Domenica 24 dicembre, vigilia di Natale. Il centro è in fermento da giorni. Quattro studentesse spagnole, due basche e due catalane, due studenti milanesi e il gruppo della cucina hanno avuto il compito di organizzare la cena di Natale, la festa, i giochi. Silvana Gherbaz, la cuoca della cooperativa, con Franco, Mariangela, Maria e Filomena hanno preparato un menù raffinato. La sala da pranzo è luccicante, calda, densa. Più di cento persone a cena, una commozione intensa. Ci abbracciamo tutti. Al momento dei regali si spengono le luci. Le candele sui tavoli e le luci dell’albero di Natale creano l’atmosfera. Entrano le quattro ragazze spagnole vestite da angeli, con le ali, eleganti, bellissime con i regali per tutti. Buon Natale! Buon Natale! Buon Natale!  Buon Natale! Buon Natale!

È qui che compare, entra in scena, inaspettata la signora Brussardi, la nostra vicina di casa, con i suoi due bambini. Due anni fa nel corso dell’ assemblea ci aveva detto che avrebbe lasciato la casa. Porta tre panettoni e due regali uno per Umberto e uno per Paolo. 

Vuole chiederci scusa. Aveva pensato male, ma dobbiamo capirla. Sono restati e vogliono continuare. Ora i suoi figli sono amici di Umberto e Paolo e con loro parlano e giocano. Paolo racconta storie molto spiritose. Per un attimo penso alle storie che potrebbe raccontare Umberto. 

Questo è proprio il regalo più bello.

Buon Natale, signora Brussardi! 

da “Non ho l’arma che uccide il leone”

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