Radio, contenzioni e digiuno

polenta_218 marzo, diciottesimo giorno

Di Giovanni Rossi.

Sono alla Fabbrica del Vapore. Là nel piazzale il TIR nero di Radio DeeJay, quello rosso fuoco di radio Italia e quello rosso Ferrari di radioRai. Ancora là nella grande navata di quella che fu la fabbrica, ed ora è la “cattedrale”, Renzo Arbore sta raccontando di Alto Gradimento, 14 anni di radio ogni giorno.

Qui le radio della salute mentale si contano, si raccontano, si confrontano.

Vengono da lontano, da Gorizia, da quella volta in cui i ricoverati riuniti in assemblea alzarono la mano per votare.

Vengono da lontano. Da quella volta in cui Marco Cavallo, con Basaglia , guidò in  corteo gli abitanti del San Giovanni per le vie di Trieste.

Vengono da lontano, da Buenos Aires, ospedale psichiatrico Borda, da quella volta che il gruppo dei Colifatos irradiò radio La Colifata, oltre le mura del manicomio, nel quartiere.

Vengono da lontano da Lecce, da Bolzano, da quella volta che nella giornata della salute mentale, il 10 ottobre 2003, Rete 180, la voce di chi sente le voci entrò in collegamento con Massimo Cirri, irradiandosi dalle frequenze di Caterpillar.

Sono venute in assemblea. Esercizio di democrazia. Faticoso certo, ma essenziale per organizzare la presa di voce. Per avere ascolto.

Tutto in diretta fm o streaming. Si trasmettono le demo delle produzioni radiofoniche. Ciascuna radio ha una propria storia. Differenti palinsesti e target di ascolto. Li accomuna il fatto che il servizio radiofonico si avvale tanto per la parte giornalistica che per la conduzione in voce di persone che hanno o hanno avuto problemi con la propria salute mentale.

Di quelle persone che ancora ieri uno psichiatra Andrea Pinotti, direttore dell’OPG di Castiglione ha dichiarato, sempre alla radio – Radio 1 La radio ne parla – di poter curare “contenuti braccia e gambe, due braccioli e due polsini”, perchĂ© “la contenzione è uno degli strumenti terapeutici” come “succede tranquillamente negli SPDC”.

Per mia fortuna io non ero tranquillo quando, prima da studente e poi da psichiatra neoassunto, vedevo persone legate come si diceva allora e come dice Pinotti “per il loro bene”.

Penso a Daniela che era legata, aveva il corpetto di contenzione ed il letto fissato al pavimento, e niente altro nella stanza ed a quando ha potuto liberarsi della contenzione e della paura di farsi/fare del male, parlare, uscire e dipingere. Cattiva lei o cattiva le istituzioni, la famiglia prima, il manicomio poi che ne avevano violentato e silenziato la soggettività? Era il caso più grave. Perché ogni istituzione ha bisogno del caso più grave per giustificarsi.

Penso a Gianna ed ai suoi 35 TSO e alla trasmissione che ha ripreso a condurre: “Curarsi da soli, psichiatri permettendo”.

Penso a Mara che riuscì a raccontare una sua fiaba, per 8 minuti, un tempo televisivo infinito, senza essere interrotta, al Maurizio Costanzo Show. Che fiabe racconterĂ  dopo l’esperienza dell’OPG?

L’assemblea delle radio della salute mentale si è svolta dentro ai Radiodays accanto alla radio pubblica ed alle radio private mainstream. Ospite di Radiopopolare ed accanto al raduno delle radio universitarie. Tutte radio vere, reali. Le radio della salute mentale fanno comunicazione. Fare la radio può essere un lavoro e/o una esperienza piacevole, ma non sarĂ  mai il “lavoretto” che ti fanno fare in un centro diurno cronicizzante o un succedaneo della ergoterapia nell’era della comunicazione e nemmeno il coro per l’assolo dello psichiatra di turno, che magari ti lega per curarti.

Quando lanciammo Rete 180 organizzammo un pranzo di finanziamento. Avevamo la nostra esperta, Luisa e con lei immaginammo la polenta senza pellagra. Senza pellagra perché non doveva essere un cibo che nel riempire la pancia, faceva ammalare.

Ci piaceva l’idea di svelare il trucco e di girarlo a nostro favore.

Volevamo la qualità della ricetta, la qualità della tavola e la qualità dello stare assieme. Per questo ci rivolgemmo ad una chef stellata, Nadia Santini del Pescatore che ci insegnò la ricetta della polenta senza pellagra. Polenta e brasato al barolo.

In radio Luisa iniziò a tenere una rubrica di ricette. Ricette speciali.

Per esempio questo era il cocktail che consigliava a tanti psichiatri:

“1 fiala di En per os per quando non dormono a causa delle loro tensioni interne

2 mg. di Risperdal perché spesso sono convinti di risolvere tutto, magari coi farmaci o magari col TSO

1 confezione di Seropram per tutte le volte che noi non miglioriamo anche se loro ce la mettono tutta

500 mg. di Depakin così un giorno non pensano che tutto va bene e il giorno dopo che tutto va male 20 gocce di Serenase perché loro dicono che quelle non hanno mai fatto male a nessuno.”

Nel sentire giustificare la contenzione di giovani di 18-20 anni rinchiusi a Castiglione delle Stiviere ho pensato a San Luigi Gonzaga che è patrono di quella città e protettore mondiale dei giovani.

San Luigi Gonzaga si sottoponeva a rigorosi digiuni. Lo immagino privarsi del cibo perchĂ© non ci siano piĂą “due braccioli e due polsini” a cingere gli arti di nessun giovane, di nessuna persona. Naturalmente una così santa notizia non potrĂ  che essere annunciata dall’arcangelo Gabriele, il patrono dei lavoratori delle radio.

Anch’io digiuno. Anche il digiuno può essere polenta senza pellagra.

Articoli Correlati:

Share

Lascia un commento

Devi essere registrato per commentare l'articolo