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	<title>forumsalutementale.it &#187; porte chiuse</title>
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		<title>Mio Dio come siamo caduti in basso!</title>
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		<pubDate>Wed, 08 Feb 2012 11:48:47 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Michela</dc:creator>
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		<description><![CDATA[ di Peppe dell&#8217;Acqua.
Ieri l’altro mi è capitato di avere tra le mani un giornale di Salerno e di vedere un pezzo su pazzi criminali, strutture e paure. Devo leggerlo e commentarlo con gli amici del forum che sono così impegnati sul fronte degli opg, mi sono detto.
 
L’articolo:
 
Secondo il Direttore del dipartimento è a rischio la ...<br /><a href="http://www.news-forumsalutementale.it/mio-dio-come-siamo-caduti-in-basso/" class="leggi-ancora">leggi tutto &#187;</a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><em><a href="http://www.news-forumsalutementale.it/public/articolo1.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-8200" title="articolo" src="http://www.news-forumsalutementale.it/public/articolo1-300x231.jpg" alt="articolo" width="300" height="231" /></a> di Peppe dell&#8217;Acqua.</em></p>
<p>Ieri l’altro mi è capitato di avere tra le mani un giornale di Salerno e di vedere un pezzo su pazzi criminali, strutture e paure. Devo leggerlo e commentarlo con gli amici del forum che sono così impegnati sul fronte degli opg, mi sono detto.</p>
<p> </p>
<p>L’articolo:</p>
<p><em> </em></p>
<p><em>Secondo il Direttore del dipartimento è a rischio la sicurezza nel rione. La UIL propone  come alternativa il Sert o l&#8217;ex sede di Soccorso Amico.</em></p>
<p><em>[….] “E&#8217; a rischio la sicurezza del quartiere”. Antonio Zarrillo, direttore del Dipartimento di salute mentale dell&#8217;ASL di Salerno, critica fortemente la decisione dell&#8217;azienda di ospitare i detenuti degli ospedali psichiatri giudiziari di tutta la provincia, nella struttura  di via Martin Luther King a Mariconda.  Alcuni giorni fa il sindaco di Salerno, Vincenzo De Luca, si era già scagliato contro la decisione  dell&#8217;ASL definendola “grave ed inaccettabile”.</em></p>
<p><em>“Nella struttura, se il provvedimento diventerà effettivo, arriverebbero numerosi criminali da tutta la provincia che, pur di sfuggire al regime detentivo, si faranno rinchiudere negli ospedali psichiatrici. Nel quartiere non ci sarebbe più sicurezza.”</em></p>
<p><em> “Operatori e pazienti &#8211; continua Zarrillo – avrebbero una convivenza difficile con soggetti socialmente pericolosi” […..], “A Mariconda  non ci sarebbe più tranquillità. Eppure -  continua &#8211; la legge che prevede la chiusura dal 2013 degli Opg, farebbe risparmiare allo stato tantissimi fondi che potrebbero essere reinvestiti  per la costruzione di nuove strutture  ad hoc”.</em></p>
<p><em>Oppure per ristrutturare quelle già esistenti. E in città, sia l&#8217;Asl che l&#8217;azienda ospedaliera ne hanno a disposizione alcune, quasi totalmente dismesse. A sottolineare questo aspetto è Antonio Malangone della segreteria provinciale Uil Fpl: “Portare  a Mariconda  tutti i detenuti degli Opg della provincia – attacca – è una scelta gravissima. Si potrebbero, invece, ristrutturare o rimettere in funzione strutture già esistenti,,”. Malangone ne cita due su tutte: la prima è l&#8217;ex ospedale di Torre Angellara, dove ha sede il Sert, vicino all&#8217;Arechi.. Lì potrebbero essere accolti detenuti e tossicodipendenti…. </em></p>
<p><em>(Mattia  Carpinelli da La Città di Salerno del 2 febbraio 2012)</em></p>
<p> </p>
<p>Che il sistema dei servizi di salute mentale in tutte le Regioni sia oggetto di dissennate attenzioni riorganizzative e quotidiane regressioni sul piano delle pratiche è cosa nota.</p>
<p>Che le psichiatrie delle certezze e delle pericolosità siano tornate stupide e prepotenti a tenere il campo è cosa altrettanto nota.</p>
<p>Che la Società Italiana di Psichiatria continui a riprodurre tutto questo al traino delle aziende psicofarmaceutiche è del tutto evidente e dovrebbe essere oggetto di una presa di coscienza da parte dei quasi 5.000 psichiatri italiani, costretti inconsapevolmente e talvolta complici in questi miseri modelli operativi.</p>
<p>Che gli psichiatri, educati in questa cultura ma meglio potrei dire tenuti lontani da ogni cultura, si trovino a gestire soprattutto <em>in difesa</em> la loro presenza in questi servizi, è cosa nota e dolorosa.</p>
<p>Ma che un Direttore di Dipartimento, come leggiamo nell’articolo, senza un benché minimo barlume di riflessione sul suo ruolo e funzione nel campo della salute mentale comunitaria si accalori a fomentare la paura per i “pazzi pericolosi” nel quartiere dove dovrebbe promuovere la salute mentale, dove i cittadini dovrebbero essere coinvolti a far propria la lotta allo stigma e al pregiudizio nei confronti delle persone con disturbo mentale, è davvero ritrovarsi in un mondo capovolto!</p>
<p>Questo psichiatra che dirige un servizio pubblico, interviene su una delle prime ipotesi di strutture da attivare a Salerno in attuazione del ddl per il superamento de gli OPG e non trova nient’altro di meglio da dire (pare insieme al sindaco che come tutti sanno ha dato tante volte buona prova del suo operare in altri campi) che le persone provenienti dall’opg di Aversa  renderanno insicuro il rione. Arriveranno i pazzi criminali. Si dovrà convivere con soggetti socialmente pericolosi. Per altro il nome della strada dove le persone dovrebbero essere ospitate avrebbe preteso almeno una piccolissima pausa di riflessione.</p>
<p>La Uil, il sindacato, solerte e giudizioso propone una nuova “struttura”, ad hoc naturalmente(!), fuori dalla città, in luoghi ben distanti dove potrebbero essere accolti detenuti, pazzi criminali e tossicodipendenti.</p>
<p>E vai!</p>
<p> </p>
<p>PS.</p>
<p>Non sono un sostenitore delle strutture, né nuove né vecchie.</p>
<p>E dunque, in una certa misura, condivido il commento del sindaco. Per quel che mi è dato di sapere.</p>
<p>Tuttavia, da un sindaco come lui, mi aspetterei un’attenzione maggiore, un approfondimento e una presenza più significativa nel determinare le sorti, ahimà molto poco rassicuranti, della salute mentale in Campania e a Salerno in particolare.</p>
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		<title>Processo Mastrogiovanni: udienza del 31 gennaio 2012</title>
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		<pubDate>Thu, 02 Feb 2012 19:18:31 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Michela</dc:creator>
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		<description><![CDATA[.. La contenzione mai vista e mai praticata, ma poi le dottoresse ammettono che la praticavano, precisando che ogni quindici, massimo ogni venti minuti (bontà loro!) slegavano i pazienti, che i pazienti - anche se legati ai polsi e alle caviglie - erano liberi di muoversi nel letto di contenzione. Addirittura una dottoressa dice che erano gli stessi pazienti a chiedere di essere legati...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Vallo della Lucania (Salerno), 31 gennaio 2012 -</p>
<p>Al Tribunale di Vallo della Lucania, nel pomeriggio, come fissato, continua il processo contro i sei medici e i dodici infermieri del reparto di psichiatria dell’ospedale San Luca di Vallo della Lucania, imputati per la contenzione durata ottantatre ore, e per la morte del maestro elementare di Castelnuovo Cilento, Francesco Mastrogiovanni, avvenuta la notte del 4 agosto 2009 per edema polmonare in una stanza-cella dell’ospedale di Vallo della Lucania.</p>
