Una storia come tante

Personalità borderline”,questa fu la diagnosi per giustificare il mio carattere capriccioso…

Arrivai al pronto soccorso in un pomeriggio afoso.Un pomeriggio di estrema consapevolezza.Gli infermieri dell’ambulanza non avevano acceso nemmeno la sirena,erano scettici,e anche io sono scettico,non credo affatto nell’esistenza delle sirene,anzi,non credo nemmeno nella mia di esistenza. Infatti cerco sempre nuove prove che mi inchiodino,ma riesco sempre a trovare un alibi credibile.La pubblica accusa(un pubblico ministero severo,moralista e bacchettone) mi intercetta mentre parlo coi miei pensieri più profondi,nella speranza di trovare un qualche indizio della mia colpevolezza,ma io mi sono attrezzato per non farmi scoprire,mi scrivo “pizzini” ermetici. Emilio,il neurone maschio che abita in un quartiere della mia personalità li chiama “poesie”(i pizzini). Il quartiere è situato vicino alla tangenziale sinaptica che porta al dolore esistenziale,che brutta parola! E che brutta strada,sempre intasata dai ricordi e dai lavori in corso(sono i sensi di colpa che scavano,scavano,non capisco proprio cosa vogliano trovare).Susanna,la neurona femmina del quartiere,non riesce a rimanere incinta,lei è fertile,ma lui(Emilio) è impotente.E poi hanno due caratteri così diversi.Lui è il classico neurone di periferia,cresciuto sulla strada,in mezzo a neuroni instabili e aggressivi.Emilio dice sempre la stessa frase:”ne ho viste di cose io che voi…”.Ancooooooraaaa?Ma la smetti di masturbarti quell’atomo di idrogeno che hai nella testa?Non credi che sia giunto il momento di diventare adulto e cominciare a pensare seriamente…ad un figlio?Lei,Susanna,è una neurona delusa dall’indole infantile di Emilio,e vorrebbe incontrare un neurone vero,ma incontra sempre e solo Emilio.,e lui incontra sempre e solo Susanna. In verità io non ho mai sofferto,perchè la sofferenza è un indizio,anche se controverso di una ipotetica colpevolezza,e la pubblica accusa non aspetta altro.I magistrati sono tutti uguali,mah…lo sento ripetere spesso,e mi sto convincendo che sia vero.”sei arrivato fino all’osso con la lama” disse con voce tenera la dottoressa del pronto soccorso mentre mi ricuciva il polso; e dimmi,perchè lo hai fatto?Stranamente quella voce mi scaldò il cuore,e io risposi:”solo per sentire una voce”…

 

 

“Pizzino”

 

Quietami l’Anima

azzurra luce

dei giorni risorti

 

scava l’aratro

le vergini terre

di domani

che mai

potrò

calpestare

 

le umili preghiere mie

s’avventurano

verso future

memorie

 

 

dispiacerebbe al cielo

donare una goccia

di eternità

a un suo figlio

capriccioso?

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Un Commento a “Una storia come tante”

  1. Questa è la storia del mio amico Claudio tedeschi, che ora scrive poesie, ha un bambino, un blog.Ma lui dice che scrive pizzini…perchè si sente talvolta prigioniero di sè stesso

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