Viterbo – Da una tesi di laurea la risposta a questa questione sanitaria:“La contenzione come atto terapeutico?”

 “La contenzione come atto terapeutico? Questo è il titolo della tesi di laurea discussa questa mattina, lunedì 29 novembre, da Valeria Andreoli, studentessa di Infermieristica della Sapienza università di Roma, sede distaccata di Viterbo.

Valeria durante il suo percorso di studi ha svolto parte del tirocinio presso il Servizio psichiatrico diagnosi e cura (Spdc) di Viterbo, diretto dallo psichiatra Alberto Trisolini, dimostrando motivazione ed interesse per la disciplina psichiatrica. In tale contesto ha maturato la convinzione che nel campo della salute mentale l’infermiere abbia un ruolo determinante nello stabilire un buon livello assistenziale, dato dalla sua capacità di instaurare con il paziente una relazione non solo professionale ma, nello stesso tempo, anche profondamente umana.

La tesi di laurea di Valeria, che ha visto come relatrice Antonella Conestà, docente del corso di laurea, e come correlatrice Federica Marinelli, infermiera presso l’Spdc, tratta un argomento da sempre dibattuto nel mondo della psichiatria: la contenzione.

La studentessa si è posta come obiettivo quello di cercare di rispondere a un interrogativo fondamentale: “In Italia la contenzione tende più verso la reclusione o verso l’assistenza, quella che in termini infermieristici viene chiamato nursing?”.

Il passaggio essenziale è stato quello di cercare di comprendere, attraverso un lavoro di documentazione e l’esperienza diretta sul campo, se la contenzione (immobilizzazione dei pazienti agitati con mezzi fisici) ostacoli o meno la riuscita della cura in un ambiente terapeutico per gli assistiti.

Valeria si è soffermata inoltre sull’efficacia del programma di prevenzione delle contenzioni promosso dall’Spdc di Viterbo e coordinato dal sostituto direttore Francesco Cro.

Questo programma continua a dare i suoi frutti: il centro viterbese, già al primo posto nel Lazio per quanto riguarda la diminuzione del ricorso a questa pratica, dal forte impatto emotivo su operatori e pazienti e nociva ai fini della costruzione di una valida alleanza terapeutica, ha visto ridurre gli episodi di contenzione nell’anno in corso di un ulteriore 15 per cento rispetto al 2009.

L’attento monitoraggio del fenomeno, la sensibilizzazione dei professionisti con corsi di de-escalation (modalità comunicativa che previene la conflittualità tra operatori e pazienti), l’assidua partecipazione al coordinamento regionale dei servizi psichiatrici, l’integrazione con il territorio e le famiglie e il metodo di lavoro fondato sulla condivisione, coniugati con l’impegno e la passione di medici, infermieri e psicologi operanti nel servizio di Viterbo, hanno permesso di raggiungere questo obiettivo, in vista di uno più ambizioso, forse utopistico ma da tenere a mente come riferimento ideale: il superamento totale della contenzione

 

http://www.tusciaweb.it/notizie/2010/novembre/29_42ausl.htm

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