Video intervista a Peppe Dell’Acqua sul “giornalismo” nei fatti di Oslo

Alla riunione del Forum abbiamo parlato di Oslo.
Ci siamo sentiti in tanti su questa orribile notizia. Solo il mese scorso avevamo parlato della Carta di Trieste.
Pubblichiamo questa intervista per aprire a commenti, interrogativi, contributi.

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Un Commento a “Video intervista a Peppe Dell’Acqua sul “giornalismo” nei fatti di Oslo”

  1. roberto.morsucci 28 luglio 2011 alle 7:29 pm

    Strage di Piazza Fontana, strage di Piazza della Loggia, strage alla stazione di Bologna. Qualcuno ha mai creduto che gli autori di questi atti fossero dei pazzi? No. Perché tutti hanno pensato che dietro a queste stragi ci fosse un’organizzazione e le organizzazioni non sono soggette a pazzia, solo gli individui lo sono.
    Altro esempio: Karadzic non è considerato un pazzo ma uno psichiatra che ha utilizzato le sue conoscenze per pianificare alcuni tra i più gravi crimini commessi durante la guerra jugoslava.
    Restando fra gli psichiatri, come si possono giudicare gli psichiatri tedeschi che hanno fatto uccidere migliaia di malati di mente tedeschi (chi non conoscesse l’argomento può andarsi a vedere “Ausmerzen” del bravissimo Marco Paolini)? Nessuno li giudica pazzi.
    Perché allora tutti pensano che il ragazzo norvegese sia pazzo? Pensiamoci bene prima di rispondere perché è importante capire come funziona la nostra mente: crediamo che sia pazzo in primo luogo perché è un individuo isolato – tutti ci siamo chiesti se avesse dei complici o se appartenesse ad una organizzazione – e secondariamente perché non aveva nessun interesse personale che lo abbia spinto a compiere la strage.
    Quant’è difficile combattere contro i nostri stessi pregiudizi! Ogni volta che un crimine non ha una chiara, razionale, identificabile e – perché no? – anche condivisibile motivazione, ecco spuntare l’ipotesi della pazzia, della malattia mentale. Noi occidentali siamo vittime della nostra stessa razionalità che confondiamo con il bene o, quantomeno, con l’interesse personale.
    Ma cosa sono i pregiudizi: sono giudizi che noi diamo automaticamente senza pensarci e senza analizzarli criticamente. Ma i pregiudizi sono, in qualche modo, anche parametri senza dei quali ogni conoscenza sarebbe impossibile. Essi sono i punti di partenza dei nostri ragionamenti, quasi degli assiomi, dai quali non possiamo prescindere. Contemporaneamente la nostra conoscenza aumenta ogni volta che distruggiamo un pregiudizio.
    E’ difficile distruggere un pregiudizio come quello che associa la pazzia alla pericolosità sociale; ciò non toglie che noi che sappiamo, che abbiamo sperimentato l’assurdità di questo pregiudizio, dobbiamo darci per vinti. Coinvolgere gli altri, discutere, confrontarsi ogni volta che la cronaca ce ne fornisca l’occasione. Pensate a quanto ha dovuto penare Galileo per far accettare la teoria eliocentrica. Ha dovuto combattere sia gli ignoranti che non volevano ammettere l’evidenza sia quelli che agivano per interesse come il cardinal Bellarmino, il suo inquisitore, che sapeva che Galileo aveva ragione ma che non poteva assolverlo per non danneggiare gli interesse della Chiesa e, quindi, anche i suoi.

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