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	<title>forumsalutementale.it &#187; porte aperte</title>
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		<title>Scritti di Franco Basaglia &#8230; quelli da tempo introvabili!</title>
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		<pubDate>Sun, 11 Jul 2010 20:04:51 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Michela</dc:creator>
				<category><![CDATA[Da leggere]]></category>
		<category><![CDATA[libri]]></category>
		<category><![CDATA[porte aperte]]></category>

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		<description><![CDATA[Magari un po&#8217; tardi (ma io sono della generazione della macchina da scrivere non elettrica, e del ciclistile a manovella&#8230;), ho scoperto la possibilità di scaricare intere librerie tramite programmi come eMule.
Ho pure trovato qualcosa sulle nostre cose, come alcuni libri di Franco Basaglia, di quelli da tempo introvabili nelle librerie e non solo Basaglia: ...<br /><a href="http://www.news-forumsalutementale.it/scritti-di-franco-basaglia-quelli-da-tempo-introvabili/" class="leggi-ancora">leggi tutto &#187;</a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Magari un po&#8217; tardi (ma io sono della generazione della macchina da scrivere non elettrica, e del ciclistile a manovella&#8230;), ho scoperto la possibilità di scaricare intere librerie tramite programmi come eMule.</p>
<p>Ho pure trovato qualcosa sulle nostre cose, come alcuni libri di Franco Basaglia, di quelli da tempo introvabili nelle librerie e non solo Basaglia: anche il mitico &#8220;Asylums&#8221; di Erving Goffman.. Comincio a farli girare, visto che qualcuno è stato riprodotto in file veramente leggeri.</p>
<p>Buona lettura.</p>
<p>Ciao</p>
<p>Gian Luigi Bettoli</p>
<p><a href="http://www.news-forumsalutementale.it/public/Franco-Basaglia-Conferenze-brasiliane.pdf">Franco Basaglia &#8211; Conferenze brasiliane</a></p>
<p><a href="http://www.news-forumsalutementale.it/public/Franco-Basaglia-Crimini-Di-Pace.pdf">Franco Basaglia &#8211; Crimini Di Pace</a><a href="http://www.news-forumsalutementale.it/public/Franco-Basaglia-le-contraddizioni-della-comunità-terapeutica.doc">Franco Basaglia &#8211; le contraddizioni della comunità terapeutica</a></p>
<p><a href="http://www.news-forumsalutementale.it/public/Franco-Basaglia-Trascrizione-di-due-lezioni-conversazioni-con-gli-infermieridi-Trieste.pdf">Franco Basaglia &#8211; Trascrizione di due lezioni conversazioni con gli infermieridi Trieste</a></p>
<p><a href="http://www.news-forumsalutementale.it/public/Franco-Basaglia-e-la-clinica-della-psichiatria.pdf">Franco Basaglia e la clinica della psichiatria</a></p>
<p><a href="http://www.news-forumsalutementale.it/public/Franco-Basaglia-Giovanna-Gallio-Vocazione-terapeutica-e-lotta-di-classe.pdf">Franco Basaglia, Giovanna Gallio &#8211; Vocazione terapeutica e lotta di classe</a></p>
<p><a href="http://www.news-forumsalutementale.it/public/Goffman-Erving-Asylums-PDF.pdf">Goffman, Erving &#8211; Asylums (PDF)</a>
<div class="wam_wrap">
<h4 class="wam">Allegati</h4>
<ul class="wam_ul">
<li><a href='http://www.news-forumsalutementale.it/public/Goffman-Erving-Asylums-PDF.pdf' class="wam_icon_link" style='padding-left:20px; line-height:16px; background-image:url("http://www.news-forumsalutementale.it/wp-content/plugins/attachment-manager/icons/page_white_acrobat.png");'>Goffman, Erving &#8211; Asylums (PDF)</a>
</p>
</li>
<li><a href='http://www.news-forumsalutementale.it/public/Franco-Basaglia-Conferenze-brasiliane.pdf' class="wam_icon_link" style='padding-left:20px; line-height:16px; background-image:url("http://www.news-forumsalutementale.it/wp-content/plugins/attachment-manager/icons/page_white_acrobat.png");'>Franco Basaglia &#8211; Conferenze brasiliane</a>
</p>
</li>
<li><a href='http://www.news-forumsalutementale.it/public/Franco-Basaglia-Crimini-Di-Pace.pdf' class="wam_icon_link" style='padding-left:20px; line-height:16px; background-image:url("http://www.news-forumsalutementale.it/wp-content/plugins/attachment-manager/icons/page_white_acrobat.png");'>Franco Basaglia &#8211; Crimini Di Pace</a>
</p>
</li>
<li><a href='http://www.news-forumsalutementale.it/public/Franco-Basaglia-le-contraddizioni-della-comunità-terapeutica.doc' class="wam_icon_link" style='padding-left:20px; line-height:16px; background-image:url("http://www.news-forumsalutementale.it/wp-content/plugins/attachment-manager/icons/page_white_word.png");'>Franco Basaglia &#8211; le contraddizioni della comunità terapeutica</a>
</p>
</li>
<li><a href='http://www.news-forumsalutementale.it/public/Franco-Basaglia-Trascrizione-di-due-lezioni-conversazioni-con-gli-infermieridi-Trieste.pdf' class="wam_icon_link" style='padding-left:20px; line-height:16px; background-image:url("http://www.news-forumsalutementale.it/wp-content/plugins/attachment-manager/icons/page_white_acrobat.png");'>Franco Basaglia &#8211; Trascrizione di due lezioni conversazioni con gli infermieridi Trieste</a>
</p>
</li>
<li><a href='http://www.news-forumsalutementale.it/public/Franco-Basaglia-e-la-clinica-della-psichiatria.pdf' class="wam_icon_link" style='padding-left:20px; line-height:16px; background-image:url("http://www.news-forumsalutementale.it/wp-content/plugins/attachment-manager/icons/page_white_acrobat.png");'>Franco Basaglia e la clinica della psichiatria</a>
</p>
</li>
<li><a href='http://www.news-forumsalutementale.it/public/Franco-Basaglia-Giovanna-Gallio-Vocazione-terapeutica-e-lotta-di-classe.pdf' class="wam_icon_link" style='padding-left:20px; line-height:16px; background-image:url("http://www.news-forumsalutementale.it/wp-content/plugins/attachment-manager/icons/page_white_acrobat.png");'>Franco Basaglia, Giovanna Gallio &#8211; Vocazione terapeutica e lotta di classe</a>
</p>
</li>
</ul>
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		<title>La Carta dei Diritti della Comunità Nove</title>
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		<pubDate>Sun, 04 Jul 2010 15:01:05 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Michela</dc:creator>
				<category><![CDATA[Buone e cattive pratiche]]></category>
		<category><![CDATA[diritti]]></category>
		<category><![CDATA[Impazzire si può]]></category>
		<category><![CDATA[porte aperte]]></category>

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		<description><![CDATA[In occasione del convegno “Impazzire si può”, la Comunità Nove di Udine, comunità che si occupa dell&#8217;assistenza delle persone nel campo psichiatrico, ha redatto una carta dei diritti che tocca le corde emotive dell&#8217;animo umano.
Vi sono presenti parole come: sincerità, onestà, accettazione, riconoscere i propri limiti, affetto, collaborazione, solidarietà, amore, libertà.
