Intervista Parla la Garante regionale dei detenuti della Sardegna. «Dolori lancinanti, convulsioni, incontinenza fecale, a volte morte. È un’arma che non si può usare contro malati psichiatrici o persone alterate dalle sostanze».

Prima di Gianpaolo Demartis, morto ad Olbia sabato sera, e di Elton Bani, deceduto a Manesseno domenica sera, c’erano stati Riccardo Zappone (30 anni, Pescara) e Simone de Gregorio (35enne affetto da problemi psichiatrici, Chieti); e l’anno prima era accaduto a Barletta, a Vipiteno e a Roma. Tutti morti dopo essere stati colpiti con una pistola taser. Troppi, per non porsi almeno qualche domanda. Lo ha fatto, com’è sua abitudine, la radicale Irene Testa, Garante regionale dei detenuti della Sardegna: «Uso di scariche elettriche per contenere il disagio, provocando effetti fisici e psichici devastanti. A volte la morte. Si può ancora consentire l’uso di strumenti di tortura legalizzata?», ha scritto sui suoi canali social.

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