<p>E’ stata un’udienza lunga e affollata. E’ l’ultimo giorno utile per ascoltare i testi e i difensori degli imputati, e dopo il duro richiamo della precedente udienza da parte del Presidente, Dr.ssa Elisabetta Garzo, li hanno convocati tutti nella speranza di discolpare i propri assistiti. Sono una ventina, ma ne vengono ascoltati solo quattordici. Ad alcuni testi i difensori rinunziano e per quelli che non si sono presentati rinunziano a chiedere l’accompagnamento coatto. Sono medici e infermieri e nelle loro deposizioni tracciano un quadro idilliaco del reparto di psichiatria dell’ospedale di Vallo della Lucania e del lavoro dei loro colleghi. E’ scontato che gli imputati sono ottime persone, attente e scrupolose nel loro lavoro, rispettose dei diritti e della dignità dei pazienti. La contenzione mai vista e mai praticata, ma poi le dottoresse ammettono che la praticavano, precisando che ogni quindici, massimo ogni venti minuti (bontà loro!) slegavano i pazienti, che i pazienti &#8211; anche se legati ai polsi e alle caviglie &#8211; erano liberi di muoversi nel letto di contenzione. Addirittura una dottoressa dice che erano gli stessi pazienti a chiedere di essere legati. Il tribunale ne prende atto e quasi verrebbe la voglia di conferire un riconoscimento al merito a queste dottoresse così ubbidienti alle richieste dei ricoverati. E se i malati avessero implorato di essere slegati?&#8230;</p>
<p>Però tutte le deposizioni si riferiscono ad anni precedenti al 2009: sono dunque lontane dall’episodio per il quale è in corso il processo. In ogni modo le dottoresse monitoravano continuamente i pazienti, bastava una richiesta qualsiasi perché accorressero ai loro letti, anche se una dottoressa si lascia sfuggire il termine «capezzale» e il capezzale &#8211; nella lingua italiana &#8211; è quello che ospita un moribondo. I difensori degli infermieri si sforzano di far emergere che i loro assistiti non potevano prendere iniziative autonome ed erano tenuti a fare quello che stabilivano i medici.</p>
<p>Per quanto riguarda Mastrogiovanni c’è un testimone, per adesso muto, allegato agli atti del processo, che è l’agghiacciante video dell’orrore che mostra le interminabili ottantantre ore nelle quali Mastrogiovanni, senza aver fatto assolutamente nulla per meritarselo, anzi senza averlo chiesto, è stato ininterrottamente contenuto ai polsi e alle caviglie e a prova del colpevole abbandono in cui era tenuto è l’innegabile ritardo della scoperta della sua morte, avvenuta ben sei ore dopo dal momento in cui il suo cuore cessa di battere. Quel video immancabilmente «parlerà » il giorno della sentenza… E se su quel video non si leggesse la data e l’anno potrebbe essere tranquillamente proiettato durante le visite delle scolaresche ai campi di concentramento nazisti. Invece tutto questo è accaduto nell’anno del signore, 2009, in una sala-lager dell’ospedale di Vallo della Lucania.</p>
<p>Con la dott.ssa Di Matteo, il P.M. Dr. Renato Martuscelli si sofferma a ricostruire i momenti della cattura di Francesco Mastrogiovanni, avvenuta sulla spiaggia di Acciaroli la mattina del 31 luglio 2009. Anche qui è stato tutto regolare, anzi il povero ma violento Mastrogiovanni l’ha minacciata con le pietre, l’ha offesa rivolgendole improperi che la dottoressa si schermisce dal ripetere, dicendo che ha «perdonato ». La dottoressa, arrivata sulla spiaggia contemporaneamente all’arrivo della motovedetta della Capitaneria del porto di Acciaroli, dice anche che aveva avuto i certificati regolarmente firmati dal sindaco di Pollica, altrimenti non avrebbe eseguito il TSO. La dottoressa però ignora che il tenente dei vigili del comune di Pollica, Graziano Lamanna, ha riferito, sotto giuramento, che il sindaco di Pollica, avvertito solo telefonicamente, non aveva visionato i certificati, anzi il TSO lo aveva ordinato la notte del 30 luglio senza l’avallo di alcun certificato medico. La dottoressa &#8211; a meno che non ignori la geografia del Cilento &#8211; non ci spiega come mai, operando sulla spiaggia del Comune di San Mauro Cilento, invece di rivolgersi al sindaco del Comune di San Mauro Cilento, per la convalida del TSO si sia rivolta al sindaco di Pollica. Il P.M., riferendosi ai precedenti TSO di cui è stato vittima Mastrogiovanni, sottolinea che l’agitazione avveniva sempre nel mese di agosto. In una precedente udienza il P.M. dichiarò che la deposizione della signora Licia Musto, la proprietaria del campeggio presso il quale Francesco Mastrogiovanni trascorreva le sue vacanze, e alla quale disse: «Non fatemi portare all’ospedale di Vallo, perché lì mi ammazzano», era «ininfluente».</p>
<p>Momenti di tensione si sono avuti quando la Cirillo, imputata e teste, nonché capo infermiera del reparto di psichiatria, si è avvicinata al tavolo della presidenza del tribunale disturbando l’udienza in corso e, richiamata dal presidente, ha reagito in malo modo e con arroganza. E’ la stessa che nella precedente udienza si era allontanata.</p>
<p>C’è anche da notare che la stragrande maggioranza dei testi, pur svolgendo un lavoro pubblico, non ha acconsentito ad essere ripresa dalle emittenti Uno Tv di Sala Consilina e La Set di Vallo della Lucania, che seguono il dibattimento processuale.</p>
<p>Scontri finali tra il presidente, Dr.ssa Elisabetta Garzo e alcuni legali della difesa degli imputati sulla data della prossima udienza, prevista &#8211; secondo il calendario stabilito da tempo &#8211; per il 14 febbraio 2012, perché in quella data ricade la festa dell’amore. In nome dell’amore, di quell’amore che i propri assistiti hanno dimostrato di non avere nei confronti dei pazienti, hanno chiesto il rinvio dell’udienza al mese di marzo, adducendo che i loro consulenti erano impegnati. Purtroppo per gli avvocati richiedenti, la dott.ssa Garzo ha replicato che il 14 febbraio è una festa commerciale e quindi tutt’al più poteva o anticipare o posticipare d’una settimana l’udienza, perché non è pensabile che, avendo calendarizzato due udienze nel mese di febbraio, non si tengano e alla fine &#8211; dopo un vivace battibecco e dopo che gli avvocati si sono attaccati ai propri telefonini – il presidente ha stabilito che il 14 febbraio, essendo un giorno lavorativo, ci si vede tutti in aula. Tutti in aula, dunque, in nome dell’amore per la giustizia e per la dignità umana.</p>
<p>Scopo degli avvocati è guadagnar tempo e ritardare la sentenza, perché, procedendo di questo passo, temono che la sentenza possa essere pronunziata &#8211; come a un membro del Comitato è capitato per caso di ascoltare, fuori dall’aula del tribunale, da un avvocato della difesa degli imputati &#8211; prima di Pasqua.</p>
<p>Infine il Comitato Verità e Giustizia per Francesco Mastrogiovanni ritiene che anche nell’udienza del 31 gennaio sia continuata la Caporetto per i difensori e per gli imputati.</p>
<p>(G. G.)</p>
<p>Il Comitato Verità e Giustizia per Francesco Mastrogiovanni</p>
<p>Vincenzo Serra, Giuseppe Tarallo, Giuseppe Galzerano</p>
<p>Per ulteriori informazioni, si può telefonare a</p>
<p>Vincenzo Serra, 0974.2662</p>
<p>Giuseppe Galzerano, 0974.62028</p>
<p>Giuseppe Tarallo, 0974.964030</p>
<p><a href="http://www.giustiziaperfranco.it">www.giustiziaperfranco.it</a></p>
<p>postmaster@giustiziaperfranco.it</p>
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		<title>Psichiatria, i pazienti dell&#8217;alto Lazio allo sbando: è allarme</title>
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		<pubDate>Mon, 16 Jan 2012 19:01:20 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Michela</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Dal 2 gennaio sit-in senza sosta dei familiari davanti al comune di Viterbo.
