Non c’è pace per quegli ex ospiti di Serra d’Aiello

PICT0300(di Nunzia Coppedè*)

A due anni dallo “sgombero” dell’Istituto Papa Giovanni XXIII di Serra d’Aiello, in Calabria, struttura-simbolo di diritti negati alle persone con disabilità, rischia di finire bruscamente l’esperienza di semi-autogestione condotta da undici ex ospiti, che si erano rifiutati di recarsi in quelle stesse strutture sanitarie residenziali, ove dovrebbero essere trasferite ora. A denunciarlo è la FISH Calabria (Federazione Italiana per il Superamento dell’Handicap), che chiede con forza alla Regione una soluzione alternativa: la realizzazione di una residenza ad alta intensità sociale o di due case famiglia, ciò che permetterebbe a quelle persone di continuare a vivere con serenità e dignità

Storia drammatica, storia lunga dagli sviluppi sempre complessi, quella dell’Istituto Papa Giovanni XXIII di Serra d’Aiello (Cosenza) – “sgomberato” con modalità quanto meno discutibili il 17 marzo del 2009, dopo essere stato per anni considerato dalla FISH (Federazione Italiana per il Superamento dell’Handicap) come un simbolo di diritti negati delle persone con disabilità – è una vicenda che continua a riservare sorprese e problemi di difficile risoluzione, come quella denunciata da Nunzia Coppedè, presidente della FISH Calabria, riguardante questa volta l’esperienza di semi-autogestione condotta da undici ex ospiti del Papa Giovanni XXIII, che rischia di finire bruscamente. (S.B.)

Con una lettera inviata alla FISH Calabria e ad alcune Istituzioni competenti, il sindaco del Comune di Serra d’Aiello (Cosenza) [Antonio Cuglietta, N.d.R.] ha chiesto con procedura d’urgenza di voler trasferire in strutture sanitarie residenziali – non avendo ricevuto sostegno a soluzioni alternative – gli undici ex-ospiti dell’Istituto Papa Giovanni XXIII che il 17 marzo 2009, giorno in cui si svolse lo sgombero della struttura, si rifiutarono di andare in quelle stesse strutture sanitarie.

La lettera del Sindaco esprime tutta la difficoltà che un piccolo Comune può incontrare nella gestione di una comunità di undici persone che hanno la necessità di essere sostenute nella loro autogestione quotidiana, ma ciò che propone ci trova fortemente contrari e a tal fine ci appelliamo al buon senso delle Istituzioni competenti per una soluzione idonea.

I fatti: le persone rimaste nel Comune di Serra d’Aiello sono quelle che già vivevano negli appartamenti fuori dal cancello dell’Istituto in semi-autogestione. In questi due anni, il gruppo ha dimostrato di poter convivere con serenità e dignità, con un supporto leggero di aiuto nel disbrigo delle faccende casalinghe e di un sostegno alle relazioni interne ed esterne, aiutati alternativamente da operatori o da volontari per alcune ore al giorno e con visite domiciliari del CSM [Centro di Salute Mentale, N.d.R.]. Questi interventi sono bastati per permettere a queste persone di vivere dignitosamente.

Purtroppo l’assenza di un impegno istituzionale per realizzare una casa abilitata e accreditata che permetta di garantire una residenza ad alta intensità sociale – come previsto nelle Linee Guida della Psichiatria della Regione Calabria – e coprire i costi necessari per i servizi leggeri, ma continuativi e indispensabili, rischia di annullare tutti gli sforzi portati avanti fino ad ora.

Al fine dunque di scongiurare l’eventuale ricovero in altre strutture residenziali e assistenziali che richiederebbero alla Regione Calabria un costo più elevato e alle persone con disabilità coinvolte la fine del desiderio e del diritto di vivere come tutti nella società, consapevoli della crisi economica in atto e della necessità di un piano di rientro per la Sanità in Calabria, che ha di fatto svuotato anche le tasche dell’Assessorato Regionale alle Politiche Sociali, orientando appunto i fondi del sociale sulle Residenze Sanitarie Assistenziali e sulle Case Protette, chiediamo una soluzione che permetta l’accreditamento e la sostenibilità di una casa adeguata.

Inoltre, con la stessa urgenza sottolineata nella lettera dal Sindaco di Serra d’Aiello, la FISH Calabria chiede la sospensione della richiesta di ricovero e l’immediato intervento per la realizzazione di una residenza ad alta intensità sociale o, in alternativa, di due case famiglia, ciò che permetterebbe ai destinatari di continuare a vivere con serenità e dignità.

Ricordiamo infine alla Regione Calabria che nel caso decidesse di ricoverare quelle persone, essa dovrebbe farsi carico di rette giornaliere di 135 euro ciascuna, mentre l’alternativa di continuare a sostenerle nei circuiti normali della vita – da considerare prioritaria, in forza di tutte le leggi nazionali e regionali riguardanti gli interventi sociali – costa molto meno e offre buone opportunità di inclusione sociale e maggiore dignità alle politiche sociali della Regione.

*Presidente della FISH Calabria (fishcalabria@gmail.com).

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