Ma, come insegna Franco Rotelli, ...<br /><a href="http://www.news-forumsalutementale.it/la-carta-dei-diritti-della-comunita-nove/" class="leggi-ancora">leggi tutto &#187;</a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>In occasione del convegno “Impazzire si può”, la Comunità Nove di Udine, comunità che si occupa dell&#8217;assistenza delle persone nel campo psichiatrico, ha redatto una carta dei diritti che tocca le corde emotive dell&#8217;animo umano.</p>
<p>Vi sono presenti parole come: sincerità, onestà, accettazione, riconoscere i propri limiti, affetto, collaborazione, solidarietà, amore, libertà.</p>
<p>Ma, come insegna Franco Rotelli, si tratta solo di parole. Dalle parole bisogna essere capaci di passare ai fatti perché le parole non sono altro che dei cartelli che ci indicano una via da percorrere.</p>
<p>Passare ai fatti significa fare nostre queste parole, sentirle dentro, provare a comprenderle senza filtri, senza inutili schemi mentali.</p>
<p>Come già detto, questa carta dei diritti indica una via, una bella via, che potrebbe produrre non solo salute mentale, ma anche un più ampio concetto (ancora tutto da definire) di “salute sociale”.</p>
<p>Si tratta di uno spunto a cui tutti sono invitati a partecipare.</p>
<p>Ecco i 10 punti della Carta.</p>
<p>di fede_shoe, Trieste, 4 luglio 2010</p>
<p>Esistono dei diritti per gli utenti della Salute Mentale, scritti e sanciti, anche se non sempre sono rispettati; noi della <strong>Comunità Nove</strong> abbiamo voluto provare a scrivere <em>LA NOSTRA CARTA DEI DIRITTI:</em></p>
<ol>
<li>Diritto ad avere relazioni sincere e oneste fra utenti e operatori, cioè a non essere ingannati né illusi e a conoscere lo stato reale delle cose che ci riguardano.</li>
<li>Diritto a potersi accettare per come si è e a riconoscere i propri limiti.</li>
<li>Quando si sta male, diritto a non essere abbandonati e ad avere un posto dove andare per trovare ascolto e affetto,  perché questo cura più dei farmaci.</li>
<li>Diritto ad essere curati meglio possibile, senza diventare numeri nella massa, e diritto a collaborare nel percorso di cura.</li>
<li>Diritto a non sentirsi in colpa e a non provare vergogna per un “male” che nessuno cerca ma che viene da solo.</li>
<li>Diritto ad un lavoro regolare e onesto per chi può lavorare. Per chi è impossibilitato, diritto all’assistenza e alla solidarietà, ma con l’impegno da parte nostra ad aiutarci anche da soli.</li>
<li>Diritto ad amare ed essere amati, senza soffrire troppo.</li>
<li>Diritto ad essere compresi come persone e non per le azioni compiute, cioè diritto a non subire pregiudizi per il proprio passato.</li>
<li>Diritto a esprimere le nostre opinioni e a dire ciò che viviamo nella nostra testa e nel nostro cuore senza paura di avere conseguenze negative. Diritto di credere in chi si vuole, anche alle nostre visioni e alle voci che sentiamo se non fanno male a nessuno.</li>
<li>Diritto alle due cose più importanti per ogni persona: l’amore e la libertà, soprattutto di scegliere la propria strada e potersi riscattare nella vita.</li>
</ol>
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		<title>Psichiatria: la marcia indietro di Berlusconi</title>
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		<pubDate>Mon, 14 Jun 2010 14:58:27 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Michela</dc:creator>
				<category><![CDATA[Notizie]]></category>
		<category><![CDATA[Punti di vista]]></category>
		<category><![CDATA[180]]></category>
		<category><![CDATA[porte aperte]]></category>

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		<description><![CDATA[Per chi segue le sorti dei servizi di salute mentale e della legislazione del 1978 quelle trascorse sono state giornate convulse, ricche di colpi di scena. Praticamente chiusa la discussione generale nella XII Commissione Affari sociali della Camera con il via libera al relatore, l’on. Ciccioli (Pdl) alla stesura della bozza di testo unificato, il ...<br /><a href="http://www.news-forumsalutementale.it/psichiatria-la-marcia-indietro-di-berlusconi/" class="leggi-ancora">leggi tutto &#187;</a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Per chi segue le sorti dei servizi di salute mentale e della legislazione del 1978 quelle trascorse sono state giornate convulse, ricche di colpi di scena. Praticamente chiusa la discussione generale nella XII Commissione Affari sociali della Camera con il via libera al relatore, l’on. Ciccioli (Pdl) alla stesura della bozza di testo unificato, il 27 maggio a Roma si è tenuta una manifestazione vivacissima, molto partecipata e combattiva organizzata da Unasam ( che raccoglie e rappresenta le associazioni dei famigliari e degli utenti ) a favore del mantenimento della legge in vigore. L’8 giugno a Milano si è tenuto un importante convegno sul tema della “posizione di garanzia degli operatori” con l’intervento di giudici e giuristi dell’Università Bicocca; il 9 giugno, sempre a Roma, al Capranica, intorno all’on. Ciccioli, si sono riuniti i sostenitori delle proposte di modifica. In quella sede il ministro Fazio è stato duramente contestato e fischiato per aver sostenuto che non è necessario rivedere la legge o aggiungere nuove norme e che i bisogni della psichiatria italiana sono altri e risolvibili in altri modi. L’on. Ciccioli gli ha replicato che rientrava nell’autonomia e nei poteri del Parlamento l’andare avanti per la propria strada, a prescindere dalle opinioni del Ministro, ma subito dopo è arrivata un’ ANSA nella quale Berlusconi dava piena copertura al ministro. Il mattino del 10 giugno nella Sala degli Atti Parlamentari del Senato si è svolta una tavola rotonda, promossa da Aresam, Cgil, Fp Cgil, Fondazione Franca e Franco Basaglia, Forum salute mentale, Legambiente, Sos Sanità ed Unasam sul tema “Cosa (non) serve alla salute mentale”. Sono intervenuti il senatore Ignazio Marino, presidente della Commissione d’Inchiesta sui servizi sanitari e operatori e famigliari dei servizi di salute mentale. Il 10 pomeriggio alla XII Commissione della Camera si sono tenute audizioni nel corso delle quali la gran parte degli interventi ha convenuto nel sostenere che il problema principale era quello di garantire su tutto il territorio nazionale a pazienti e famiglie di avere risposte puntuali e rapide, e non essere abbandonati.</p>
<p>In sintesi, da tutti questi eventi ed interventi si può ricavare che, per ora, il lavoro dell’on. Ciccioli è fermo. Eppure Berlusconi aveva inserito nel suo programma di governo del 2008 modifiche al regime del trattamento sanitario obbligatorio (tso). Che cosa è successo allora? Perché la “marcia indietro” di Berlusconi?</p>
<p>Fra le ipotesi che si possono fare vi è quella che, al momento, il governo non può consentire neanche di discutere provvedimenti che aumentino la spesa sanitaria e che indirizzino la stessa verso scenari neomanicomiali (tso prolungato) che possono desertificare le reti dei Dipartimenti di salute mentale. È stato importante che la reazione di associazioni, famigliari, operatori, pezzi di opinione pubblica alle proposte di Ciccioli ci sia stata e si sia fatta sentire, ma ha pesato certamente anche il fatto che le Regioni, in quanto titolari delle politiche sanitarie, quindi anche di quelle psichiatriche, non sarebbero in grado di fronteggiare le polemiche e reggere l’impatto di scelte nazionali che le obbligassero a modificare gli assetti dei servizi. È probabile quindi che siano state proprio le Regioni dei “governatori amici “ del governo in carica a lanciare l’allarme e pretendere lo stop al lavoro dell’on. Ciccioli.</p>
<p>Pericolo scampato allora, almeno secondo chi difende servizi orientati alla salute mentale e ai diritti dei cittadini con disturbo mentale e si oppone a chi propone servizi centrati sulla figura del medico psichiatra demiurgo che gestisce i destini di vita dei pazienti ( e delle famiglie) in nome delle ansie securitarie? Penso di no, anche se per l’immediato la discussione e la mobilitazione potranno avere una pausa. Potrebbe essere utile dedicare il tempo che si è liberato per affrontare, approfondire il confronto sulle questioni che si sono evidenziate come centrali: il consenso nei percorsi di cura, la presunzione della pericolosità sociale e la “posizione di garanzia” attribuita agli operatori dei servizi pubblici, sollecitando le competenze e le intelligenze dei giuristi, della Magistratura per misurarsi con quei pezzi di psichiatria clinica e forense che hanno alimentato e condiviso l’elaborazione di Ciccioli.</p>
<p>Luigi Benevelli</p>
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		<title>UNASAM: Audizione Commissione Affari Sociali della Camera</title>
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		<pubDate>Sun, 13 Jun 2010 18:49:53 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Michela</dc:creator>
				<category><![CDATA[Notizie]]></category>
		<category><![CDATA[180]]></category>
		<category><![CDATA[porte aperte]]></category>
		<category><![CDATA[Unasam]]></category>

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		<description><![CDATA[Roma 10 giugno 2010
Gisella Trincas Presidente Nazionale U.N.A.SA.M
Ringraziamo il Presidente Palumbo e la Commissione per aver accolto la nostra richiesta ad essere auditi.
Insieme al vice Presidente Dott.Girolamo Digilio vogliamo portare alla vostra attenzione il punto di vista dell’UNASAM, e delle 160 Associazioni di familiari che rappresentiamo, in ordine alle proposte di legge di modifica della ...<br /><a href="http://www.news-forumsalutementale.it/unasam-audizione-commissione-affari-sociali-della-camera/" class="leggi-ancora">leggi tutto &#187;</a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Roma 10 giugno 2010</p>
<p>Gisella Trincas Presidente Nazionale U.N.A.SA.M</p>
<p>Ringraziamo il Presidente Palumbo e la Commissione per aver accolto la nostra richiesta ad essere auditi.</p>
<p>Insieme al vice Presidente Dott.Girolamo Digilio vogliamo portare alla vostra attenzione il punto di vista dell’UNASAM, e delle 160 Associazioni di familiari che rappresentiamo, in ordine alle proposte di legge di modifica della 833/78 e della 180/78.</p>
<p>Noi riteniamo che queste leggi siano delle buone leggi e che i problemi esistenti in relazione alla qualità e quantità degli interventi in salute mentale dipendono esclusivamente dalla capacità di programmare e attuare gli interventi da parte delle Regioni e delle Aziende Sanitarie Locali.</p>
