Un primo commento di Luigi Benevelli sul documento SIP

È da salutare come molto positivo, anche per la sede parlamentare in cui il documento è stato presentato, lo schierarsi  molto deciso della Sip a favore dell’abolizione nel Codice penale della misura di sicurezza psichiatrica: è un elemento di chiarezza nella discussione per arrivare a chiudere davvero gli ospedali psichiatrici giudiziari (vedi).

Così come è positiva la proposta di bloccare tutti gli ingressi negli opg alla data del 1 aprile 2014 che consentirebbe di programmare tempi e uso delle risorse per arrivare a chiudere tutti gli opg.

Non convince invece la proposta di affidare da subito alle singole Regioni la gestione dello svuotamento degli opg per le seguenti ragioni:

1-      Se andiamo a vedere che cosa la quasi totalità delle Regioni ha prodotto per ottenere i soldi e attivare le REMS, troviamo elaborazioni sconfortanti, perché non si avvalgono delle culture della salute mentale. Affidare  alle stesse persone, senza forti, nuove indicazioni dal Parlamento e dal Governo la gestione della de-istituzionalizzazione  del “reo folle”, costituisce un azzardo. Bisognerebbe quindi dare forma  subito a una cabina di regia nazionale che definisca i nuovi criteri su cui poi le  Regioni dovranno muoversi;

2-      Inoltre vi sono Regioni con centinaia di persone internate ed altre con poche unità di persone internate; sono soprattutto le prime a preoccupare perché spesso interessate a decidere dove e come sistemare le persone in uscita dagli opg, piuttosto che al chi assume la “presa in carico” e al come la stessa viene declinata o meno in percorsi di salute.

Nel  documento della Sip compaiono locuzioni che meritano di essere discusse e chiarite:

a-      Per descrivere che cosa sia la “psichiatria di comunità” in Italia viene usato il termine “settore”  che appartiene a una modalità per il superamento del manicomialismo, messa a punto poco più di sessant’anni fa in Francia e che però conservava la funzione del manicomio, sia pure “territorializzandolo”. Come noto, la riforma italiana prese un’altra strada chiudendo i manicomi pubblici e integrando l’assistenza psichiatrica nell’insieme dei servizi socio-sanitari assistenziali. L’uso del termine “settore” suggerisce forse l’idea di un circuito separato per una “rinnovata” psichiatria/assistenza psichiatrica giudiziaria in cui “miniequipe complete delle varie figure professionali che dialogano con il DAP possono coordinarsi con la sezione di osservazione psichiatrica regionale e con la sezione per i minorati psichici”?

b-      L’obbiettivo della cancellazione della “sociale pericolosità psichiatrica” si propone si realizzi con l’adozione del criterio del “bisogno di trattamento”, inteso come “necessità clinica che un paziente giudiziario può anche soggettivamente non avere e che può essere imposta dal Giudice”. L’introduzione di tale criterio nell’assistenza psichiatrica “civile”, ricordiamo, è stato  fortemente propugnato dall’on. Ciccioli nel corso della precedente legislatura.

c-      È proposto lo slogan “dalla misura di sicurezza alla sicurezza della cura”. Per “sicurezza della cura si intende una cura coatta o un percorso di salute, anche mentale?

Alle REMS , che sono mantenute in vita, è affidato il compito di “contenere” le persone cui è riconosciuto il vizio totale di mente.

Luigi Benevelli, andando verso Trieste, 13 marzo 2014

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