Dopo l’udienza, il comitato decide di pubblicare integralmente il video sequestrato dai carabinieri su ordine del p.m. rotondo.

Vallo della Lucania, lì 14 febbraio 2012

Al Tribunale di Vallo della Lucania, nel pomeriggio, come fissato, continua il processo contro i sei medici e i dodici infermieri del reparto di psichiatria dell’ospedale San Luca di Vallo della Lucania, imputati per la contenzione durata ottantatre ore, e per la morte del maestro elementare di Castelnuovo Cilento, Francesco Mastrogiovanni, avvenuta la notte del 4 agosto 2009 per edema polmonare in una stanza-cella dell’ospedale di Vallo della Lucania.

Nell’udienza vengono sentiti i primi tre consulenti tecnici della difesa. Altri due consulenti citati dalla difesa degli imputati non si sono presentati.

All’inizio vengono sentiti congiuntamente due giovani medici legali: la d.ssa Margherita Neri (ricercatore presso l’Università di Foggia) e il dott. Guido Lanzara (assistente presso l’Università Tor Vergata di Roma) e dopo depone il dott. Enrico Mainenti, medico legale direttore dell’ASL di Salerno. I primi due sono consulenti di sette infermieri e il dott. Mainenti dell’infermiere Corino.

Prima dell’esame dei consulenti della difesa, il legale di parte civile, avvocatessa Caterina Mastrogiovanni – con riferimento alla precedente udienza – ha chiesto alla Presidente l’acquisizione di un documento dal quale risulta che la d.ssa M. L. D. M. (medico che confermò la proposta di trattamento sanitario obbligatorio a carico di Francesco) non sarebbe in possesso della specializzazione in psichiatria, bensì di quella in medicina dello sport e, nel contempo, ha riferito che sempre la d.ssa M. L. D. M. è stata sentita quale teste della difesa, ma è anche persona indagata in un procedimento connesso (quello scaturito dalla querela della famiglia e dall’esposto del Comitato Verità e Giustizia per Mastrogiovanni riguardante i fatti che si sono svolti sulla spiaggia di Mezzatorre, località del Comune di San Mauro Cilento). La Presidente ha rigettato la richiesta perché il documento è senza data e senza firma. L’avvocato ha replicato che trattasi di un documento del P.M. inserito nel carteggio relativo al procedimento connesso.

Per quanto concerne l’esame dei due consulenti, c’è da riferire che i due medici hanno cercato di profondere tutte le loro competenze professionali con l’obiettivo di dimostrare l’infondatezza delle conclusioni dei due consulenti del P.M. Rotondo, ossia il medico legale dr. Adamo Maiese e il medico psichiatra dr. Giuseppe Ortano, e sia quelle del docente universitario e medico legale dr. Luigi Palmieri , ordinario di Medicina Legale della II Università di Napoli – consulente dell’ASL (nella veste di parte civile).

La deposizione dei medici legali Lanzara e Neri inizia contestando il termine di “contenzione fisica” usato dal dott. Maiese. Per loro si tratta di una semplice e innocua contenzione meccanica. La loro affermazione provoca una lunga contestazione da parte del Presidente, dr.ssa Elisabetta Garzo. Continuano affermando che la contenzione praticata consentiva addirittura a Francesco Mastrogiovanni di potersi muovere, il mantice respiratorio del paziente non era bloccato e che addirittura il paziente poteva assumere la posizione di seduto sul letto. Per loro la contenzione non ha affatto determinato la morte e tra la contenzione e la morte non c’è alcun nesso: la morte è un elemento improvviso, che addirittura avviene nella notte, precisano ignorando che stanno parlando di un paziente che è morto in un ospedale e non in mezzo alla strada e che gli ospedali esistono proprio per curare gli ammalati. I due medici, per supportare la loro affermazione, fanno ricorso alla proiezione su uno schermo di un frames ricavato dal video sequestrato dai carabinieri su ordine del P.M. Rotondo e nei giorni immediatamente successivi alla morte di Francesco. Invece proprio quella posizione indica che il paziente chiedeva, con forza, con disperazione e con rabbia, di essere sciolto, di essere liberato, di essere curato e non legato ai polsi e alle caviglie e senza alcuna motivazione e per oltre ottanta lunghe ore di trattamento inumano. Bastava guardare il volto sofferente e gli occhi imploranti aiuto del paziente… Addirittura dicono che il “paziente è cosciente” e allora, se è cosciente, a che serve la contenzione?

Il comitato verità e giustizia precisa che le foto proiettate sullo schermo ritraggono Francesco che, nelle prime ore del pomeriggio del 31 luglio 2009, appena resosi conto di essere stato legato (mentre dormiva per effetto della forte sedazione alla quale era stato sottoposto prima sulla spiaggia del comune di San Mauro Cilento e poi nuovamente appena giunto presso il reparto di psichiatria), tenta disperatamente di liberarsi dalle insopportabili fasce di contenzione applicate ai polsi e alle caviglie. (Chi ha visto il video può confermare che a Francesco per via delle fasce è impossibile assumere la posizione riferita dai consulenti degli infermieri e può aggiungere che, dopo quelle immagini, Francesco sarà legato in modo tale da limitare ulteriormente la possibilità di movimento perché possa liberarsi da quella condizione insopportabile e degradante).