<p>Le nostre Associazioni e noi familiari ci siamo sempre battuti affinchè nei trent’anni di vita delle due leggi di riforma ne venissero rispettati i principi e gli obiettivi e abbiamo contribuito in maniera significativa alla definitiva chiusura degli ospedali psichiatrici e allo sviluppo e al potenziamento dei servizi territoriali di salute mentale.</p>
<p>Quindi noi non chiediamo alcuna modifica della legislazione esistente ma la piena attuazione dei Progetti Obiettivo Nazionali e delle Linee Guida approvate dalla Conferenza delle Regioni nel 2008. Provvedimenti in linea con Il Piano d’Azione emanato dalla Conferenza di Helsinky nel 2005 e con la Risoluzione del Parlamento Europeo approvata nel 2009.</p>
<p>Noi non desideriamo che la psichiatria sia riportata ad una dimensione custodialistica e repressiva perché abbiamo sperimentato sulla pelle dei nostri cari e sulla nostra vita cosa hanno significato quei luoghi e quelle pratiche. Noi non possiamo accettare che si ritorni ad uno statuto speciale per i cittadini colpiti dalla sofferenza mentale, né alla reintroduzione del concetto di pericolosità sociale. Perché è dimostrato dai fatti e dalle statistiche che le persone con sofferenza mentale sono meno “pericolose” dei cosidetti sani di mente.</p>
<p>Abbiamo letto con estrema attenzione tutte le proposte all’esame di questa Commissione e non condividiamo né l’impostazione ideologica né i contenuti di merito.</p>
<p>Ci sono dei problemi, certo, nella gestione dei servizi di salute mentale. Questi problemi si chiamano norme regionali di programmazione assenti o non attuate, risorse finanziarie insufficienti, processi di trasformazione culturale non completati, integrazione socio-sanitaria non compiuta, formazione degli operatori insufficiente, piante organiche inadeguate. Nessuna di queste questioni è contenuta nelle proposte di legge all’esame di questa Commissione.</p>
<p>L’altro problema che vogliamo portare alla vostra attenzione, riguarda le pratiche coercitive</p>
<p>utilizzate dalla stragrande maggioranza dei servizi psichiatrici di diagnosi e cura, esplicitamente lesive della dignità e della libertà delle persone, in aperta violazione dell’articolo 1 della Legge di Riforma Sanitaria.</p>
<p>Noi guardiamo con interesse alle buone pratiche che in tante parti del territorio nazionale, nonostante la scarsità delle risorse finanziarie, esistono e resistono.</p>
<p>Ai Servizi di diagnosi e cura con le porte aperte dove non si legano le persone e si fa un uso corretto dei farmaci;</p>
<p>Ai centri di salute mentale funzionanti 24 ore su 24 e 7 giorni su 7;</p>
<p>Ai percorsi di presa in cura personalizzati orientati verso l’integrazione sociale e la ripresa</p>
<p>Alle esperienze di abitare assistito;</p>
<p>Alle piccole comunità a dimensione familiare;</p>
<p>Alla cooperazione sociale, sostenuta dai DSM e dalle Regioni, che offre opportunità di lavoro e quindi speranza di farcela;</p>
<p>A quelle buone pratiche che non abbandonano le famiglie, che le rendono partecipi del processo di cura dei loro cari, che guardano alle famiglie come risorsa fondamentale nel processo di cura.</p>
<p>Noi possiamo raccontare tante storie di persone che ce l’hanno fatta perché gli approcci erano corretti, perché le risorse in campo erano molteplici, perché si è lavorato sul consenso e non sull’imposizione. L’approccio che anche noi riconosciamo valido è quello bio-psico-sociale. Che significa (come viene sottolineato in una delle proposte) “un approccio più vicino al modello medico” ? Disconoscere il valore fondamentale degli altri interventi?</p>
<p>Noi possiamo raccontare tante storie di persone che non volevano essere aiutate per paura, per sfiducia, perché duramente provate dalla condizione di sofferenza; non certo perché “non hanno coscienza di malattia”. Ci sono tante persone che partecipano al loro percorso di cura pur non accettando di essere definiti “malato di mente”. E le persone sanno bene cosa può aiutarle a stare meglio, e cosa no, ed è a quei bisogni che si deve rispondere.</p>
<p>Certo ci sono operatori che non lavorano bene e familiari che non sono disposti a mettersi in gioco. Ma la stragrande maggioranza degli operatori e dei familiari vogliono fare tutto quanto è possibile perché le persone che vivono la condizione di disturbo mentale abbiano ciò di cui hanno bisogno per la loro cura e per la loro guarigione. Quella possibile, certamente quella sociale! Ed è preciso dovere delle istituzioni garantire le migliori cure possibili, a tutti, in qualunque paese del territorio nazionale.</p>
<p>Ma le istituzioni fanno sempre ciò che devono? Noi pensiamo di no!.</p>
<p>E stiamo sempre a rincorrere le questioni ad ogni cambio di governo nazionale o regionale.</p>
<p>Noi non siamo vittime delle Leggi di Riforma, noi siamo vittime dell’immobilismo istituzionale, delle scelte e delle proposte che ogni volta tentano di rimettere in discussione conquiste importanti.</p>
<p>Proponiamo che si riprenda da dove il processo si è interrotto. Dalle Linee Guida Ministeriali, approvate dalla Conferenza delle Regioni, che dovevano dar vita alla seconda Conferenza Governativa sulla salute mentale. Per fare il punto con tutte le Regioni, come sostenuto dal Ministro Fazio, del livello di funzionamento dei servizi di salute mentale, delle criticità da superare, nel rispetto dei diritti di cittadinanza delle persone con disturbo mentale e di noi familiari. Per tutelare la salute mentale di tutti i cittadini!</p>
<p>C’è ancora tanto da fare per rafforzare i servizi pubblici di salute mentale e andare con determinazione verso una migliore qualità dei servizi per una migliore qualità della vita delle persone.</p>
<p>Per superare le criticità pensiamo si debba riportare la questione al nodo vero. Rimettere al centro la persona umana, la sua dignità e i suoi bisogni, favorendo i servizi di salute mentale comunitaria, con centri di salute mentale in grado di assicurare la presa in cura nelle 24 ore e 7 giorni su 7. Con le piante organiche al completo e le diverse figure professionali necessarie, nel rispetto di quanto indicato dal Progetto Obiettivo Salute Mentale, con risorse finanziarie adeguate a rispondere ai molteplici bisogni che una persona che vive la sofferenza mentale esprime.</p>
<p>Percorrere la strada dell’integrazione socio-sanitaria e della co-progettazione.</p>
<p>Garantire investimenti per sostenere l’impresa sociale e favorire l’inclusione sociale delle persone in carico ai servizi di salute mentale, anche e soprattutto attraverso il lavoro, la formazione, la casa, la socialità, le relazioni affettive.</p>
<p>Si possono programmare gli interventi se c’è certezza di risorse, quelle che agli operatori della salute mentale mancano!</p>
<p>Quando gli operatori non vanno a casa delle persone e non sostengono le famiglie non è perché le persone non sono “collaboranti” o perché gli operatori sono degli incapaci ma perché non sono in numero sufficiente a garantire tutte le prestazioni, perché alcune volte non hanno neppure le auto di servizio o l’assicurazione.</p>
<p>Di tutto ciò le proposte di legge in discussione non parlano!</p>
<p>Così come non si parla del definitivo superamento degli Ospedali Psichiatrici Giudiziari, questione la cui soluzione non può ulteriormente procrastinarsi, per le gravissime condizioni in cui versano le persone internate perché si continua ad internare persone fragili che avrebbero invece diritto e bisogno di ben altri interventi!</p>
<p>Le questioni sono urgenti, complesse, ma affrontabili.</p>
<p>Noi chiediamo che la Commissione si impegni affinchè le Regioni vengano sollecitate al pieno rispetto della Legge di Riforma Sanitaria anche nella parte che riguarda la salute mentale. Per il rispetto del diritto dei cittadini alle migliori cure possibili, per migliorare la propria condizione di salute e la propria esistenza, per tutelare la salute mentale dell’intera comunità.</p>
<p>Per quanto riguarda l’aspetto relativo ai trattamenti sanitari obbligatori, siamo totalmente contrari a qualunque modifica che intervenga sulle libertà costituzionali e chiediamo invece che la Commissione solleciti le Regioni al rispetto delle linee guida elaborate dal gruppo tecnico interregionale e approvate dalla Conferenza delle Regioni nel 2008. Non si può pensare di ottenere dei risultati positivi obbligando con la forza le persone a trattamenti sanitari obbligatori prolungati della durata di sei mesi, rinnovabile! O attraverso “un contratto terapeutico” che non si può rimettere in discussione, utilizzando inoltre l’istituto dell’Amministrazione di sostegno in maniera difforme rispetto alla Legge.</p>
<p>Ribadiamo in conclusione che siamo per la difesa del servizio pubblico, per il superamento di tutti i luoghi e le pratiche che violano i diritti fondamentali della persona umana, non siamo favorevoli all’utilizzo di risorse pubbliche per finanziare indirettamente le cliniche private chiamate ad occuparsi delle persone “non collaboranti”.</p>
<p>Se si vuole rispondere ai nostri bisogni occorre bocciare queste proposte di legge e far si che le Regioni facciano il loro dovere.</p>
<p>Abbiamo chiesto al Ministero della Sanità di ripristinare la Commissione Nazionale Salute Mentale, organismo di partecipazione e programmazione i cui lavori sono stati interrotti subito dopo l’approvazione delle Linee Guida Nazionali, alla cui definizione abbiamo tutti partecipato con passione e condivisione.</p>
<p>Grazie.</p>
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		<title>La memoria presentata alla Camera dal Forum</title>
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		<pubDate>Fri, 11 Jun 2010 17:14:24 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Michela</dc:creator>
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		<category><![CDATA[180]]></category>
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		<description><![CDATA[Giovedì 10 giugno il Forum è stato invitato a un&#8217;audizione presso la XII Commissione Affari Sociali della Camera. Erano presenti Giovanna Del Giudice, Portavoce nazionale, Luigi Benevelli, Peppe Pagano, Vito D&#8217;Anza, Augusto Mariani e Federico Scarpa. Di seguito la memoria che è stata presentata.
