Lavori in corso: Gabriella, operatrice, intervista Andrea, borsista

Andrea, tu hai una storia lunga, però da quel che so hai sempre lavorato, ti sei sempre dato da fare. Che tipi di lavoro hai cercato?

Ho fatto tantissimi lavori, ne ho cambiati tanti, almeno trenta o trentacinque, dal più semplice come pulitore o facchino, alle pitturazioni, pavimentazioni … ho lavorato a lungo alla Fincantieri, su navi da crociera, facchinaggio industriale si chiamava.

Hai viaggiato allora …

No, ero sempre fermo, noi pulivamo e preparavamo le navi che poi andavano consegnate alla svelta. Lì si imparava bene a lavorare. Avevo diciotto anni, facevo Trieste-Monfalcone con i colleghi di lavoro a bordo di una piccola automobile, si facevano i 115km all’ora per la costiera, andavamo a tavoletta …

Perché cambiavi così spesso lavoro?

Non avevo continuità, non riuscivo a finire quello che avevo cominciato, avevo sempre dei motivi per andare via, mi piaceva divertirmi. Per lavorare lavoravo, ero anche bravo, in tempi brevi diventavo il primo, mi impegnavo, il problema era che durava poco.. alla Fincantieri facevo tre turni consecutivi, mattina-pomeriggio-notte, cominciavo alle tre di mattina e finivo alle otto di sera del giorno dopo … dormivamo qualche ora sui tavoli delle mense, bisognava consegnare la nave.. questo era il ritmo, lavoravo almeno 300 ore al mese, facevo gli straordinari …

Nonostante le difficoltà, che non dipendevano sempre da te, hai sempre cercato di lavorare, di non dipendere dalla famiglia, cosa vuol dire per te lavorare?

Autonomia, che vuol dire crescere, capire, fare da solo, arrangiarmi in tutti i sensi mettendoci del mio … provare il nervosismo normale della vita ma con la testa impegnata in qualcosa. Lavorare aiuta a non vivere nella paranoia, a essere dentro a una cosa, a fare parte di una cosa.. Anche se stavo male lavoravo lo stesso, salutavo i colleghi, fingevo, mi sforzavo, ma la gente capiva, non sapevo fare la parte. Se non avessi lavorato, a parte i soldi che non sono il vero motivo, avrei pensato alle cose peggiori … Comunque qualche lira a fine mese per dimostrare agli altri e a se stessi che si ha un valore non guasta.. E poi non sono mai stato licenziato, me ne sono sempre andato via io.

Se qualcosa non va riesci a dirlo prima di andartene?

No, perché quando andavo via sentivo come una liberazione dentro di me.

Per poi cercare subito un altro lavoro?

Sì, perché prima sentivo forte questa liberazione, ma una volta a casa mi sentivo vuoto e dispiaciuto, ci rimettevo sempre io. Avevo costruito tutto da solo, con le mie mani, e poi … è come fare un dolce e non mangiarlo … non me ne andavo per la fatica fisica, che è relativa, quanto per.. non so.. tante ragioni.. un po’ per la libertà che rivolevo e un po’ proprio perché una volta non riuscivo ad avere continuità.

Hai mai immaginato di fare qualcosa che ti piacesse veramente?

Si, mi piace lavorare in cucina. Quando sono stato in comunità cucinavo per quaranta persone, preparavo il primo, il secondo e il contorno. Mi svegliavo prima di tutti e preparavo le colazioni, tagliavo il pane, apparecchiavo i tavoli …

Quindi la borsa di lavoro che stiamo aprendo adesso nella cucina di un hotel è proprio il tuo.

Sì, in cucina mi sento a casa. Quando sto sulle pentole, vicino al fuoco, mi sento rilassato, preparo i piatti e mi sento come se dentro al piatto ci fossi io. Do tutto me stesso per preparare il piatto … quando cucino qualcosa trovo la calma e l’impostazione giusta. Poi guardo sempre le persone quando vado in giro nei bar, nelle gelaterie, guardo come si preparano le cose, come si servono. Il cucinare ce l’ho proprio nel sangue!

