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	<title>forumsalutementale.it &#187; Trieste2010</title>
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		<title>Una Carta nei rapporti tra media e psichiatria</title>
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		<pubDate>Sat, 13 Feb 2010 08:00:51 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Carta di Trieste]]></category>
		<category><![CDATA[Trieste2010]]></category>

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			<content:encoded><![CDATA[<p>Come comunicare i casi di disagio: una proposta dal meeting di San Giovanni.</p>
<p>In un sala troppo piccola, ieri in tanti si sono dati appuntamento per raccontare cos&#8217;è la salute mentale, stavolta nel mondo della comunicazione e dei media. Nel Parco di San Giovanni, in occasione del meeting triestino sulla promozione della salute mentale, si è svolto un curioso confronto ad armi pari curato da Massimo Cirri tra operatori dell&#8217;informazione e utenti dei servizi di salute mentale. <span id="more-2889"></span>L&#8217;obiettivo era quello di superare gli stereotipi che spesso caratterizzano il linguaggio dei media nei confronti di chi vive in prima persona problemi di salute mentale. Termini come &#8220;psicolabile&#8221;, &#8220;squilibrato&#8221; sono spesso usati per descrivere situazioni e fatti di cronaca. E se le parole sono trappole, nel mondo dell&#8217;informazione capita che le parole creino gabbie dentro le quali si mettono fatti e persone. Per il direttore del Dipartimento di Salute mentale Peppe Dell&#8217;Acqua «con l&#8217;approvazione della legge 180, trentanni fa, le persone hanno iniziato a parlare della propria sofferenza. Sono nate reti e associazioni di familiari per ascoltare queste voci. I tempi sono maturi perché ci si possa rivolgere ai media per una corretta informazione». Oggi per molti operatori dell&#8217;informazione le notizie di cronaca che riguardano persone con problemi di salute mentale sono «frullate, urlate e banalizzate &#8211; dice Iva Testa del Gr Rai. Io ho avuto problemi di depressione e sul lavoro temevo il pregiudizio». «I giovani cronisti hanno difficoltà a leggere la realtà di una persona attraverso i suoi occhi», ha spiegato invece Santo Della Volpe del Tg3. «Se ti facessi secco &#8211; ha detto Alice Banfi Massimo Cirri, storico conduttore di Caterpillar &#8211; come titolerebbero i giornali: depressa uccide psicologo giornalista?» Bisogna però anche sottolineare che le nuove generazioni di cronisti non hanno avuto l’opportunità di vivere in presa diretta la rivoluzione basagliana e quindi hanno meno conoscenze sulla salute mentale. A spiegarlo è stato Maurizio Cattaruzza, capocronista del Piccolo. «Sono favorevole a un&#8217;ipotesi di lavoro che coinvolga sia gli operatori dell&#8217;informazione che i servizi psichiatrici. La superficialità è dannosa ancora di più quando in ballo ci sono le persone». A chiedere uno sforzo comune sono state le associazioni di famigliari, per alimentare la conoscenza, per arrivare a un coordinamento, a un gruppo di lavoro che possa produrre materiali da far conoscere ai media. E magari anche una «carta per un giornalismo della speranza». Ad accogliere questa proposta, Beppe Giulietti di Articolo 21. «Questa può essere un&#8217;occasione per pensare di fare una Carta di Trieste, sulla scia di quelle di Treviso (a tutela dei minori) e di quella recente di Roma. Trieste rappresenta un modello di buone pratiche per la salute mentale. Si tratta di portare avanti un lavoro condiviso &#8211; ha spiegato Giulietti &#8211; che vede coinvolte sia le associazioni di famigliari, gli operatori dell&#8217;informazione, gli utenti dei servizi. Un patto tra giornalisti e persone che soffrono problemi di salute mentale, sull&#8217;uso corretto delle parole, sulle modalità di comunicazione del disagio». La proposta ha ottenuto il consenso del Presidente nazionale della stampa italiana Roberto Natale</p>
<p>(da Il Piccolo del 12.02.2010)</p>
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