(DIRE &#8211; Notiziario Sanita&#8217;) Roma, 12 gen. &#8211; E&#8217; drammatico il quadro che emerge dal documento redatto dall&#8217;Associazione familiari e sostenitori sofferenti psichici della Tuscia (Afesospit), inviato nei giorni scorsi alla regione Lazio, per spiegare le motivazione del sit-in di protesta che, dal ...<br /><a href="http://www.news-forumsalutementale.it/psichiatria-i-pazienti-dellalto-lazio-allo-sbando-e-allarme/" class="leggi-ancora">leggi tutto &#187;</a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Dal 2 gennaio sit-in senza sosta dei familiari davanti al comune di Viterbo.</p>
<p>(DIRE &#8211; Notiziario Sanita&#8217;) Roma, 12 gen. &#8211; E&#8217; drammatico il quadro che emerge dal documento redatto dall&#8217;Associazione familiari e sostenitori sofferenti psichici della Tuscia (Afesospit), inviato nei giorni scorsi alla regione Lazio, per spiegare le motivazione del sit-in di protesta che, dal 2 gennaio, continua senza sosta, nonostante pioggia e gelo, di fronte la sede del Comune di Viterbo, per chiedere interventi tempestivi in materia di assistenza sanitaria che facciano fronte all&#8217;esasperante situazione vissuta dai numerosi pazienti con disagio mentale dimenticati dalle istituzioni.</p>
<p>Stiamo parlando di circa 5 mila persone che si rivolgono ai centri di assistenza del territorio nella sola citta&#8217; di Viterbo, di 3 mila cartelle cliniche e 1500 bambini seguiti dall&#8217;unita&#8217; di Neuropsichiatria, spiega, dal presidio, Vito Ferrante, presidente dell&#8217;Afesospit. &#8220;Sono 450 i pazienti seguiti dal Servizio Disabili Adulti, l&#8217;unico attivo nel viterbese, che riesce a rispondere appena al 7% degli utenti bisognosi dei 5 distretti sanitari, 4 dei quali fantasma.Senza parlare dei Sert, con 3780 cartelle cliniche riguardanti tossicodipendenze e abuso di alcool. La carenza del personale, su tutti i fronti, e&#8217; a dir poco vergognosa&#8221;.</p>
<p>Dal documento si evince che, contrariamente a quanto previsto dalle normative, l&#8217;organico di tutti i comparti preposti all&#8217;assistenza dei pazienti con disagio mentale e&#8217; sottodimensionato rispetto la domanda del territorio. &#8220;La situazione e&#8217; degenerata da quando la Regione con i tagli ha bloccato il tour over del personale. Chi si ammala, muore, va in pensione o in maternita&#8217; non viene sostituito&#8221;, spiega Ferrante&#8221;.</p>
<p>Nel solo Dipartimento di Salute Mentale mancano 9 psichiatri, altrettanti assistenti sociali, 5 infermieri e 5 tecnici della riabilitazione. Presso l&#8217;Unita&#8217; di Neuropsichiatria Infantile, dopo il decesso del direttore della Uoc nel gennaio 2006, non e&#8217; stato ancora fatto un concorso per sostituirlo. Dei 25 psicologi previsti, solo 5 prestano servizio. Insufficiente il numero di logopedisti e neuro-psicomotricisti dell&#8217;eta&#8217; evolutiva (Tnpee).</p>
<p>Solo a Viterbo attendono di essere inseriti in terapia 63 bambini. Due fisioterapisti sono andati in pensione lo scorso dicembre, costringendo 15 piccoli pazienti delle sede di Soriano di VT3 ad interrompere le cure, con un danno notevole, se si considera l&#8217;importanza della continuita&#8217; dei percorsi di riabilitazione in eta&#8217; evolutiva. La Uosida di Viterbo (Unita&#8217; Operativa Semplice Interdistrettuale Disabile Adulto) dal 2004 dovrebbe collaborazione con 5 equipe distrettuali interdisciplinari in realta&#8217; ancora virtuali. Dal 10 febbraio scorso non accetta piu&#8217; pazienti, lasciando 140 persone in lista di attesa. Troppa la mole di lavoro, per il personale ridotto all&#8217;osso.L&#8217;unica neuropsichiatra che lavora a tempo pieno, quest&#8217;anno andra&#8217; in pensione; quella con contratto Sumai a 20 ore settimanali e&#8217; in malattia da tempo e in attesa di sostituzione. L&#8217;assistente sociale manca dal 2008 e le 3 psicologhe part-time fornite dall&#8217;UOC di Psicologia, cambiano di volta in volta, senza conoscere casi ne&#8217; pazienti. Per mancanza di personale, negli ultimi due anni,sono stati chiusi ben quattro dipartimenti, rispettivamente i distrettisanitari I, II, IV e V, che fanno capo ai Comuni di Montefiascone, Tarquinia, Vetralla e Civitacastellana, &#8220;lasciando allo sbando circa .9000 persone con disagio mentale&#8221; sottolinea Ferrante &#8220;la delibera n.1173 firmata dalla dirigenza della Asl di Viterbo il 22 novembre scorso ha fissato, in data 31 dicembre 2011, la chiusura della struttura psichiatrica terapeutico-riabilitativa &#8220;Santa Maria de Mattias&#8221; di Orte, stabilendo la distribuzione dei 20 pazienti sul territorio. Ma dove?&#8221;. Fra le piu&#8217; urgenti necessita&#8217; segnalate dall&#8217;Afesospit, quindi, c&#8217;e&#8217; il reintegro dei professionisti dimissionari e l&#8217;adeguamento dell&#8217;organico, la fine della precarieta&#8217; degli operatoridel settore,la riapertura dei distretti sanitari chiusi e l&#8217;attivazione delle equipe multidisciplinari. Oltre a cio&#8217; la riconferma dei fondialServizio psichiatrico diagnosi e cura, al &#8220;Santa Maria de Mattias&#8221; di Orte e del Centro Diurno &#8220;San Giuseppe&#8221; di Acquapendente. Infine l&#8217;affidamento della gestione delle provvidenze assistenziali (sussidi psicosociali) al Dipartimento di Salute Mentale, attualmente gestite dai Comuni, e la chiusura degli Ospedali Psichiatrici Giudiziari, per restituire dignita&#8217; alle oltre 1500 persone che in Italia tuttora vivono in condizioni disumane.</p>
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		<title>L’osceno Comitato dei cittadini per i Diritti Umani</title>
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		<pubDate>Thu, 05 Jan 2012 16:43:31 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Michela</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Ho ricevuto da Iris Caffelli ed Elisa Toson, che stanno lavorando a costruire un formidabile evento teatrale su manicomi e manicomi criminali, questa lettera. Pensando di trovare altri materiali e suggestioni per la loro ricerca hanno avuto modo di visitare la mostra &#8220;Il volto sconosciuto della psichiatria. Errori e orrori&#8221; al palazzo Giureconsulti a Milano. ...<br /><a href="http://www.news-forumsalutementale.it/l%e2%80%99osceno-comitato-dei-cittadini-per-i-diritti-umani/" class="leggi-ancora">leggi tutto &#187;</a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Ho ricevuto da Iris Caffelli ed Elisa Toson, che stanno lavorando a costruire un formidabile evento teatrale su manicomi e manicomi criminali, questa lettera. Pensando di trovare altri materiali e suggestioni per la loro ricerca hanno avuto modo di visitare la mostra &#8220;Il volto sconosciuto della psichiatria. Errori e orrori&#8221; al palazzo Giureconsulti a Milano. La lettera inviata al fatto quotidiano e in altri termini alla Provincia di Milano denuncia le oscure attività del sedicente Comitato dei cittadini per i Diritti Umani che organizza in giro queste oscene cose. Che anche il forum intende denunciare. Del lavoro teatrale dovremo parlare tra breve e con l’attenzione che merita. (Peppe Dell&#8217;Acqua)</p>
