Gianluigi Postini su 180 e 181

Cari,

mi accingo ad evadere la richiesta relativa al mio intervento nel corso del confronto legge 180 v/s 181 presso la camera del lavoro CGIL di Milano (Le leggi per la salute mentale, cittadini, persone, soggettivedi)

Purtroppo il tempo a disposizione per esporre un intervento strutturato era limitatissimo e quindi non ho potuto esprimere compiutamente il mio pensiero peraltro in un’atmosfera vergognosamente conflittuale.

Pertanto oltre a scrivere quel poco che ho detto, mi sforzerò di esprimere qui sul Forum la mia opinione.

Premetto che, dopo avere ripetutamente letto la premessa e l’articolato della proposta di legge 181, non sono ancora riuscito a capirne pienamente l’obiettivo.

Intervento

Sono Gianluigi Postini, socio dell’associazione familiari “Piccoli Passi Per” di Bergamo, socio fondatore dell’associazione culturale di Lovere (BG) e vice presidente della cooperativa “Biplano” di tipo A e B che opera nel campo privato sociale della salute mentale, dove sono presente in qualità di “sentinella” a tutela dell’utente.

Da 21 anni mi occupo della salute mentale in qualità di familiare e oggi, dopo tanto faticoso peregrinare, posso umilmente annoverarmi nella schiera dei cosiddetti “Utenti Familiari Esperti” per portare la mia testimonianza sul territorio come volontario.

Nella premessa della proposta di legge 181 si parla di fiducia e speranza ed io, purtroppo, vi parlo in qualità di familiare profondamente deluso.

Ho lavorato una vita in un’industria di fama mondiale quale responsabile della qualità e posso affermare che non viene dato seguito a quanto nella premessa della proposta di legge 181 dove “si garantisce la declinazione di alcuni degli aspetti più importanti del  cosa, dove, come, quando e perché”. Ritengo, a tale proposito, che la proposta, con l’ambiziosa finalità di andare oltre la legge 180, contenga delle linee guida ma non dia seguito ad un’apposita “procedura”.

Probabilmente si pensa, a mio parere illusoriamente, che una volta approdata in parlamento, vi sia qualcuno che provveda a riempirla di contenuti (cosa ci aspettiamo ancora dopo aver letto la proposta di legge Ciccioli & C.!).

Purtroppo, dopo i numerosi interventi che mi hanno preceduto, posso affermare senza tema di essere smentito che siamo di fronte ad una guerra fra “zoccoli e ciabatte”. Mi riferisco non tanto alla diatriba epistolare fra UNASAM e URASAM cui si è fatto accenno ma, in particolare, alle posizioni contrapposte espresse con forza da familiari e da autorevoli membri di associazioni che li rappresentano. Un associazionismo diviso e conflittuale che evidenzia quanto sia prevalente un approccio individualistico ai problemi comuni.

Mi chiedo quindi “perché” propagandare una proposta di legge tanto divisiva?

A cosa e a chi serve? Non basta sapere che la legge 180 è applicata a macchia di leopardo e dove è applicata vi sono tangibili risultati eccellenti riconosciuti anche dall’OMS?

Non si capisce come l’art.16 di una prima stesura: Articolazione risposta alla crisi (apertura CSM almeno 12 ore ogni giorno la settimana….), sia poi confluito nell’art.7 di una seconda stesura: Il dramma della crisi (…negli orari di chiusura del CSM la risposta è data dal personale del DSM presente in servizio attivo o in pronta disponibilità collegato funzionalmente al Dipartimento di emergenza dell’Ospedale generale di riferimento).

Quali costi per due strutture parallele (DSM, CSM)? Non basterebbe una Direzione (DSM), un CSM aperto 24 ore 7 giorni su 7 con 8 posti letto e un SPDC (porte aperte e senza contenzioni) con 8 posti letto per casi di particolare gravità destinati a confluire in breve tempo nel CSM,  così come a Trieste?