Considerazioni  preliminari 
-        La psichiatria intesa come branca della medicina non va confusa ...<br /><a href="http://www.news-forumsalutementale.it/la-memoria-presentata-alla-camera-dal-forum/" class="leggi-ancora">leggi tutto &#187;</a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Giovedì 10 giugno il Forum è stato invitato a un&#8217;audizione presso la XII Commissione Affari Sociali della Camera. Erano presenti Giovanna Del Giudice, Portavoce nazionale, Luigi Benevelli, Peppe Pagano, Vito D&#8217;Anza, Augusto Mariani e Federico Scarpa. Di seguito la memoria che è stata presentata.<span id="more-4341"></span></p>
<p><strong>Considerazioni  preliminari</strong><em> </em></p>
<p>-        La psichiatria intesa come <em>branca della medicina</em> non va confusa con la psichiatria intesa come <em>assistenza</em> a chi soffre di disturbi mentali: il Parlamento non si deve occupare delle cause, dei nomi da dare ai disturbi, ma garantire risposte .adeguate ai cittadini che soffrono di disturbi mentali e alle loro famiglie.<em></em></p>
<p>-        La questione dell’assistenza psichiatrica, e in specie nella sua declinazione come diritto alla salute mentale, è di interesse generale e non è riducibile a un fatto locale.</p>
<p>-        La normativa vigente in Italia, entrata nella  legge istitutiva del Servizio Sanitario Nazionale, ha messo fine ad uno “statuto speciale” per il malato di mente. La psichiatria è entrata a pieno titolo nella medicina, liberandosi della sua funzione di controllo sociale. Tale normativa è punto di riferimento per l’Organizzazione mondiale della sanità, come dichiarato nella Conferenza di Helsinki, nel Libro Verde del Parlamento Europeo, nella  risoluzione di Bowis, nel documento Tzampatzi.</p>
<p>-        La normativa vigente non impedisce né ostacola la possibilità di assistere per tempi  lunghi una persona con disturbo mentale severo, anche contro la volontà delle stessa. <em>Non vi è più bisogno di una legge “speciale” per l’assistenza psichiatrica di lungo periodo.</em></p>
<p>-        Il primo diritto per una persona con disturbo mentale, per una persona che necessita di lunga assistenza, per un soggetto vulnerabile, per una famiglia, come per una comunità locale, è la presenza  e la possibilità di accesso ad un servizio pubblico comunitario che garantisca risposte sulle 24 ore e la possibilità, per la persona, di rimanere il più possibile nei propri ambiti di vita assistito e supportato.</p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong>Nel merito dei DDL</strong></p>
<p> </p>
<ul>
<li>In questa fase del lavoro parlamentare un elemento grave e preoccupante è rappresentato dalla sottovalutazione e dalla scarsa conoscenza dei problemi, delle esigenze, della stessa storia dei servizi di salute mentale mostrate da gran parte delle proposte di legge di modifica/abolizione della 180/78. Chiediamo a chi interviene di documentarsi e tenere  in considerazione l’opinione delle persone con esperienza di disturbo mentale, delle famiglie, nonché i dati epidemiologici e le evidenze scientifiche.</li>
</ul>
<p> </p>
<p>Gli ultimi dati ufficiali a disposizione del Ministero della salute risalgono al 2002. Le più recenti stime disponibili (fonti Istat, ISS) parlano ancora una volta di una sanità a più velocità anche per la salute mentale. Da una recente ricerca risulta che in Italia ci sono 190 DSM. 77 DSM (41%) servono una popolazione tra i 100.000 e 250.000 abitanti mentre in altri 68 (36%) il bacino di utenza è tra i 250.00 ed i 500 mila abitanti. 4 DSM, tutti nel Meridione d&#8217;Italia, hanno un bacino di competenza di oltre un milione di persone.</p>
<p>Dai dati della ricerca Progres CSM (2005) risulta che i CSM sono 707, omogeneamente distribuiti sul territorio nazionale con la sola eccezione del Molise dove non sono stati attivati. Solo 112 CSM (15,8%) sono aperti almeno 72 ore su 6 giorni la settimana. Tra di essi figurano i CSM del Friuli Venezia Giulia ed alcuni CSM campani, toscani e romagnoli. Nelle 4 regioni questi CSM sono aperti 24 ore al giorno, 7 giorni su 7 e sono dotati di 6 – 8 posti per l&#8217;accoglienza diurno notturna delle persone che ne abbiano necessità. L’apertura media dei CSM è di 61 ore settimanali, frequente l’orario ridotto nei prefestivi e festivi e/o la chiusura completa. L’accesso al CSM è vincolato alla richiesta del MMG in 93 CSM (13%) ed in 452 CSM l’accesso è subordinato al pagamento del ticket. Circa la metà dei CSM ha una lista d’attesa superiore agli 8 giorni e 82 CSM possono fissare il primo colloquio solo a 2 settimane dalla richiesta con un’attesa massima di 75 giorni (2 mesi e mezzo!). La numerosità del personale risente di significative differenze regionali. Il POTSM prevedeva 1 operatore della salute mentale ogni 1.500 abitanti (quasi 7 professionisti ogni 10.000 abitanti). La realtà è ben lontana da quanto auspicato: in 8 regioni (Valle d&#8217;Aosta, Lombardia, Veneto, Marche, Abruzzo, Puglia, Basilicata, Sicilia) lavorano per 1,5 – 2 operatori per 10.000 abitanti, In altre 4 realtà regionali (P.A. Trento, Toscana, Umbria, Campania) sono a disposizione oltre 3 operatori/10.000 abitanti, il Friuli Venezia Giulia si discosta dalle altre regioni con 5 operatori/10.000 abitanti.</p>
<p>In mancanza di un sistema informativo nazionale si sa poco delle attività dei CSM ma grazie a ricerche nazionali mirate vi sono informazioni, ad esempio, sulla mobilità dei servizi di salute mentale. 3 regioni su 19 sono esemplari nell’attività domiciliare. In Friuli Venezia Giulia, tra le persone in contatto con i CSM, 74 su 100  sono viste sul territorio (domicilio, luogo di lavoro, ecc.), nella P.A. di Trento questa quota scende a 44, in Liguria a 35. Fanalini di coda sono la Valle d’Aosta e la Sardegna che intervengono fuori dal CSM rispettivamente per 8 e 10 persone ogni 100. 1 CSM su 3, il 29%, non sviluppa le attività di gruppo rivolte ai familiari delle persone in carico.</p>
<p>Complessivamente in Italia, esclusa la Sicilia, ci sono  4.108 p.l in 315 strutture pubbliche, con una media di 13 posti per struttura. Le case di cura convenzionate e private, presenti in 10 regioni, sono 54, con 4.862 pl complessivi ed una media di 90 posti per struttura. Il Lazio, la Campania e la Calabria hanno il minor numero di p.l. nelle strutture pubbliche e presentano la più elevata concentrazione di p.l. nelle CdC. La durata media del ricovero nelle strutture pubbliche è di quasi 2 settimane (13 giorni), in quelle convenzionate di quasi 6 settimane (40 giorni).</p>
<p>La degenza media delle persone ricoverate nelle strutture pubbliche del Nord-Est risulta pressoché doppia (24 giorni) rispetto alla degenza media nel Sud (12 giorni). E’ del tutto probabile che la scarsità di p.l. nelle strutture pubbliche nel Meridione d’Italia determini un’accelerazione della dimissione, con degenze più brevi rispetto ad aree del paese fornite di un maggior numero di p.l. La scarsità di p.l. per acuti si accompagna a maggiori costi assistenziali complessivi, causati dal riversarsi delle necessità di ricovero in altre strutture o aree geografiche. Laddove i p.l. pubblici sono numericamente scarsi, come nel Sud, la proporzione di ricoveri in regime di TSO è circa doppia rispetto alle restanti aree. Circa l’80% dei SPDC ha le porte d’ingresso chiuse a chiave. Dai dati della più recente ricerca (Progres Acuti 2003) condotta dall’Istituto Superiore di Sanità risulta che nell’unità di tempo, nei 3 giorni fissati per la rilevazione sul campo, in 3 su 10 degli SPDC visitati, c’era almeno una persona legata, fino a 4 contemporaneamente in alcuni. Gli uomini molto di più che le donne, gli immigrati più dei locali. In uno a essere legata era una ragazzina di 14 anni. Circa la metà degli SPDC e delle CPU e quasi la totalità delle CdC non hanno la disponibilità del ricovero sulle 12 ore in day-hospital (DH) per contrastare l’evoluzione di situazioni critiche nel paziente e/o alleggerire il contesto di vita e la gravosità del carico familiare.</p>
<p> </p>
<p>Secondo il rapporto 2009 dell’Università cattolica del Sacro Cuore:</p>
<p> </p>
<p>L’analisi dei dati dell’ospedalizzazione per disturbi psichici mostra una  diminuzione a livello nazionale. Alcune eccezioni, a tale tendenza, si trovano nel Lazio (nel 2006 tassi superiori al 5% rispetto al 2002) e nella Provincia Autonoma  di Bolzano, dove l’incremento ha riguardato solo le donne. Relativamente alle ospedalizzazioni per sindromi psicotiche indotte da alcol e droghe, il trend nazionale è anche esso in diminuzione: i tassi specifici mostrano che i valori più alti si registrano nella fascia 35-54 anni. Il consumo dei farmaci antipsicotici è in diminuzione e ci sono forti differenze regionali difficilmente interpretabili, invece, per i farmaci antidepressivi.</p>
<p> </p>
<ul>
<li>La psichiatria italiana ha chiuso gli ospedali psichiatrici offrendo nelle comunità le risposte ai bisogni delle persone con disturbo mentale e delle loro famiglie. Va considerato che tutta l’organizzazione dell’assistenza sanitaria va oggi verso la deospedalizzazione, in particolare in riferimento alle malattie di lungo periodo e croniche-degenerative. Si può allora capire perché gli interessi delle cliniche private neuropsichiatriche premano per provvedimenti che impongano <em>per legge</em> lunghe degenze in regime ospedaliero. Le proposte di potenziamento dell’offerta di ricoveri di lunga durata in psichiatria sarebbero molto onerose per le Regioni. Se fossero accolte, in assenza certa di nuove risorse finanziarie, non prevedibili nell’attuale crisi, per coprire i costi di tali degenze si dovrebbero ridurre ulteriormente i servizi di comunità, decretando la fine di un&#8217;esperienza nella quale la psichiatrica italiana è stata integrata nei servizi di sanità pubblica, operando 24 ore su 24.</li>
