Sassari: dopo lo sfratto nasce il comitato “A Casa Mia”

a casa miaA seguito della vicenda che è accaduta a Sassari i giorni scorsi che ha visto la chiusura di due appartamenti abitati da 9 persone con disturbo mentale, si è costituito il Comitato “A CASA MIA” - Per il diritto all’abitare. Per servizi di salute mentale che valorizzino la dignità e le risorse personali degli utenti Per politiche sanitarie e sociali che sostengano la vita autonoma delle persone sofferenti, anziane, disabili

Mercoledì 6 luglio, a Sassari, i carabinieri dei N.A.S. sono arrivati alle otto del mattino nei due appartamenti in cui vivevano cinque donne e quattro uomini con disturbo mentale e li hanno trasferiti, loro malgrado, in strutture sanitarie della ASL che si trovano all’interno dell’ex ospedale psichiatrico di Rizzeddu. Queste persone erano regolarmente seguite dal centro di salute mentale, che aveva sostenuto questo loro percorso di vita autonoma, ed erano assistiti, nella loro quotidianità, da una cooperativa sociale. Il contratto di affitto delle due abitazioni era stato stipulato dalle persone che vi hanno abitato per oltre un anno fino a qualche giorno fa, in accordo con i loro familiari e con gli amministratori di sostegno, che ne avevano informato il giudice tutelare. Anche l’affitto e l’assistenza sono stati pagati da questi cittadini che si erano organizzati in convivenza, mentre oggi e il Servizio Sanitario Nazionale che paga la loro custodia.

Il magistrato ha disposto lo sgombero degli appartamenti sulla base di due elementi. Il primo è che la cooperativa titolare del contratto di assistenza fosse anche titolare del contratto di affitto, il che non  è vero, come si può facilmente verificare. Il secondo elemento è di natura più valutativa, e consiste nel presupposto che le persone che soffrono di disturbi mentali possano vivere solamente in due situazioni: o in famiglia oppure in una struttura organizzata e gestita come tale. E poiché i due appartamenti non erano riconosciuti come strutture, il magistrato ha concluso che non potevano che essere strutture abusive.

Questa valutazione non tiene conto di alcuni fatti. Il primo: da tempo, in Italia e non solo, in salute mentale come anche nel campo dell’assistenza agli anziani e alle persone disabili, si sperimentano quelle che vengono chiamate “convivenze assistite”, in cui il servizio pubblico agisce da promotore e garante di progetti di vita autonoma con l’apporto di personale di assistenza. Questi progetti spesso non hanno vita facile, in salute mentale in particolare, dato che parte degli psichiatri stenta a uscire dall’orizzonte del manicomio e non è capace di costruire, o attivamente ostacola, percorsi di uscita dalla dipendenza, dall’invalidità, dall’esclusione. Questa lotta tra visioni diverse del disturbo mentale, della cura, dell’organizzazione dei servizi e delle politiche di salute mentale si svolge da più di quarant’anni sia in Italia che in Europa e in gran parte dei paesi democratici. Nessuna meraviglia quindi che si svolga anche a Sassari, e lo sgombero di qualche giorno fa ne è in fondo un episodio, peraltro emblematico: persone che avevano iniziato un percorso di autonomia e di inclusione sono state tolte dalla propria casa e riportate nell’area dell’ex manicomio, in strutture che ne riproducono i caratteri.

Infine: nella nostra Regione e nella nostra città le politiche sanitarie e sociali attraversano una fase di forte arretramento, che colpisce in modo particolare il campo della salute mentale: nei servizi di diagnosi e cura tornano gli interventi di contenzione fisica dei ricoverati e di abuso di farmaci, si continua a destinare ingenti risorse per ricoveri senza speranza nelle cliniche private e negli istituti assistenziali, il lavoro dei servizi territoriali è sempre più in difficoltà.

Il comitato A CASA MIA, al quale aderiscono associazioni e persone, nasce per opporsi allo sgombero del 6 luglio, per stare vicino a quanti sono stati privati della propria casa con pesanti ricadute sulla loro condizione personale e mentale, per sostenere gli operatori della cooperativa e quelli del centro di salute mentale che hanno lavorato alla costruzione del progetto di convivenza che vorremmo riprendesse al più presto il suo percorso. Ma il Comitato vuole anche aprire in città e in Regione un dibattito su tutto ciò che sta intorno alla questione dell’abitare delle persone con sofferenza mentale, delle persone anziane e con disabilità, attorno ai costi economici e sociali dell’istituzionalizzazione, e agli spazi che invece sono possibili di vita, socialità, dignità, diritti.

Hanno aderito fino ad ora al comitato:

  • ABC Sardegna
  • ARCI, comitato provinciale di Sassari
  • A.S.A.R.P. Associazione Sarda per l’ Attuazione della Riforma Psichiatrica
  • Associazione Como Cheria
  • Associazione Enrico Berlinguer Sassari
  • Associazione Turritana 52
  • Banca popolare Etica -Sardegna
  • Fondazione Franca e Franco Basaglia
  • Forum sardo Salute Mentale
  • UILDM Sassari
  • UNASAM Unione delle Associazioni per la Salute Mentale

Per informazioni: comitatoacasamia@gmail.com

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