza dell’aggressore di Berlusconi, che nesso c’è tra quella sofferenza mentale e quel gesto? C’è un nesso? In base a quale criterio lo stabiliamo o lo escludiamo? Quante cose dovremmo sapere per risalire, non certo alle cause, ma magari alle ragioni di quell’azione? A chi giova conoscerle? Occorrono una genealogia individuale o una genealogia sociale per spiegare cosa accade agli uomini che commettono dei crimini? Quanti sono i gesti violenti commessi da persone che non hanno mai attraversato un’esperienza di disturbo mentale? Quante persone sono influenzabili?</p>
<p>E ancora: i giornalisti, i commentatori, i politici, la gente comune lo sono? Di certo lo sono nell’avvallare l’idea che una persona che ha attraversato un’esperienza di sofferenza mentale sia di per sé labile di mente, priva di intelligenza, pericolosa, ovviamente incapace di intendere e volere. Di certo lo sono nell’archiviare, con sentenza definitiva, la questione della responsabilità facendola scivolare dietro la presunta insanità mentale. Concetto dubbio proprio per l’ imbarazzante giudizio di valore che traduce. Di certo lo sono nel dimenticare, d’un sol colpo, che da quarant’anni in Italia migliaia di persone che ne soffrono hanno riacquisito i diritti di cittadinanza proprio perché non vi alcuna evidenza scientifica del nesso tra sofferenza mentale, deficit mentale, inguaribilità e pericolosità.</p>
<p>Nel dolore- fisico o mentale che sia- ciascuno di noi reagisce a suo modo, a sua scelta. C’è un margine di libertà che rimane comunque, che scandisce la differenza tra le vite, le direzioni che finiscono per prendere. Le ragioni private sono un’altra cosa e non dovrebbero interessare le cronache. Le nostre ragioni- di noi come comunità- dovrebbero invece interessare tutti. La violenza di tutto quello che è stato detto e urlato in questi giorni, ai danni di quanti soffrono di un disturbo mentale da parte di chi non ne soffre non interrogherà nessuno. Nessuno chiederà loro la cartella clinica o di sogni frustrati per dar ragione a tutto questo. Nessuno si scuserà con quanti soffrono di disagio mentale e con le loro famiglie perché nessuno avvertirà di dover rispondere di ciò che dice. I fatti importanti accadono altrove.</p>
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		<title>Il pregiudizio</title>
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		<pubDate>Tue, 15 Dec 2009 18:36:04 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Michela</dc:creator>
				<category><![CDATA[Buone e cattive pratiche]]></category>
		<category><![CDATA[pericolosità]]></category>

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		<description><![CDATA[di Luigi Benevelli 
A colpire Silvio Berlusconi è stata una persona affetta da un disturbo psichico, pare seguita dai servizi di salute mentale del Policlinico di Milano. Questa sua condizione è stata sottolineata e rimandata da subito e con enfasi da tutti i mezzi di comunicazione, quasi aiutasse a spiegare meglio quanto accaduto.