<li>La quasi totalità delle proposte presentate alla XII Commissione Affari Sociali pone al centro della propria attenzione le situazioni di quei cittadini portatori di un disturbo mentale severo, che manifestano disturbi del comportamento e difficoltà di relazione entro la propria famiglia e con gli altri. Per questi cittadini, ritenuti pregiudizialmente socialmente pericolosi (prima che abbiano compiuto un reato), propongono percorsi separati, procedure speciali, da un “fermo sanitario” senza alcun diritto di opposizione da parte dei soggetti, che può durare fino a 72 ore, a una lunga coazione, TSO prolungato fino a 6 mesi, sulla base della certificazione del medico psichiatra che diventa il soggetto che dispone e gestisce la privazione della libertà dei pazienti.</li>
</ul>
<p> </p>
<ul>
<li>Centrale ritorna, nella quasi totalità delle proposte, la questione della <em>pericolosità sociale</em>, che nel nostro ordinamento è questione di spettanza degli apparati di Giustizia, non certo dei medici psichiatri. Vi è chi sostiene che gli attuali Dsm ( ma anche i Sert) non sono in grado di occuparsi efficacemente di chi ha bisogno di cure per lungo periodo, chi ha comportamenti che disturbano o creano allarmi, anche in famiglia, per la ragione che i medici psichiatri non possono decidere alcunché contro la volontà del paziente (il che è falso, ma l’intervento deve avvenire dando adeguate garanzie al paziente) e perché non ci sono un numero sufficiente di strutture medio-grandi per la “custodia” di tali soggetti (matti e/o tossici che siano). Chi sostiene questa tesi dovrebbe però anche dimostrare che una lunga privazione della libertà in luoghi dove cura e custodia si sovrappongono è utile per la salute mentale della persona che sta male, aiuta a star meglio e a guarire. Le attuali evidenze scientifiche peraltro mostrano – in particolare ci riferiamo agli ultimi studi pubblicati dall’<em>American Medical Association</em><em>-  </em>che non si evidenzia un aumento di comportamenti violenti nelle persone con disturbo mentale, che il disturbo mentale anche severo, da solo, non è associabile a futuri atti violenti, i quali sono determinati piuttosto dalla storia individuale della persona, dalla condizione sociale ed economica e da altri fattori contestuali come un divorzio, una separazione o la perdita del lavoro.</li>
</ul>
<p> </p>
<ul>
<li>Va confermato che gli operatori dei servizi pubblici hanno solo responsabilità in ordine a diagnosi, cura e riabilitazione, non alla custodia e nemmeno a svolgere funzioni di “controllo sociale”. La presunzione della pericolosità sociale esporrebbe i cittadini con disturbo mentale all’arbitrio di medici sollecitati a liberarsi delle situazioni più impegnative per scaricarle nei circuiti a gestione manicomiale gestiti da soggetti privati. È peggio che se la gestione delle carceri fosse appaltata a privati perché nelle carceri comunque il detenuto è un cittadino tutelato nei suoi diritti  dalla legge. Va inoltre considerato che se dovesse passare la reintroduzione della <em>pericolosità sociale </em>e dell<em>’obbligo della custodia</em>  nei, soli servizi pubblici, l’assistenza psichiatrica pubblica finirebbe coll’essere espulsa dalla rete degli altri servizi sanitari e ricacciata nei circuiti marginali e separati in cui stava prima del 1978.</li>
<li>L’aspetto da porre al centro di una  riflessione il più possibile <em>bipartisan</em> è invece quello della facilitazione e della promozione di una confidenza massima nelle relazioni fra servizi pubblici e utenti &#8211; e viceversa,  vera pre-condizione perché si possa parlare di <em>salute mentale</em>. Altrimenti si va ineluttabilmente verso una psichiatria di manicomi, contenzioni, coazioni nella quale al centro sta la persona del medico, non certo quella del paziente e nemmeno quelle dei suoi famigliari: i manicomi si ri-formano in istituzioni residenziali dove la  convivenza non scelta, di persone con problemi rilevanti e gravi limitazioni delle libertà, determina regole rigide quando non segregative, dove il tempo lungo di permanenza viene fissato non dal bisogno riabilitativo e di cura della persona &#8211; come oggi avviene nell’attuale organizzazione normativa e dei servizi- ma dalla obbligatorietà ad un “domicilio coatto” per un tempo lungo.</li>
</ul>
<p><strong>Per concludere</strong></p>
<ul>
<li>Dobbiamo tornare a ragionare sul <em>modello organizzativo</em> complessivo del nostro sistema sanitario, in particolare dei Dipartimenti di Salute Mentale, chiedendoci se  i modelli assistenziali con cui si affrontano le necessità dei pazienti sono adeguati ai loro bisogni<em>. </em>Molti sistemi sanitari sono concepiti per rispondere principalmente all&#8217;acuzie, sono organizzati su un modello di tipo biomedico (prevalentemente) centrato sull&#8217;ospedale. Quando la fase acuta è risolta, se il paziente continua ad avere necessità d&#8217;assistenza prolungata (come nel caso di molte persone anziane e/o con malattie cronico-invalidati ma anche in persone con disturbo mentale severo e complicazioni relazioni e/o contestuali) entra in un limbo confuso di infrastrutture, di risorse umane, di responsabilità. Va ribadito con vigore che per affrontare in modo appropriato i disturbi mentali è più efficace un approccio di tipo bio-psico-sociale e che,  nei disturbi che durano nel tempo in particolare, i trattamenti richiedono una specifica attenzione alle componenti sociali e psicologiche.</li>
<li>Va ripensata radicalmente la <em>formazione dei professionisti</em>: sia quella accademica che quella &#8220;sul campo&#8221;; l&#8217;addestramento deve essere rivolto anche alle abilità emotive senza trascurare le conoscenze più strettamente tecniche; alle modalità che permettano dare maggiore peso alla soggettività, alla storia e alla cultura propria delle persone, maggiore consapevolezza dei propri sentimenti verso il paziente ed il lavoro, capacità di riconoscerli e tenerli in gioco.
<ul>
<li>Quando siamo chiamati ad affrontare domande e questioni complesse risposte riduzioniste o semplicistiche non possono essere esaurienti.</li>
</ul>
</li>
</ul>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong>Di cosa abbiamo bisogno</strong></p>
<p>Non serve elaborare nuove proposte di legge ma  rafforzare percorsi socio-sanitari che garantiscano alle persone con disturbo mentale e alle loro famiglie il diritto a:</p>
<p>-        ricevere cure adeguate, essere informate sui percorsi possibili ed essere protagoniste delle scelte terapeutiche;</p>
<p>-        essere accolte in servizi  a bassa soglia, ospitali, rispettosi della dignità del cittadino, orientati alla guarigione, che intervengono sui bisogni complessivi dei soggetti;</p>
<p>-        avere garantita la continuità terapeutica (anche tramite l’integrazione fra pubblico e privato) nella declinazione dei percorsi dei trattamenti, specie nelle situazioni più gravi;</p>
<p>-        essere sostenute nello sviluppo di capacità sociali , relazionali e di ri-presa dal disturbo attraverso percorsi di socializzazione, associazionismo e auto-mutuo-aiuto;</p>
<p>-        essere supportate nell&#8217;accesso ad un abitare decoroso ed indipendente, all&#8217;abitare assistito se opportuno, alla formazione al lavoro e all&#8217;inserimento lavorativo per una socialità piena</p>
<p> </p>
<p>Il governo deve impegnarsi a che:</p>
<p> </p>
<p>-          la questione dell’assistenza psichiatrica sia assunta come priorità dai governi regionali per lo sviluppo e l&#8217;implementazione di servizi di salute mentale forti capaci di accogliere la sofferenza e le istanze espresse dalla persona e di restituirle ad essa e al contesto sociale orientandole alla promozione dei percorsi di ripresa ed all&#8217;acquisizione e ri-acquisizione di competenze individuali e capacità relazionali e sociali.;</p>
<p> </p>
<p>-          venga valutato lo stato di attuazione delle “Linee di indirizzo nazionali per la salute mentale” adottate in sede di Conferenza unificata il 20 marzo 2008, in particolare in riferimento alle indicazioni del superamento degli ospedali psichiatrici giudiziari;</p>
<p> </p>
<p>-          venga valutata l’attuazione delle “Raccomandazioni in merito all’applicazione di ASO e TSO”,  approvato dalla Conferenza delle Regioni e delle Province Autonome nell’aprile 2009;</p>
<p> </p>
<p>-          si metta mano alla definizione dei Livelli Essenziali di Assistenza (LEA ) nell’assistenza psichiatrica, che diano certezza di sostegno alle persone con problemi di salute mentale e ai loro familiari, garantendo un livello omogeneo di assistenza su tutto il territorio nazionale. Può essere necessario avviare un piano nazionale adeguatamente finanziato che abbia come riferimento, oltre ai LEA, la libertà di scelta e  il consenso informato nei percorsi di cura.;</p>
<p> </p>
<p>-          venga monitorata l’abolizione di ogni forma di violenza sulle persone con disturbo mentale ricoverate, in particolare  negli ospedali psichiatrici giudiziari, come da indicazioni della “The European Commitee for the prevention  of torture and inhuman or degrading treatment or punishment” (CPT);</p>
<p> </p>
<p>-          sia condotto un costante monitoraggio della rete dei servizi, pubblici e privati accreditati e delle attività svolte attraverso lo sviluppo &#8211; finalmente &#8211; del Sistema Informativo Nazionale per la Salute Mentale che consenta l&#8217;utilizzo dei dati di routine anche a fini di ricerca;</p>