<p>Vi scrivo per informarvi di una mostra multimediale dal titolo &#8220;Il volto sconosciuto della psichiatria. Errori e orrori&#8221; aperta al palazzo Giureconsulti a Milano.</p>
<p>La mostra consiste in un filmato della durata di 1 ora e 30 minuti suddiviso in 5 o 6 postazione (ma quale multimedialità!). Il filmato prodotto da una fonte che non viene dichiarata vuole dimostrare il progetto della Psichiatria di manipolare le menti e i comportamenti dell&#8217;uomo per fini meramente commerciali. Tutti gli elementi storici raccolti nel filmato sono diretti (e manipolati) per dimostrare questa teoria.</p>
<p>Ho guardato allibita i 13 filmati che mi sono stati propinati. La violenza delle immagini aveva come unica finalità quella di impressionare lo spettatore per poi affermare che la colpa di ciò che si vedeva era della psichiatria. La psichiatria, inoltre, è responsabile delle ultime guerre combattute nell&#8217;est europa, del crollo delle torri gemelle, del terrorismo, le stragi americane nelle scuole &#8230;</p>
<p>Alla mostra erano presenti alcune SCOLARESCHE! Ho chiesto allibita a una studentessa di che scuola fosse e ho scoperto essere l&#8217;istituto che forma assistenti sociali (erano studenti intorno ai 16 anni).</p>
<p>Il filmato aveva una violenza comunicativa che fin da subito mi ha disturbato e insospettito. Ma per documentarmi ho scelto di vederla per intero e alla fine, alla reception mi sono informata meglio su chi fosse veramente il Comitato dei cittadini per i Diritti Umani, organizzatore della mostra e produttore dei filmati. A fatica l&#8217;ho scoperto (erano tutti molto reticenti e solo dopo una domanda specifica e diretta ho finalmente ricevuto risposta). Si tratta di un comitato legato al CCHR, organizzazione fondata dalla Chiesa di Scientology. Questo confermava in pieno i miei sospetti sulla qualità di questa operazione mediatica disastrosa sul piano culturale (non è una mostra multimediale, i suoi contenuti sono parziali e chiaramente manipolati dall&#8217;ideologia di scientology!)</p>
<p>Al di là del tempo buttato, la cosa che mi ha fatto infuriare è che nessuno dei materiali che pubblicizzavano l&#8217;evento all&#8217;interno e all&#8217;esterno del palazzo, né il filmato, né il materiale info su internet porta MAI il logo di Scientology o in qualche maniera informa che il CCDU è legato a Scientology. Ma la cosa sconcertante è che la mostra è patrocinata dalla Provincia ( a Como è stata patrocinata da Provincia e Regione!) e che grazie a questo patrocinio e al fatto che nascondono di essere di scientology, molti insegnanti portano le scolaresche. Agli studenti sconcertati dalle immagini, viene propinato un messaggio che mischia fatti storici manipolati e fantasie deliranti. Purtroppo questa commistione subdola induce a pensare che il messaggio veicolato sia portatore di verità assoluta. Io stessa ho avvertito un&#8217;insegnante lì presente (e piuttosto turbata) che si trattava di un&#8217;operazione mediatica di Scientology e lei è rimasta sconcertata e mi ha detto che era venuta alla mostra perché il patrocinio della provincia le era sembrato una garanzia e che ora non sapeva come dire ai genitori di aver portato i ragazzi a vedere un filmato di Scientology così lontano da un obbiettivo didattico e formativo&#8230;e intanto altre scolaresche entravano!</p>
<p>Mi chiedo come sia possibile che delle istituzioni avvallino l&#8217;agire di organizzazioni legate ad una setta (ricca e potente soprattutto in America) e che accetti di farlo&#8230;e per ben due volte! vedi Como) senza obbligarli a metterci la faccia! Purtroppo è lampante, e l&#8217;Organizzazione Scientology lo sa bene, che se mettessero la paternità di Scientology, le loro affermazioni perderebbero l&#8217;efficacia e la credibilità che pretendono di avere. Senza contare che una mostra di Scientology nessuno andrebbe a vederla (vi assicuro che c&#8217;era un grande afflusso di gente&#8230;soprattutto studenti!)</p>
<p>La mostra è stata aperta a milano fino al 14 dicembre&#8230;credo che si dovrebbe saperne di più su queste numerose associazioni per i diritti umani che Scientology sta aprendo per divulgare i suoi messaggi in forma assolutamente OCCULTA e disonesta!</p>
<p>E forse sarebbe anche il caso di scoprire come hanno avuto il patrocinio della Provincia (a Como anche quello della regione!) e chi sia eventualmente il referente in provincia di questa ricca operazione!</p>
<p>So che nel panorama generale questo fatto ha una gravità relativa ma ho visto che la mostra continua a girare con l&#8217;avvallo delle istituzione che sembrano scoprire sempre e solo alla fine (una volta chiusa) la presenza di Scientology dietro tutta l&#8217;operazione&#8230;guarda caso!</p>
<p>Inoltre in un filmato alla fine della mostra si usano delle interviste e dei documenti di Basaglia e Peppe Dell&#8217;Acqua strumentalizzando la questione dell&#8217;apertura dei manicomi e della legge 180 per avvallare le teorie sostenute nei filmati della mostra.</p>
<p>L&#8217;utilizzo di questi filmati ho scoperto poi non essere mai stato autorizzato da dell&#8217;Acqua e tanto meno dagli eredi di Basaglia.</p>
<p>Credo che la gente abbia il diritto di sapere, quando va a vedere una mostra (soprattutto se ha l&#8217;avvallo delle istituzioni) chi ne sia il curatore senza che questo venga occultato dietro la facciata di una pia organizzazione dei diritti umani! Lo trovo ingiusto e al limite del disgusto.</p>
<p>Ovviamente quello che dico è supportato da informazioni che facilmente si possono reperire su internet&#8230;basta digitare il titolo della mostra e si scoprono molti altarini&#8230;(ovviamente solo chi ha avuto qualche dubbio e vuole verificare le fonti&#8230;gli altri rimangono semplicemente vittime di questa organizzata e strumentalizzata operazione mediatica!)</p>
<p>Grazie</p>
<p>Elisa Roson</p>
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		<title>Viareggio: &#8230; buone o cattive pratiche?</title>
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		<pubDate>Tue, 08 Nov 2011 20:48:21 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Michela</dc:creator>
				<category><![CDATA[Storie]]></category>
		<category><![CDATA[contenzione]]></category>
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		<description><![CDATA[Mi chiamo Gianluca e ho già scritto a molte istituzioni riguardo la mia passata esperienza con la sanità versiliese, in provincia di Lucca.
Con queste righe, desidero comunicare la situazione dei servizi di salute mentale e di come, in generale, sono gestiti.
