Recensione al libro di J. Beniamino, La speranza invisibile di un escluso (Astra Editori
APS, 2026). La sofferenza che nella scrittura si fa riscatto e pratica di libertà
Titolo: La speranza invisibile di un escluso
Autore: J. Beniamino
Genere: Romanzo
Lunghezza: 129 pagine
Editore: Astra Editori APS
Anno di pubblicazione: 2026
Prezzo: 16,50 euro
La speranza invisibile di un escluso di J. Beniamino si apre con la voce di Mino, un uomo segnato fin dalla nascita da un’evidente diversità fisica – una folta peluria innaturale – e da un contesto familiare drammatico. Il testo delinea con forte realismo una realtà opprimente, dove i personaggi, descritti usando delle potenti metafore zoomorfe, affrontano il problema dell’isolamento, della vergogna sociale e della fatica del vivere, ognuno a suo modo: una madre sorda (“Piccola Gorilla”) che soccombe alla solitudine trasformando l’angoscia in rabbia e follia, un padre (“Aquila Nera”) che sceglie la via della fuga e il protagonista (Beniamino) (“Topino”) che si fa carico, in modo precoce, dei drammi vissuti degli adulti.
In questo scenario, la scrittura si rivela fin da subito non come un semplice esercizio di stile, ma come una necessità vitale, un tentativo “terapeutico” e “salvifico” di ordinare il caos e dare un senso a un’esistenza che sembrava destinata all’infelicità. Raccontare la propria storia diventa per Beniamino, un atto di emancipazione: una pratica di libertà dalle gabbie del passato e riscattare la propria sofferenza.
Sono quello che sono e vado bene così, non soltanto io, ma tutti, nonostante non lo crediamo..