<p> </p>
<p>-          venga rivisitata la legge 68/1999 sul collocamento obbligatorio, con particolare attenzione ai percorsi lavorativi delle persone con disturbo mentale</p>
<p> </p>
<p>-          si organizzi, dopo 10 anni, la seconda Conferenza nazionale per la salute mentale che faccia il punto della situazione in Italia (gli ultimi dati in mano al Ministero della Salute risalgono al  2002).</p>
<p> </p>
<p>In conclusione, come più volte abbiamo detto, la letteratura scientifica rifiuta lo stereotipo che tutte le persone con disturbo mentale severo siano pericolose. In alcuni casi è sicuramente appropriato tener conto del rischio della pericolosità ma è del tutto inappropriato che le politiche di salute mentale e le legislazioni possano essere sostenute dalla preoccupazione del rischio e della pericolosità piuttosto che dall’offerta di trattamenti efficaci e servizi a bassa soglia, diffusi nella comunità.</p>
<p> </p>
<p> </p>
<p><strong>per il Forum Salute Mentale</strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<p>dott.a<strong> </strong>Giovanna Del Giudice, Portavoce Forum Nazionale</p>
<p>dott. Luigi Benevelli, Portavoce Forum Lombardia</p>
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		<title>Cosa (non) serve alla salute mentale</title>
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		<pubDate>Thu, 10 Jun 2010 21:09:53 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Michela</dc:creator>
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		<description><![CDATA[di Carla Toffoletti
“Purtroppo non posso essere con voi. In questo momento il mio posto è esattamente dove Basaglia aveva sognato che una persona come me dovesse essere: inserita nella società!Questo comporta delle responsabilità a cui non posso sottrarmi, perché una persona che vive il disagio mentale, che continua ad assumere farmaci, è capace di “assumersi” ...<br /><a href="http://www.news-forumsalutementale.it/cosa-non-serve-alla-salute-mentale/" class="leggi-ancora">leggi tutto &#187;</a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>di Carla Toffoletti</p>
<p>“Purtroppo non posso essere con voi. In questo momento il mio posto è esattamente dove Basaglia aveva sognato che una persona come me dovesse essere: inserita nella società!Questo comporta delle responsabilità a cui non posso sottrarmi, perché una persona che vive il disagio mentale, che continua ad assumere farmaci, è capace di “assumersi” delle responsabilità ”. Inizia con la lettura di questa testimonianza di Madia Marangi, la <strong>tavola rotonda in Senato, Sala degli Atti Parlamentari, su cosa (non) serve alla salute mentale., promossa da Aresam, Cgil, Fp Cgil, Fondazione Franca e Franco Basaglia, ForumSalute Mentale, Legambiente, Sos Sanità ed Unasam</strong>. Presenti il senatore Ignazio Marino, presidente della Commissione d’Inchiesta sui servizi e tanti operatori, psichiatri e famigliari dei servizi di salute mentale. Il senso dell’incontro, che prende spunto dalla riedizione del libro di Beppe Dell’Acqua “Fuori come va? Famiglie e persone con schizofrenia. Manuale per un uso ottimistico delle cure e dei servizi”, è tutto contenuto nella lettera di Madia Marangi, che dopo un percorso di anni rivendica le possibilità che la Legge 180 le ha dato in termini di possibilità di guarigione e di reinserimento nella società.</p>
<p>Attualmente in parlamento ci sono 6 disegni di legge per una revisione della legge Basagliana, tra cui quella del vice presidente della commissione Affari sociali della Camera, Carlo Ciccioli, che solo ieri, nell’ambito del convegno delle associazioni familiari e dei volontari che si occupano della salute mentale, al Cinema Capranica di Roma, presente il ministro Fazio,ha ribadito: “La riforma della legge 180 è parte integrante del programma elettorale con cui il Pdl si è presentato alle elezioni politiche 2008 ed è tema su cui chi segue in Commissione Affari sociali la parte sanitaria del programma di governo, si è personalmente impegnato&#8221;. Per l’onorevole Ciccioli bisogna andare oltre la Legge 180 , che rimane, ma costruendo dei percorsi per legge. In pratica il relatore chiede l’obbligo per il medico di andare a casa, l’obbligo di informare i famigliari della cura, e, punto nodale, il trattamento sanitario obbligatorio (Tso) prolungato e continuativo, in luoghi non ospedalieri (ma in comunità terapeutiche con il limite di 15 posti letto per evitare le speculazioni, mentre la fase acuta deve restare negli ospedali pubblici).</p>
<p>A rispondergli il senatore Ignazio Marino che sta portando in giro per l’Italia la Commissione d’inchiesta sul Servizio Sanitario Nazionale, per verificare il funzionamento dei servizi di salute mentale. Marino ribadisce che non c’è necessità di riscrivere la Legge 180, ma solo di applicarla bene : “Mi sono reso contro dai primi sopralluoghi svolti che c’è una diversità di cure e di offerta terapeutica nel nostro paese. Si va da situazioni drammatiche, quasi criminali, come quella trovata nelle strutture psichiatriche di Chieti, dove le scarpe si appiccicavano al suolo per la presenza di urina umana e dove c’era una totale spersonalizzazione dei pazienti in strutture accreditate private, a situazioni di eccellenza come quelle che abbiamo visto nel Dipartimento di salute mentale di Trieste. L’obiettivo che ci poniamo è quello di avere una fotografia scientifica, molto accurata, della situazione nel nostro paese, in modo da arrivare a conclusioni che possano essere di supporto all’attività legislativa del Parlamento. La mia convinzione, che è personale perché le conclusioni della Commissione d’inchiesta sono ancora lontane, è che sia pericoloso immaginare una nuova Legge sulla salute mentale. Quello che è invece opportuno e urgente è applicare bene la Legge che esiste dal 1978.</p>
<p>Ma per Ignazio Marino c’è un secondo punto di grande preoccupazione, che riguarda le risorse destinate ai servizi di salute mentale e non solo:”Una manovra finanziaria che diminuisce di 10 miliardi di euro nei prossimi 24 mesi, i trasferimenti di denaro alle Regioni , è un grave danno per tutti quei servizi territoriali che si fondano proprio sul tipo di assistenza che vorremmo vedere in tutto il paese. E’ chiaro che queste pratiche di buona cura non potranno più esistere a meno che le Regioni non decidano di tassare ulteriormente i propri cittadini per fornire quei servizi che altrimenti verrebbero a mancare. Il rischio reale è di distruggere la rete del pubblico creando i presupposti per affidarsi al privato accreditato”. Di diverso parere l’onorevole Carlo Ciccioli : “Il taglio è generalizzato e non si capisce perché deve essere fatto sulla psichiatria. Taglieremo su tutto. Oggi lo Stato dà alle regioni 113 miliardi di euro. Nella legge chiediamo che il 2% in più venga assegnato alla psichiatria, a cui oggi spetta il 4,5%. Insomma si taglia su tutti gli altri settori per dare alla psichiatria”.</p>
<p>Marino sottolinea poi come la Legge c’è e come le pratiche applicative della 180 possano funzionare molto bene e possono essere applicate in tutta Italia, ed entra poi nel merito del libro di Beppe Dell’Acqua : “Una riflessione sincera su esperienze e rapporto con le famiglie. Non può esserci alleanza con il malato se non c’è alleanza con le famiglie, e non ci può essere successo e guarigione se non si crea un’alleanza tra famiglie, persone e struttura che si occupa della salute mentale”.</p>
<p>La parola a Girolamo Di Giglio, che rappresenta i familiari della più grande associazione, l’Unasam: Le cose che non servono non solo non servono, ma fanno anche molto male alla salute mentale e sottraggono risorse alle buone pratiche, che esistono, anche se a macchia di leopardo, in tutte le Regioni. Quello che serve sono buoni servizi. Questi ultimi dieci anni sono anni di involuzione. Bisogna rimettere in moto un processo di rinnovamento culturale, etico e politico. Il libro di Beppe Dell’Acqua è la prova concreta che vede nell’alleanza degli operatori con i famigliari, uno strumento fondamentale di lavoro. Serve però un grosso impegno della politica perché questo sia possibile. La salute mentale non è un problema settoriale che riguarda pochi, ma attiene al benessere psichico di tutta la società e deve essere parte integrante di un progetto globale di sviluppo. Per questo chiediamo ai politici di contrastare la pericolosa proposta di riforma della Legge 180”.</p>
<p>Che ci siano problemi nella gestione dei servizi di salute mentale non lo nega nessuno:norme regionali di programmazione assenti o non attuate, risorse finanziarie insufficienti, integrazione socio sanitaria non compiuta, formazione degli operatori scarsa,assenza di strutture e di percorsi per il reinserimento sociale, tutte cose che rischiano di scaricare sulla famiglia il problema della salute mentale. Ma dal dibattito una cosa esce con forza: una nuova legge nazionale oggi non serve alla salute mentale . Quello che serve ce lo suggerisce il libro di Beppe Dell’Acqua, frutto di un lavoro di anni sul campo, fatto con i famigliari di pazienti che hanno attraversato il disturbo mentale. Nel ’64 Basaglia scriveva: “La distruzione del manicomio è un fatto necessario e urgente Ciò che è giusto deve diventare possibile e ciò che è possibile lo deve essere per tutti”. E’ stata fatta una riforma importante, quello che Basaglia non è riuscito ad ultimare è l’organizzazione dei servizi.</p>