Vale la pena di ...<br /><a href="http://www.news-forumsalutementale.it/il-pregiudizio/" class="leggi-ancora">leggi tutto &#187;</a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="margin-bottom: 0cm;">di Luigi Benevelli </p>
<p style="margin-bottom: 0cm;"><span style="color: #02160c;"><span style="font-size: x-small;">A colpire Silvio Berlusconi è stata una persona affetta da un disturbo psichico, pare seguita dai servizi di salute mentale del Policlinico di Milano. Questa sua condizione è stata sottolineata e rimandata da subito e con enfasi da tutti i mezzi di comunicazione, quasi aiutasse a spiegare meglio quanto accaduto.<br />
Vale la pena di chiedersi cosa si voglia dire rimarcando con tanta forza una tale notizia.</span></span>
</p>
<p style="margin-bottom: 0cm;"><span style="color: #02160c;"><span style="font-size: x-small;">Una delle possibili risposte è che un gesto come quello compiuto dal signor Tartaglia avrebbe potuto essere pensato e commesso solo da una persona con disturbi psichici, un “matto”, con la conseguenza implicita che il comportamento del signor Tartaglia può rientrare solo in quelli della patologia mentale.</span></span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;"><span style="color: #02160c;"><span style="font-size: x-small;">Ma se è vero, come molti scrivono, che è (stata) in atto una campagna di odio contro il primo ministro, si può affermare che atteggiamenti ostili verso la persona dello stesso siano (stati) assai diffusi, tanto che adesso c’è chi pensa di oscurare/censurare i siti dove si esalta la violenza contro Berlusconi e si dà solidarietà al signor Tartaglia. Pertanto quello del signor Tartaglia non costituirebbe né un caso né un modo di pensare ed agire isolati. Ma ciò contrasterebbe con la considerazione che, per definizione, i “matti” dovrebbero essere persone eccentriche, strane, ben distinguibili da quelle “normali”. </span></span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;"><span style="color: #02160c;"><span style="font-size: x-small;">Resta allora il fatto il signor Tartaglia ha commesso un reato odioso, forse con premeditazione, e che, al di là del suo disturbo mentale, ne dovrà rispondere di persona, senza scuse o attenuanti. </span></span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;"><span style="color: #02160c;"><span style="font-size: x-small;">Ricordiamoci che in nome della follia si è cercato spesso di dare spiegazioni a crimini commessi in nome delle ideologie e della politica: un esempio di scuola è quello della “follia hitleriana” che invece fu un massacro di massa condotto da una macchina burocratica straordinariamente e tragicamente efficiente, cui parteciparono milioni di persone brave, disciplinate, assolutamente “normali”. </span></span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;"><span style="color: #02160c;"><span style="font-size: x-small;">Il pregiudizio verso le persone che portano un disturbo mentale è duro a morire. </span></span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;"> </p>
<p style="margin-bottom: 0cm;"><span style="color: #02160c;"> </span></p>
]]></content:encoded>
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		<item>
		<title>Responsabilità e geni cattivi</title>
		<link>http://www.news-forumsalutementale.it/responsabilita-e-geni-cattivi/</link>
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		<pubDate>Wed, 25 Nov 2009 11:43:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Buone e cattive pratiche]]></category>
		<category><![CDATA[pericolosità]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.news-forumsalutementale.it/?p=1878</guid>
		<description><![CDATA[di Pier Aldo Rovatti
A Udine, un paio di anni fa, si consuma un crimine. Un algerino uccide un colombiano a coltellate. Abdelmalek ha una vita travagliata, traumi alle spalle e difficoltà di integrare la propria cultura religiosa al nostro mondo. Usa truccarsi gli occhi con un belletto di nome kajal. Viene deriso da un gruppo ...<br /><a href="http://www.news-forumsalutementale.it/responsabilita-e-geni-cattivi/" class="leggi-ancora">leggi tutto &#187;</a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>di Pier Aldo Rovatti</p>