Preciso che quanto segnalo è un’opinione dello scrivente quale paziente &#8211; nel caso di specie ...<br /><a href="http://www.news-forumsalutementale.it/viareggio-buone-o-cattive-pratiche/" class="leggi-ancora">leggi tutto &#187;</a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.news-forumsalutementale.it/public/2386124796_d317d2a6b3_o.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-7744" title="2386124796_d317d2a6b3_o" src="http://www.news-forumsalutementale.it/public/2386124796_d317d2a6b3_o-228x300.jpg" alt="2386124796_d317d2a6b3_o" width="228" height="300" /></a>Mi chiamo Gianluca e ho già scritto a molte istituzioni riguardo la mia passata esperienza con la sanità versiliese, in provincia di Lucca.</p>
<p>Con queste righe, desidero comunicare la situazione dei servizi di salute mentale e di come, in generale, sono gestiti.</p>
<p>Preciso che quanto segnalo è un’opinione dello scrivente quale paziente &#8211; nel caso di specie &#8211; su cui si può sindacalizzare a livello medico, ma i fatti esposti riguardano l&#8217;interesse di tutti i cittadini italiani che, in quanto tali, godono di diritti e vengono tutelati da normative.</p>
<p>Ci sono 3 aspetti che voglio segnalare:</p>
<p>1- il reparto psichiatrico di un ospedale dovrebbe essere a porte aperte.</p>
<p>2- in un reparto ci devono essere adeguate porte\uscite di emergenza</p>
<p>3- da quello che so, l&#8217;accertamento obbligatorio (ASO) va fatto lasciando scegliere al cittadino se farlo a domicilio con lo psichiatra che si reca a casa del paziente, o in ospedale.</p>
<p>Per mia esperienza ho notato che questi 3 aspetti non si verificano, ovvero:</p>
<p>1- il Diagnosi e Cura dell&#8217;ospedale di Versilia è a porte chiuse. Durante un ricovero coatto, nel novembre 2008, ho vissuto la degenza con la porta di entrata sempre serrata che veniva aperta da un infermiere con la chiave quando necessario, e poi subito richiusa dietro chi passava. Questo avveniva anche durante l&#8217;ora delle visite e, da ciò che ricordo, la porta d&#8217;ingresso non veniva mai lasciata aperta ma era costantemente riaperta\richiusa man mano che qualcuno in visita doveva entrare\uscire dal reparto. Inoltre si trattava di una PORTA BLINDATA di acciaio.</p>
<p>Come paziente, nel vedere queste scene, ho veramente percepito l&#8217;atmosfera di stare in un carcere: con l&#8217;infermiere che regolarmente chiudeva a chiave la porta subito dietro a qualcuno che entrava\usciva. Mi sembrava una guardia penitenziaria e sono certo che altri pazienti hanno provato lo stesso.</p>
<p>2- Nel reparto le porte di sicurezza violano le norme. Per come io ricordi, oltre la porta principale, anche quelle di emergenza sono blindate e bloccate costantemente a chiave e la maniglia non è antipanico, ma quella classica. Chiaramente, in questo modo, le uscite di emergenza diventano porte normali, per di più bloccate. Questa e&#8217; di certo una violazione non sanitaria ma di norme di sicurezza. Che io sappia, al presente ottobre 2011, la situazione è rimasta invariata e la gestione ha mantenuto le porte blindate e chiuse a chiave. La gestione del reparto chiaramente ignora la legge dello stato italiano. Come fanno i dirigenti ai vertici a non saperlo?</p>
<p>Io, che ci sono passato, garantisco che il ricovero in un reparto del genere non è per niente terapeutico nè fa nascere fiducia nel servizio ASL o nei singoli operatori sanitari. Dal mio punto di vista ho percepito di essere trattato come un criminale in carcere, obbligato a fare ciò che non vuole. Non come un paziente in cura. Né, a tutt&#8217;oggi, riesco a considerare quel reparto facente parte di un edificio ospedaliero. E sono sicuro che molti altri la pensano come me.</p>
<p>3- Nel mio caso il servizio ha eseguito l&#8217;ASO trasportandomi in ospedale senza farmi scegliere se farlo a domicilio, nonostante io l&#8217;abbia chiesto espressamente. Nell&#8217;ottobre 2009, quando subii un ASO a cui poi non seguì alcun TSO, il servizio si organizzò chiedendo alle forze dell&#8217;ordine di scortarmi da casa mia e accompagnarmi, con l&#8217;ambulanza, fino all&#8217;ospedale di Versilia nel reparto di emergenza, dove sono stato visitato dentro una stanza chiusa anch&#8217;essa con una porta blindata.</p>
<p>Nel mio caso questa fu la procedura dell&#8217;ASO e non mi sembra essere la procedura corretta.</p>
<p>Oltre a un dispendio di risorse, all’impiego di un ambulanza dove non necessario, ambulanza che magari in quel momento poteva essere più utile in ben altre emergenze, soprattutto dopo aver subito simili atti, mi sono ritrovato a finire rinchiuso in quel reparto e gestito con un trattamento che, dal mio punto di vista, non ritengo nè professionale, nè educato, nè umanamente rispettoso e sinceramente lesivo della mia privacy personale. Sembrava che il servizio comunicasse con me solo per darmi le medicine ma che non ci fosse nessun reale interesse nei miei confronti, nè come paziente né come persona.</p>
<p>Secondo me, al posto mio poteva anche esserci un manichino che tanto era uguale: pareva che la gestione volesse solo qualcuno a cui iniettare farmaci, senza interesse nel parlare con me per comprendermi o rassicurarmi.</p>
<p>Ho percepito invece una gravissima azione: prepotente, arrogante e intimidatoria da parte delle Istituzioni; come una forma di schiavismo oltre che di costrizione e annullamento della personalità, di manipolazione delle mie scelte di vita.</p>
<p>Questo vissuto mi fece incollerire e diffidare ancor più dei servizi, arrivando a nutrire il massimo dell&#8217;avversità nei confronti di quella psichiatria.</p>
<p>Questa è l&#8217;idea che mi son fatto dei servizi psichiatrici Toscana ASL 12.</p>
<p>Al di là della mia opinione, a Viareggio tutto questo va solo a danno dei cittadini e delle famiglie coinvolte. Tanti lamentano che il Servizio Psichiatrico non funziona anzi, a volte, peggiora i problemi che è chiamato a risolvere.</p>
<p>Penso che il giudizio di un servizio per i cittadini spetti ai cittadini e devono essere loro a dire se piace o meno.</p>
<p>Ovvero: Le istituzioni sono al servizio dei Cittadini e devono accontentare le Loro esigenze, non soddisfare Chi le dirige.</p>
<p>Credo che di recente il primario sia stato richiamato dalla Direzione Generale e dall&#8217;Assessorato Regionale, anche in seguito agli esposti che gli sono stati fatti dal Coordinamento Salute Mentale CGIL e dal Forum Salute Mentale Versilia.</p>
<p>Tuttavia, da come sono informato, sostanzialmente è ancora così nell&#8217;ASL 12.</p>
<p>Spero vivamente che la situazione possa modificarsi e che anche questa ennesima segnalazione serva a far cessare le cattive pratiche nella psichiatria versiliese.</p>
<p>Distinti Saluti</p>
<p>Gianluca</p>
<p>Viareggio ottobre 2011.</p>
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		<title>Sassari: dopo lo sfratto nasce il comitato &#8220;A Casa Mia&#8221;</title>
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		<pubDate>Sun, 24 Jul 2011 21:01:50 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Michela</dc:creator>
				<category><![CDATA[Buone e cattive pratiche]]></category>
		<category><![CDATA[paradigma sardegna]]></category>
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		<description><![CDATA[A seguito della vicenda che è accaduta a Sassari i giorni scorsi che ha visto la chiusura di due appartamenti abitati da 9 persone con disturbo mentale, si è costituito il Comitato &#8220;A CASA MIA&#8221; - Per il diritto all&#8217;abitare. Per servizi di salute mentale che valorizzino la dignità e le risorse personali degli utenti Per ...<br /><a href="http://www.news-forumsalutementale.it/sassari-dopo-lo-sfratto-nasce-il-comitato-a-casa-mia/" class="leggi-ancora">leggi tutto &#187;</a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.news-forumsalutementale.it/public/a-casa-mia.JPG"><img class="alignleft size-medium wp-image-7406" title="a casa mia" src="http://www.news-forumsalutementale.it/public/a-casa-mia-300x199.jpg" alt="a casa mia" width="300" height="199" /></a>A seguito della vicenda che è accaduta a Sassari i giorni scorsi che ha visto la chiusura di due appartamenti abitati da 9 persone con disturbo mentale, si è costituito il<em> Comitato &#8220;<strong>A CASA MIA&#8221;</strong> - Per il diritto all&#8217;abitare. Per servizi di salute mentale che valorizzino la dignità e le risorse personali degli utenti Per politiche sanitarie e sociali che sostengano la vita autonoma delle persone sofferenti, anziane, disabili</em></p>