<p>Mi piace concludere con le parole di Madia Marangi: “ Non basta stabilire una percentuale del bilancio della sanità che ogni regione deve destinare alla salute mentale, se poi a livello nazionale non si stabilisce che tali fondi devono essere utilizzati anche per sostenere le cooperative sociali di tipo B, le associazioni , la promozione dei gruppi di auto mutuo aiuto: tutti quegli strumenti attraverso i quali le persone come me possono ricostruire la propria identità e riappropriarsi della propria vita ri-diventando cittadini a tutti gli effetti. La mia cartella clinica, conservata nel Centro di Salute Mentale di Martina Franca, dimostra ampiamente che io rientro nella categoria dei ‘folli’ ma, se tutto ciò che ho detto è per qualcuno sinonimo di follia, significa che la strada da percorrere per il riconoscimento del nostro diritto di parola e di cittadinanza è ancora lunga”.</p>
<p>(da televideo rai: <a href="http://www.televideo.rai.it/televideo/pub/articolo.jsp?id=5633">http://www.televideo.rai.it/televideo/pub/articolo.jsp?id=5633</a> )</p>
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		<title>La lettera aperta dell&#8217;UNASAM: noi non lo permetteremo!</title>
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		<pubDate>Fri, 04 Jun 2010 18:34:34 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Michela</dc:creator>
				<category><![CDATA[In primo piano - 2]]></category>
		<category><![CDATA[porte aperte]]></category>
		<category><![CDATA[Unasam]]></category>

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		<description><![CDATA[Al Presidente della Camera Gianfranco Fini
Al Ministro della Sanità Ferruccio Fazio
Al Presidente della Commissione Affari Sociali della Camera Giuseppe Palumbo
Ai Componenti della Commissione Affari Sociali della Camera
Il 27 Maggio a Roma, presso il Centro Congressi Frentani, si è tenuta la Manifestazione Nazionale sulle buone e cattive pratiche in Salute Mentale con la collaborazione di Cittadinanzattiva ...<br /><a href="http://www.news-forumsalutementale.it/la-lettera-aperta-dellunasam-noi-non-lo-permetteremo/" class="leggi-ancora">leggi tutto &#187;</a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Al Presidente della Camera Gianfranco Fini</p>
<p>Al Ministro della Sanità Ferruccio Fazio</p>
<p>Al Presidente della Commissione Affari Sociali della Camera Giuseppe Palumbo</p>
<p>Ai Componenti della Commissione Affari Sociali della Camera</p>
<p>Il 27 Maggio a Roma, presso il Centro Congressi Frentani, si è tenuta la Manifestazione Nazionale sulle buone e cattive pratiche in Salute Mentale con la collaborazione di Cittadinanzattiva e il Centro Servizi Volontariato del Lazio. Presenti 550 delegati provenienti dalle regioni d’Italia, in rappresentanza delle oltre 160 Associazioni dei familiari aderenti all’U.N.A.SA.M..<span id="more-4257"></span></p>
<p>La Manifestazione ha registrato anche una notevole presenza di operatori e direttori di Dipartimenti di Salute Mentale, oltre alla Fondazione Franco e Franca Basaglia, la CGIL, l’Associazione degli utenti “Attivamente” di Roma, l’Associazione degli utenti di Pisa, il Coordinamento Toscano degli utenti, gli utenti di Psicoradio, il Forum Nazionale Salute Mentale, l’ANPIS, l’Associazione Le Parole Ritrovate, il Centro Franco Basaglia di Arezzo, il Comitato Paesaggio di Vita di Teramo, la Società Italiana di Psichiatria, l’AIRSAM, la Società di Psichiatria Democratica.</p>
<p>Alla Manifestazione ha partecipato in rappresentanza del Ministro Fazio (impossibilitato per impegni istituzionali) il Dott. Ditta del Ministero della Sanità.</p>
<p>Dopo aver esposto nei vari interventi quella che è la realtà vera in ordine alle questioni della salute mentale e alle cause che determinano una diversa qualità degli interventi nelle varie regioni e all’interno di esse, la Manifestazione Nazionale ha evidenziato una netta presa di distanza dalla proposta di legge Ciccioli in discussione presso la Commissione Affari Sociali della Camera. Una ferma opposizione al trattamento obbligatorio prolungato che oltre ad essere gravemente dannoso per le persone che vivono l’esperienza della sofferenza mentale, produrrebbe esclusivamente il trasferimento di ingenti risorse finanziarie alle cliniche private, sottraendo risorse fondamentali per il buon funzionamento del servizio pubblico di salute mentale che invece andrebbe difeso e rafforzato.</p>
<p>CONSIDERIAMO QUINDI CON PREOCCUPAZIONE il tentativo dell’Onorevole Ciccioli, e di parte della Commissione Affari Sociali della Camera, di anticipare una discussione che dovrebbe avvenire all’interno della Commissione Parlamentare, in un Convegno dal titolo “FINALMENTE AL VOTO IN PARLAMENTO LA RIFORMA DELL’ASSISTENZA PSICHIATRICA – Andare oltre la 180 nella direzione dei pazienti e delle loro famiglie”.</p>
<p>Il Convegno si terrà a Roma, al Centro Congressi Capranica, il 9 giugno alle 16 e 30 (ha tutto il sapore di una risposta “politica” alla Manifestazione dell’UNASAM) e sono chiamati a “relazionare” non meglio precisati “rappresentanti delle Associazioni di familiari dei malati psichici e del volontariato per la Salute Mentale”.</p>
<p>Questa operazione è semplicemente vergognosa!</p>
<p>Noi abbiamo chiesto, da tempo, una audizione alla stessa Commissione Parlamentare e anziché doverosamente chiamarci per sentire il nostro punto di vista si fanno operazioni di propaganda politica. Evidentemente la Commissione non è interessata ad ascoltare la voce dei familiari perché ha già deciso in che direzione andare!</p>
<p>La proposta è addirittura già “ AL VOTO IN PARLAMENTO”. Dando quindi all’opinione pubblica una rappresentazione non reale dell’iter parlamentare.</p>
<p>Noi stigmatizziamo fortemente tale iniziativa e invitiamo il Presidente della Commissione Affari Sociali della Camera a prendere le distanze da tale vergognosa operazione e convocarci quanto prima per essere auditi.</p>
<p>Invitiamo anche il Ministro Fazio a prendere le distanze da questa operazione non cristallina e ad aprire un tavolo di confronto Ministeriale sulle questioni della salute mentale, ripristinando con urgenza la Commissione Ministeriale Salute Mentale, come fortemente richiesto nella nostra Manifestazione. Chiediamo inoltre che il Ministro Fazio solleciti le Regioni al rispetto delle Linee Guida Nazionali sulla Salute Mentale e sul TSO approvati dalla Conferenza delle Regioni.</p>
<p>Chiediamo a tutti i componenti della Commissione Affari Sociali della Camera di vigilare affinchè tutti possano essere auditi.</p>
<p>Chiediamo al Presidente della Camera Gianfranco Fini una forte vigilanza affinchè in Parlamento non ci siano colpi di mano su una questione di estrema importanza che attiene ai diritti e alle libertà individuali.</p>
<p>Noi non lo permetteremo!</p>
<p>Bologna 4 giugno 2010</p>
<p> </p>
<p>U.N.A.SA.M onlus</p>
<p>Unione Nazionale delle Associazioni</p>
<p>per la Salute Mentale</p>
<p>Sede Legale c/o Istituzione G.F.Minguzzi Via Sant’Isaia, 90 – 40123 Bologna</p>
<p>tel. 051/5288526/11 – fax 051/521268 – e.mail:unasam@unasam.it</p>
<p>C.F. : 96256330588</p>
<p>Prot. 26/2010</p>
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		<title>Manifestazione nazionale UNASAM: gli interventi di Gisella Trincas e Peppe Dell&#8217;Acqua</title>
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		<pubDate>Sun, 30 May 2010 16:32:32 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Michela</dc:creator>
				<category><![CDATA[Buone e cattive pratiche]]></category>
		<category><![CDATA[Notizie]]></category>
		<category><![CDATA[porte aperte]]></category>
		<category><![CDATA[Unasam]]></category>

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		<description><![CDATA[A Roma, il 27 maggio, si è svolta la manifestazione « La tutela della salute fisica e psichica deve avvenire nel rispetto della dignità e nella libertà della persona umana » in cui Associazioni dei Familiari e degli Utenti della Salute Mentale hanno presentato le buone e cattive pratiche nella diverse realtà Regionali
Alcuni interventi:



]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>A Roma, il 27 maggio, si è svolta la manifestazione « La tutela della salute fisica e psichica deve avvenire nel rispetto della dignità e nella libertà della persona umana » in cui Associazioni dei Familiari e degli Utenti della Salute Mentale hanno presentato le buone e cattive pratiche nella diverse realtà Regionali</p>
<p>Alcuni interventi:<br />
<object classid="clsid:d27cdb6e-ae6d-11cf-96b8-444553540000" width="480" height="385" codebase="http://download.macromedia.com/pub/shockwave/cabs/flash/swflash.cab#version=6,0,40,0"><param name="allowFullScreen" value="true" /><param name="allowscriptaccess" value="always" /><param name="src" value="http://www.youtube.com/v/Ea4RTw3Zyy4&amp;hl=it_IT&amp;fs=1&amp;" /><param name="allowfullscreen" value="true" /><embed type="application/x-shockwave-flash" width="480" height="385" src="http://www.youtube.com/v/Ea4RTw3Zyy4&amp;hl=it_IT&amp;fs=1&amp;" allowfullscreen="true" allowscriptaccess="always"></embed></object></p>
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		<title>Libratevi con Il Mondo di Holden!</title>
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		<pubDate>Thu, 27 May 2010 18:52:05 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Michela</dc:creator>
				<category><![CDATA[Da leggere]]></category>
		<category><![CDATA[porte aperte]]></category>

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		<description><![CDATA[di Raskolnikov.
Libratevi con noi : vogliamo istituire una piccola biblioteca sul disagio psichico e sociale nella nostra sede di via Anita Garibaldi a La Spezia a cui potranno accedere i nostri soci. Chiunque può contribuire donandoci libri sul tema specifico o anche no.
