L’Ulss 22 è un pozzo senza fondo: ci finiscono i soldi, tanti, della Regione, dei Comuni, dei cittadini e non bastano mai. Non bastano per far fronte, oltre che alla riorganizzazione della rete ospedaliera, soprattutto alle emergenze sociali: i costi per l’assistenza ai disabili e agli anziani, per i Ceod e le Comunità alloggio, per le case di riposo e le residenze socio-sanitarie sono in continuo aumento. Da sempre. Il direttore generale Alessandro Dall’Ora ha annunciato che, per farsi bastare i denari che ha a disposizione, ricorrerà ad una riorganizzazione dei servizi. Significa: taglierà le spese. Lo farà soprattutto a danno delle fasce deboli della popolazione, quelle che da sempre, quando la coperta è troppo corta, soffrono il freddo.
I DISABILI. Il braccio di ferro tra la direzione dell’Ulss 22 e le famiglie dei ragazzi con portatori di handicap va avanti da mesi, senza arrivare ad un punto di incontro. Dall’Ora dice: «Devo rivedere il sistema di pagamento delle rette per ogni utente inserito nelle strutture, devo arrivare ad applicare la retta unica e con questa pagare alla stessa maniera, secondo quote fisse, le cooperative che gestiscono i centri». Le famiglie replicano: «Così, pareggiando il costo per ogni ragazzo senza considerare la peculiarità di ogni centro, le attività diversificate che si praticano, i progetti studiati ad personam, si livellerà tutto verso il basso, si distruggerà la qualità dell’assistenza portandola a target minimi». Di più: «I nostri figli che ora vanno con gioia al Ceod perchè imparano cose e svolgono attività che li stimolano e li migliorano, con la ricetta Dall’Ora saranno parcheggiati intere giornate a fare la metà di quello che ora fanno: torneranno indietro, con un colpo di spugna verrà cancellato ciò che con tanti anni di fatica e battaglie abbiamo ottenuto. Perchè?».
Dall’Ora ha le sue ragioni, i genitori le loro. A questo punto è solo a un livello più alto che va affrontata la questione: in Regione ci sono due assessorati che si occupano di sanità e di politiche sociali, quello di Sandri e quello di Valdegamberi. La «palla» passa a loro perchè loro, in quanto amministratori sovraprovinciali che danno le regole, devono rispondere alla gente che da mesi chiede aiuto. Valdegamberi continua a dire che «noi del sociale la nostra parte l’abbiamo sempre fatta sopperendo alle mancanze della sanità: ci siamo fatti carico dei buchi non coperti dal servizio nazionale per gli anziani, i disabili, la psichiatria e se il palco sta in piedi è solo grazie al nostro impegno al volontariato».
L’ANOMALIA. Tocca a Sandri, ultimo anello della catena, a dare spiegazioni. E sorprende la sua analisi perchè, attraverso un esame ad ampio spettro, spiega perchè le «cose» nella 22 «faticano a girare». «Fondamentalmente perchè», sottolinea,«è una Ulss anamola, la più anomala del Veneto: si estende su 120 chilometri e al suo interno ospita ben 7 presidi ospedalieri, due dei quali privati (Peschiera e Negrar) che da soli rappresentano la metà della presenza di strutture convenzionate dell’intera Regione». «Detto questo», prosegue l’assessore, «per aggiustare ciò che non funziona nella sanità veneta e nello specifico nell’azienda sanitaria di Bussolengo credo sia necessario procedere ad una riorganizzazione delle Ulss: la 22, così com’è disegnata, è una contraddizione in termini, da Peschiera arriva ad Affi e Malcesine, un’area amplissima di difficile gestione soprattutto per i servizi al territorio. Chi nella nuova legislatura guiderà la sanità dovrà partire da qui, da una profonda ristrutturazione delle Ulss, prima tra tutte quelle di Bussolengo».
LA PROPOSTA. Altro progetto: «I servizi sociali, al cui fondo coopera il sanitario, non hanno ottenuto benefici dalla separazione dei due assessorati: credo che l’impegno principale del prossimo governo veneto sarà quello di tornare ad un accorpamento in modo da avere una visione d’insieme di materie, sempre più complementari: dove non arriverà un assessorato subentrerà l’altro, riuscendo, ne sono sicuro, a dare risposte migliori ai cittadini. La gestione dei servizi ai disabili, ad esempio, ne trarrebbe sicuramente dei vantaggi». Sandri si sbilancia: «Cercherò il direttore della 22 Dall’Ora per approfondire il problema dei Ceod e delle comunità alloggio, lo sensibilizzerò sull’emergenza che stanno vivendo le famiglie. Siamo qui per risolvere, quando si può, i problemi». A Bussolengo sono tanti per colpa, pare, della geografia: a causa sua anche la riorganizzazione degli ospedali è bloccata. «Finchè non avrò finito di sistemare il Magalini per il quale abbiamo appena ottenuto 40 milioni di finanziamento e per il quale serviranno 3 anni di lavori», conclude Sandri, «l’ospedale di Isola della Scala non lo chiudo. Inutile girarci intorno: una Ulss lunga 120 chilometri sarà sempre un problema ovunque si aprano o si chiudano nosocomi. Idem per i servizi sociali: troppa dispersione e quindi troppe spese».
Camilla Ferro

tratto da: http://www.larena.it/stories/Provincia/113348__lulss_22_va_riorganizzata_cos__assurda/

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