<p>Mercoledì 6 luglio, a Sassari, i carabinieri dei N.A.S. sono arrivati alle otto del mattino nei due appartamenti in cui vivevano cinque donne e quattro uomini con disturbo mentale e li hanno trasferiti, loro malgrado, in strutture sanitarie della ASL che si trovano all&#8217;interno dell&#8217;ex ospedale psichiatrico di Rizzeddu. Queste persone erano regolarmente seguite dal centro di salute mentale, che aveva sostenuto questo loro percorso di vita autonoma, ed erano assistiti, nella loro quotidianità, da una cooperativa sociale. Il contratto di affitto delle due abitazioni era stato stipulato dalle persone che vi hanno abitato per oltre un anno fino a qualche giorno fa, in accordo con i loro familiari e con gli amministratori di sostegno, che ne avevano informato il giudice tutelare. Anche l&#8217;affitto e l&#8217;assistenza sono stati pagati da questi cittadini che si erano organizzati in convivenza, mentre oggi e il Servizio Sanitario Nazionale che paga la loro custodia.</p>
<p>Il magistrato ha disposto lo sgombero degli appartamenti sulla base di due elementi. Il primo è che la cooperativa titolare del contratto di assistenza fosse anche titolare del contratto di affitto, il che non  è vero, come si può facilmente verificare. Il secondo elemento è di natura più valutativa, e consiste nel presupposto che le persone che soffrono di disturbi mentali possano vivere solamente in due situazioni: o in famiglia oppure in una struttura organizzata e gestita come tale. E poiché i due appartamenti non erano riconosciuti come strutture, il magistrato ha concluso che non potevano che essere strutture abusive.</p>
<p>Questa valutazione non tiene conto di alcuni fatti. Il primo: da tempo, in Italia e non solo, in salute mentale come anche nel campo dell’assistenza agli anziani e alle persone disabili, si sperimentano quelle che vengono chiamate “convivenze assistite”, in cui il servizio pubblico agisce da promotore e garante di progetti di vita autonoma con l’apporto di personale di assistenza. Questi progetti spesso non hanno vita facile, in salute mentale in particolare, dato che parte degli psichiatri stenta a uscire dall’orizzonte del manicomio e non è capace di costruire, o attivamente ostacola, percorsi di uscita dalla dipendenza, dall’invalidità, dall’esclusione. Questa lotta tra visioni diverse del disturbo mentale, della cura, dell’organizzazione dei servizi e delle politiche di salute mentale si svolge da più di quarant’anni sia in Italia che in Europa e in gran parte dei paesi democratici. Nessuna meraviglia quindi che si svolga anche a Sassari, e lo sgombero di qualche giorno fa ne è in fondo un episodio, peraltro emblematico: persone che avevano iniziato un percorso di autonomia e di inclusione sono state tolte dalla propria casa e riportate nell’area dell’ex manicomio, in strutture che ne riproducono i caratteri.</p>
<p>Infine: nella nostra Regione e nella nostra città le politiche sanitarie e sociali attraversano una fase di forte arretramento, che colpisce in modo particolare il campo della salute mentale: nei servizi di diagnosi e cura tornano gli interventi di contenzione fisica dei ricoverati e di abuso di farmaci, si continua a destinare ingenti risorse per ricoveri senza speranza nelle cliniche private e negli istituti assistenziali, il lavoro dei servizi territoriali è sempre più in difficoltà.</p>
<p>Il comitato A CASA MIA, al quale aderiscono associazioni e persone, nasce per opporsi allo sgombero del 6 luglio, per stare vicino a quanti sono stati privati della propria casa con pesanti ricadute sulla loro condizione personale e mentale, per sostenere gli operatori della cooperativa e quelli del centro di salute mentale che hanno lavorato alla costruzione del progetto di convivenza che vorremmo riprendesse al più presto il suo percorso. Ma il Comitato vuole anche aprire in città e in Regione un dibattito su tutto ciò che sta intorno alla questione dell’abitare delle persone con sofferenza mentale, delle persone anziane e con disabilità, attorno ai costi economici e sociali dell’istituzionalizzazione, e agli spazi che invece sono possibili di vita, socialità, dignità, diritti.</p>
<p>Hanno aderito fino ad ora al comitato:</p>
<ul>
<li>ABC Sardegna</li>
<li>ARCI, comitato provinciale di Sassari</li>
<li>A.S.A.R.P. Associazione Sarda per l&#8217; Attuazione della Riforma Psichiatrica</li>
<li>Associazione Como Cheria</li>
<li>Associazione Enrico Berlinguer Sassari</li>
<li>Associazione Turritana 52</li>
<li>Banca popolare Etica -Sardegna</li>
<li>Fondazione Franca e Franco Basaglia</li>
<li>Forum sardo Salute Mentale</li>
<li>UILDM Sassari</li>
<li>UNASAM Unione delle Associazioni per la Salute Mentale</li>
</ul>
<p>Per informazioni: <a href="mailto:comitatoacasamia@gmail.com">comitatoacasamia@gmail.com</a></p>
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		<title>Volevano vivere una vita normale ma la Procura di Sassari ha detto che è reato!</title>
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		<pubDate>Tue, 12 Jul 2011 19:19:07 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Michela</dc:creator>
				<category><![CDATA[Notizie]]></category>
		<category><![CDATA[paradigma sardegna]]></category>
		<category><![CDATA[porte chiuse]]></category>

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		<description><![CDATA[COMUNICATO STAMPA DELL&#8217;ASSOCIAZIONE SARDA PER L&#8217;ATTUAZIONE DELLA RIFORMA PSICHIATRICA
Ieri mattina alle 8 e 30 i carabinieri del N.A.S. hanno chiuso due case private a Sassari dove abitano dei cittadini che vivono l&#8217;esperienza della sofferenza mentale e che avevano deciso di intraprendere  una convivenza, a loro spese, chiamando a sostenerli, nella loro quotidianità di vita, gli ...<br /><a href="http://www.news-forumsalutementale.it/volevano-vivere-una-vita-normale-ma-la-procura-di-sassari-ha-detto-che-e-reato/" class="leggi-ancora">leggi tutto &#187;</a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>COMUNICATO STAMPA DELL&#8217;ASSOCIAZIONE SARDA PER L&#8217;ATTUAZIONE DELLA RIFORMA PSICHIATRICA</p>
<p>Ieri mattina alle 8 e 30 i carabinieri del N.A.S. hanno chiuso due case private a Sassari dove abitano dei cittadini che vivono l&#8217;esperienza della sofferenza mentale e che avevano deciso di intraprendere  una convivenza, a loro spese, chiamando a sostenerli, nella loro quotidianità di vita, gli operatori di una cooperativa sociale.</p>
<p>Questa convivenza, per la Procura di Sassari, non è possibile in quanto persone con sofferenza mentale, secondo il parere del Magistrato, dovrebbero stare in strutture sanitarie regolarmente autorizzate e in possesso dei requisiti di legge.</p>
<p>Ci domandiamo perchè!</p>
<p>Perchè negare ai 4 uomini del primo appartamento e alle 5 donne del secondo appartamento di abitare insieme in una sperimentazione di vita normale come qualsiasi altro cittadino. Organizzando la loro vita nella normalità dell&#8217;esistenza, scegliendo loro le persone di fiducia da cui farsi aiutare. Curando la loro casa e le loro cose fuori da qualunque circuito pubblico assistenziale. Andando dal dottore quando serve come fanno tutti i cittadini e le cittadine.</p>
<p>In quante delle nostre case abitano una o più persone? Ci sono famiglie in cui tre componenti e oltre vivono la condizione di sofferenza mentale. E ricevono assistenza personalizzata per il tempo che le istituzioni (ASL o Comuni) possono garantire, in base alle risorse disponibili. Oppure con l&#8217;assistenza personalizzata garantita dalle stesse famiglie.</p>
<p>Ci sono tanti di questi esempi in giro per l&#8217;Italia e a nessuno verrebbe in mente di chiudere le case private dove abitano cittadini liberi, pur con delle difficoltà!</p>
<p>Queste donne e questi uomini, che avevano ripreso a codurre una vita normale, sono stati costretti a raccogliere le loro cose e andare dove non volevano andare: le strutture della ASL all&#8217;interno dell&#8217;ex ospedale psichiatrico. In quei luoghi si può condurre una vita normale? NO!</p>
<p>Perchè non sono case, perchè non sono nel contesto urbano (come prevede anche la normativa sulla salute mentale), perchè vi è un concentrato di sofferenza visto l&#8217;alto numero di residenti, perchè la quotidianità è scandita dai ritmi e dalle modalità organizzative dell&#8217;istituzione.</p>