Un libro può essere il migliore amico nei momenti più difficili, quando tutto ...<br /><a href="http://www.news-forumsalutementale.it/libratevi-con-il-mondo-di-holden/" class="leggi-ancora">leggi tutto &#187;</a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>di Raskolnikov.</p>
<p>Libratevi con noi : vogliamo istituire una piccola biblioteca sul disagio psichico e sociale nella nostra sede di via Anita Garibaldi a La Spezia a cui potranno accedere i nostri soci. Chiunque può contribuire donandoci libri sul tema specifico o anche no.</p>
<p>Un libro può essere il migliore amico nei momenti più difficili, quando tutto tace e tutto il mondo sembra ostile aprire un libro meraviglioso può essere più rigenerante di un antidepressivo. Non solo un libro può mettere in comunicazione, può spingere ad uscire e incontrare gente che l&#8217;ha letto ecc.</p>
<p>A me accadeva con Oblomov o con Il circolo Pickwick, li aprivo quando ero giù di corda e piangevo di commozione e di gioia. L&#8217;arte sublime può davvero rinsavire.</p>
<p>Portateci anche classici.</p>
<p>Avete una casa strapiena di libri? Non sapete più dove piazzare i libri? Gli scaffali della vostra libreria rischiano di schiattare? Portate i libri in eccesso in via anita garibaldi, magari prima telefonate o mandate una e-mail per un appuntamento, se abitate lontano potete spedirli all&#8217;indirizzo dell&#8217;associazione: via campitelli 24 La spezia.</p>
<p>Scrivete a: mondodiholden@virgilio.it</p>
<p>Telefonate qui: 329 59 37 298 (risponde il presidente).</p>
<p>Cerchiamo anche arredi, se vi avanza uno scaffale, un mobiletto ecc.</p>
<p>Grazie.</p>
<p><a href="http://mondodiholden.altervista.org/index.php">http://mondodiholden.altervista.org/index.php</a></p>
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		<title>Spezzare la catena del male con il dialogo</title>
		<link>http://www.news-forumsalutementale.it/spezzare-la-catena-del-male-con-il-dialogo/</link>
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		<pubDate>Thu, 27 May 2010 18:06:59 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Michela</dc:creator>
				<category><![CDATA[Buone e cattive pratiche]]></category>
		<category><![CDATA[opg/carcere]]></category>
		<category><![CDATA[porte aperte]]></category>

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		<description><![CDATA[di Korallina
Nulla è più potente del dialogo. E niente ha in sé più possibilità di salute della rete umana che si crea attraverso il dialogo. Si potrebbe riassumere così il messaggio della giornata nazionale di studi tenutasi il 21 maggio scorso nella Casa di reclusione di Padova intorno a una delle questioni più difficili di ...<br /><a href="http://www.news-forumsalutementale.it/spezzare-la-catena-del-male-con-il-dialogo/" class="leggi-ancora">leggi tutto &#187;</a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.news-forumsalutementale.it/public/convegno-due-palazzi.jpg"><img class="alignleft size-large wp-image-4102" title="convegno-due-palazzi" src="http://www.news-forumsalutementale.it/public/convegno-due-palazzi-500x375.jpg" alt="convegno-due-palazzi" width="500" height="375" /></a>di Korallina</p>
<p>Nulla è più potente del dialogo. E niente ha in sé più possibilità di salute della rete umana che si crea attraverso il dialogo. Si potrebbe riassumere così il messaggio della giornata nazionale di studi tenutasi il 21 maggio scorso nella Casa di reclusione di Padova intorno a una delle questioni più difficili di sempre: “Spezzare la catena del male”. <span id="more-4101"></span>Un titolo fortemente simbolico per un incontro che ha fatto battere il cuore a quell’Italia fondata sulla verità e sulla giustizia e ai tanti e tanti italiani che non sanno né vogliono rinunciarvi. <!--more-->Disposti a difenderle a qualsiasi prezzo. Ben sapendo che non lo si può fare senza la complicità di una informazione coraggiosa e onesta, e per questo dando la parola introduttiva al presidente dell’Ordine dei giornalisti del Veneto Gianluca Amadori. «Da lavorare c’è tanto», ha detto «e noi giornalisti vogliamo farlo bene il nostro lavoro, vogliamo sapere di che cosa scriviamo. Se talvolta non lo facciamo, non è soltanto colpa nostra. È colpa anche degli editori che non vogliono giornalisti preparati, che risparmiano sulla qualità, la competenza, la professionalità».</p>
<p>Promosso e organizzato dalla redazione di Ristretti Orizzonti assieme al Centro Documentazione Due Palazzi, la Casa di reclusione di Padova e la Conferenza Nazionale Volontariato Giustizia con il patrocinio del Ministero della Giustizia, quello di venerdì è stato un incontro denso di emozioni, che ha visto dialogare i familiari di vittime di reati e quelli di chi invece li ha commessi e perciò privato della libertà. Ma anche di chi, entrato in carcere e non di rado per reati minori e in attesa di giudizio, non ne è mai uscito vivo. Vittima di una «morte sospetta», una delle tante su cui le Procure sono tenute a indagare, il più delle volte nel silenzio dei Media e nell’assenza dell’opinione pubblica, distratti dallo schiamazzo generale.</p>
<p>Un faccia a faccia per nulla scontato, tra cittadine e cittadini che portano nomi come Agnese Moro, figlia di Aldo Moro. Sabina Rossa, figlia di Guido, operaio ucciso dalle BR. Giorgio Bazzega, figlio di Sergio, maresciallo di polizia ucciso dal brigatista Walter Alasia. Ilaria Cucchi, sorella di Stefano, il giovane morto il 22 ottobre 2009 a Regina Coeli dopo 6 giorni di detenzione e che difficilmente dimenticheremo. Le fotografie del suo corpo sfigurato hanno fatto il giro del mondo, tenuto in ostaggio prime pagine e titoli in stampa grossa, aperto un’indagine per omicidio contro ignoti e scavato nella coscienza di un intero paese, costringendolo a ricordarsi che sono le carceri il metro primo e ultimo della sua civiltà. E poi Edlira. Katia. Silvio. Marino. Mogli, padri, parenti e detenuti, figli di un dio minore della cronaca che nel raccontare a una platea di 600 persone venute da tutta Italia quanto duro sia trovarsi dalla parte sbagliata del destino, hanno lanciato una sfida che va ben oltre i singoli vissuti: la volontà di rompere non tanto un «Male archetipico con la M maiuscola» e astratto, bensì quel diffuso clima di «cattiveria sociale» che non risparmia nessuno. Convinti che cambiare si può. Che la società, il carcere stesso ma prima ancora il cuore umano, siano i luoghi privilegiati del cambiamento.</p>
<p>«Conosco il male perché anch’io so fare il male e l’ho fatto», ha testimoniato Agnese Moro. «E ho imparato che non si ferma da sé, se non c’è una decisione. Anche se dire basta non è sufficiente; bisogna essere in due a volerlo. Il male si ferma quando si ricuce un tessuto di umanità che è stato ferito». Che fare quando per l’altro il male è una scelta di vita, si è chiesto Lorenzo Clemente, marito di Silvia Ruotolo, uccisa a 39 anni per errore, durante un regolamento di conti tra camorristi. Trovando la risposta nel carcere minorile di Nisida, dove sono cresciuti gli assassini di sua moglie e dove fa il volontario con l’obiettivo di «levare figli alla Camorra».</p>
<p>Dall’altra parte del muro, un detenuto ha raccontato la sua esperienza in un progetto con le scuole, parlando di incontri «difficili, faticosi, che mettono in imbarazzo, obbligano a essere schietti, con se stessi prima di tutto». Ma determinanti per far capire, come è stato ribadito a più voci, che dietro al «mostro» c’è sempre una persona.</p>
<p>«Mio padre è stato ucciso dalle Brigate Rosse quando avevo appena compiuto tre anni», ha ricordato Silvia Giralucci giornalista e moderatrice dei lavori con Adolfo Ceretti docente di criminologia alla Milano-Bicocca e Ornella Favero direttrice di Ristretti Orizzzonti. «La sua morte, a 29 anni, è stata una tale devastazione nella famiglia, che mia madre, per trovare in qualche modo la forza di andare avanti, ha scelto di chiudere dentro di sé il suo dolore, e di non parlare più di lui. Ma ci sono voluti ancora anni, tanti, per accettare la sua morte, e anche oggi, dentro di me rimane sempre un senso di attesa. Poi qualche anno fa è successo che un laboratorio di teatro carcere ha organizzato una serata. Come giornalista, assistevo alle prove, quando mi accorsi che nel cortile antistante il teatro uno dei detenuti attori perdeva tempo a giocare tra i bambini. Lo trovai strano, e chiesi informazioni. Rimasi di sasso quando mi spiegarono che quei bambini avevano per la prima volta la possibilità di vedere il loro papà fuori dal carcere e di giocare assieme a lui. Mi sono resa conto allora che la nostra società, la società dei giusti, stava infliggendo a quei ragazzini la stessa pena che era stata inflitta a me, e che anche loro, assolutamente innocenti, avrebbero portato i segni di quella privazione per il resto della loro vita. Quella prospettiva ribaltata non mi ha più abbandonato. Questa esperienza è stata fondante in quello che ho cercato di essere e di fare. Anche nel lavoro, cerco sempre di scavare le ragioni profonde, e di comprendere anche le motivazioni di chi sento diverso da me».</p>
<p>Quel «diverso», che poi tanto diverso non è. E anzi, lo hanno affermato in molti, solitamente viene da una famiglia «come le altre», giacché il male può colpire chiunque e dovunque. In parole povere, non c’è una predestinazione a delinquere. E quando un figlio o un genitore o un fratello finisce in carcere, resta un essere umano. Tanto quanto lo sono i suoi cari, che troppo spesso diventano vittime di una comunità ingiusta e ipocrita. Di una «politica repressiva, che si fa scudo del dolore delle vittime a giustificare la necessità di pene disumane, in nome di ciò che chiama sicurezza sociale». I primi a pagarne le spese sono i figli, i più indifesi di tutti. «Ho preferito non vederla più mia figlia», ha raccontato un padre detenuto trattenendo a stento la commozione. «Come fai a spiegare a un bambino di quattro anni perché quando viene a trovare il papà deve togliersi le scarpe»?</p>
<p>Di «perquisizioni e umiliazioni durante le visite in carcere» ha parlato la compagna di un altro detenuto. Chiedendo, tra le lacrime: «A me e a mia figlia chi ci aiuta? A me chi me lo dà un lavoro? Per parlare con l’assistente sociale devi aspettare tre mesi. E quando il padre di mia figlia uscirà, chi glielo dà un lavoro? Non basta parlare delle nostre sofferenze, dovete fare qualcosa per aiutarci. Per favore aiutateci».</p>
<p>«Mio fratello ha sbagliato, ma doveva pagare in maniera diversa», ha detto Ilaria Cucchi. «Al di là della giustizia, che ci auguriamo venga fatta presto, il nostro problema principale è capire che cosa è successo, avere delle risposte, perché non c’è giustizia senza verità. Questa battaglia forse potrà evitare che quello che è successo alla nostra famiglia non capiti più in futuro. Ma è importante capire che se c’è una responsabilità, è dei singoli, non di tutta l’istituzione».</p>
<p>«L’istituzione deve avere il coraggio di andare a fondo del suo volto violento. È il solo modo per tutelare quello buono. Perciò è necessario che le due umanità si parlino tra loro. Dobbiamo sempre ricercare questa contaminazione umana, se non vogliamo restare divisi: da una parte io, che sono il carceriere, dall’altra parte tu, che sei il carcerato», ha confermato Lucia Castellano, direttrice della Casa di reclusione di Bollate.</p>
<p>Non si tratta quindi di non punire ciò che è sbagliato, colui che ha sbagliato. Né di dimenticare il male. Gli errori si devono pagare, ma nel rispetto della dignità umana.</p>
<p>Ed è proprio con la richiesta di pene più umane e rispettose dei diritti che si è concluso il convegno. «Non interessa a nessuno un carcere parcheggio», ha ribadito Ornella Favero. «Mettere dentro una persona, farla star male, non farla impegnare in alcuna attività e farla uscire peggio di quando è entrata. La società dovrebbe capire che il carcere deve essere un luogo di cambiamento. Non si può cambiare accatastando le persone nelle celle a non far niente».</p>
<p>«Dobbiamo fare in modo che l’obbedienza cieca che sempre produce cose terribili, diventi un’obbedienza intelligente e responsabile», ha invitato Ceretti, individuando nel modello di una «giustizia dialogica» il futuro di un altro carcere, di un’altra società e in fin dei conti di un altro vivere e convivere. Senza mai smettere di ricercare l’umanità dell’altro, quella regola etica non scritta dell’«Ubuntu» cara a Nelson Mandela. E che nella lingua africana bantu sta per: «Io sono perché noi siamo. E se tu vieni sminuito, mi sento sminuito anch’io. Se tu sei torturato, o ucciso, con te sono torturato e ucciso anch’io».</p>
<p>25 maggio 2010</p>
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