<p>A Udine, un paio di anni fa, si consuma un crimine. Un algerino uccide un colombiano a coltellate. Abdelmalek ha una vita travagliata, traumi alle spalle e difficoltà di integrare la propria cultura religiosa al nostro mondo. Usa truccarsi gli occhi con un belletto di nome kajal. Viene deriso da un gruppo di giovani tra cui Novoa. Quest&#8217;ultimo gli rivolge l&#8217;appellativo di ”frocio”. Abdelmalek si infuria e lo ammazza. Ma ciò che fa davvero notizia è la sentenza, ora pronunciata dalla Corte d&#8217;Assise di Trieste. Ad Abdelmalek vengono riconosciute delle attenuanti, una in particolare, tanto inabituale da risultare una novità assoluta in materia: la sua ”vulnerabilità genetica”. La cosa è clamorosa e merita che la si consideri seriamente, dato che in essa potrebbe profilarsi una trasformazione della nozione comune di responsabilità e anche un&#8217;idea di vita alla quale non siamo avvezzi. È un bene o un male? A qualcuno sembra una vera e propria assurdità. Abdelmalek è stato sottoposto a test minuziosi, utilizzando tecniche sofisticate di scansione cerebrale (tecniche ormai collaudate nell&#8217;ambito delle neuroscienze e della biomedicina): sarebbe risultato che possiede uno o forse entrambi gli ”alleli” che aumentano il rischio congenito di comportamenti aggressivi, e che dunque è da questo punto di vista un soggetto geneticamente a rischio. E poiché lui non è responsabile (ovviamente) di tale deficit genetico, le sue responsabilità penali si attenuano. Secondo lo psichiatra Mario Novello (che ha una grande esperienza anche in fatto di perizie) non c&#8217;era alcun bisogno di scandagliare i geni di Abdelmalek: sarebbe stato sufficiente, per ottenere il medesimo risultato, lavorare sui suoi vissuti e sulle sue sofferenze psichiche, con il vantaggio che così non sarebbe stata messa fuorigioco, seppure parzialmente, la questione della responsabilità, sulla quale invece deve basarsi qualunque giudizio penale. Di questo passo &#8211; mi dice &#8211; ci troveremo in udienza una qualche ”macchina della verità” che ci dirà cosa fare! Il che non accade neppure negli Stati Uniti, dove da vent&#8217;anni si discute in modo approfondito e diffuso la questione della biomedicina e della cosiddetta ”identità somatica”. Infatti, se andiamo a vedere lo stato di tale dibattito scientifico, ci accorgiamo che esso è attraversato da molte perplessità e inviti alla prudenza. Può darsi che siamo alle soglie di una nuova etica fondata sulla genetica (e quindi a un&#8217;ulteriore dimensione del governo degli individui e anche del governo di se stessi), ma intanto (se non nelle fiction) nessuno si azzarda a parlare di ”geni cattivi”, e la comunità scientifica più consapevole ha ben presenti i pericoli di scivolamento nel riduzionismo biologico e di ricadute in forme non tanto mascherate di razzismo applicato al genoma. Non ci riferiamo a gruppi di popolazione &#8211; avvertono -, ma agli individui in quanto tali e alle loro differenze. Ed è un avvertimento quanto mai opportuno, ma molto discutibile. L&#8217;espressione ”vulnerabilità genetica” appare invece alquanto drastica, almeno poco cauta. È inquietante, soprattutto se valutiamo dove e come è stata prodotta. Siamo immersi, oggi, in un contesto sociale che fa leva proprio sulla vulnerabilità dei soggetti, intesa come tecnica di potere e come riduzione degli individui a portatori di deficit o semplicemente malati. Ciò incrementa comportamenti passivi e di dipendenza, e penalizza di converso l&#8217;attività dei soggetti, la loro responsabilità (la responsabilità, innanzi tutto, nei confronti della propria vita), le chance di protagonismo di cui ciascuno può e deve disporre. Alcuni profetizzano che l&#8217;identità biologica e genetica potrebbe essere, al contrario, uno strumento di promozione soggettiva, e perfino di libertà, un vantaggio per la gestione delle proprie vite. Ma esistono validi motivi per restare perplessi di fronte all&#8217;ipotesi di un simile scenario, nel quale le nostre vite sarebbero già scandite, o potenzialmente scandite, a nostra insaputa. Nel quale, per esempio, tutti i nostri bambini sarebbero precocemente passati al vaglio per individuarne le eventuali anomalie genetiche. È facile scorgere in pratiche come questa, e in tutte le altre analoghe, un misto di utilità sociale e di nuove forme di controllo. Si approfondirebbe il solco tra una vita che sempre più deborderebbe da ciò che di essa possiamo sapere in prima persona, e i vissuti, cioè la vita concreta che scorre attraverso le nostre storie personali e i nostri modi di soggettivarla. C&#8217;è il rischio che la vita venga ridotta a corpo, e che il corpo si allontani da noi diventando sempre più un corpo estraneo, che non ci appartiene perché si è trasformato in un corpo ”scientifico”.</p>
<p>(da Il Piccolo 30.11.2009)</p>
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