<p>Noi siamo al fianco di queste donne e di questi uomini, e dei loro familiari, e auspichiamo che tutto si risolva nel più breve tempo possibile consentendo a queste persone di poter rientrare nelle loro case riprendendo quel percorso di vita drammaticamente interrotto. A questo tipo di percorso tendono le norme regionali e nazionali (ma anche le raccomandazioni dell&#8217;Europa e dell&#8217;O.M.S.). Ad un percorso orientato alla ripresa, alla guarigione, alla migliore vita possibile.</p>
<p>Cagliari 07.07.2011</p>
<p>La Presidente, Gisella Trincas</p>
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		<title>Verso l’estinzione della schizofrenia</title>
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		<pubDate>Mon, 16 May 2011 18:39:01 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Michela</dc:creator>
				<category><![CDATA[Punti di vista]]></category>
		<category><![CDATA[porte aperte]]></category>
		<category><![CDATA[porte chiuse]]></category>
		<category><![CDATA[psicofarmaci]]></category>

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		<description><![CDATA[Dice Bauman che la solidità della fabbrica, dello stato sociale, della Chiesa, dell’impresa, dei sindacati e dei partiti, è progressivamente erosa dalla gelatinosa fluidità della modernità globalizzata. Ferito dal conflitto ciclico tra libertà e sicurezza, l’uomo liquido e alienato da una precarietà strutturale cerca spasmodicamente la sicurezza, non la rivoluzione o un sia pur esile ...<br /><a href="http://www.news-forumsalutementale.it/verso-l%e2%80%99estinzione-della-schizofrenia/" class="leggi-ancora">leggi tutto &#187;</a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Dice Bauman che la solidità della fabbrica, dello stato sociale, della Chiesa, dell’impresa, dei sindacati e dei partiti, è progressivamente erosa dalla gelatinosa fluidità della modernità globalizzata. Ferito dal conflitto ciclico tra libertà e sicurezza, l’uomo liquido e alienato da una precarietà strutturale cerca spasmodicamente la sicurezza, non la rivoluzione o un sia pur esile riformismo. Tutto sembra convergere verso un habitus di trasognata instabilità. Il lavoro precario diventa allora fonte di alienazione senza speranza. Ci si chiede piuttosto come facciano i lavoratori a non cadere nella follia in percentuale molto superiore di quella che viene rilevata. Il compromesso tra la sofferenza che scompensa e le difese contro la paura e la noia si rivela allora un’aspra conquista da rinnovare continuamente. Questa impegnativa normalità sembra sfociare il più delle volte in una faticosa tendenza schzoide, e l’assenza di deliri manifesti appare il prodotto di uno sforzo individuale continuo.</p>
<p>Sappiamo che la schizofrenia è una grave malattia mentale. Per la psichiatria biologica, non è che una demenza precoce. Per la psichiatria transculturale è la principale psicosi etnica dell’Occidente, strettamente legata all’organizzazione del lavoro. Per le multinazionali del farmaco, un enorme affare, da sviluppare ulteriormente.</p>
<p>Devereux ritiene la schizofrenia praticamente incurabile, perché i suoi sintomi principali sono sistematicamente mantenuti in vita dai valori più caratteristici della nostra civiltà. Infatti, gli schizofrenici di solito non si riproducono né biologicamente né socialmente. Sarebbe ragionevole pertanto supporre una loro rapida scomparsa. Questa sorprendente e variegata etnia non sembra però avere la minima intenzione di estinguersi, ma semmai di proliferare anche nelle zone del pianeta di fresca occidentalizzazione.</p>
<p>La schizofrenia presenta all’incirca la stessa prevalenza dappertutto, poco meno dell’1% della popolazione, e sembra allo stato attuale in ottima salute evolutiva. Circa 600.000 italiani ne soffrono, e 10.000 si ammalano ogni anno, mentre scissioni multiple proliferano su scale diverse nella nostra società ipnotizzata, mentre nel nostro paese la riforma psichiatrica figlia della legge 180 perde prestigio e sostegno. Se è vero che gli schizofrenici non si estinguono, tuttavia la schizofrenia sembra gradualmente passare di moda. Contenitore diagnostico versatile ma economicamente sempre più sterile agli occhi di Big Pharma, l’insieme delle multinazionali del farmaco, la schizofrenia deve quindi cominciare a rendere di più. Bisogna fare come con le altre psicopatologie. Non essendoci farmaci antinevrotici, le nevrosi sono andate fuori mercato. I nevrotici sono dati per dispersi, i depressi aumentano vertiginosamente, perché s’impongono gli antidepressivi. Si pone quindi l’esigenza di una cosmesi semantica del lessico psichiatrico. Il farmaco battezza il malato: depresso se curato con antidepressivi, psicotico se curato con antipsicotici, bipolare se curato con farmaci stabilizzanti dell’umore. I sali di litio, che fanno bene e costano poco, di fatto non li usa quasi più nessuno. E’ un antidepressivo sorprendente, la fluoxetina, che ha dato il via al processo. Il suo successo alla fine degli anni ’80 del secolo scorso determina un vero mutamento paradigmatico: non più farmaci nuovi per una malattia nota, ma la confezione di malattie nuove per un farmaco dato. Sino a quel momento, la sofferenza psichica veniva prima organizzata in sindromi specifiche, e solo dopo si elaborava una terapia. Quando è cominciata la corsa da parte delle multinazionali farmaceutiche all’acquisizione di sempre nuove indicazioni terapeutiche per i loro prodotti, allo scopo di estendere il numero dei potenziali consumatori, i nevrotici sono spariti, sostituiti da vaste moltitudini di depressi. Questo perché non esistono farmaci antinevrotici, ma solo antidepressivi. Esistono gli ansiolitici, ma poiché le vendite sono in flessione in seguito all’offensiva degli antidepressivi, gli ansiosi sono in fase di rapida estinzione. Adesso tocca alla schizofrenia. Mentre la salute mentale si avvia verso una lenta e malinconica irrilevanza, una psichiatria rampante e carica di promesse provoca il collasso dei presidi territoriali, determinando l’infiltrazione di mille piccoli e invisibili manicomi nelle case di chi soffre. Basta vedere la surreale vicenda – che si consuma mentre si legge questo articolo – dello sfratto esecutivo per morosità del centro di Salute Mentale di Monte di Dio a Napoli, nell’indifferenza della politica e delle istituzioni sanitarie a pochi giorni dalle elezioni comunali. La schizofrenia, la psicosi del ‘900, figlia illegittima della psichiatria kraepeliniana e della psicanalisi, agonizza sotto i colpi della lottizzazione di Big Pharma, che produrrà al computer mille molecole multiformi per i cento morbi gemmati dalle sue spoglie. Vogliamo elencarne qualcuno già nato e perfettamente operante? Schizofrenia tipo I a sintomi positivi, Schizofrenia tipo II a sintomi negativi, disturbo schizoaffettivo, disturbo schizofreniforme, disturbo psicotico non altrimenti specificato, e così via … In compenso risorge, incontrastato e pervasivo, il delirio di fine del mondo, nutrito dalla televisione, mediato dalla politica, coagulato dalla paura.</p>
<p>Su questi temi si è svolta all’Istituto Italiano per gli Studi Filosofici lo scorso giovedì una tavola rotonda nel corso della quale il Comitato territoriale “Monte di Dio” ha sostenuto con forza l’esigenza di vigilare sull’attuazione dell’art.32 della Costituzione che tutela la salute dei cittadini ; sui medesimi temi l’Istituto sta per pubblicare un mio volume, “Scissioni parallele”, che sarà liberamente scaricabile sul sito www.iisf.it come esempio di promozione dell’e.book quale strumento democratico di diffusione della conoscenza.</p>
<p>di Francesco Blasi, psichiatra territoriale a Monte di Dio</p>
<p>[ l’individuo e lo Stato ] a cura dell’ISTITUTO ITALIANO PER GLI STUDI FILOSOFICI</p>
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		<title>DSM V &#8211; gli esperti di salute mentale si chiedono: resterà qualcuno &#8216;normale&#8217;?</title>
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		<pubDate>Sun, 08 May 2011 20:07:08 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Michela</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Molte persone precedentemente viste come perfettamente sane potrebbero in futuro sentirsi dire di essere malate. Un’edizione aggiornata della bibbia sulla salute mentale per i medici (DSM V, ndr) potrebbe includere diagnosi per “disturbi” come capricci infantili e abbuffate, e gli esperti affermano che presto nessuno potrebbe più essere classificato come normale.
