La storia di “Tramart”, il video sul tram triestino, a puntate.

Con una tempistica da invidia (uno dei tic buoni lasciati dagli Asburgo a queste terre), nel gruppo entra Gianni Cola. Nessuno più adatto di lui, tranviere in pensione nonché figlio d’arte, ha passato la vita a manovrare quel vagone singolo color “blu-tram”, con i suoi 44 passeggeri di cui 28 seduti, portandoli da quota 3 metri sopra il livello del mare a quota 329 e ritorno, su una linea arzigogolata lunga 5175 metri. Prima di lui ci fu suo padre, Alberto. I tempi non erano emancipati al punto di lasciare le manovre in mani femminili, che dovevano accontentarsi della pinzatrice. E di un divertente “Addio alla bigliettaia” sulle colonne del “Der neue Tag” viennese, nel 1919, a firma di Josephus, alias Joseph Roth. Come per lo scrittore Roth, per il manovratore Cola tutto ciò che è tram, ha un’anima.

«Fare il tranviere», dice, «non significava solo avere un lavoro con orari e mansioni, per me era quasi una missione: il tram non è soltanto un mezzo di trasporto, è un punto di incontro con la gente, un momento di aggregazione spontanea». Forse per questo la sua casa è un museo del tram a conduzione familiare con tanto di visita guidata. Chiunque qui è il benvenuto.

-continua-

di Korallina

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