Sempre sullo schermo hanno mostrato il corpo di una persona sottoposta a contenzione, mentre nel caso di Francesco Mastrogiovanni la contenzione praticata consentiva movimento e respirazione, sempre secondo i due consulenti della difesa.

I due consulenti, nel rispondere alle domande dei legali della difesa, hanno affermato di non condividere le conclusioni dei consulenti del P.M.: “la morte non è stata causata dall’edema polmonare”.

E ancora recitano testualmente i due medici: “Allo stato degli atti non si riescono a comprendere le cause di morte”, “manca del tutto la sintomatologia dell’edema polmonare”, “Nessuna correlazione tra contenzione e morte”.

Per i due medici legali, non sono fondate nemmeno le conclusioni del consulente tecnico dell’ASL (costituitasi parte civile contro medici ed infermieri) ossia quelle del dr. Palmieri, medico legale e docente universitario di Napoli. Per il dr. Palmieri dal dato enzimatico risulterebbe, quale causa di morte, l’infarto.

 

Per la d.ssa Neri e il dr. Lanzara: – gli infermieri non possono prescrivere la contenzione e nemmeno la decontenzione; Francesco Mastrogiovanni è stato idradato, è stato controllato; – tutto regolare anche la prassi di non annotare per iscritto l’adozione della misura della contenzione sulla cartella e di interventi di controllo operati dagli infermieri. Nel corso degli interrogatori degli stessi infermieri è invece emerso che nel reaparto non esisteva “diario infermieristico”; e sempre in sede di interrogatorio uno degli infermieri – solo dopo la morte di Francesco – ha provveduto a scaricare le linee guida da internet.

I due consulenti affermano anche durante la notte il paziente ha diritto a riposare e gli infermieri devono rispettare il suo diritto e non lo possono svegliare. Se poi riposa legato è tanto meglio…

La Presidente mostra loro delle foto del cadavere di Francesco dal quale risultano i segni provocati della contenzione e chiede se le sanguinanti abrasioni ai polsi sono state curate. Le foto risalgono a poche dalla morte e non possono essere causate dalla decomposizione del corpo! Dalle foto non risulta alcuna medicazione.

L’avvocatessa Mastrogiovanni, dopo aver sentito le risposte alle domande rivolte ai consulenti Lanzara e Neri, replica esclamando: “Forse non abbiamo visto lo stesso video!” La Presidente redarguisce il legale della famiglia Mastrogiovanni.

Il medico legale dr. Enrico Mainenti – consulente dell’infermiere Forino – si è impegnato per sostenere la correttezza e anche l’umanità del suo cliente. Francesco sarebbe stato slegato addirittura in mancanza di un’autorizzazione medica e, a suo rischio, considerando anche la tipologia del paziente (ormai a poche ore dalla morte e dopo ore ed ore di “sfinimento” a causa di una contenzione barbara ed ininterrotta), l’infermiere avrebbe persino dato anche da bere a Francesco (ma dal video risulta che Francesco era ancora nelle condizioni di poter bere?) e che sarebbe andato nella stanza, nel corso dei suoi turni, ben 20 volte una volta e 26 volte l’altra con una media tra una visita e l’altra di 13 minuti, anche se il regolamento prevede una visita ogni quindici minuti e afferma che l’infermiere per il quale è consulente è stato zelante e scrupoloso nell’assolvimento dei suoi compiti.

Anche a quest’ultimo consulente, da parte della Presidente, vengono mostrate alcune foto del cadavere straziato dalla contenzione di Francesco Mastrogiovanni. Anche in questo caso, per il consulente, nessuna responsabilità di addossare al personale sanitario anche per i segni di macerazione ai testicoli, un fatto del tutto banale e non collegabile alla contenzione.

Stranamente il PM., dr. Martuscelli non ha rivolto nessuna domanda ai consulenti.

Caterina Mastrogiovanni – sorella di Francesco – non ha resistito fino alla fine dell’udienza. Ha lasciato l’aula ben prima della conclusione dell’udienza.

Anche stavolta i consulenti, pur svolgendo un lavoro pubblico, hanno chiesto di non essere ripresi dalle telecamere. Anche gli avvocati difensori hanno sempre chiesto di non essere ripresi. E’ davvero strano che dei docenti universitari ricorrano a questa facoltà.

In seguito a questa udienza il “Comitato Verità e Giustizia per Francesco Mastrogiovanni” ha deciso di pubblicare, al più presto ed integralmente, il video dell’agghiacciante contenzione sul proprio sito web (www.giustiziaperfranco.it), su youtube, facebook ed altri portali e di metterlo a disposizione di tutti coloro che sono interessati a conoscere la verità circa i fatti verificatisi presso il reparto di psichiatria di Vallo della Lucania, fatti che hanno causato la morte di una persona dopo oltre ottanta ore di trattamento inumano.

La prossima udienza è fissata per il 28 febbraio, sempre alle ore 14. Saranno sentiti gli altri consulenti degli imputati.

 

Il Comitato Verità e Giustizia per Francesco Mastrogiovanni

Vincenzo Serra, Giuseppe Tarallo, Giuseppe Galzerano

Per ulteriori informazioni, si può telefonare a

Vincenzo Serra, 0974.2662

Giuseppe Galzerano, 0974.62028

Giuseppe Tarallo, 0974.964030

www.giustiziaperfranco.it postmaster@giustiziaperfranco.it

Write A Comment