L’anno scorso a Bergamo è stato aperto nell’Ospedale un SPDC per un totale di 45 posti letto suddiviso in tre moduli di 15 posti letto dove gli utenti sono trasferiti da un modulo all’altro e sostano per un tempo indefinito a seconda del grado di gravità in attesa che si liberi un posto presso le comunità riabilitative.

I due CPS sono degli ambulatori aperti 8 ore al giorno dal lunedì al venerdì pomeriggio e, come primo traguardo, è stata avanzata da qualche nostro familiare una proposta  di  mantenerli  aperti 12 ore tutti i giorni della settimana senza pensare alle risorse economiche e umane da impiegare per il potenziamento dei due CPS aggiunti  al mantenimento del succitato SPDC.

Non entro in merito al Decreto Regionale 4221 emanato dalla Regione Lombardia in cui si impone una “riabilitazione a tempo” (18 mesi o 36 mesi) a secondo del tipo di comunità perché l’analisi richiederebbe troppo tempo.

Nella mia presentazione mi sono dimenticato di dire che faccio parte, come familiare, del tavolo dell’Organismo di Coordinamento della Salute Mentale (OCSM), istituito presso l’ASL, dove esiste un’evidente riprovevole e insanabile frattura fra il sanitario e il sociale e dove, forti del loro sapere, dettano legge i primari dei tre DSM.

All’inizio ho detto che sono un familiare deluso ormai senza fiducia e speranza.  Posso dire però, che quando, per stemperare la mia tensione accumulata nel constatare lo stagnante sistema psichiatrico bergamasco, vado a Trieste con il mio pesante fardello di illusioni torno a casa con preziose gocce di rinnovata speranza.

P.S.: Considerazioni

Ho apprezzato l’intervento della dr.ssa Carla Ferrari che ha rilevato con parole forti la sua immane fatica ed impotenza nel dover constatare l’arretratezza del sistema psichiatrico bresciano in cui è chiamata a operare quotidianamente.

Non ho per nulla apprezzato l’intervento del sig. Martelli, vice presidente dell’URASAM che, con un’evidente supponenza provocatoria, si è permesso di dire al dr. Dell’Acqua che è “disinformato” inducendo lo stesso dr. Dell’Acqua a una concitata replica immediata.

Nell’intervento conclusivo il dr. Dell’Acqua, dopo aver rimarcato le ragioni della legge 180, sostenuta da un’esperienza di oltre 35 anni, affermava che la legge 181 anche dopo aver raccolto le sufficienti firme per approdare in parlamento “non andrà da nessuna parte”.

Il dr. De Stefani ha elencato i nemici della sua proposta di legge: UNASAM, Psichiatria Democratica, Forum della Salute Mentale, CGIL, lamentando con disappunto che hanno contrastato la sua proposta di legge a livello nazionale,  affermando che, nonostante tutto, continuerà imperterrito la sua instancabile opera di divulgazione rendendosi disponibile per chi desiderasse invitarlo ovunque per un suo intervento.

Questo alla faccia della cultura del “fare assieme” e dell’incontro fra i saperi!

Mi chiedo infine perché si è arrivati a questo esasperato confronto?

Non si poteva, prima della stesura della proposta di legge per garantire il massimo coinvolgimento possibile, consultare  i rappresentanti degli enti interessati per condividere  le varie linee di pensiero in assenza, come si afferma nelle note introduttive, di un impianto legislativo forte che tenesse assieme il  variegato mondo della salute mentale italiana?

E ancora, quale lo scopo, la finalità, l’obiettivo, se non l’ambizione di passare alla storia con una malcelata cronica presunzione medica?

Concludo permettendomi di rivolgere il mio accorato monito a quegli operatori della salute mentale che mi piace definire “contadini della salute” o “costruttori della salute” :

Contadini della salute quindi, perché devono sporcarsi le mani con i fatti e non pulirsi la coscienza con le parole.

Costruttori della salute perché devono essere come “artigiani” capaci di ricostruire la casa dell’altro, ma soprattutto abitarla insieme.

Gino Postini

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