testimonianze
“Jenny è tornata .. e non vuole più dormire!” martedì, novembre 17th, 2009
Come, grazie a un orto da coltivare, un gruppo in cui ritrovare relazioni e vita sociale ci si ritrovi a partecipare a un convegno di "operatori" in qualità di relatore e, soprattutto,  " ..  il ...
L’amore mi aiuta sempre mercoledì, novembre 11th, 2009
  Non c’è in un’intera vita cosa più importante da fare che chinarsi perché un altro, cingendoti il collo, possa rialzarsi       di Leda Cossu La scrittura, l’accoglienza, la povertà, effetti collaterali positivi, l’iniziativa, le relazioni umane, troppa consapevolezza, la fragilità, un clima emotivo, la domanda, la festa è la tavola, la gratitudine, l’identità, ...
Sono pazza di gioia martedì, novembre 10th, 2009
Dieci anni fa urlavo in faccia a mia madre: lo vuoi capire che io non ho futuro!?” di Alice Banfi Difficile dire cosa sia la follia… a volte mi sento così normale! Ho passato dieci anni durissimi… ricoverata in psichiatria un giorno sì ...
In Calabria continuiamo a lavorare e a discutere sulla salute mentale. domenica, novembre 8th, 2009
di Assunta Signorelli Sono appena rientrata da una settimana in Calabria dove, nonostante i tempi, continuiamo a lavorare e a discutere sulla salute mentale. Oggi è stata una bella giornata si è concluso il processo per quanti avevano chiesto il rito abbreviato: don Luberto e i 4 medici, tutti condannati! Nei ...
L’Aquila, i pazienti psichiatrici lasciano le tende: “Ma adesso siamo soli” domenica, novembre 8th, 2009
Gli utenti del Dipartimento di salute mentale della Asl aquilana, dopo aver passato 5 mesi in tenda, sono ora ospiti in casette sistemate nel parcheggio dell'area di Collemaggio. Nei loro racconti, la vita nei prefabbricati. Daniela: "Nella tendopoli stavo bene, c'era un sacco di gente". Fernando: "Pure se la tenda ...
L’Aquila, le casette dei pazienti psichiatrici sistemate davanti all’ex manicomio sabato, novembre 7th, 2009
Il commento del dottor Sirolli: "Vedere queste persone negli spazi di Collemaggio è duro. Lasciarli venire qui è stata una scelta dolorosa, che però era l'unica percorribile e speriamo che sia breve e transitoria" L'AQUILA - Sono tornati dove mai nessuno avrebbe ...
Festival dei matti: intervista ad Anna Poma lunedì, novembre 2nd, 2009
di Nico Pitrelli Si è chiusa un paio di settimane fa la prima edizione del Festival dei Matti. L’evento, svoltosi al Teatro Goldoni di Venezia il 9 e il 10 ottobre scorsi, è stata un’occasione inedita di incontri e iniziative pubbliche sulla ...
9 domande a Franco Rotelli
LA COMUNICAZIONE INVENTATA
domenica, novembre 1st, 2009
L’11 novembre su Radio Popolare network la prima puntata del settimanale “La Terra è blu. La salute mentale in onda” e in contemporanea questo sito, ridisegnato secondo i criteri di un giornale on line. Due espedienti a portata di chiunque ritenga che la comunicazione sia necessaria, che comunicare faccia bene ...
