Un’interpellanza al sen Manconi per il suicidio di Simone L.

(Disegno di R. Sambonet)

(Disegno di R. Sambonet)

Comunicato stampa

Come  Forum veneto per la Salute Mentale, Associazione Cittadinanza e Salute  e Unasam rendiamo noto  di aver indirizzato al sen. Luigi Manconi e alla Commissione straordinaria per la tutela e la promozione dei diritti umani di cui è Presidente,  la richiesta di far luce intorno al suicidio di Simone, un ragazzo di 31 anni  ospite dall’ottobre del 2015 – eccetto che per brevi periodi di ricovero nell’SPDC di San Donà di Piave-  della Comunità alloggio Vallonara gestita dalla cooperativa “Un segno di pace”, nel comune di Marostica in provincia di Vicenza.

Siamo addoloratissimi per l’esito drammatico  di una  vicenda che,  come organizzazioni, abbiamo seguito nell’ultimo anno a seguito delle ripetute richieste di aiuto che Simone ci ha rivolto:  i nostri interventi, infatti, non sono valsi a generare strategie alternative di cura che pure Simone aveva ripetutamente sollecitato.

Non è purtroppo la prima volta che ci troviamo a segnalare che nella nostra Regione troppi servizi psichiatrici non sono in grado di scongiurare interventi  psichiatrici che falliscono gli obiettivi che si propongono, per il prevalere di un malinteso dovere di custodia che spesso pregiudica del tutto la possibilità di costruire percorsi terapeutici virtuosi costruiti insieme alla persona, e volti a salvaguardarne dignità e diritti, condizioni imprescindibili per la salute mentale di ciascuno.  E’ noto infatti che il ricorso a pratiche custodialistiche in molti luoghi della psichiatria del nostro territorio (dove persino la contenzione meccanica è tollerata e persino prescritta)  compromette l’incolumità psicofisica e talvolta la vita di persone che rivolgono ai Servizi di Salute Mentale la domanda  e il proprio diritto alla cura.

Chiediamo con forza che il lavoro dei Dipartimenti di Salute Mentale e delle attività che si svolgono nelle strutture residenziali  (comunità terapeutiche, appartamenti protetti etc) gestiti dal privato sociale , nonché quanto accade nelle numerose cliniche private convenzionate  siano monitorati attraverso un’azione sistematica di osservazione e iniziative di formazione, volte a promuovere pratiche non coercitive, le sole realmente terapeutiche che devono diventare generalizzate e condivise.

Ricordiamo, fra l’altro, i casi di morte avvenuti lo scorso anno nella nostra Regione durante l’esecuzione di Trattamenti Sanitari Obbligatori, che troppo spesso vengono trasformati in operazioni di cattura cruenta delle persone.

  • Anna Poma (Forum Veneto per la Salute Mentale )
  • Franco Nube, Leda Cossu, Edoardo Berton (Cittadinanza e Salute)
  • Gisella Trincas (Unasam)
  • Gianfranco Rizzetto  (StopOpg)

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