Lo hai capito in comunità?

Molto prima. Da piccolo, intorno ai dieci anni, assieme a mio fratello abbiamo preparato una torta per mia mamma, le abbiamo fatto una sorpresa, ricordo ancora il piacere di mettere insieme gli ingredienti. Io ho imparato tutto da solo, semplicemente guardando, sono partito con la cottura della pasta, poi l’uovo, che è basilare, i sughetti, la verdura. Facevo già qualche dolce, anche semplice, prima della borsa di lavoro in pasticceria. Lo facevo in comunità.

Cosa senti che è cambiato ora in te?

Sento di aver raggiunto quel benessere che cercavo, l’ho anche sognato quando stavo male. Quella volta mi sentivo solo, e credo anche di essermi aiutato da solo. Mi sono guardato dentro e ho deciso da me cosa fare della mia vita. Sono entrato in comunità perché volevo venirne fuori … quella volta mancava poco alla chiusura del programma, solo l’ultimo passaggio. Ma mentre ero in cucina un ragazzo è venuto ad avvertirmi che stava andando a fuoco la comunità. Gli operatori in servizio erano pochi, e quando siamo usciti fuori dal cancello ho visto che erano più impauriti di noi, ci vietavano di rientrare per vedere se qualcuno di noi era rimasto dentro. Il fuoco usciva dalle finestre, si sentiva lo sfrigolio dei tubi che stavano per scoppiare … gli operatori si tenevano le mani sulla testa.. vedere questo mi ha fatto morire qualcosa dentro.. ci tenevo proprio a concludere il programma, avevo fiducia … ma vedendo la paura sulla faccia degli altri, le fiamme … ho perduto la voglia di concludere … mi mancava solo un passaggio, che poi ho fatto da solo una volta fuori. Ora è cambiato tutto dentro di me. Non ho paranoie, dico in faccia alle persone quello che penso, non mi nascondo più in casa, non mi nascondo più dagli amici.

Quando abbiamo cominciato l’anno scorso con la borsa di lavoro in pasticceria però eri fermo …

Sì, un momento di stallo, facevo cose senza importanza.

Cosa ti aspettavi dalla apertura di una borsa lavoro?

Speravo in un contratto, all’inizio part time, magari a tempo determinato.. la borsa lavoro la vedo come un punto di partenza, il primo gradino, poi si va avanti da soli, con un contratto, fino a giungere a fare otto ore al giorno.

Sei pronto per fare otto ore ogni giorno?

Sì, perché alla fin fine in pasticceria lavoravo tante ore, mi sentivo appagato dentro, era una bella squadra, ho conosciuto i parenti delle due proprietarie, vivevo un clima familiare dove sono stato bene.

Perché pensi di aver retto la continuità?

Perché mi piace lavorare con gli alimenti, preparare il cibo mi fa stare bene.

Che aspettative hai ora con la nuova borsa di lavoro?

Imparare qualcosa di nuovo, conoscere gente nuova.. mi aspetto che qualcosa sia più colorato.. se in pasticceria vedevo i colori un po’ pallidi, ora mi aspetto di vederli più vivaci.

E se questo non dovesse accadere?

Non fa niente, ci metto una pietra sopra e vado avanti. Una volta ci pensavo sempre a cosa avrei fatto, oggi so che qualcosa di buono deve pur saltar fuori, la vita continua.

Se invece di un rosso brillante viene fuori un verde brillante va bene lo stesso?

Un verde continuo o provvisorio?

Continuo è difficile, potrebbe diventare un rosa, ti va bene?

Sì, andrei avanti lo stesso, o cercherei altro. Qualcosa salterebbe fuori.

Cosa cerchi Andrea?

Cerco il benessere, quello che si sente dopo aver lavorato, una gratificazione in me stesso per prima cosa. E poi autonomia, e gratitudine verso gli alimenti, che siano dolci o salati non importa, faccio tutto volentieri, anche gratis.

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