riflessioni
Terapia o tortura? lunedĂŹ, dicembre 8th, 2014
di Piero Cipriano. Alcuni anni fa pensai di collaborare, nel dopolavoro, come medico volontario, con l’associazione dei Medici contro la tortura. Andai a parlare col presidente dell’associazione, un anziano medico in pensione, mi presentai, gli spiegai che ero uno psichiatra che lavorava in un SPDC. Uno di quei moderni succedanei del manicomio?, mi chiese lui a bruciapelo. Annuii, scoperto. Uno di quei reparti che, pur collocati in un ospedale generale, pur avendo per legge le stesse caratteristiche di ogni altro reparto ospedaliero, ha le porte sempre chiuse?, mi chiese ancora.
MĂ t2014: “Le (poche) parole della salute mentale sui giornali. Conversando con Bruno Manfellotto (L’Espresso), Leonardo Tancredi (Piazza Grande) ed Enrico Grazioli (La Gazzetta di Modena)” domenica, novembre 23rd, 2014
di Anita Eusebi “Una persona che attraversa l’esperienza del disturbo mentale rischia di perdere fondamentali diritti personali e sociali. L’impegno di tutti gli attori sociali dovrebbe essere pertanto volto alla difesa e al potenziamento di tali diritti, per garantire le cure, la ...
MĂ t2014: Il doppio filo che lega marginalitĂ  e salute mentale (da “Piazza Grande”) domenica, novembre 9th, 2014
di Anita Eusebi Vivere nell’insicurezza espone anche la persona più equilibrata a una condizione di fragilità sul piano psichico. Se n’è parlato durante Màt, la settimana della salute mentale di Modena Quando in una situazione di grave difficoltà si finisce per perdere casa, lavoro e affetti, poi cosa resta? «Voglio sperare che al di là delle macerie, al di là delle derive, ci sia sempre una possibilità di approdo», afferma Cristiano Regina, autore de La parte che resta, documentario proiettato lo scorso 21 ottobre a Modena nel corso di Màt – Settimana della Salute Mentale, durante il dibattito Senza fissa dimora e salute mentale moderato dal direttore di Piazza Grande Leonardo Tancredi. «È necessario riaggrapparsi con le unghie a quel che è andato perduto, per ritrovare possibilità di relazione e ridefinire una propria identità». Un tema delicato quello dei senzatetto, che va affrontato «smarcandosi da un lato dalla dicotomia usuale tra la figura del clochard romantico vagabondo e il nuovo povero, dall’altro dal rischio di scivolare nell’assistenzialismo o nelle istituzioni totalizzanti, con il pericolo della cronicizzazione», sottolinea Tancredi.
Psicofarmaci e ricoveri in reparti psichiatrici aumentano l’impulso al suicidio? mercoledì, novembre 5th, 2014
Sono sempre piÚ numerosi gli studi e le ricerche sulle conseguenze dell'uso degli psicofarmaci nel lungo periodo. Il ricovero ospedaliero già da tempo è indicato come fattore di rischio di cronicità e di costruzione dello stigma. Questo articolo che ci è giunto ritorna su questi temi. Lo pubblichiamo. Le ragioni del forum ...
MĂ t2014: “Le parole della salute mentale. Conversando con Eugenio Borgna” sabato, novembre 1st, 2014
di Anita Eusebi “Di persona che non possiede, o non possiede interamente, l’uso della ragione. O anche di persona eccessivamente impulsiva o violenta”. Questa la definizione di matto nel vocabolario Treccani. Poi c’è folle che sta per “privo di senno, malato nelle funzioni mentali e abnorme per quanto riguarda gli atteggiamenti e i comportamenti che ne derivano”. O ancora pazzo, e lì la definizione è sintetica e senza ambiguità d’interpretazione: “malato di mente, sinonimo di matto”. Abbondano poi le estensioni di significato, gli usi figurati e proverbiali dei termini, e anche i riferimenti letterari e poetici con citazioni da Boccaccio, Dante, Manzoni, Verga. Persino un verso di Alda Merini. La stessa Alda Merini che probabilmente penserebbe bene di dar fuoco al vocabolario se solo leggesse definizioni di questo tipo. Morale della favola, non una parola, dico una soltanto, all’esperienza di dolore e di sofferenza di chi ancora oggi viene etichettato, più o meno simpaticamente, con questi termini. Ma dunque chi è il matto o il màt, per dirla alla modenese?
MĂ t 2014: Non malattia nĂŠ disturbo psichiatrico, ma sofferenza mentale: il saluto informale di Fabrizio Starace lunedĂŹ, ottobre 20th, 2014
di Anita Eusebi. In una sala messa gentilmente a disposizione dalla Fondazione Marco Biagi e molto affollata ha preso il via sabato 18 ottobre a Modena la quarta edizione di Màt – Settimana della Salute Mentale. Un appuntamento atteso, ricco di iniziative, di ampia partecipazione di associazioni di persone con esperienza di disagio mentale e di familiari, e oltre settanta ospiti autorevoli nell’ambito della salute mentale. “Sette giorni contro i pregiudizi” titola la Gazzetta di Modena nella pagina dedicata alla rubrica “Fuori come va?”, raccontando le emozioni delle passate edizioni, gli interventi e gli spettacoli del programma di quest’anno e i preparativi delle ultime ore.
Considerazioni sul convegno Impazzire si Può lunedÏ, ottobre 13th, 2014
di Erika Cei. Si è conclusa la tre giorni di "Impazzire si può", convegno che ha avuto luogo presso il Parco culturale (ex o.p.p.) di San Giovanni a Trieste e ha visto protagoniste associazioni e persone con "esperienza del disagio mentale", nello specifico gli utenti stessi, i familiari, gli operatori del settore (educatori, volontari, assistenti sociali, infermieri, psicologi, psichiatri, etc…).
Mat. La Quarta edizione della Settimana della Salute Mentale di Modena lunedĂŹ, ottobre 13th, 2014
“Non pretendiamo che le cose cambino, se continuiamo a fare le stesse cose.” A. Einstein La Quarta edizione della Settimana della Salute Mentale di Modena dedica grande attenzione alle conseguenze che la crisi economica determina sulla ...
Impazzire si Può: l’intervento di apertura di Massimo Margon venerdĂŹ, ottobre 10th, 2014
Il mio rapporto personale con l'istituzione. Oggi c' è un po' un vuoto, un vuoto che pervade la societa' e quindi anche la Salute Mentale; mentre i principi di Basaglia e la legge 180 rimangono un punto di riferimento fondamentale, è ...
«Portami al mare». Riflessioni in ordine (quasi) sparso in occasione di “Impazzire si può 2014” giovedì, ottobre 9th, 2014
di Anita Eusebi “Impazzire si può”... Sì, certo che si può. Si può diventar matti, folli, avvelenati, schizofrenici, psicotici, depressi – e via diagnosi a non finire – quando la vita ti taglia il respiro di dolore, ingiustizie e miseria. E si può diventar matti anche senza che accada nulla di tutto questo. È spesso sufficiente che uno, un altro e un altro ancora ti puntino il dito addosso e ti dicano “matto”, in nome della loro “normalità” e del tuo essere “diverso”.
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