Roma, 28 nov. (Dire) – Per 3,9 milioni di italiani la solitudine e’ ormai diventata un’ingombrante compagna di vita: un italiano su 4 ha provato questa sensazione angosciante almeno una volta. Un fenomeno ancora poco studiato ma dilagante, una vera e propria malattia sociale sulla quale, oggi a Roma, si sono confrontati psicologi e psichiatri nel corso di un convegno organizzato dall’Associazione culturale Jacob Levi Moreno. “La solitudine e’ una condizione trasversale- ha spiegato Sabina Manes, psicoterapeuta e presidente dell’Associazione J. L. Moreno- che prescinde dalle condizioni sociali, economiche, dal sesso o dall’eta’. Basandomi su ricerche e studi compiuti, questo disagio potrebbe essere ricondotto alla prima infanzia, al legame con una madre che non e’ riuscita a rappresentare un porto sicuro per il proprio figlio”. “In passato- ha sottolineato Paolo Cianconi, psichiatra antropologo- la solitudine era vista come un luogo privilegiato per stimolare la propria creativita’. Oggi invece deriva dal senso di isolamento e dalla mancanza di valori prodotti dalla globalizzazione. Soprattutto i giovani e gli adolescenti, pur essendo affamati di relazioni, finiscono per colmare il vuoto con oggetti e feticci e stabiliscono rapporti virtuali tramite i social network e gli sms”. Nel corso dell’incontro, gli esperti hanno poi analizzato le diverse solitudini, come quella della vecchiaia, della malattia mentale o quella della realta’ carceraria che viene fronteggiata con veri e propri percorsi artistici. “Esistono evidenze scientifiche- ha concluso Maria Antonietta Coccanari de’ Fornari, docente di psichiatria all’universita’ La Sapienza di Roma- che testimoniano come le esperienze creative dei reclusi riducano il tasso di recidive e di suicidi”.

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