Lettera di un infermiere coraggioso al suo primario sul tema delle contenzioni sabato, ottobre 31st, 2009
Il luogo e i nomi della primaria e dei casi sono omessi per ovvii motivi. Gentile dottoressa, desidero richiamare un episodio accaduto in Sua presenza e di altri miei colleghi durante il giro-medico del g. 26/6/09. In quell'occasione il medico di reparto, riferendosi al fatto che il signor F. era stato recentemente più volte contenuto fisicamente e che i suoi familiari, che già avevamo sentito lagnarsi, premevano per avere spiegazioni dai responsabili di reparto, ha affermato con una certa enfasi e animazione, che il personale infermieristico doveva mostrarsi solidale e compatto in quelle circostanze per evitare possibili rischi legali. Riferendosi poi a me in modo diretto, mi ha chiesto se fossi d'accordo sul fatto che quel signore fosse stato contenuto le notti precedenti. Preso alla sprovvista, ho risposto solo che in quelle circostanze non ero presente. Il medico ha poi replicato dicendo che quella risposta gli era sufficiente. Rispondo ora a quello che avrei dovuto rispondere subito. Mi auguro prima di tutto che le parole dello psichiatra siano andate oltre alle reali intenzioni, perché, così come sono state espresse, appaiono una gratuita e inaccettabile intimidazione. Se la decisione di contenere una persona è motivata dallo stato di necessità, quel medico non ha nulla da temere e non ha bisogno di richiamare all'ordine gli infermieri. Questo fatto mi dà il pretesto, uscendo dal personale, di dire alcune cose che mi interessano molto. Credo che le linee guida sulla gestione dei comportamenti violenti dei pazienti, adottate da qualche anno dai nostri servizi, possano essere riviste e molto migliorate. Criteri di verifica e aggiornamento sono parte integrante di ogni linea guida e sono peraltro previsti dallo stesso documento. Importante sarebbe anche registrare in forma continuativa informazioni rilevanti. Non solo il numero delle contenzioni, ma come queste sono contestualizzate: Caratteristiche dei pazienti, periodi e circostanze in cui avvengono, motivazioni reali e dettagliate per cui vengono effettuate. Ritengo che l'attuale documento produca l'effetto di ufficializzare e in qualche misura legittimare l'uso della contenzione. Cito testualmente : “Tutto il personale deve essere consapevole della cornice legale che autorizza l’uso del contenimento fisico”. A mio avviso tutto l'impianto delle linee, essendo il frutto di una ricerca su lavori di altri paesi, risulta piuttosto estraneo allo spirito della legge 180, basandosi sulla presunta pericolosità del malato psichiatrico. Credo che alcune espressioni siano comunque difficili da condividere, come quando dice che alcune culture minoritarie sono “inclini alla violenza” e vengono considerate pertanto un fattore di rischio. Su un punto sono però perfettamente d’accordo, quando si afferma che “l'unico motivo che giustifica la contenzione è lo stato di necessità”. Lo stato di necessità, così come definito dall'articolo 54 del c.p. è comunque un'evenienza rara, difficilmente riscontrabile in un servizio psichiatrico, perché il rischio di danno per la vita e l‘integrità della persona, deve essere reale e attuale, non solo paventato. In altre parole: il rischio deve essere gravissimo e incombente, passato dalla pura possibilità, all'imminenza dell'azione. Penso che concetti fra loro collegati come: stato di necessità, urgenza, emergenza, nell'ambito di una psichiatria chiusa e autoreferenziale, abbiano subito una distorsione del loro significato originale che va corretta.
“Tanto scappo lo stesso. Romanzo di una matta” venerdì, ottobre 9th, 2009
Alice Banfi: TANTO SCAPPO LO STESSO - Romanzo di una matta (Stampa Alternativa, pp.120, 10 euro) Prefazione di Peppe Dell’Acqua Recensione di Kenka Lekovich: Quando qualche mese fa nella direzione del Dipartimento di Salute Mentale a San Giovanni, Trieste, mi si materializzò davanti una ragazza in nerofucsia di un pink punk postdatato ma – direbbe certamente lei - maledettamente naturale, non ho avuto dubbi. Era Alice. Alice Banfi. La piccola furia conosciuta dentro le pagine tenute insieme da due similborchie, battute a carattere corpo 18 del suo non-ancora-libro che allora si chiamava “Chiusi da porte di vetro. Breve biografia remota”, mi stava davanti. La psicofarmaco docile Alice di carta, che ti taglia i polpastrelli per la furia con cui ti costringe a leggerla. L’antieroina di un fumetto uscito da “Frigidaire” stranamente senza figure – basta il testo a disegnarle, più aerografo dell’aerografo. La “matta” del villaggio globale schedata nel suo libro bianco della vergogna sotto la voce “disturbo della personalità borderline”, riconoscibile dalle lentiggini di piercing su tutto il viso, i capelli blu sparati dritti in testa taglio “Zot” e le bolle di sapone che porta sempre nella borsetta per difendersi da quelli più pericolosi, a sé e agli altri, di lei.
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