I principali esperti di salute ...<br /><a href="http://www.news-forumsalutementale.it/dsm-v-gli-esperti-di-salute-mentale-si-chiedono-restera-qualcuno-normale/" class="leggi-ancora">leggi tutto &#187;</a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.news-forumsalutementale.it/public/gli-esperti-di-salute-mentale-si-chiedono-restera-qualcuno-normale_1263.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-6958" title="gli-esperti-di-salute-mentale-si-chiedono-restera-qualcuno-normale_1263" src="http://www.news-forumsalutementale.it/public/gli-esperti-di-salute-mentale-si-chiedono-restera-qualcuno-normale_1263.jpg" alt="gli-esperti-di-salute-mentale-si-chiedono-restera-qualcuno-normale_1263" width="300" height="233" /></a>Molte persone precedentemente viste come perfettamente sane potrebbero in futuro sentirsi dire di essere malate. Un’edizione aggiornata della bibbia sulla salute mentale per i medici (DSM V, ndr) potrebbe includere diagnosi per “disturbi” come capricci infantili e abbuffate, e gli esperti affermano che presto nessuno potrebbe più essere classificato come normale.</p>
<p>I principali esperti di salute mentale hanno avuto un incontro martedì per mettere in guardia sul fatto che la nuova edizione del Manuale Diagnostico Statistico per i Disturbi Mentali (DSM), attualmente in revisione per una nuova versione aggiornata nel 2013, potrebbe svalutare la gravità della malattia mentale e giungere a etichettare chiunque con una qualche forma di disturbo.</p>
<p>Citando esempi di nuove aggiunte, come “lieve depressione ansiosa”, “sindrome a rischio di psicosi”, “disturbo della regolazione dell’umore”, essi affermano che molte persone precedentemente viste come perfettamente sane potrebbero in futuro sentirsi dire di essere malate.</p>
<p>“Ci si sta infiltrando nella normalità. Si sta restringendo la gamma (in inglese pool=piscina NdT) di ciò che è normale a una pozzanghera” ha affermato Til Wykes dell’Istituto di Psichiatria del Kings College di Londra.</p>
<p>Il DSM viene pubblicato dall’Associazione Americana di Psichiatria (APA) e contiene descrizioni, sintomi e altri criteri per diagnosticare i disturbi mentali. È considerato la bibbia diagnostica globale nel campo della salute mentale. I criteri sono pensati per fornire definizioni chiare sia ai professionisti che trattano pazienti con disturbi mentali, che per i ricercatori e le industrie farmaceutiche che vogliono sviluppare nuove strade di trattamento.</p>
<p>Wykes e i colleghi Felicity Callard, sempre dell’Istituto di Psichiatria del Kings College di Londra, e Nick Craddock, del dipartimento di medicina psicologica e neurologia dell’Università di Cardiff, hanno affermato che molti nella comunità psichiatrica sono preoccupati del fatto che più in là verranno spostati i parametri, più probabile sarà che nessuno venga più classificato come normale.</p>
<p>“Tecnicamente, con la classificazione di così tanti nuovi disturbi, tutti avremo dei disturbi”, hanno detto in un comunicato congiunto. “Questo potrebbe portare alla credenza che molte più persone ‘necessitano’ di farmaci per trattare le loro ‘condizioni’ &#8211; (e) molti di questi farmaci hanno effetti collaterali spiacevoli o pericolosi.”</p>
<p>Gli scienziati hanno affermato che la diagnosi “sindrome a rischio di psicosi” è particolarmente preoccupante, poiché potrebbe etichettare erroneamente dei giovani che possono avere soltanto una minima probabilità di sviluppare una malattia.</p>
<p>“È un po’ come dire a 10 persone con un comune raffreddore che sono &#8216;a rischio per una sindrome di polmonite”&#8217; mentre è probabile che soltanto uno di loro la sviluppi”, ha detto Wykes al briefing. L’Associazione Americana di Psichiatria non ha risposto alla richiesta di un immediato commento.</p>
<p>Gli scienziati hanno fornito esempi dalla precedente revisione del DSM, chiamata DSM 4 e che includeva diagnosi più ampie e criteri per il disturbo da deficit attentivo con iperattività (ADHD), autismo e disturbo bipolare infantile.</p>
<p>Ciò, hanno affermato, ha “contribuito a originare false epidemie” di queste condizioni, specialmente negli Stati Uniti.</p>
<p>“Quanti medici, nell’ultimo decennio, sono stati arringati da genitori preoccupati a prescrivere farmaci come il Ritalin a bambini che non ne avevano realmente bisogno?” chiedono nel comunicato.</p>
<p>Milioni di persone in tutto il mondo, e molti di loro sono bambini, assumono farmaci per l’ADHD, incluso il Ritalin prodotto dalla Novartis, che conosciuto con il nome generico di metilfenidato, e farmaci simili, come Adderal e Vyvanse prodotti dalla Shire Plc’s. Soltanto negli Stati Uniti, le vendite di questi farmaci ammontavano a 4.8 miliardi di dollari nel 2008.</p>
<p>Wykes e Callard hanno pubblicato un commento sul The Journal of Mental Health esprimendo la loro preoccupazione riguardo la prossima revisione del DSM ed evidenziando una decina o più di articoli pubblicati nella stessa rivista da altri scienziati altrettanto preoccupati. Il DSM 5 dovrebbe essere pubblicato a maggio 2013.</p>
<p>Fonte: <a title="health.yahoo.net" href="http://www.informasalus.it/it/fonti/health-yahoo-net.php">health.yahoo.net</a></p>
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		<title>L&#8217;anatema in versi di Erri De Luca sulla chiusura della Salute Mentale di Montedidio</title>
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		<pubDate>Thu, 05 May 2011 21:27:17 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Michela</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Non chiudete il centro di igiene mentale
A Montedidio vedevo il fantasma di una bambina
che mi guardava dal balcone di un palazzo
in demolizione. Aveva gli occhi grigi della polvere
e i capelli di biondo sfumato nel tufo.
 
Restavo a guardarla dal fondo dei miei sette anni.
La portarono via le piogge dell&#8217;inverno 1958.
Si trasferì da me, tra le pupille ...<br /><a href="http://www.news-forumsalutementale.it/lanatema-in-versi-di-erri-de-luca-sulla-chiusura-della-salute-mentale-di-montedidio/" class="leggi-ancora">leggi tutto &#187;</a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Non chiudete il centro di igiene mentale</strong></p>
<p>A Montedidio vedevo il fantasma di una bambina</p>
<p>che mi guardava dal balcone di un palazzo</p>
<p>in demolizione. Aveva gli occhi grigi della polvere</p>
<p>e i capelli di biondo sfumato nel tufo.</p>
<p> </p>
<p>Restavo a guardarla dal fondo dei miei sette anni.</p>
<p>La portarono via le piogge dell&#8217;inverno 1958.</p>
<p>Si trasferì da me, tra le pupille e i muri.</p>
<p>Il corpo che abitavo era già pieno di fantasmi.</p>
<p> </p>
<p>Li ho scritti e così sono sbucato illeso</p>
<p>dai loro sguardi vuoti che volevano riempirsi di me.</p>
<p>Chi non li scrive è fatto prigioniero da loro.</p>
<p> </p>
<p>Chi non li scrive sale a Montedidio</p>
<p>in una casa di ascolto dove i fantasmi</p>
<p>si lasciano staccare</p>
<p>a forza di carezze. Ora la stanno chiudendo,</p>
<p>la casa degli sprigionati.</p>
<p> </p>
<p>Si torna all&#8217;infanzia</p>
<p>dell&#8217;orfanotrofio</p>
<p>dove nessuna favola</p>
<p>ricuce all&#8217;ora del sonno</p>
<p>due palpebre sbarrate.</p>
<p> </p>
<p>Questa non è una protesta, è un&#8217;invettiva</p>
<p>fredda senza risentimento:</p>
<p>chi chiude la casa infermiera di Montedidio</p>
<p>con opere, parole, pensieri e omissioni</p>
<p>possa trovare chiusa ogni porta bussata,</p>
<p>per sè, per sua madre, per suo figlio.</p>
<p> </p>
<p>Erri De Luca</p>
<p> </p>
<p><em>Il Mattino del 04/05/2011</em></p>
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